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Il mondo di Guatri

2026/10

Rettore dal 1984 al 1989

5.1 La nomina

Alla fine del mandato rettorale di Innocenzo Gasparini, durato per ben nove anni, Giovanni Spadolini avrebbe dovuto – secondo regole che poi si complicarono nel tempo – sentire i professori ordinari e i membri del consiglio d’amministrazione in ordine alla scelta del nuovo Rettore. In realtà consultò solo se stesso e, chiamatomi d’urgenza, mi propose di diventare «Rettore», con una sola condizione: che conservassi la carica di «Consigliere Delegato» ancora per un po’ di anni (che poi divennero quindici). Gli chiesi una settimana per riflettere: ero preoccupato, gli dissi, di cumulare troppi impegni (accademici e professionali). Mi accordò 24 ore. Il giorno dopo accettai, fedele alla massima che ho sempre seguito nella vita: il tempo necessario per fare le cose è quello di cui si dispone. La nomina sarebbe stata ratificata dal CdA il 24 novembre 1984.

5.2 L’impegno

La funzione di Rettore si dimostrò ben presto assai impegnativa. Tutte le mattine ero nel mio studio al primo Piano di via Sarfatti 25 e vi rimanevo molte ore. Partecipavo spesso a convegni nell’Aula Magna del tempo, in via Gobbi (nel palazzo degli «Istituti»), dove avevano luogo anche tutte le cerimonie pubbliche (compresa l’inaugurazione degli anni accademici).

5.3 L’organizzazione

La funzione rettorale è sempre stata una funzione collegiale. Per me la collegialità si limitò alla nomina di due pro-rettori, che individuai (in ordine di età) in Sergio Vaccà e Roberto Ruozi.

Cominciammo con una riunione settimanale (sempre al mattino). Un po’ alla volta mi resi conto della sua scarsa o nulla utilità. Spesso i due colleghi sostenevano tesi opposte; e si «perdeva tempo» in diatribe in sostanza irrilevanti. Un po’ alla volta perciò gli incontri andarono diradando: una volta ogni due settimane, una volta al mese, ecc.

5.4 Il «Piano Bocconi 2000»

Quello che considero forse il maggior contributo offerto alla «Bocconi» fu il cosiddetto Piano «Bocconi 2000», preparato con il concorso di molti docenti. L’idea del «Piano» nacque in me fin da quando divenni Consigliere Delegato nel 1974. Ricordo che il Presidente Cicogna non ci credeva affatto: «com’ è possibile mi diceva prevedere per 10 anni quando, ai tempi d’oggi, è difficile prevedere anche a un anno?» (frase che è stata sempre largamente usata in tutti i tempi: vi è chi crede nella «programmazione» e chi non vi crede. Io ero tra i primi).

Paolo Gualandris su Campus, il giornale mensile degli studenti bocconiani, ha presentato una sintesi molto efficace del piano in questi termini:

Quadro 2

I piani del rettore Luigi Guatri Bocconi del Duemila

Raddoppio della sede, degli iscritti e dei corsi di laurea. In dieci anni, al costo di 118 miliardi. Che non saranno pagati dagli studenti

di Paolo Gualandris

Il modello Bocconi è in crisi? Invenzioni di giornalisti a caccia di titoli.

Nei prossimi 10 anni l’università commerciale di Milano raddoppierà: sono già pronti i 118 miliardi di lire necessari per ridisegnare i corsi di laurea e «gli spazi disponibili». Lo assicura Luigi Guatri, rettore e consigliere delegato dell’ateneo, ispiratore del piano decennale di sviluppo nato dall’elaborazione di un centinaio di docenti e approvato a metà aprile. Il documento è riuscito a fondere le aspettative di economisti e aziendalisti, le due anime dell’università. Composta così la dicotomia storica della Bocconi, il piano è stato approvato all’unanimità, e Guatri aspetta ora soltanto l’approvazione definitiva del ministero della Pubblica istruzione. Un progetto ambizioso. E per seguirlo come si deve, Guatri anticipa a Campus l’intenzione di lasciare uno dei due attuali incarichi entro novembre. Ancora non dice quale. Anche se, si sussurra in università, in Bocconi i rettori possibili non mancano mentre quasi nessuno conosce quanto lui il funzionamento dell’ateneo.

