Il mondo di Guatri
2026/3
Il motivo di queste note
Avrei attribuito, nel mio animo, al fatto di poter essere avvicinato, in qualche modo, al «caso» Parmalat (una delle più brutte storie della nostra industria) la stessa probabilità che il Fiscal di Santo Domingo, da dove scrivo queste note nell’agosto 2005, mi chiamasse in quanto italiano a rispondere dei delitti commessi nelle campagne militari di Cristoforo Colombo dopo lo sbarco alla fine del Secolo XV su quest’isola, l’antica Española.
E questo per aver dato, 16 anni or sono, un’opinione sul valore della società, in vista di un aumento di capitale che alcuni investitori istituzionali si apprestavano a sottoscrivere e sul quale conducevano, nel contempo, proprie accurate ricerche dirette, che poi risultarono ben fondate, tanto che ne derivarono ottimi risultati.
Un parere che riscriverei oggi con gli stessi concetti, salvo solo l’aggiornamento dei metodi che, da allora a oggi, hanno compiuto un lungo percorso.
Non ho dubbi, beninteso, di essere in grado di dimostrare, in ogni sede, la correttezza di quel lontano documento. Ma vi è un’altra rilevante motivazione che mi spinge a scrivere queste pagine: che coi miei 78 anni vi sia il tempo di vedere la fine, in sede giudiziaria, del «caso», per quanto mi possa concernere. E così di lasciare un’incertezza aperta, non tanto per i miei amici e colleghi che conoscono tutto; quanto per le centinaia di società a cui, in Italia e all’estero, in questi ultimi decenni ho prestato la mia collaborazione professionale in tema di valore. Inoltre, e soprattutto, per le decine di migliaia di studenti ai quali nelle Università ho insegnato come si valutano le aziende e per le centinaia di migliaia di lettori dei miei libri. Per loro sento che non posso consentire che permanga alcuna ombra.
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Nel numero d’esordio della rivista La Valutazione delle aziende, dieci anni or sono, ho scritto «che non vi è in noi alcuna idea preconcetta e che siamo sempre pronti a mettere in discussione le nostre opinioni» e che «crediamo nella validità del bagaglio culturale di cui ci sentiamo portatori, nel solco della tradizione italiana dell’Economia aziendale».
A ciò aggiungo che non possiamo invece subire passivamente la critica superficiale e l’incultura che ancora oggi, nonostante i molti progressi compiuti dalla dottrina, avvolgono troppe volte nelle nebbie della confusione e di antichi pregiudizi i prezzi, i valori e le valutazioni delle aziende. Un tema che esige la fusione di competenze aziendalistiche e finanziarie (Quadro 1.1).
Quadro 1.1 - Competenze aziendalistiche e finanziarie nel processo valutativo
Il processo valutativo esige la fusione di due categorie di competenze, egualmente importanti:
- le competenze aziendalistiche (gestionali, strategiche e contabili) necessarie per ricostruire e proiettare ragionevolmente i flussi reddituali (e finanziari) nel medio-lungo termine;
- le competenze finanziarie (anche analitico-matematiche) necessarie per dominare nell’aspetto quantitativo il tema dei rischi insiti nelle proiezioni e quindi nella scelta dei tassi e per l’utilizzo consapevole delle tecniche legate ai multipli.
Prezzi, valori, valutazioni
- I prezzi sono espressi dai mercati; i valori sono grandezze stimate a mezzo di formule, che comprendono la previsione dei flussi attesi e l’apprezzamento dei rischi (e quindi dei tassi).
- La valutazione è un processo complesso, che comprende anche assunzioni e opinioni (che vanno esplicitate).
A tal punto che alcuni dei principi basilari della teoria della valutazione delle aziende, che sono il frutto di ricerche a livello mondiale (e con riconoscimenti universali), vengono trasformati in «anomalie», nel senso (secondo il vocabolario della Nuova Enciclopedia Italiana) di «difformità dalle regole generali»[1]. Mentre, in realtà, l’unica «anomalia» è la scarsa conoscenza e l’incomprensione, da parte dei critici, di tali regole.
Vorrei perciò che tutti leggessero questo scritto, «tutt’altro che confidenziale». Vorrei che esso superasse i limiti del fatto personale, per diventare un caso emblematico, che serva per il futuro.