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Il mondo di Guatri

2026/12

Luigi e Paolo Caccia Dominioni

Due cugini ingegneri, di grande valore. Notissimo architetto il primo, le cui opere sono ancora attuali e ben note. Militare, ingegnere e scrittore il secondo, medaglia d’oro al valore militare

Luigi Caccia Dominioni: le opere

Dove mi trovo a scrivere in questo momento? Nella mia casa a Milano in via Massena 18, una delle opere di Luigi (detto confidenzialmente Gigi, come me!) Caccia Dominioni (foto a p. 147). Uno dei più grandi architetti e inventori milanesi.

Abito all’ottavo piano di un palazzo di nove, costruito nel 1959/63 (foto a p. 148), che prospetta su un grande giardino. Un palazzo in cui si riconosce il suo stile: 400 metri per piano, con un ascensore rotondo, la chiusura fatta di tapparelle che circondano tutto l’edificio (difficili da chiudere!). Nel bene e nel male questa è la casa. Mia moglie Lina teneva a sottolineare che gli interni della casa l’architetto li aveva studiati col suo concorso.

E prima di abitare qui avevo già abitato in via Sismondi (angolo viale Campania) in una bellissima casa da lui costruita (detto il «palazzo delle cartiere Ambrogio Binda»), dove sono nate le mie quattro figlie (mentre Giorgio è nato in via Massena): un palazzo costruito dalla Generale Immobiliare che per 7-8 piani si eleva «a gradini», corrispondenti ad ampie terrazze. Io acquistai un appartamento al sesto piano, affacciato sul Tennis Club Lombardo (dove giocavo qualche volta; e ne ero diventato socio).

* * *

Le opere principali di Luigi Caccia Dominioni fino al 1975 sono riportate nel Riquadro 1.

Nel 1975 si trasferisce nel Principato di Monaco, dove costruisce il grattacielo di Parc Saint Roman. Al 1989 risalgono il progetto per la sistemazione di piazza Santo Stefano a Bologna e lo studio per la pedonalizzazione all’interno della Fiera di Milano, al 1990 il Centro Ekotecne tra Lecce e Monteroni e al 1996 le realizzazioni del complesso residenziale a Garbagnate. Nel 1997 è la volta della sistemazione di piazza San Babila a Milano, dei progetti per la sistemazione di parte del palazzo sede della Banca Popolare di Verona realizzata da Carlo Scarpa e della risistemazione della Facoltà di Agraria a Bologna. Del 1997 sono il complesso civico e la chiesa di San Giuseppe a Morbegno; del 1999 la nuova sede del setificio Ratti a Guanzate[24], i supermercati Esselunga a Macherio, Piacenza e Milano Rubattino.

Riquadro 1  Le principali opere di Luigi Caccia Dominioni (1940-75)

1940 Radioricevitore Phonola (con Livio e Piergiacomo Castiglioni)

1947-50 Casa Caccia Dominioni, piazza S. Ambrogio a Milano (ricostruzione della casa di famiglia, andata distrutta)

1949-54 Istituto Beata Vergine Addolorata, via Calatafimi, Milano

1951-57 Fabbricato della ditta Loro Parisini, via Savona, Milano

1953-59 Edifici per uffici in corso Europa, Milano

1954-55 Edificio per abitazioni, via Ippolito Nievo 28/1, Milano

1957-64 Complesso edilizio, corso Italia, Milano

1958-60 Edificio in via S. Maria della Porta, Milano

1959-63 Edificio per abitazioni, via Massena, Milano

1960-61 Edificio in piazza Carbonari, Milano

1963-64 Edificio in corso Monforte, Milano

1964-65 Edificio per abitazioni, via Ippolito Nievo 10, Milano

1965-66 Biblioteca Vanoni, Morbegno

1966 Palazzo delle cartiere Binda, Milano

1967-75 Complesso residenziale S. Felice, Milano (con Vico Magistretti)

All’interno della chiesa di Sant’Ambrogio vi è una sua opera importante che rimodella la base dell’altare. Fu un intervento molto discusso, come del resto la sistemazione di piazza San Babila.

Luigi Caccia Dominioni: l’uomo

Luigi Caccia Dominioni nasce a Milano il 7 dicembre 1913. Figlio dell’avvocato Ambrogio, già sindaco della città di Morbegno in Valtellina, e di Maria Paravicini, vive la sua giovinezza nel cuore del capoluogo lombardo, nella casa di famiglia di piazza Sant’Ambrogio, luogo significativo anche per la sua carriera professionale.

