Il mondo di Guatri
2026/12
Aldo Amaduzzi
Romagnolo di Savignano, aveva il «sangue caldo» dei suoi corregionali. Generoso con tutti, fu uno degli aziendalisti di spicco del Novecento.
Da lui ho molto appreso.
La «maturità» alla cattedra
Quando fu indetto il concorso alla cattedra di Ragioneria del 1951 (il primo dopo la guerra), il mio Maestro Gino Zappa mi chiamò e mi disse che:
- non si sarebbe presentato alle elezioni, in quanto voleva che al concorso partecipassero tre suoi allievi e quindi si sarebbe trovato in stato di «incompatibilità» (anche se gli altri ordinari si comportavano in modo contrario: l’idea dell’incompatibilità non li sfiorava nemmeno);
- fra i tre allievi avrebbe presentato anche me. Gli feci notare che non avevo ancora 24 anni e che mi ero laureato da meno di due. Rispose: «Questo che vuol dire? Contano le opere...».
Non ammise discussioni: dovetti presentarmi. Nella primavera del 1951 scrissi in due mesi il libretto La diversificazione dei prezzi: quello che poi risultò l’ultimo libro della collana bocconiana diretta dal Maestro.
Ripensandoci oggi, che ho superato gli 86 anni (e che nella mia vita ho portato alla cattedra 12 allievi), debbo dire che quella decisione del Maestro fu per me da un lato un bene, in quanto mi consentì di raggiungere il premio della «maturità», con il voto favorevole dei 3 massimi docenti dell’epoca dopo Zappa (Amaduzzi, Ceccherelli, Onida). E questo mi aprì le porte all’incarico all’Università di Genova, dove mossi i primi passi come responsabile di un corso fondamentale (Tecnica industriale e commerciale), e accrebbe le mie «quotazioni» in Bocconi, l’università che non ho mai lasciato. Ma fu anche un male in quanto generò contro di me invidie e ostracismi per alcuni anni: ero ancora giovanissimo, ma ero «maturo», un abbinamento innaturale, che vissi con qualche difficoltà.
La vita a Genova
Il rapporto a Genova con Aldo Amaduzzi fu sempre cordiale, amichevole. Lì vi era come assistente volontario Michele Burnengo, che è stato un vero amico. È stato lui a farmi conoscere Arenzano e la Pineta, dove tuttora trascorro diversi mesi all’anno (in inverno e in estate)[5].
La facoltà di Economia e Commercio di Genova si trova (oggi come allora) sopra piazza Corvetto. Prendevo alloggio – quando vi andavo per due giorni la settimana – in un hotel situato proprio in piazza e con 100 metri di salita giungevo in facoltà, dove svolgevo le mie lezioni.
Ciò che mi impressionava di più, allora, era il carattere degli studenti, rispetto ai bocconiani: pur attenti, gelidi, non ridevano mai a una battuta. Mi resi conto nel tempo che questo è il modo di essere dei genovesi, avari in tutto, anche nel sorridere alla battuta (ricordate le commedie di Gilberto Govi, il grande attore che amo tuttora?).
A Genova conservai l’incarico di Tecnica industriale e commerciale, succedendo a Salvatore Sassi, che si trasferì a Napoli (in un primo tempo all’Istituto Navale, poi alla facoltà di via Partenope), per un paio d’anni, finché – d’accordo con Amaduzzi – la cedetti a Giorgio Pivato, che aveva vinto il concorso a cattedra. Ricordo nitidamente l’incontro a pranzo in casa Amaduzzi, dove predisponemmo, di comune accordo, il piano. Anche se il preside del tempo, l’economista Chessa, mi ammoniva di non farlo. Al contrario, lo feci, pur rimanendo a Genova ancora per alcuni anni a insegnare materie complementari. Poi, a mia volta, nel 1960, vinsi a 33 anni il concorso a cattedra.