Visibilmente soddisfatto dell’apporto fornito al progetto dai suoi docenti e dei risultati ottenuti («È il primo tentativo completo di programmazione a lungo termine di un’università italiana»), Guatri spiega la filosofia del piano decennale, un progetto che aveva in testa fin dal 1975 e per il finanziamento del quale ha lavorato con successo per anni. Lo slogan è: «L’università Bocconi, in quanto libera, è istituzione che per sopravvivere e svilupparsi deve legittimarsi con la qualità delle prestazioni che è in grado di offrire alla società civile». E, quasi a sottolineare la grande potenzialità attribuita al proprio ateneo, precisa: «Ci apriremo alla concorrenza internazionale. Nel senso che vogliamo ospitare un numero sempre maggiore di docenti e studenti non italiani. Alcuni insegnamenti verranno impartiti in inglese. E snocciola i dati che fanno della Bocconi università di eccellenza: dall’introduzione del numero chiuso al tasso di abbandono degli studenti del 25 per cento contro una media nazionale del 70. E dice: «Paradossalmente se si selezionano gli accessi in base alle motivazioni può accadere che aumenti il numero dei laureati pur in presenza di un minor numero di iscritti». E così se da un lato l’ateneo milanese assorbe il 6,2 per cento degli italiani iscritti a corsi di laurea del gruppo economico, dall’altro sforna il 13,9 per cento dei laureati del settore. Il piano prevede il raddoppio degli studenti in un periodo di presumibile calo demografico. Per Guatri non è un problema: «Le previsioni sull’andamento della domanda di istruzione universitaria indurrebbero a ipotizzare una forte riduzione. Nell’anno 2001 il contingente dei giovani di 19 anni sarà inferiore rispetto al 1986 almeno del 34 per cento. Ma siamo sicuri di non perdere la nostra fascia di mercato: per numero di laureati in Scienze economico-sociali, l’Italia si colloca al quarto posto fra i paesi della Cee. Nel 1986 fornivamo appena il 10,7 per cento dei laureati della Comunità e tuttora siamo a circa la metà della media europea. La tendenza non può che essere di adeguamento alla situazione generale».

Le linee guida del piano, spiega Guatri, sono anzitutto la conferma dell’area economica come campo d’intervento primario, l’apertura verso aree culturali come il diritto e le scienze politiche e verso aree limitrofe (discipline quantitative, informatica, tecnologia), e lo sviluppo delle attività di didattica e di ricerca. «Aumenteremo con decisione la ricerca di base, che dal prossimo anno avrà finanziamenti robusti. È naturale: per concepire nuovi prodotti ci vuole molta ricerca».

Ecco, in sintesi, come si studierà alla Bocconi nel decennio 1990-2000.

I corsi di laurea passano da tre a sei, e le matricole saranno 3 mila ogni anno contro le 1.700 attuali. I master passeranno da uno a sei e assorbiranno fino a 650 iscritti all’anno. Per realizzare tutto questo è previsto un consistente aumento dei docenti, da 487 a 710, e un grande potenziamento della struttura: da 52 mila a 103 mila metri quadrati di superficie. I nuovi spazi consentiranno di sfoltire sensibilmente le classi. L’obiettivo è di portare a lezione non più di 200 studenti al massimo, contro le punte attuali di 300. I nuovi corsi di laurea avranno alcune caratteristiche comuni. Il numero programmato (da un minimo di 200 a un massimo di 1.000 studenti) e la base culturale (sono quadriennali con un piano di studio formato da 28 esami e prevedono una dozzina di insegnamenti fondamentali uguali per tutti). Una prima, importante novità è che l’inglese non è più considerato insegnamento fondamentale: alcuni testi saranno in lingua e qualche lezione verrà tenuta in inglese.

La conoscenza della lingua è considerata propedeutica. Lo stesso discorso vale per l’informatica.

E veniamo ai sei corsi di laurea.

Ecco fra cosa si potrà scegliere.

Economia politica. Nasce dalla revisione del corso già attivo e si caratterizza per l’integrazione scientifico-didattica tra le discipline politiche e quelle aziendali. Nasce l’indirizzo in Economia generale dell’impresa. Partirà, nell’anno accademico 1990-1991, è previsto un numero di accessi di 400-600 studenti all’anno.

Economia aziendale. Anche in questo caso si tratta di una revisione di insegnamenti già impartiti. Sarà avviato nell’anno accademico 1990-1991 e assorbirà, una volta a regime, mille matricole. Scienze politiche, economiche e delle amministrazioni pubbliche. Deriva, in parte, dalla revisione e dall’assorbimento del vecchio Des, corso in Discipline economiche e sociali. Vi studieranno i futuri manager delle amministrazioni pubbliche e dirigenti di organizzazioni sindacali. Avvio nell’anno accademico 1991-1992 e assorbimento previsto da 400 a 500 nuovi studenti all’anno.

Economia dei mercati e delle istituzioni finanziarie. Nasce per formare operatori dei mercati e degli intermediari finanziari. Verrà istituito al più tardi entro l’anno accademico 1991-1992 e sarà strutturato per accogliere a pieno regime 400 matricole.

Economia e diritto. Ne usciranno dottori commercialisti, giuristi d’impresa e delle istituzioni economiche. Il via è previsto fra due anni. Accoglierà fino a 500 nuovi iscritti all’anno.

