Il mondo di Guatri
2026/11
Povera università!
Il «valore legale del titolo»: l’inizio di tutti i guai
Nei circa 86 anni della mia esistenza l’università italiana è stata ridotta da far pena. La ragione, in verità, era già stata individuata nel 1928 da Luigi Einaudi (il grande presidente della Repubblica e salvatore della lira post-guerra) quando – per reagire al fascismo – lasciò l’insegnamento accademico, compresa l’Università Bocconi cui era affezionatissimo: il valore legale della laurea. Che fin d’allora avrebbe dovuto essere abolito. Ma in Italia, come tutti ben sanno, nessuno vuole rinunciare a quel «dott.», che rende apparentemente eguale ogni titolo e che – specialmente per la pubblica amministrazione – li livella tutti. Di essere chiamati Mister o Monsieur, non se ne vuol sapere. Questo è all’origine di tutti i guai, che sono numerosissimi. Tanto che l’elenco è molto lungo e cresce sempre più velocemente col passare del tempo.
In tempi recenti, col governo Monti, il tema per decenni dimenticato, è tornato in auge. Prova ne sono tre note apparse sul Corriere della Sera.
- Il 27 gennaio 2012 un’intera pagina (a firma M. Antonietta Calabrò), nella quale si riportano in particolare le note sulla «Selezione» («I voti pesano meno nelle graduatorie, le prove valgono di più») e sulla «Formazione» («verranno azzerati i fondi alle università telematiche»).
- Il 28 gennaio 2012 ancora una pagina (a firma Giorgia Meloni),
- dal titolo «Lauree, consultazione pubblica per decidere».
- Il 30 gennaio 2012 una nota di Sergio Romano, che scrive «Valore legale della laurea. L’eguaglianza dei mediocri».
Mi fermo qui, perché sempre più spesso il concetto è ribadito dai giornali.
Università in quasi tutte le province
Sono ben 78 le università sul territorio nazionale (a fronte di 110 province). La tabella che segue le riepiloga. In alcune regioni, quali la Lombardia e il Lazio, sono più le università che le province (12 contro 9 in Lombardia; e ben 11 contro 5 nel Lazio).