Aldo Amaduzzi mio successore all’Università Cattolica
Per quanto sembri incredibile, nel 1963 Tommaso Zerbi, titolare di Ragioneria all’Università Cattolica, voleva chiamarmi da Parma per coprire la cattedra di Tecnica industriale e commerciale. Sarei stato disposto a farlo, per ritornare nella mia Milano. Sennonché Giordano Dell’Amore si oppose fermamente: «posso consentire a un incarico, non alla cattedra. Altrimenti ti bruci la Bocconi» (fu così che attesi ben altri 6 anni per tornare – nel 1969 – alla mia Università, che da 64 anni non ho mai lasciato). Per sanare la «ferita», Zerbi convinse Amaduzzi ad assumere per qualche tempo l’incarico di Tecnica industriale e commerciale. In quel periodo Aldo Amaduzzi e la moglie Maria furono diverse volte nostri ospiti in via Sismondi 6 (o al sottostante Tennis Club Lombardo). Il figlio Antonio prese casa in via Dall’Ongaro, a 100 metri di distanza, dove abitavano, dopo la pensione, anche mio padre e mia madre.
La vita
La vita incredibile di Aldo Amaduzzi, romagnolo di Savignano di Romagna, ce la racconta, con parole commosse, il figlio Antonio, che le scrisse a Bergamo nel giugno 1991:
Aldo Amaduzzi, mio padre, ci ha lasciato, passando repentinamente dalla vita attiva, lucida e operosa, sempre produttrice di idee, alla morte, avvenuta a Roma il 27 maggio 1991.
Con Lui si spegne una generazione di studiosi, la generazione che nella continuità della storia ottocentesca, nella piena conoscenza e nel rispetto dei risultati conseguiti nel passato, ha costruito l’Economia aziendale, lasciando a noi un patrimonio indistruttibile di pensiero e di opere.
Una generazione che con metodo deduttivo, sempre supportato però da un’attenta osservazione dello svolgersi della realtà del mondo, ha elaborato schemi logici di pensiero, teorie di carattere generale quali guide per indirizzare e continuare gli studi nel futuro.
[…] Mi aggiro nella mia biblioteca; alla finestra vedo la città bassa con le prime luci che si accendono, quasi ad anticipare il buio incombente, un paesaggio bellissimo che non potremo mai più fargli vedere come idea per un Suo quadro.
Torno tra i libri, nel settore dedicato ad Aldo Amaduzzi studioso, ormai un archivio, composto nel tempo in silenzio, pazientemente. Libri, saggi, recensioni, lettere, foto.
Mi domando come ordinare questo archivio, come analizzarlo. Per ora getterò solo frammenti di ricordo, per un futuro ricordo più totale e compiuto, per una storia sistematica su cui ci sarà molto da lavorare, su cui altri lavoreranno meglio di me.
Il Suo primo lavoro è del 1926, l’ultimo del febbraio 1991. Sessantacinque anni di ininterrotta operosità scientifica, sistematica, svolta con continuità rara e ammirevole, come si può riscontrare dall’elenco cronologico delle pubblicazioni della sua opera omnia, che per noi viene a costituire un punto di riferimento nella continuità della vita e degli studi.
Il primo lavoro a stampa fu pubblicato nel 1926 della Rivista Italiana di Ragioneria ed Economia Aziendale, che è stata continua testimone delle sue ininterrotte fatiche, nella Collana Manuali d’Organizzazione Aziendale e Ragioneria Applicata. L’opera era la sua tesi di laurea dal titolo «La fusione delle imprese», discussa nel novembre 1925 con il Maestro Gino Zappa. In essa venivano esposte considerazioni sintetiche, nell’ambito della concezione economicoaziendale, in merito a quella forma di concentrazione di aziende che era di particolare attualità in quel momento della vita economica.
Subito dopo iniziò la composizione, senza interruzioni, di diversi saggi, con i quali si proponeva di delineare le risoluzioni di alcuni problemi anche allo scopo di contribuire obiettivamente, con ricerche parziali, all’indagine di una rinnovata linea dottrinale negli studi di ragioneria.
[…] Alcuni di questi saggi riflettono da vicino gli insegnamenti ricevuti da Gino Zappa come: «La Teoria della Rilevazione Contabile del Reddito», «Capitali fissi e circolanti nell’economia sociale. Immobilizzazioni e disponibilità nell’economia aziendale», «Critica alla visione statica del capitale di funzionamento. La vita aziendale e lo schema di una trattazione di ragioneria».