Scienze statistiche, economiche e informatiche. Dedicato alla formazione di esperti in metodologie e strumenti statistico-matematici per l’analisi quantitativa dei problemi decisionali e di esperti nella progettazione, introduzione e utilizzo dei sistemi informatici nelle imprese private e nella pubblica amministrazione. È il corso di laurea che partirà per ultimo: nell’anno accademico 1993-1994, ed è strutturato per accogliere, a pieno regime, 300 matricole all’anno.

C’è poi la formazione post laurea. Spiega Guatri: «Noi crediamo molto nella cosiddetta educazione permanente, un settore nel quale da sempre investiamo. E anticipa che la Bocconi fa parte del gruppo di quattro business school europee consorziate per la realizzazione di un super-master comune della durata di 14 mesi. Tutte le nuove iniziative in programma sono previste dal prossimo anno accademico. Tre quelle specificatamente concepite per neodottori in discipline economiche: economia aziendale, economia politica e il master europeo. Altrettante quelle dedicate anche a laureati in altre discipline e con esperienza di lavoro: direzione aziendale (Mda), peraltro già attivo da oltre un decennio, international economics and management and executive.

L’investimento complessivo ammonta, come si è detto, a 118 miliardi di lire, che verranno solo parzialmente ricavati dalle quote di iscrizione. Guatri è tranquillizzante: «Prevediamo moderati aumenti delle rette: ai massimo un 10 per cento in termini reali.

La crescita in cifre

DaA

Corsi di laurea36

Accessi al primo anno1.7003.000

Totale iscritti (corsi di laurea)10.50015.000

Totale docenti (per i corsi di laurea)487710

Corsi Master16

Iscritti annui ai corsi di Master100650

Personale tecnico-amministrativo197278

Posti aula, laboratori, biblioteca4.77510.750

Posti in pensionato e residence360780

Spazi totali disponibili (in metri quadrati)52.050103.150

5.5 La «Giornata bocconiana» (inaugurazione dell’anno accademico)

Per molti anni, a partire dai primi anni ’70, fu impossibile tenere la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, a motivo della contestazione studentesca. Poi si riprese un poco alla volta, all’epoca del rettorato Gasparini. Posso aggiungere che anche nel corso del mio rettorato ci trovammo in seri pericoli: non tanto per gli studenti, quanto per il rischio di attacchi di gruppi sovversivi (del tipo: «brigate rosse») alle Istituzioni. Tanto che le porte del rettorato erano sempre chiuse e a qualsiasi chiamata guardavamo da uno spioncino prima di aprire. Non si giunse mai a porre guardie armate davanti ai nostri uffici, ma poco ci mancò1. Solo un poco alla volta la contestazione ebbe termine e si potè ritornare a celebrare l’apertura dell’anno accademico.

La «giornata bocconiana» si svolgeva (quasi sempre in ottobre) in questo modo:

a.       relazione del Rettore (che si concludeva proclamando «aperto l’anno accademico») [nel Quadro 3 sono raccolti alcuni stralci della mia relazione alla IX «Giornata», svoltasi l’11 novembre 1986];

b.       prolusione di un docente, scelto tra coloro che avevano qualcosa di «nuovo» e di «interessante» da dire;

c.       relazione finale del Presidente (all’epoca Giovanni Spadolini);

d.       distribuzione delle medaglie d’oro, offerte dall’Istituto «Javotte Bocconi – Amici della Bocconi» (all’epoca presieduto da Libero Lenti, che pure svolgeva un breve intervento).

Quadro 3 Stralci della relazione rettorale della IX giornata bocconiana 11 ottobre 1986

Relazione del Magnifico Rettore

Prof. Luigi Guatri

L’apertura dell’anno accademico 1986-87 (84° della nostra Università), abbinata alla IX Giornata Bocconiana, cade in un momento di grande sviluppo, di intenso fervore operativo del nostro Ateneo. Ne sono visibile testimonianza i due palazzi di via Bocconi 8, che saranno inaugurati dopo questo incontro. Ma vorrei subito avvertire che la felice stagione bocconiana palesa i suoi valori più apprezzabili e rincuoranti al di là delle strutture fisiche: strutture — si badi di primaria importanza e che indubbiamente richiedevano non più dilazionabili interventi. Se oggi la Bocconi va riscuotendo di continuo consensi e riconoscimenti credo che ciò dipenda principalmente dalla soglia etica che la nostra Università ha saputo raggiungere, a prezzo di non lievi fatiche e sulla base di un programma impostato da lunga data. La nostra Università si è proposta d’attuare un piano di rafforzamento delle sue basi culturali, pedagogiche e amministrative, al fine di rendere un servizio sempre più qualificato alla comunità nazionale. Una condotta, un’etica che, nelle nostre intenzioni e nelle nostre speranze, non dovrebbe conoscere involuzioni, ma essere anzi consolidata e affinata.

