Il mondo di Guatri
2026/9
Domenico Guatri (Trezzo Sull’adda 1909 - Repubblica di San Marino 1938)
Il terribile 10/10/1938
Quella di Domenico è una storia straziante, che ho vissuto da ragazzo (avevo 11 anni). Partiamo dalla fine (Caravaggio BG 10/10/1938): arrivano trafelati a casa nostra, di mattino mio zio Giovanni, con mio padre Edmondo (da cui è passato poco prima nel suo ufficio di capozona delle «Forze idrauliche di Trezzo sull’Adda, società del Gruppo Edison). Li vedo disperati. Chiedono subito a me e a Beppe (che di anni ne aveva 9) di percorrere le poche centinaia di metri che separano la nostra casa da quella di zio Mario in piazza Garibaldi, a fianco del palazzo Comunale. Corriamo e saliamo le scale: con Mario e zia Lina (Franco ha solo 1 anno) dicemmo trafelati: «zio corri da noi, è morto zio Domenico». «Cosa dite mai?»1 E correndo con noi e più di noi zio Mario si precipita a casa nostra. Qui tutti piangono, travolgendo tutti nella disperazione (anche mamma Rosa era in lacrime…).
Poi padre Edmondo organizza subito (chiamando un autista fidato) un viaggio a San Marino. Nel frattempo era stata pure avvertita a Milano la giovane fidanzata di zio Domenico (Adriana), che qualche giorno dopo rivedemmo ai funerali celebrati a Trezzo sull’Adda: la ricordo, giovane e bella, anche se di lei non ho più una precisa memoria): so che per 10 anni, il 10 ottobre tornò sulla tomba di Domenico2.
Don Grisetti, il parroco, officiò la cerimonia.
E poi, tutti insieme, parenti e conoscenti venuti da Milano e trezzesi, ci avviammo al Cimitero.
Qui Domenico fu tumulato in un grande colombario, giusto all’entrata di questa area del Cimitero, dove mio padre dettò l’epigrafe, che dice tra l’altro «Lavoro e studio furono il suo vanto». È l’unica epigrafe, nel cimitero di Trezzo, che non sia stata scritta da me: Edmondo era lo «scrittore» del tempo, proprio davanti allo spazio della sepoltura dei Sacerdoti di Trezzo: qui, anni dopo ebbe la tomba anche il parroco Grisetti, il parroco – sostenitore di Edmondo). Fortunatamente, fino al 1971 (morte prematura di Edmondo) nessun altro Guatri fu seppellito a Trezzo.
Cenni sulla vita di Domenico Guatri
Ho conosciuto poco zio Domenico, come ho detto quando morì io ero un giovane di 11 anni. So, che come Mario, si trasferì giovane con la mamma Francesca in via Pietro Borsieri. Lavorava di giorno e studiava di sera: fu così che si diplomò «perito industriale», con grande successo. Era un giovane di grandissima intelligenza, simpatico, disponibile per la famiglia (si veda il capitolo su Giovanni Guatri e i consigli di cui era prodigo con lui3.
Lo ricordo, pur bambino, alla Centrale dei Dossi, a Valbondione. Ci veniva a trovare quando poteva: rammento i suoi «baffetti» (come si usava ai quei tempi), la sua allegria, la voglia di vivere (ahimè, desiderio mal riposto!).
Note
1. Mia cugina Giuseppina Guatri, la cui memoria anche oltre gli 80 anni è rimasta fresca, ricorda che zio Mario, alla ferale notizia che io e Beppe avevamo dato, cadde svenuto. Tornato in sé si mise a correre.
2. Anche quest’ultimo è un ricordo di Giuseppina Guatri.
3. Si riporta il testo scritto da Giuseppina Guatri: «Verso il 1937 zio Domenico (già avviato a una splendida carriera) lo consiglia di mettersi in proprio costruendo panchine a tavoli da giardino, banchi di vendita, ecc.
Tutti elementi di cemento imitazione di legno, perciò di lunga durata anche all’esterno, (ovviamente non esistevano i materiali d’oggi).
Zio Domenico arrivava a casa nostra sempre dopo le 10 di sera e per noi era “una festa”, era tanto caro ed affettuoso. Giungeva tardi: le automobili erano per i ricchi; perciò doveva attraversare la città con mezzi pubblici.
Aveva organizzato per mio padre alcuni dépliants e una valigetta con gli oggetti in miniatura per le dimostrazioni. Un’idea favolosa. In altri momenti le cose avrebbero potuto anche andare bene, ma la sfortuna – ancora una volta è stata dalla nostra parte, con la tragica morte nel 1938 di zio Domenico. Per tutti è stato un grande dolore».