Il mondo di Guatri
2026/1
Intervento del Professor Stefano Podestà
Stefano Podestà, professore ordinario di Economia delle aziende commerciali presso l’università Bocconi di Milano
Autorità, cari Colleghi, Signore e Signori, stiamo partecipando ad una manifestazione scientifica ed accademica. Ciò risulta chiaramente dalla sede in cui si svolge, l’Aula Magna della più prestigiosa Università italiana, dalla numerosità degli accademici presenti e dalla notorietà degli oratori che mi seguiranno.
Pur tuttavia, essa è una manifestazione inconsueta. Lo testimonia il fatto che il Prof. Guatri, è, una volta tanto, seduto in platea, pur essendo noto che il nostro Rettore, per quanto non ansioso di presenzialismo ad ogni costo, non è persona che accetti con facilità di giocare un ruolo non attivo. In realtà, il nostro caro Prof. Guatri è oggi più che mai al posto giusto e credo che tutti o quasi tutti vorrebbero, almeno oggi, essere al suo posto.
L’eccezionalità dell’avvenimento risiede nel fatto che stiamo partecipando ad una manifestazione accademica festosa.
Su questo punto, intendiamoci bene. L’Università, per quanto istituzionalmente sia chiamata, almeno in astratto, ad innovare e a rinnovarsi continuamente, ama, come tutte le istituzioni, le celebrazioni e le manifestazioni rituali. Ciò avviene in genere con cadenze temporali fisse, come nelle inaugurazioni degli anni accademici, o in altri momenti particolari, ad esempio quando si conclude una ricerca rilevante o una persona si appresta a mutare di ruolo, avendo esaurito il suo compito accademico. Gli episodi che ho menzionato rientrano nella prassi, e della festa hanno solo il carattere rituale e formale, non la sostanza: non c’è nulla infatti di meno festoso, sotto il profilo dell’esperienza umana, che il sottolineare la conclusione di qualcosa o il celebrare l’inizio di un ciclo già sperimentato che esclude sorprese e novità.
Se di festa accademica si tratta, allora, in cosa consiste la sua eccezionalità? Innanzitutto, semplicemente, nella personalità del festeggiato. Ma non solo.
Nell’Università, la redazione di «Scritti in onore» è cosa abbastanza frequente, eccezionale è che ciò avvenga assai prima che 1’«onorato» abbia concluso la sua attività accademica. Luigi Guatri, per quanto moltissimo abbia fatto per la ricerca scientifica e per la nostra istituzione, ha ancora molti programmi da redigere e da portare a compimento. Né questa manifestazione può essere interpretata come atto di ossequio: il personaggio non ha bisogno di gesti puramente formali, e chi lo conosce sa bene quanto lo infastidiscano.
Un aspetto dell’eccezionalità cui mi riferisco, consiste nel fatto che l’idea dell’iniziativa è nata l’anno scorso, quando Luigi Guatri si apprestava a compiere sessantanni. Si trattava di un compleanno particolare: a sessantanni, o inizia il declino di una persona, o inizia la fase più significativa della sua potenza realizzatrice. Nella seconda circostanza, che mi pare l’unica da prendere in considerazione, le manifestazioni «in onore» hanno evidente significato di riconoscenza ed incitamento: anche i grandi personaggi hanno bisogno, ogni tanto, di sentirsi dire «bravo».
Inoltre, da pochi anni, Luigi Guatri aveva lasciato la cattedra di Marketing per passare ad altra più prestigiosa. Si era dunque conclusa una lunga fase di ricerca ed attività accademica, durata più di vent’anni, ed anche questo andava sottolineato adeguatamente.
Il fatto che la storia non sia purtroppo più di moda rende sempre più necessario citare il passato. Questa regola generale, applicata al ventennio guatriano dedicato al marketing, consente di affermare che la storia accademica di questa disciplina, nel nostro Paese, coincide sostanzialmente con le sue ricerche. Noi tutti sappiamo che nel marketing, «après Guatri» non ci sarà nessun «deluge» ma è bene che tutti si rendano conto che «avant Guatri» c’era poco o nulla. Questa «storia» nella quale sono coinvolto anche nella veste di testimone, spiega perché gli «Scritti in onore» siano stati sollecitati esclusivamente sul tema del marketing; vent’anni fa una limitazione del genere sarebbe stata o stupida o provocatoria, e sarebbe praticamente caduta nel vuoto.