Alla base delle affermazioni bocconiane sta, in primis, il conseguimento di sempre più elevati livelli d’efficienza operativa della nostra Istituzione. Il che, se da un lato può indurci a non celare la nostra soddisfazione, per altro verso non deve suscitare in noi ingiustificati e, inevitabilmente, paralizzanti sentimenti d’orgoglio. Non dobbiamo invece sottacere il fatto che i positivi commenti dei risultati da noi raggiunti (e di cui non possiamo non rallegrarci) nascono per lo più da una giustapposizione: la nostra immagine è solitamente posta a confronto con quella offerta da istituzioni analoghe inserite nelle strutture pubbliche. Ed è appena il caso di rammentare quanto codeste istituzioni abbiano a soffrire per la scarsità dei mezzi e a causa dei rigidi vincoli formali e delle costrizioni burocratiche; donde le mortificanti condizioni in cui sono obbligate a operare.

L’attività didattica

In armonia con i principi generali, o se vogliamo col «disegno globale», ora delineati, il fine specifico che la Bocconi persegue è l’offerta al pubblico di prodotti culturali di sicuro livello qualitativo, nell’ambito delle discipline economiche. I nostri «prodotti» si traducono concretamente in attività didattiche e di ricerca, tra loro strettamente connesse.

Le attività didattiche, a loro volta, attengono ai corsi di laurea e ai corsi post-laurea e post-esperienza.

Ambedue i settori hanno conosciuto un largo sviluppo negli ultimi anni. Sviluppo che, nei corsi di laurea, ha dovuto essere controllato mediante il «numero programmato». Nonostante la limitazione degli ingressi a circa 1700 unità per anno (contro oltre 4000 richieste di iscrizione, quest’anno), il numero dei nostri studenti sfiora le 9500 unità. Non poco peso ha, su questo numero globale, la circostanza ben nota che, anche nei corsi quadriennali, la serietà e la difficoltà delle prove di esame di fatto impongono allo studente medio un impegno di durata prossima ai 5 anni.

L’esperienza dei primi due anni ha pienamente confermato la validità della scelta del numero programmato. Si è potuto osservare come coloro che superano la prova d’ingresso risultino fortemente motivati a impegnarsi: testimonianza eloquente è la forte riduzione (dal 25 per cento al 5 per cento) della «caduta» tra il primo

e il secondo anno. Come conseguenza di ciò, va aumentando il rapporto tra immatricolazioni e lauree: dal 35-40 per cento circa del passato recente, stimiamo che il rapporto sia destinato nei prossimi anni a salire attorno al 75 per cento. E di ciò, come diremo più avanti, dovrà tenere conto la nostra programmazione del futuro.

Anche il criterio di selezione, basato congiuntamente sui risultati della scuola secondaria e di un test, si è nel complesso dimostrato razionale ed equilibrato.

Pur aperta alle discipline manageriali, delle quali è anzi stata tra i massimi promotori nel nostro Paese, la Bocconi crede fermamente nel ruolo insostituibile della ricerca di base (o pura, o fondamentale), diretta ad ampliare i limiti della conoscenza scientifica dei fenomeni osservabili, anche senza prevedere specifiche applicazioni od utilizzazioni.

Di fatto, è sempre più evidente che le ricerche specializzate (e fra queste quelle manageriali) sono tanto più efficaci quanto più si possono avvalere di nuovi punti di vista, di nuove ipotesi teoriche, di nuove connessioni suggerite dalla ricerca di base.

La ricerca

L’attività di ricerca è, a mio parere, il primo punto di forza della Bocconi. Il. nostro corpo docente è, anzitutto, un corpo di ricercatori, mal tollerante di coloro che si adagiano sui risultati già conseguiti e si credono depositari di una scienza consolidata.

La libertà di ricerca è la premessa fondamentale e irrinunciabile del nostro modo di concepire e di organizzare questa attività. La quale perciò si svolge in modi vari.

Innanzitutto a livello individuale: questo tipo di ricerca è stata storicamente alla base del progresso delle discipline coltivate nella nostra Università. Esso ha dato in tempi passati risultati di grande momento, nonostante la modestia dei mezzi e delle attrezzature. Ricordo sempre l’affermazione di Gino Zappa (e qualche volta la cito ai miei allievi quando chiedono, per le loro ricerche, ingenti mezzi e strumenti sempre più costosi): «il mio laboratorio è la mia testa». Credo perciò fermamente che, almeno nelle discipline economiche, la ricerca individuale sia destinata a mantenere una funzione primaria.

Ciò non toglie che si debba oggi ammettere l’importanza della ricerca collettiva organizzata, intesa come l’impegno collegiale di un gruppo di studiosi, strutturata a mezzo di rapporti tra i ricercatori sotto la guida di un leader, dotata di mezzi adeguati, destinata a esplorazioni approfondite o di particolare vastità. Da questa concezione, che mira in fondo all’efficienza anche in un campo dove la misura dei risultati è spesso assai incerta, traggono origine i nostri «centri di ricerca», ormai giunti a livello di 18.