Si noti un fatto che ne rivela senza dubbio la milanesità: è nato il giorno di Sant’Ambrogio, in piazza Sant’Ambrogio e il padre si chiamava Ambrogio.

Nel 1931 si iscrive alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano dove incontra, anch’essi studenti, i fratelli Castiglioni; Bernasconi, che lavorerà poi per l’Olivetti; Peressuti e Rogers; Zanuso; Renato Castellani, Lattuada e Comencini, che saranno registi cinematografici. Grazie alla guida di due straordinari docenti, Moretti e Portaluppi, in questo gruppo di giovani emergono passioni e talento. Come dichiara lo stesso Caccia Dominioni: «… si imparava a far progetti, si capiva se avevamo una vocazione, se la nostra era una missione».

Nel 1936 consegue la laurea in Architettura e apre uno studio professionale con i fratelli Livio e Piergiacomo Castiglioni. Nonostante siano gli anni difficili del fascismo e dell’autarchia, a ridosso della seconda guerra mondiale, grande è l’entusiasmo per l’architettura.

La sua intensa attività professionale si fa necessariamente discontinua a causa del richiamo al servizio militare come ufficiale dell’esercito (1939) e durante la seconda guerra mondiale (1941/43). Nel 1941 sposa Natalia Tosi, dalla quale avrà tre figli.

Nel 1943 si rifugia in Svizzera (non risponde alla chiamata della Repubblica di Salò) dove resta fino al 1945. Al suo rientro apre un proprio studio professionale in uno degli appartamenti della storica dimora di famiglia, il palazzo in piazza Sant’Ambrogio distrutto dai bombardamenti e realizzato nuovamente su suo progetto sul sedime dell’antica residenza.

La sua presenza era elegante, non aggressiva e discreta.

È stato un maestro che non ha insegnato ufficialmente in qualche università, ma un maestro in campo. Erano note le due scuole di pensiero che riguardavano la pratica del disegno: la prima secondo cui si disegnava tutto sulla carta come facevano AlbiniHelg, l’altra che preferiva, come il nostro, si disegnasse sui muri in cantiere discutendo con i capomastri e gli esecutori.

Subito dopo la guerra, nel 1945, quando Milano pensava alla sua ricostruzione, un piccolo gruppo di persone tra cui il nostro e Lodo Belgiojoso si batterono per ricostruire il Teatro alla Scala com’era e vi riuscirono.

Paolo Caccia Dominioni

Non meno noto di Luigi è Paolo Caccia Dominioni (1896-1992), che è stato un militare, scrittore e ingegnere italiano. Prendendo spunto da Wikipedia, ripercorriamone la vita (foto a p. 147).

Di nobile famiglia lombarda, Paolo Caccia Dominioni visse l’adolescenza al seguito del padre diplomatico in Francia, in Austria-Ungheria, in Tunisia e in Egitto. Tornato in Italia nel 1913 si iscrisse al Politecnico di Milano, facoltà di Ingegneria. Trasferitosi a Palermo, allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò volontario.

Dopo un primo periodo come soldato semplice in forza al 10° bersaglieri nella sede di Palermo, frequentò il corso ufficiali a Torino dal novembre 1915 al marzo 1916. Venne quindi assegnato al Genio Pontieri, dove, divenuto tenente, nel maggio del 1917 si guadagnò una medaglia di bronzo al valore militare, per il forzamento dell’Isonzo nei pressi di Canale (oggi in Slovenia) durante il quale fu ferito. Dietro sua richiesta venne trasferito a una sezione lanciafiamme, di cui disegnò lo stemma di specialità, operante in prima linea sul Carso nell’agosto 1917, dove riportò una seconda ferita alla mano.

Dopo la ritirata di Caporetto dell’ottobre/novembre 1917, fu trasferito in seconda linea nella valle del Brenta, dove fu raggiunto dalla notizia della morte in combattimento del fratello Cino, sottotenente del 5° alpini, il 29 gennaio 1918.

Trasferito in Libia nell’aprile 1918, venne adibito a servizi di guarnigione nei dintorni di Tripoli, dove lo sorprese l’annuncio della vittoria (4 novembre 1918). Ammalatosi di influenza spagnola, venne rimpatriato nel maggio 1919 e congedato l’anno seguente. Terminati gli studi, dopo un iniziale avvicinamento al fascismo, se ne distaccò trasferendosi in Egitto nel 1924, dove avviò la propria attività professionale, progettando importanti edifici in tutto il Medio Oriente.