Nato nel 1904, dopo la laurea del novembre del 1925 aveva iniziato subito l’insegnamento della Computisteria e della Ragioneria in qualità prima di supplente nel R. Istituto Tecnico di Camerino, e poi di vincitore di concorso a Fiume, dove insegnò fino al settembre 1930, quando venne trasferito al R. Istituto Tecnico «Della Porta» di Napoli. […] Nel.1936 vinse la cattedra universitaria e iniziò il suo insegnamento presso l’Università di Catania.
[…] Nell’anno d’insegnamento 1934/35 impartito nel R. Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Roma, curò l’edizione a stampa del primo volume del corso di Ragioneria applicata, aggiungendo la trattazione delle aziende divise e rivedendo notevolmente la parte già elaborata.
Nel periodo successivo al conseguimento della libera docenza, sino alla conquista della cattedra nel 1936, compose le Aziende di erogazione, opera con la quale prospettava e risolveva i primi problemi concernenti l’organizzazione, la gestione e la rilevazione di quella importante e poco studiata classe di aziende.
L’esposizione era improntata alla concezione della dinamica aziendale e, nel rispetto del dettato della dottrina, intendeva dimostrare anche il possesso di un proprio metodo di indagine, atto alla proficua ricerca nei problemi della disciplina professata.
Arrivarono gli anni della seconda guerra mondiale, ma la sua attività continuò con costanza, unità di intenti e piena dedizione all’insegnamento.
Dopo il periodo svolto nell’Università di Catania, dove fu anche preside della facoltà, dal novembre 1939 al 1947 fu a Bari, ricoprendo anche le cariche di preside e di Rettore e promuovendo l’istituzione della Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze, Matematica e il biennio di Ingegneria.
Nel 1940 aveva conseguito la promozione a ordinario.
La Commissione, formata dai professori Ugo Caprara di Torino, Mario Mazzantini di Napoli e Angelo Chianale di Trieste, scriveva nella sua relazione, dopo avere esaminato le opere presentate, tra cui ricordiamo Aspetti di problemi di valutazione, Lineamenti di Ragioneria, Sulla variabilità del processo produttivo nell’amministrazione delle aziende industriali: «Tali scritti rivelano vasta cultura, singolare attitudine all’indagine analitica e alla sistemazione dei fenomeni propri alle discipline aziendali».
Solo lo studio Sulla variabilità del processo produttivo aveva lasciato perplessi alcuni commissari, ma oggi possiamo affermare la centralità di questa opera per comprendere le basi da cui si diparte l’ossatura del pensiero scientifico di Aldo Amaduzzi. In tale volume vengono individuati i fattori interni ed esterni comportanti variabilità e come possono essere risolti i problemi amministrativi conseguenti alla variabilità stessa per dominare il rischio di impresa.
Nell’indagine sulla variabilità del processo produttivo ci sono le premesse per la costruzione della teoria delle condizioni di equilibrio aziendale e del suo modello, le cui linee conduttrici vengono esposte per la prima volta in un saggio pubblicato sulla Rivista Italiana di Ragioneria nel dicembre 1943 e che riteniamo fondamentale per capire la storia del pensiero scientifico di Aldo Amaduzzi.
«La constatazione delle condizioni di razionalità della vita aziendale viene pertanto a costituire la teoria dell’equilibrio economico aziendale, in analogia alla teoria dell’equilibrio economico sociale».
«La teoria delle condizioni è una teoria dinamica espressa in termini quantitativi, determinati con le rilevazioni amministrative, la cui natura deve adattarsi alla stessa natura delle condizioni».
«In tale guisa il sistema della ragioneria, che pareva avesse raggiunto i confini della sua conoscenza, ha trovato nuove vie da percorrere con la concezione dell’economia aziendale su cui si sono incamminati gli studiosi moderni, nuove vie dischiuse dalla composizione teorica dell’economia aziendale in un sistema spaziale e temporale di condizioni di razionalità».
Così scriveva Aldo Amaduzzi nel 1943 anticipando l’opera Il sistema produttivo dell’impresa nelle condizioni del suo equilibrio e nel suo andamento, pubblicata in prima edizione provvisoria a Genova nel 1948.
Intanto nel 1945, alla fine della guerra, si era dedicato a un saggio
«Sui criteri per la composizione di una storia delle dottrine economicoamministrative» in cui esprimeva con vigore la necessità di cogliere l’evoluzione del pensiero nel suo svolgimento nel tempo e nello spazio, piuttosto di una mera raccolta degli apporti dati da vari studiosi secondo l’ottica tradizionale sino allora seguita.