La programmazione

Anche l’istituzione universitaria, come ogni organizzazione complessa, esige un’attenta programmazione della propria attività futura. La programmazione non deve però limitarsi a stabilire che cosa occorre fare e come farlo. Essa non ha senso se contemporaneamente non è:

  • verifica dell’aderenza dei programmi ai fini che all’ente sono stati assegnati;
  • coinvolgimento nei programmi degli uomini che sono chiamati a realizzarli, affinché siano partecipi e consapevoli del comune sforzo.

Programmare ha senso se, contemporaneamente, significa tutto ciò. La realizzazione di questi programmi esige, ovviamente, la disponibilità di adeguati mezzi. Questa espressione va intesa innanzitutto nel senso generico di mezzi finanziari. Condizione essenziale per realizzare i vasti programmi di cui si è fatto cenno è che siano conservate nel tempo le condizioni di efficienza operativa, di equilibrio economico, di solidità patrimoniale e finanziaria che fortunatamente caratterizzano la nostra situazione odierna. Situazione che andrà perciò strenuamente difesa e consolidata.

Le attese suscitate dalla Bocconi

Negli scorsi mesi abbiamo condotto, anche con l’ausilio di esperti, un’indagine sulle attese e sulle aspettative suscitate dalla nostra Università. La ricerca è stata realizzata ovviamente in forma anonima (cioè senza rilevarne la fonte) presso tre gruppi di persone; nostri studenti, nostri laureati recenti (con 6-7 anni di laurea), dirigenti aziendali di alto livello. L’intento della ricerca era l’ottenimento di opinioni sui nostri prodotti culturali, sulle nostre iniziative, sul nostro modo di operare: soprattutto al fine di cogliere eventuali carenze e difetti, per porvi rimedio, se possibile. Ne sono uscite informazioni interessanti.

I nostri laureati, per esempio, apprezzano la preparazione ricevuta, della quale sottolineano in particolare l’aspetto dell’apprendimento di un metodo e di uno stile di lavoro. Confermano di non avere avuto difficoltà a trovare un lavoro adeguato, scelto tra diverse offerte ricevute, e di avere sperimentato che la laurea bocconiana è un ottimo «biglietto da visita». Qualcuno giudica la preparazione ricevuta troppo teorica, nel senso che ha dovuto nei primi tempi compiere in azienda uno sforzo di apprendimento di problemi pratici (ma credo che ciò sia inevitabile).

Le aziende, oltre a confermare l’elevata qualità della didattica bocconiana e l’ottima preparazione teorica dei laureati, sottolineano con particolare compiacimento l’apertura di questi ultimi ai valori aziendali. Ciò nel senso sia di un’affinità ideologica con il mondo aziendale, sia di una mentalità orientata all’efficienza e al profitto. Per contro, una parte dei nostri laureati dimostra un forte individualismo e una elevata mobilità, connessi a un’alta opinione di se stessi: forse un po’ di umiltà non nuocerebbe.

Dati essenziali attinenti all’Anno Accademico 1985/86

In via di estrema sintesi espongo alcuni dati essenziali che si riferiscono al decorso anno accademico.

Iscritti ai tre corsi di laurea della Facoltà: 9.484 studenti. Corpo docente: totale 533, così suddivisi:

  • 32 professori ordinari e straordinari (di cui 3 fuori ruolo);
  • 27 professori associati;
  • 31 ricercatori;
  • 94 professori a contratto;
  • 4 assistenti del ruolo a esaurimento;
  • 237 esercitatori e lettori;
  • 108 borsisti e contrattisti.

Per raggiunti limiti di età, a fine del corrente mese il prof. Giorgio Pivato viene collocato a riposo.

Giorgio Pivato è stato, per la nostra Università, un docente indimenticabile. Dal 1933, quando — subito dopo la laurea — entrò come assistente effettivo, fino al 1981, cioè per ben 47 anni ininterrottamente ha svolto, con grande impegno e competenza, il suo alto magistero nei corsi di Economia delle aziende industriali. Per ben 22 anni ha tenuto la direzione dell’Istituto di «Economia delle aziende industriali e commerciali», nella quale ho avuto l’onore di succedergli 5 anni or sono, quand’egli fu collocato fuori ruolo. Anche in questi ultimi anni ha continuato nella sua preziosa attività. assistendo gli studenti nelle tesi di laurea, presiedendo commissioni, prodigando consigli ai giovani docenti, collaborando alla nostra rivista «Finanza, Marketing e Produzione».

Numerosi affezionati e validi allievi, dentro e fuori la Bocconi, continuano la sua opera, che lascia un chiaro solco nella storia del nostro Ateneo.

5.6 Bocconi Comunicazione

Dai miei studi di Marketing avevo mutuato la consapevolezza che l’informazione, il dialogo e un sistema continuativo di rapporti con i diversi pubblici di riferimento rivestissero, per una organizzazione, un ruolo importante per far conoscere e comprendere le proprie decisioni e le proprie attività.