Richiamato una prima volta nel 1931, prese parte a una spedizione (di carattere esplorativo) operante nell’estremo sud del deserto libico, il che gli valse il grado di capitano. Richiamato ancora in servizio per la guerra d’Etiopia nel 1935, venne dapprima impiegato in una missione di intelligence in Sudan, poi in una pattuglia esplorante aggregata alla colonna Starace, partecipazione che gli fruttò la croce di guerra al valor militare.

Nel 1941 venne richiamato in servizio per la quarta volta e assegnato al Servizio Informazioni Militare. Insoddisfatto, ottenne di essere assegnato alla neocostituita specialità del Genio Guastatori Alpino; destinato in un primo momento in Russia, nel luglio 1942 gli fu affidato il comando del 31° Battaglione Guastatori d’Africa del Genio.

Partecipò alla prima battaglia di El Alamein e quindi alla seconda nel novembre 1942, riuscendo a sfuggire all’accerchiamento con il suo battaglione, unico reparto superstite del X Corpo d’armata italiano. Per questo venne decorato di medaglia d’argento al valor militare.

Dopo un periodo di convalescenza, nel maggio 1943 si fece promotore della ricostituzione del Battaglione Genio Guastatori Alpini, assumendone il comando fino all’8 settembre 1943. Sfuggito alla cattura tedesca, si dà alla macchia entrando nel gennaio 1944 a far parte della 106a brigata partigiana Garibaldi.

Nella Resistenza, dopo varie vicende, arrivò ad assumere la carica di capo di stato maggiore del Corpo lombardo Volontari della Libertà nell’aprile 1945. Per la partecipazione alla lotta partigiana gli verrà concessa la medaglia di bronzo al valor militare.

Dopo la fine della guerra riprese la sua attività nello studio di ingegneria del Cairo, e nel 1948 venne incaricato dal governo italiano di redigere una relazione sullo stato del cimitero di guerra italiano di Quota 33 a El Alamein, a cui seguì presto l’incarico di risistemarlo. Ebbe inizio così una missione di recupero che durò circa quattordici anni, in gran parte nel deserto, alla ricerca delle salme dei caduti di ogni nazione, culminando con la costruzione del sacrario italiano da lui progettato (foto a p. 149).

Conosciuta la moglie Elena Sciolette, tornò in Italia, pur frequentando assiduamente il sacrario di Quota 33. Dal 1962 in poi, anche in seguito alla pubblicazione del libro Alamein 1933-1962 che vinse il Premio Bancarella, Dominioni svolse un’intensa attività progettistica di sacrari e cappelle commemorative dei caduti italiani della seconda guerra mondiale, unita a una fertile attività letteraria e illustrativa sul tema delle proprie vaste esperienze belliche, che gli fruttò diversi premi e riconoscimenti (tra i quali il San Valentino d’oro della Città di Terni).

Nel 2002, in occasione del 60° anniversario della battaglia di El Alamein, il presidente della Repubblica ha concesso al tenente colonnello Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo la medaglia d’oro al merito dell’Esercito «alla memoria» con la seguente motivazione:

Già Comandante del 31º Battaglione Guastatori del Genio nelle battaglie di El Alamein, assuntasi volontariamente, dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’alta e ardua missione di ricerca delle salme dei caduti di ogni nazione, disperse tra le sabbie del deserto egiziano, la svolse per oltre 12 anni, incurante dei disagi, dei sacrifici e dei rischi che essa continuamente comportava.

Con coraggio, sprezzo del pericolo, cosciente ed elevata preparazione tecnico-militare, condusse personalmente le ricerche tra i campi minati ancora attivi, venendo coinvolto per ben due volte nell’esplosione delle mine, sulle quali un suo gregario fu seriamente ferito e ben sei suoi collaboratori beduini rimasero uccisi.

Per opera sua oltre 1500 salme italiane disperse nel deserto, unitamente a più di 300 di altra nazionalità, sono state ritrovate. Altre 1000, rimaste senza nome, sono state identificate e restituite, con le prime, al ricordo, alla pietà e all’affetto dei loro cari.

4.814 caduti riposano oggi nel Sacrario Militare Italiano di El Alamein, da lui progettato e costruito, a tramandarne le gesta e il ricordo alle generazioni che seguiranno.

Ingegnere, architetto, scrittore e artista, più volte decorato al valore militare, ha lasciato mirabile traccia di sé in ogni sua opera, dalle quali è derivato grande onore all’Esercito Italiano, sommo prestigio al nome della Patria e profondo conforto al dolore della comunità nazionale duramente provata dai lutti della guerra.

1

Ricordo che qui si tenevano le assemblee della Ratti, società quotata in Borsa, quando ero nel Consiglio d’Amministrazione con presidente Antonio Ratti.