Il 1947 segnò una svolta nella vita familiare con il trasferimento all’Università di Genova dove professò il suo insegnamento e continuò le sue ricerche.
Concluse quindi la sua carriera universitaria giungendo a Roma, la meta agognata, punto di partenza e di arrivo insieme, dove fu trasferito nel 1965 e dove nel 1980 fu nominato Professore Emerito.
[…] Mi aggiro nella mia biblioteca; alla finestra si scorge la città bassa ormai avvolta dal buio della notte. Ma l’archivio dedicato ad Aldo Amaduzzi è illuminato, e anche se solo sfiorato, ci ha permesso questi frammenti di ricordo, solo un invito a qualcosa di più grande, profondo e compiuto.
Egli ha avuto tanti allievi, in tempi e spazi diversi, grandi e piccoli, e solo la storia del futuro dirà quali siano gli uni e gli altri.
Nel 1955 Gino Zappa, il suo primo Maestro, gli scriveva da Venezia:
«Caro Amaduzzi, Le sono molto grato per il Suo dono gentile. Le dico anche la mia gratitudine per una nota e per un inciso inseriti nella Sua ultima bella pubblicazione sull’Azienda. Non badi a dicerie o a invidie. Non ebbi mai, né ho successori patentati. Appartengono alla mia scuola soltanto coloro che, avendo percorso con me i primi passi, sanno procedere oltre i limiti da me raggiunti. Prosegua dunque con fermo animo per il cammino iniziato, sempre scrivendo dopo la necessaria riflessione e le indispensabili osservazioni concrete, sempre avendo l’occhio e la mente fissi all’Alto Monte, dal quale solo proviene la luce che illumina la strada agli uomini di buona volontà. I miei auguri e i miei voti La accompagnano nella dura ascesa».
E ora è giunta la fine della dura ascesa; Aldo Amaduzzi, mio padre, ha compiuto tutta la strada, illuminata dall’Alto Monte, verso cui ha sempre avuto l’occhio e la mente. Il lungo viaggio è finito. Una sua tela dipinta, posta vicino ai suoi libri, nell’archivio della nostra memoria, appare con i suoi dolci colori, tenui e trasparenti. Una brezza triste filtra tra gli ulivi in primo piano, e va verso le cime delle colline ormai completamente avvolte dal buio della notte.
A mia volta scrivevo:
Lo scorso maggio è deceduto, all’età di 87 anni, il professor Aldo Amaduzzi. La sua scomparsa, che segue di pochi mesi quella di Ugo Caprara, significa che il drappello dei primi Maestri dell’economia aziendale, discepoli di Gino Zappa negli anni Venti e nei primi anni Trenta, si è ormai estinto. Sono gli uomini che hanno costruito, con Zappa, l’economia aziendale; che hanno portato gli antichi studi ragionieristici a dignità scientifica.
La cultura aziendale italiana, pur in questa fase di rapido rinnovamento, è ancora segnata dai risultati delle loro ricerche, delle teorie che hanno formulato. Teorie che esigono bensì di essere aggiornate e rinnovate, ma che segnano sul piano storico una tappa d’importanza fondamentale, una tradizione preziosa che non dev’essere e non sarà dispersa.
Per ricordare degnamente Aldo Amaduzzi, che fu un riferimento fondamentale e mai dimenticato delle mie ricerche giovanili, riproduciamo le ispirate pagine che il degno figlio, professor Antonio Amaduzzi, gli ha dedicato sulla Rivista di Ragioneria ed Economia aziendale.
La variabilità del processo produttivo nelle aziende industriali: l’opera più significativa
Scrive Antonio Amaduzzi nell’introduzione di quest’opera di un fatto che pochi conoscono. Il padre di Aldo Amaduzzi ebbe dieci figli: cinque con nomi che cominciano per la lettera A e cinque con altre lettere. Questi ultimi morirono prematuramente. Da quel momento tutti gli Amaduzzi, per scaramanzia, si chiameranno per nome con la lettera A: Aldo Amaduzzi, Antonio Amaduzzi, Andrea Amaduzzi.
