I grandi personaggi della Bocconi
Nella sua opera, Guatri ha voluto ricordare alcune figure che hanno segnato in modo profondo la vita dell'Università Bocconi e, più in generale, la storia culturale e civile del Paese. Sono studiosi, amministratori, rettori e intellettuali che hanno attraversato momenti difficili, spesso pagando un prezzo personale elevato, ma lasciando un’impronta duratura. Nei suoi ricordi emergono non solo le competenze e i ruoli ricoperti, ma soprattutto i caratteri umani, le scelte di coscienza, le passioni e talvolta le fragilità. È un racconto che intreccia università, storia e vita vissuta, restituendo il senso di una comunità costruita nel tempo.
«Obiettivo della Bocconi non è soltanto quello di formare lo specialista, ma soprattutto quello di formare l’uomo, con capacità e voglia di affrontare la vita, disponibile sempre a imparare, a confrontarsi e a crescere.»
Luigi Guatri, Li ho visti così 1
* Caprara, Dell’Amore, Demattè, Masini, Pivato, Rossi e Zappa, per le caratteristiche del loro impegno e dei loro insegnamenti, compaiono anche nell’elenco I Maestri dell’economia aziendale.
![]() | (1913–1996) Amico e collega della Bocconi, con una dolorosa storia di partigiano, poi deportato in campo di concentramento, quindi attivo politicamente con ruoli importanti poi abbandonati per dedicarsi alla Bocconi: «La sua opera è come il diagramma di una avventura privata e originale nel mondo pubblico e rigoroso della scienza». | ![]() | (1894–1990) «Uno dei “veri” Maestri della mia vita. E il simbolo del XX secolo: lo ha percorso quasi interamente. È il testimone più sicuro dei primordi dell’economia aziendale, ma ne è stato anche uno dei più acuti e vivaci protagonisti. A Gino Zappa si rivolge chiamandolo Maestro: esempio di fedeltà intellettuale e di reverente attaccamento che oggi appare inusitato e sorprendente.» | |||
![]() | (1902–1981) «È stato un Maestro, con la M maiuscola in quanto, all’intensità e qualità delle sue ricerche lungo l’intero arco della vita, aggiunse la capacità di scoprire e crescere moltissimi allievi, tutti di alto o altissimo livello, che hanno per vari decenni dominato l’economia delle aziende bancarie nell’intero paese...». | ![]() | (1920–2009) «Allievo di Armando Sapori, appassionato studioso della storia dell’economia, ebbe difficoltà a diventare ordinario della sua università per una storia di (non) amore.» | |||
![]() | (1899–1998) «Importante e noto economista del ’900 dalle teorie originali e audaci, fermo nelle sue opinioni fino a sfidare la dittatura. È stato uno dei grandi docenti della Bocconi, amato da generazioni di bocconiani, uno dei suoi massimi economisti, uno scienziato multiforme, un Maestro con la M maiuscola.» | ![]() | (1942–2004) «È stato, tra il 1970 e il 2003, uno dei più importanti personaggi bocconiani. Per la Bocconi ha fatto moltissimo e, se il destino non ce l’avesse tolto troppo presto, avrebbe fatto, ne sono sicuro, molto di più. Una sua lettera, scritta pochi mesi prima della scomparsa, ai vertici bocconiani, dimostra con tanta chiarezza che l’averlo avuto con noi “solo” per 33 anni è stata una perdita pesantissima.» | |||
![]() | (1906–1974) «Nei miei anni da studente, il tema che domina i suoi studi e le sue lezioni è quello di Keynes … Ricordo bene quanto più volte mi confidò: era in disaccordo con la Logica Economica di Gio-vanni Demaria. La considerava un lavoro illeggibile. Egli era invece (si vedano gli articoli di fondo sul quotidiano La Stampa di Torino) di una chiarezza cristallina. Confesso di non saper dire con sicurezza che dei due avesse ragione!» | ![]() | (1920–1985) «La sua presidenza alla facoltà di Economia, un anno dopo essere stato chiamato come ordinario, durò 8 anni. In questo periodo visse occasioni non facili, che spesso lo irritarono molto. La più aspra credo sia stata dover leggere sul Corriere della Sera l’annuncio dell’abolizione della facoltà di lingue divenuta, dal 1968, il covo della contestazione studentesca.» | |||