La stessa logica pensai che valesse anche per una Università, che ha doveri di trasparenza verso i suoi studenti (attuali e potenziali), verso le loro famiglie, verso le imprese e gli enti che ne assumono i laureati, verso la città che la ospita, verso la comunità nazionale e internazionale con cui opera.

Fu così che nacque «Bocconi Comunicazione», una scelta innovativa e controcorrente in quegli anni per una Università, ma in linea con le nuove esigenze della società e con lo sviluppo che la comunicazione stava vivendo, in varie forme (pubblicità, rapporti con la stampa, rapporti istituzionali e così via) e con nuovi strumenti.

«BC» (come venne poi sempre familiarmente chiamata) era una srl interamente controllata dalla Bocconi, con il compito di progettare e realizzare iniziative di comunicazione idonee a tradurne la missione e le strategie in messaggi verso i suoi pubblici interni ed esterni.

Ne assunsi personalmente la Presidenza, e chiamai come Amministratore delegato, dall’esterno dell’Università, Mirka Giacoletto Papas (da poco insignita del titolo di «Manager dell’anno per la comunicazione»).

La formula si rivelò felice perché da un lato, la Presidenza affidata al Rettore garantiva un sicuro controllo su coerenza e qualità dei messaggi; dall’altro, la struttura di società autonoma assicurava velocità di decisione e dinamismo operativo.

«BC» svolse con efficacia e grande professionalità i compiti che le erano stati affidati, dal 1986 (anno di nascita) fino al 2003, anno in cui venne integrata nell’Università come «Direzione centrale sviluppo e relazioni esterne».

5.7 Le relazioni internazionali

Nel periodo del mio rettorato le relazioni internazionali non furono sottovalutate. Fra i diversi protocolli di collaborazione attivati, tre assunsero un’importanza particolare: quello con l’UADE di Buenos Aires, il LIMI di Leningrado nel 1988 e quello con l’Università Hitotsubashi di Tokio nel 1989.

* * *

L’esperienza con l’università argentina ebbe per me una grande importanza. Il 14 settembre 1988 cadeva il 25° anniversario dell’UADE (fondata su iniziativa de la Camera de Sociedades Anònimas nel 1962). Marzagalli, un ex industriale e manager di origini piemontesi, innamorato dell’Argentina (come tutti gli abitanti di origine italiana che vi ho conosciuto, compresi modestamente i Guatri), era impegnato al 100 per cento nella presidenza dell’università, alla quale aveva saputo trasmettere un grande dinamismo.

Questo si era tradotto nella realizzazione di imponenti edifici sulla Calle Lima, in pieno centro della città, a fianco dell’Avenida 9 de Julio, una delle più ampie e lunghe del mondo. Marzagalli aveva però compreso che senza appoggi culturali e riferimenti ad altre grandi università del mondo, l’UADE non avrebbe mai raggiunto livelli di eccellenza.

Nella Bocconi aveva con il suo intuito visto un importante partner e, incontrandomi a Milano, aveva capito che ero sensibile al problema e che – in quei tempi – la mia contemporanea posizione di Rettore e consigliere delegato gli avrebbe facilitato gli sforzi. E così fu.

Il primo rilevante compito che mi riservò fu il discorso per il 25° anniversario davanti al Presidente Alfonsin (El Presidente de la Democràtia, com’egli lo chiamava: ed era succeduto, infatti, nel 1983 alla giunta militare e fu uno dei presidenti più amati e rispettati di quel Paese).

Naturalmente mi ero portato il discorso ufficiale, già rivisto a Milano con Carlo Secchi e Mirka Giacoletto Papas (e che avevamo fatto tradurre dal nostro professore di spagnolo). Marzagalli, da uomo pratico, mi mise subito al fianco il dottor Lisdero, un «contador» di Buenos Aires («contador» corrisponde al nostro «commercialista») al quale lessi una o due volte il discorso, che egli precisò in qualche punto: concludendo che la lettura era buona. Concetto confermato, il giorno seguente, dagli addetti della presidenza della Repubblica, che si complimentarono con me; ma mi proposero affabilmente – per ragioni di tempo – di leggerlo in italiano.

Il quotidiano La Nación, che dedicò all’avvenimento un articolo (sovrastato da una foto che inquadra Alfonsin tra me e Marzagalli), «Alfonsin destacó el aporte de la UADE a la Nación en la formación de jóvenes y en el equipamiento humano de las empresas. Al dirigirse a los estudiantes, el Presidente les señaló algunas responsabilidades: cuando la igualdad de oportunidades todavía no es una verdad absoluta en la Argentina, quienes han llegado a la Universidad son privilegiados. Por eso, dijo, deben ser solidarios con el pais, y en tiempo de estudio solidaridad se llama estudiar. Trabajen, tengan sus propias empresas, pero recuerden que la propiedad tiene una hipoteca social que deberá volcarse en beneficio de la sociedad».