Traggo da quest’opera magistrale (che non fu adeguatamente compresa) alcuni passi che ne dimostrano la grandezza. Avverto che il modo di scrivere, quasi ottocentesco (Aldo Amaduzzi è nato nel 1904!), va contestualizzato all’epoca. Non è proprio il linguaggio assolutamente ottocentesco di Zappa, ma non ne siamo molto lontani.
Sono particolarmente affezionato a questo passo:
Ciò non toglie peraltro che la pratica debba in qualche modo risolvere il problema della determinazione congetturale dei costi di prodotto, per una più consapevole amministrazione d’impresa […]. Vuol dire che la determinazione congetturale troverà motivo di corretto orientamento nella consapevolezza delle complementarietà dimostrate.
Questo Amaduzzi scrisse nel 1937; anch’io ebbi, con il mio Maestro Zappa, problemi non diversi, quando scrissi I costi d’azienda[6]. Ancora:
Ora, se riesce difficile determinare il grado di utilità dei vari fattori complementari che contribuiscono all’ottenimento dell’unico prodotto, si comprende che riesce ancora più difficile scindere il processo di utilizzazione della combinazione produttiva[7].
Significativo è anche l’accenno alle relazioni tra imprese e mercati:
Le circostanze di impresa e di mercato che influiscono sullo svolgimento del processo produttivo nell’impresa sono relative alla configurazione di due sistemi tra loro correlati: il sistema dell’ambiente nel quale l’impresa vive e il sistema dell’impresa stessa. Data l’indole della nostra disciplina e lo scopo della nostra ricerca, dobbiamo considerare il sistema dell’impresa come un sistema economicotecnico, e pertanto porre in relazione tale sistema con il sistema ambientale, considerato nelle sue manifestazioni economicotecniche.
Nell’aspetto finanziario:
I finanziamenti legano l’impresa alle condizioni generali del mercato finanziario, contrassegnate dalla capacità di offerta del risparmio e dall’altezza del saggio d’interesse e di sconto, alle condizioni specifiche del mercato dei prestiti richiesti, alle condizioni dell’amministrazione, e infine alle condizioni generali che determinano la capacità di acquisto della moneta durante il periodo in cui viene utilizzato il finanziamento. I finanziamenti d’impresa debbono alimentare il processo produttivo – con le proprie esigenze – e in modo che questo consenta la corresponsione degli interessi sui prestiti ottenuti, e pervenga a tali profitti, leciti e giusti, che remunerino adeguatamente, in relazione al grado di rischio corso, i capitali investiti, e soddisfino anche per la loro distribuzione nel tempo, l’attività erogativa del soggetto.
Sulle previsioni (oggi diremmo sui «Piani»):
Le previsioni compiute dall’impresa all’atto della sua istituzione riguardano vari aspetti delle circostanze d’impresa e di mercato. Le previsioni riguardano cioè:
la qualità delle circostanze, come forze condizionanti lo svolgimento del sistema di azienda;
la loro intensità;
la loro durata di esplicazione;
il loro modo di distribuzione nel tempo.
La possibilità del mantenimento dell’andamento previsto di azienda sarà dunque in funzione del grado di attendibilità delle previsioni di questi vari aspetti.
Ora, i poteri di previsioni di un amministratore sono necessariamente limitati. Uno scarto tra i dati accertati e i dati previsti è da ammettersi come ipotesi più corrispondente alla realtà.
Solo però che fino a certi limiti gli scarti, pur producendo la variabilità dell’economia prevista del sistema d’impresa, non ne alterano la possibilità di ritorno alla normalità.
Oltre certi limiti invece gli scarti tra previsioni e accertamenti possono produrre situazioni non risanabili, situazioni di depressione nelle quali i poteri reattivi non siano sufficienti per far ritornare la normalità e poi la prosperità.
Sul tema delle crisi d’impresa (come oggi diremmo):
Gli accorgimenti con i quali l’amministratore dell’azienda potrà tentare il ripristino delle condizioni di produttività normale, quando questa sia stata lesa, o l’accrescimento prudente e non perturbatore della produttività data, sono infatti molteplici. Essi sono peraltro l’espressione di un unico principio orientatore: rendere il più possibile elastica la struttura dell’unitario sistema produttivo, sicché questo possa il più possibilmente e convenientemente adattarsi a mutare circostanze d’impresa e di ambiente[8].
L’opera scientifica
L’ampia bibliografia di Aldo Amaduzzi è riportata nel Riquadro 1.