Chiarita l’occasione anagrafica e quella scientifica, mi si consenta di sottolineare brevemente la personalità del festeggiato. Qui ognuno può parlare solo per se stesso e per le esperienze che ha vissuto. Certamente qualcosa accomuna la sua consorte, Signora Gina, che conosce Luigi Guatri come sposo e padre, ai suoi colleghi, che lo conoscono come amico e ricercatore, e ai suoi allievi, che lo conoscono come Maestro: personalmente non ho alcun dubbio che, al di là dei sentimenti e dei ruoli, tutti riconoscono l’eccezionalità del personaggio.
Per quanto riguarda il punto di vista degli allievi, che mi onoro di rappresentare, mi limiterò a rilevare una circostanza che merita di essere citata: è infatti un paradosso poco noto che gli allievi di Luigi Guatri sentano di avere ricevuto moltissimo da Lui, mentre Luigi Guatri spesso si scusa con i suoi allievi di aver dato loro, secondo il Suo giudizio, troppo poco.
Caro Prof. Guatri, Lei ci è Maestro per molti motivi. Innanzitutto ci ha sempre rispettati come individui e come studiosi, ed ha sempre apprezzato le nostre idee anche quando non collimavano con le Sue. Non si è maestri in nulla se non si è maestri di libertà. In secondo luogo, pur essendo profondamente coinvolto nella vita professionale, non l’ha mai anteposta all’impegno accademico, e ciò La rende maestro di valori. In terzo luogo, Lei ha sempre aborrito il servilismo ed apprezzato e premiato la ricerca e la produzione scientifica: nel mio modo di pensare, questo comportamento ha un valore etico universale. Infine, Lei ha una capacità sorprendente nel discernere, nel magma dei temi scientifici, ciò che ha capacità di innovare il sapere, rispetto ai semplici argomenti di moda. Ancora sabato scorso, in occasione dell’incontro annuale del nostro Istituto, l’aver colto che il problema del metodo è in questo momento storico il tema di fondo da affrontare per avviare l’indispensabile rinnovamento delle discipline economiche d’impresa è la dimostrazione inconfutabile della mia affermazione. E mi si consenta di dire che un vero Maestro non si sofferma a raccontare il passato per riprodurre se stesso ma, come Lei ben fa, persegue nuove mete scientifiche, e più ancora ne addita ai propri allievi.
Concludo questa mia presentazione con pochi ringraziamenti.
Ringrazio innanzitutto i Colleghi dell’istituto che mi hanno delegato a questo compito, pur essendo l’iniziativa che si conclude oggi collettiva nell’ideazione e nella realizzazione.
Ringrazio poi Maria Martellini, che mi ha amabilmente coinvolto nella stesura del saggio introduttivo, primo, ma solo per motivi di opportunità, dei cento contributi pervenuti da tutta Italia; tale saggio sintetizza l’opera scientifica di Luigi Guatri e ne i raccomando la lettura ai giovani per i suoi contenuti, che un moralista un po’ démodé definirebbe edificanti.
Ringrazio poi Bocconi Comunicazione, che ha voluto essere l’editore dell’opera: i volumi sono splendidi e credo che la Dr.ssa Giacoletto non protesterebbe se qualcuno cercasse di imitarla.
Imitare l’eccellenza non è commercialmente disdicevole.
Ringrazio infine, last but not least, ovviamente, i colleghi Prof. T. Bianchi, G. Ferrerò, e S. Vacca, che interverranno brevemente sull’opera scientifica di Luigi Guatri. Con la raccomandazione di essere rigorosi come si conviene a degli accademici e di non lasciarsi troppo trascinare dai sentimenti e dagli affetti: con Luigi Guatri si corre sempre questo pericolo.
Grazie