![]() | (1906–1993) «Quando scomparve, Giovanni Spadolini gli dedicò sul Corriere della Sera (9 maggio 1993) una testimonianza vivissima della sua attività non solo di studioso e di giornalista, ma anche del suo comportamento, da uomo libero e retto, sia durante il ventennio fascista sia nell’Italia repubblicana del dopoguerra … Economista che non si chiudeva mai nell’economia (e meno ancora nella statistica), che guardava alla storia, al diritto, alla scienza politica con una coscienza interdisciplinare che si collegava alla sua radice crociana.» | ![]() | (1914–1995) «Una concezione dell’economia al servizio dell’uomo, in cui aziende e istituti di ogni tipo sono chiamati a ricercare e a perseguire il bene comune, una concezione molto vicina alla dottrina sociale della chiesa, dottrina che gli era parimenti molto famigliare… per devozione verso il suo Maestro portava sempre il cappello a tesa larga, in base al principio che, quando si impegna il cervello, è meglio avere la testa al caldo.» | |||
![]() | (1877-1960) «Quando, nel 1953, scrissi un impegnativo libro sui “costi di azienda” (un tema serio, perché dovevo cercare di superare, ma senza contraddirli, gli insegnamenti della mia Scuola) dovetti fare incetta di tutti i libri in argomento nella biblioteca Bocconi. Allora il numero dei prestiti consentiti era di tre libri per volta … ma Pagliari mi accordò permessi più ampi per cui, dopo qualche mese, li avevo tutti, circa un centinaio. Quando gli dissi quanto mi fossero stati utili per capire la posizione di isolamento in cui la Scuola zappiana si era posta e per cercare di apportarvi le integrazioni richieste dai tempi, ne fu felice, come se gli avessi fatto un regalo.» | ![]() | (1880–1970) «Lavora per dieci perché è del tipo degli accentratori, per scrupolo e non per gelosia, e si lamenta per venti per il gran daffare; ma a tutto quel tramenìo ci ha un gusto tale che a stare un giorno a letto con il raffreddore ci farebbe una malattia sul serio e a levarlo dall’università sarebbe finito in ventiquattr’ore. Il giorno, Dio voglia lontano, che morirà, l’Università cambierà aspetto: perché è di quelli che confonde la propria vita con quella delle cose e, una volta scomparsi, le cose sopravvivono ma non le riconosci più.» (Armando Sapori) | |||
![]() | (1911–1997) «La differenza di età lasciò per qualche tempo il nostro sempre affettuoso rapporto a mezza strada tra la figura del Maestro (espressione che egli non volle mai sentir pronunciare) e quella dell’amico.» | ![]() | (1914-1972) «Era capace di essere dolce ma terribile: non era raro che, nel corso di un esame, non soddisfatto delle risposte date da uno studente, gli gettasse il libretto dalla finestra!... È con profondo dispiacere che vedo Napoleone Rossi completamente dimenticato dal mondo bocconiano. Anche se non è mai stato professore ordinario della nostra università (lo è stato a Venezia-Ca' Foscari e a Pavia), per noi ha fatto molto.» | |||
![]() | (1892–1976) «I 15 anni del Rettorato Sapori si segnalarono anche per il suo scarso “peso”: in realtà chi faceva tutto erano altri (Palazzina, Cicogna, Dell’Amore ecc.). Fu però protagonista di un durissimo scontro con Giovanni Demaria, per la chiamata come ordinario di Ariberto Mignoli che avrebbe alterato i delicati equilibri, in Consiglio di facoltà, tra gli aziendalisti e “tutti gli altri”». | ![]() | (1924–1995) Collega e rettore della Bocconi, «è stato uno dei più grandi amici della mia vita … Ricordo il 3 giugno 1975 quando vidi Scalfi arrivare ansimante … Mezzo centinaio di giovani della cosiddetta sinistra extraparlamentare si erano stretti minacciosamente intono alla cattedra: volevano spiegazioni, ma le parole furono sostituite da calci e pugni. Ci stringemmo tutti attorno al Rettore, il nostro simbolo indomabile e coraggioso. Nessuno meglio di Gianguido Scalfi, nella sua fragilità fisica e nella sua fierezza, poteva rappresentarlo più degnamente.» | |||
![]() | (1926–2007) «Amico di una vita e collega della Bocconi … partecipò attivamente alla guerra per i concorsi a cattedra … Noi ci occupavamo di concorsi e di elezioni dei commissari in prossimità dei concorsi poi, per anni, d’altro (fare ricerca, scrivere ecc.) ma altri nostri colleghi, specialmente al Centro-Sud, non si occupavano sostanzialmente d’altro che predisporre per tempo alleanze, in vista di reciproci favori.» | ![]() | (1879–1960) «Maestro dei maestri, venne dall’800 e dominò il secolo XX come fondatore dell’Economia aziendale...: era un docente molto severo: credeva fermamente nella serietà degli studi e quindi i suoi esami erano durissimi: chi non sapeva, non li poteva superare. Implacabile, segnava sul libretto 10/30» «Aveva 94 anni … e mi inviò una “proposta personale”: comporre una storia dell’economia aziendale (che egli qualificava ancora, dopo 60 anni, nuova disciplina).» | |||

