Riquadro 1 L’opera scientifica di Aldo Amaduzzi (libri)
1926 – La fusione delle imprese, Rivista Italiana di Ragioneria, Roma
1930 – Note di economia aziendale, Bertani e Margelloni, Savignano sul Rubicone
1932 – Ragioneria applicata alle società commerciali, associazioni in partecipazione, commissioni e rappresentanze, aziende divise, Cedam, Padova
1936 – Aziende di erogazione. Primi problemi di organizzazione, gestione, rilevazione, Principato, Milano
1937 – Studi vari di ragioneria (pubblicati in varie riviste dal 1926 al 1935), Principato, Milano; Aspetti di problemi di valutazione nei bilanci delle imprese commerciali, Cedam, Padova
1938 – Lezioni di ragioneria. Fasc. I: Introduzione. Aspetti di organizzazione aziendale, Cedam, Padova
1939 – Sulla variabilità del processo produttivo nella amministrazione dell’azienda industriale, Giuffré, Milano; Ragioneria applicata alle aziende mercantili operanti all’ingrosso, Ferri, Roma
1942 – Ragioneria generale. Volume I: Economia generale delle aziende, Macrì, Firenze
1946 – Calcolo commerciale, Bozzi, Genova
1948 – Sui procedimenti della ragioneria, Andriola, Bari; Il Sistema produttivo dell’impresa nelle condizioni del suo equilibrio e del suo andamento, Bozzi, Genova; Computisteria, ragioneria e pratica commerciale, Principato, Milano
1949 – Il sistema d’impresa nelle condizioni prospettive del suo equilibrio, 2a ed. aggiornata, Signorelli, Roma (3a ed. 1956); Conflitto ed equilibrio di interessi nel bilancio dell’impresa, Cacucci, Bari; Ragioneria generale. Economia generale delle aziende, Macrì, Firenze
1950 – Ragioneria generale. Volume II: I procedimenti della rivelazione, Macrì, Firenze; Ragioneria applicata alle aziende mercantili operanti all’ingrosso, Cacucci, Bari
1951 – Logica dell’operare di banca, Giappichelli, Torino (2a ed. 1961)
1952 – Argomenti speciali di ragioneria, Cacucci, Bari
1954 – Le gestioni commerciali operanti all’ingrosso, vol. III del Trattato di Ragioneria, Utet, Torino
1955 – Compendio di ragioneria metodologica, Macrì, Firenze
1956 – Nozioni di contabilità, Signorelli, Roma (in collaborazione con Myriole Corrias)
1957 – Economia degli impianti delle imprese industriali, Bozzi, Genova; Ragioneria generale, Signorelli, Roma (con Lina Vassallo); Rapporti della Banca con la clientela, Cassa di Risparmio,Genova; L’azienda nel suo sistema e nell’ordine delle sue rilevazioni, vol. I del Trattato di Ragioneria, Utet, Torino
1959 – La contabilità dei costi, Bozzi, Genova (1a ed.), Kappa, Roma (2a ed., 1974)
1961 – Le gestioni comuni, vol. II del Trattato di Ragioneria, Utet, Torino (2a ed. 1978)
1965 – Sull’economia delle aziende pubbliche di erogazione, Giappichelli, Torino; Ricerche di economia delle aziende industriali, Utet, Torino
1968 – Manuale di contabilità aziendale, Utet, Torino
1970 – Tematica sui bilanci delle società azionarie, Kappa, Roma
1971 – Aritmetica aziendale, Bozzi, Genova
1975 – I bilanci di esercizio delle imprese, Utet, Torino (2a ed. 1977, 3a ed. 1982)
1978 – L’azienda nel suo sistema e nell’ordine delle sue rilevazioni, Utet, Torino, 3a ed.
1984 – Le gestioni commerciali, Utet, Torino, 3a ed. (con Paolo Emilio Cassandro e Giuseppe Paolone)
1986 – I bilanci di esercizio delle imprese, Utet, Torino, 4° ed. (con Giuseppe Paolone)
1987 – Le gestioni comuni a imprese in funzionamento ed a procedure speciali, Utet, Torino (con Giuseppe Paolone)
Il pittore
Aldo Amaduzzi è stato un uomo poliedrico: non solo scienziato, ma anche pittore. Ha dipinto una serie amplissima di quadri (come abbiamo letto nel ricordo del figlio Antonio). Di due di queste mi fece dono e li tengo ancora appesi, in suo ricordo, in casa: un ritratto di Savignano di Romagna, il suo paese nativo, e Fiori e Mandolino: ambedue inconfondibilmente firmate «amal», come sempre usava all’inizio della sua attività artistica.