«Vergara del Carril se refirió a la misión de las universidades privadas en America latina y recordó que hoy la UADE, especializada en la formación de dirigentes de impresa, cuenta con 6000 alumnos, 8000 egresados y un Instituto de Investigación Económica. El presidente de la Fundación, por su parte, habló de la importancia del convenio establecido con la Universidad Bocconi, que permitirá no sólo el in tercambio de docentes y estudiantes, sino también la profundización de la investigación en el área de la organización empresarial y la orientación de la politica económica».

Il giorno precedente avevo tenuto, con il professor Carlo Secchi, un seminario nell’auditorio dell’UADE gremita di studenti e docenti sul tema: «Los requisitos humanos y técnicos, indispensabiles para el éxito de la empresa en el mundo moderno».

Anche per questo divenni il grande amico e, per alcuni anni, il sostenitore dell’UADE. Ma Marzagalli non volle mai che facessimo tra Bocconi e UADE un contratto «tipo Pietroburgo» (cioè con i costi a nostro carico e i ricavi a favore dei russi, come all’epoca di Gorbaciov): disse con chiarezza che avrebbe desiderato ogni nostro aiuto, ma che intendeva «pagare il giusto prezzo»; e così fece. Questa è la differenza tra l’avere dignità e il non averla (o non poterla avere).

* * *

Il LIMI (Leningrad International Management Institute) è un’esperienza senza precedenti, resa possibile dalla perestroika di Gorbaciov. Era un contratto singolare: i nostri professori si recavano, a spese della Bocconi, per insegnarvi; i ricavi erano tutti per il LIMI. Un affare senza precedenti! Quando spiegai la cosa al Presidente Spadolini, dicendo che non mi piaceva sottoscriverlo, egli mi disse di rimando: «dobbiamo pur far qualcosa per Gorbaciov».

Trangugiai il boccone amaro. In compenso dopo poco tempo Gorbaciov, di passaggio in Italia, volle incontrare al Castello Sforzesco i professori della Bocconi. Spadolini era raggiante…

Quando nel giugno 2010 sono tornato, per un viaggio turistico, a Leningrado (diventata nel frattempo San Pietroburgo) ha cercato invano il LIMI. Ho potuto osservare de visu, peraltro, che in sua vece esistevano business school assai bene organizzate, quasi che 70 anni di storia del comunismo non fossero mai esistiti. In effetti, nelle visite guidate si parlava solo degli Zar…

* * *

Ricordo, infine, la visita in Giappone, alla quale «Il Giornale» del 12 settembre 1989 dedicò un lungo articolo dal titolo «Delegazione Bocconi in trasferta in Giappone»: «Una delegazione dell’Università Bocconi, guidata dal rettore professor Luigi Guatri, si trova in questi giorni in Giappone per una serie di incontri con università, imprese e istituzioni nipponiche. Obiettivi principali della visita – promossa in collaborazione con il ministro degli Esteri giapponese – sono il consolidamento e l’ampliamento dei rapporti già esistenti con il mondo culturale, Istituzionale e imprenditoriale del Paese asiatico. L’iniziativa è stata presa nell’ambito di una politica di internazionalizzazione perseguita dall’ateneo milanese, il cui più recente concretamento è stata la creazione di una società mista con l’Università di Leningrado. La visita di spicco, nell’ambito di un fitto calendario di lavori, è quella al rettore dell’Università Hitotsubashi, nel corso della quale sarà ratificato un accordo di scambio. Sono inoltre previsti incontri con le autorità, accademiche di altre due università».

5.8 I rapporti personali (e familiari) col Presidente Spadolini

Una volta all’anno Giovanni Spadolini veniva in casa mia, a Milano, in via Massena 18, per il pranzo annuale.

Era accompagnato dalla sua «scorta» (da Presidente del Consiglio, da Ministro, da Presidente del Senato), che si schierava davanti all’edificio, suscitando interrogativi tra i condomini e i passanti.

Voleva che fossero presenti, oltre a mia moglie Lina (che egli chiamava col nome «vero» Italia, dicendole che doveva essere orgogliosa dello stesso e di non avvalersi di un’abbreviazione) tutti i miei cinque figli.

Per l’occasione mia moglie, sapendo quanto il presidente amasse il cibo, preparava un pranzo raffinato, durante il quale egli chiedeva ai ragazzi di fargli delle domande. Qualcuno di loro accennava timidamente un intervento proponendo un argomento di conversazione, ed egli coglieva la palla al balzo rispondendo dettagliatamente (e lungamente). Io e mia moglie non riuscivamo quasi ad aprire bocca. Ma era per tutti un divertimento!

Si passava poi in salotto per il caffè; e la scena continuava per un’ora (almeno). Usciva felice da via Massena.

