Guatri, Spadolini, Monti
Il passaggio della Bocconi all’età contemporanea è il risultato di una convergenza rara tra persone diverse per carattere, formazione e stile, ma accomunate da una profonda condivisione di valori e obiettivi. Luigi Guatri, Mario Monti e Giovanni Spadolini operano in anni segnati da trasformazioni radicali del sistema universitario e del Paese: la contestazione studentesca, le grandi riforme sociali, le tensioni politiche e il rischio concreto di crisi economica per l’Ateneo. In questo contesto complesso, la loro azione si sviluppa come un equilibrio tra visione culturale, capacità di governo e rigore istituzionale. Spadolini, uomo di Stato e intellettuale di primo piano, assume la presidenza della Bocconi difendendone con forza l’autonomia e il pluralismo, richiamandosi costantemente allo spirito dei fondatori. Guatri, con uno stile riservato ma risoluto, traduce quei principi in strategie operative, affrontando il risanamento finanziario e ponendo le basi per una gestione moderna e indipendente dell’università. Monti, raccoglie e sintetizza questa eredità, portando la Bocconi verso una dimensione sempre più internazionale. La relazione fra i tre è fondata su rispetto reciproco, fiducia e una comune dedizione alla “causa” Bocconi, intesa come istituzione di alta cultura, libera da condizionamenti esterni e orientata alla qualità. È da questa triade che prende forma una stagione decisiva, capace di garantire continuità, innovazione e stabilità, proiettando l’Ateneo nel futuro senza rinunciare alla sua identità.
«Questo personaggio che sembra un po’ freddo e distante entra con le sue certezze a modificare la mia vita e a indicarmi traguardi altissimi.» Mario Monti