Questo mi induce a qualche riflessione. Io non ho saputo fare altro che scrivere: libri, lavori professionali ecc. (e con me molti altri). Ma quanto sarebbe stato bello diversificare gli interessi! Tuttavia occorre, a questo fine, un dono specifico: la capacità artistica, che pochissimi hanno. Aldo Amaduzzi aveva anche questa.
Ha lasciato, in tal modo, ricordi che si vedono e si godono in un istante: basta uno sguardo.
Gli allievi
Aldo Amaduzzi fu molto selettivo coi propri allievi (erano peraltro tempi molto diversi da oggi; le cattedre erano una rarità: si pensi inoltre che durante le due guerre che attraversarono la sua vita di «concorsi» non si parlò affatto: per un totale di circa 15 anni)[9]5. Il più ricordato è certamente Paolo Emilio Cassandro, pugliese di Barletta (dove nacque nel 1910), la cui vita è sintetizzata dal Riquadro 2[10]. Ebbe molti altri allievi, tra cui il più affezionato e continuatore della sua opera fu sicuramente Enrico Cavalieri.
Riquadro 2 Profilo di Paolo Emilio Cassandro
- Paolo Emilio Cassandro consegue la laurea con lode presso il Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Bari nel luglio 1930
- Nel 1933 vince una borsa di studio del ministro della Pubblica Istruzione per il perfezionamento all’estero. Recatosi in Germania, frequenta i corsi di economia aziendale alla Handelshochschule di Berlino
- Nel 1940 insegna Ragioneria generale presso la facoltà di Economia e Commercio di Bari
- Nel 1950 vince il concorso per ordinario di Ragioneria generale e applicata all’Università degli Studi di Catania
- Nel 1963 tiene un corso di lezioni all’Università di Asmara
- Tra il 1963 e il 1964 svolge cicli di seminari presso l’Università di Napoli
- Nel 1969 è eletto preside della Facoltà di Economia e Commercio di Bari (attualmente Facoltà di Economia di Bari)
- Nel 1970 è nominato pro-rettore dell’Università di Bari
- Nel 1971 è chiamato a ricoprire la I° cattedra di Ragioneria generale e applicata della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma
Le opere principali
- Trattato di ragioneria: l’economia delle aziende e il suo controllo, Cacucci, Bari, 1992
- La formazione e la determinazione dei costi nelle imprese industriali, Cacucci, Bari, 1976
- Le aziende: principi di ragioneria, Cacucci, Bari, 1975
- La pianificazione aziendale, Cacucci, Bari, 1968
- L’incidenza dei fattori produttivi a lungo termine sul risultato economico di periodo, Cacucci, Bari, 1950
È nel Golf della Pineta che negli anni Sessanta appresi questo gioco, al quale mi affezionai, tanto che – saltuariamente – lo pratico ancora oggi. Una scoperta rilevante!
I costi d’azienda. Metodologie per il calcolo e l’analisi dei costi di produzione nell’industria, nell’agricoltura, nel commercio e nella banca (Giuffré, Milano, 1954). Su questo scrive Tullio Bagiotti, nella Storia dell’Università Bocconi 1902-1952: «Parola diversa meriterebbero tuttavia i lavori del Guatri, il giovane studioso che compiva il primo quarto di secolo con cinque libri nella sua faretra, i quali (alludiamo specialmente ai Rendimenti) potrebbero cospirare in pieno ossequio a mettere a nudo una contraddizione latente nella dottrina economicoaziendale: quella che sopra s’è ricordata a proposito dell’opera del Maestro».
Ivi, p. 52.
Ivi, p. 112.
Infatti i concorsi a cattedra ripresero 23 anni dopo le guerre. Quindici anni su quarantuno sono circa 1/3 (ordinario nel 1939, tre anni dopo la vittoria a cattedra, cioè straordinario; nominato emerito a Roma nel 1980).
Fonte: Wikipedia.