5.9 La successione

Al termine del mio mandato (erano passati cinque anni) Spadolini mi chiese confidenzialmente che vedessi come mio successore. Gli feci un solo nome: Mario Monti. Egli lo conosceva poco, lo vedeva molto giovane (aveva 46 anni); ma io gli tolsi ogni dubbio. Lo assicurai, tra l’altro, che sarebbe stato un passaggio di consegne nel senso della continuità. Il «Corriere della Sera» del 31/10/1989 così commentava il fatto, con un articolo di Gerolamo Fiori che reca nel titolo «Da Guatri a Monti nel segno della continuità».

Quadro 4

L’Università Bocconi, tempio dell’insegnamento economico in Italia per le prospettive di carriera che dischiude, meta agognata dei giovani d’oggi più capaci, ha da ieri un nuovo rettore. Il Consiglio di amministrazione, che qui è l’organo che lo designa, diversamente da quanto accade di solito nelle altre università italiane, dove il rettore è eletto dal senato accademico, ha deciso che Luigi Guatri, dopo un quinquennio di incarico, sarà sostituito da Mario Monti. Proprio perché la Bocconi è una università «diversa» (non solo nella qualità dei servizi offerti, ma anche nelle regole di governo e nelle consuetudini), anche questo avvicendamento avviene secondo modalità peculiari. Tutto si svolge infatti all’insegna della continuità, sia per quanto riguarda gli indirizzi e i progetti, sia per lo stesso impiego delle persone.

Nelle scorse settimane, quando le voci su un cambiamento della guardia in via Sarfatti erano diventate più insistenti, più d’uno si era fatto avanti con proposte lusinghiere, sperando di reclutare il prestigioso rettore uscente, uno dei più autorevoli aziendalisti italiani. Ma è stata fatica sprecata. Guatri non ha nessuna intenzione di separarsi dalla Bocconi, la cui rotta reca la sua impronta ormai da un quinquiennio.

Era diventato rettore nel novembre 1984 alla scomparsa di Innocenzo Gasparini, ma aveva già alle spalle nove anni come consigliere delegato, carica che ha conservato durante il periodo di rettorato, cumulando eccezionalmente il governo economico con quello scientifico dell’ateneo in una fase di rinnovamenti e progetti fuori dall’usuale. Ora abbandona la toga rettorale, ma conserva la carica di consigliere delegato, che nella tradizione bocconiana non è semplice titolo onorifico.

Guatri spiega questo ridimensionamento del suo impegno, che non si stenta a immaginare gravoso, con il desiderio di riprendere a pieno ritmo l’attività scientifica; lungo i due filoni che in questi anni la sua scuola ha avviato: riformulazione dei principi fondamentali dell’economia aziendale (una disciplina che, nel nostro Paese, si basa ancora su fondamenti formulati mezzo secolo fa da personaggi come Zappa, Caprara e Onida), e sviluppo della «teoria del valore azionario», che tende a valutare l’azienda in funzione di tutti gli elementi da cui dipende il successo nel lungo termine (alla giapponese più che all’americana).

Il passaggio delle consegne a uno dei più autorevoli economisti italiani, noto per il suo equilibrio e la sua lucidità di propositi, è un altro elemento di continuità. Guatri non nasconde la certezza di poter stabilire con Monti, già da tempo membro del consiglio di amministrazione della Bocconi, una collaborazione altrettanto feconda quanto quella a suo tempo instaurata con Gasparini, e grazie alla quale (allora come oggi presidente Spadolini) furono poste le premesse della Bocconi attuale.

Quando nel 1975 Furio Cicogna, ai tempi presidente della Bocconi, propose a Guatri di assumere la carica di consigliere delegato, che era stata sino ad allora tradizionalmente ricoperta da un non accademico, l’università non aveva i soldi per garantire i fondi di quiescenza e le riserve matematiche per le pensioni del personale docente. Oggi Bocconi non è solo sinonimo di eccellenza nella formazione, ma anche di organismo economicamente sano, che chiude da tempo i suoi conti in nero, sia grazie all’adeguamento contributivo che ha potuto chiedere ai discenti in virtù del prestigio acquisito, sia grazie a una accurata e innovativa gestione delle risorse, anche per merito della applicazione diretta alla gestione delle competenze professionali del corpo docente (Guatri la chiama «gestione dinamica della liquidità»). Una cinquantina di miliardi di investimenti e un numero sterminato di nuove iniziative, tra cui una società mista per l’istituzione di una business school a Leningrado, caratterizzano il passato quinquennio.

Ancora più importante, del resto, è il passo che l’università sta facendo per adeguarsi alle sfide future in base al Progetto 2000. Con un investimento vicino ai 120 miliardi vedrà presto la luce una Super-bocconi.

Note

1 Del resto chi aveva funzioni di rappresentanza era esposto a pericoli anche all’esterno: non poche volte, uscendo da casa mia, prima di incamminarmi, mi guardavo attorno… Non lo dissi mai a mia moglie e ai miei figli, ma dovevo essere molto cauto.