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Il mondo di Guatri

2026/9

Storia della famiglia di Edmondo Guatri dal 1900 al 1971

L’immagine di copertina che fa da sfondo alla «storia della famiglia di Edmondo Guatri» – opera di mia figlia Fiorella – rappresenta due momenti tra loro lontani:

  1. La famiglia Guatri in fotografia attorno al 1920. Tra i figli mancano Severina (Madre Carmela), già da tempo ritiratasi nel Convento di clausura a Roma; e Giovanni, che si trova in Argentina per lavoro. Al centro sono mio nonno Giuseppe e mia nonna Francesca. Tra i figli, il ventenne Edmondo, che spicca per il suo viso intelligente; al suo fianco stanno (a destra) Maria Luisa, che ha circa 24 anni e già spicca per la sua vivace bellezza; a sinistra è la più giovane Rinaldina (che ha circa 13 anni: sarà un giorno nonna di don Norberto, una delle glorie di famiglia). Ultimo a sinistra, Mario, che ha circa 11 anni e sarà il capostipite dei «Guatri di Argentina», oggi più numerosi (dopo varie generazioni) dei Guatri italiani. Ultimo a destra, Domenico che ha solo 7 anni, che si rivelerà (come diversi Guatri) di grande intelligenza; ma che morirà nel 1938, a soli 25 anni, per un incidente di lavoro, tra la disperazione di tutti.
  1. La famiglia di Edmondo Guatri attorno al 1953 a Salsomaggiore, dov’egli si recava per le cure, accompagnato da mamma Rosa e dai suoi tre figli (Luigi, 26 anni, Giuseppe detto Beppe, 23 anni, Graziella, 10 anni).

1.1 Dal 1900 al 1943

La vita a Trezzo 1

Le prime immagini sono le più sbiadite. A Trezzo ho abitato per poco più di sei anni, fino al 1934. In due distinte abitazioni: nella prima, in via S. Caterina 25, nascemmo io e Beppe. Di essa ho solo ricordi vaghissimi: un’abitazione civile per i tempi, con un piccolo cortile; una scala che ci portava al primo piano, dove la giovane mamma Rosa (che papà aveva sposato da poco più di un anno, nel 1926) era l’angelo del focolare.

Il giovane Edmondo, con la sua vivissima intelligenza, era a Trezzo persona ben nota. Uno dei pochi, pur di modestissima famiglia, ad avere studiato. Dalla sua intelligenza era stato colpito il Prevosto di Trezzo, l’anziano don Grisetti (un religioso venerato e temuto in paese). A tal punto che aveva appoggiato la famiglia per farlo studiare nei cinque anni del ginnasio (presso il collegio degli Artigianelli a Brescia, una scuola cattolica): forse sperava che gli «spuntasse» la vocazione. Ma così non fu.

Il ragazzo Edmondo dev’essere stato un valentissimo ed appassionato studente; conservava, quand’io ero bambino, ancora i suoi temi ginnasiali. Dai quali forse ho imparato anch’io l’arte di scrivere, di lasciare liberi lo spirito e la fantasia.

Ne ho un ricordo come di vere opere letterarie: realtà o amore? Certo fu per lui un dolore interrompere, dopo il ginnasio, gli studi.

Ma la vocazione, in cui forse sperava don Grisetti, non gli era proprio spuntata; e la famiglia aveva bisogno del suo lavoro. La cultura accumulata in quegli anni, tuttavia, non l’abbandonò mai. Anche quando, con studi approssimativi, forse condotti a Milano dove lavorò qualche anno (all’incirca tra i 16 ed i 20-21 anni di età, con la parentesi della guerra), apprese una materia per i tempi del tutto nuova: l’elettrotecnica. Il che gli consentì di essere assunto, nei primi anni ’20, presso la Centrale di Trezzo d’Adda del Gruppo Edison («Forze idrauliche di Trezzo sull’Adda»).

 

Quadro 1 La famiglia di Giuseppe Guatri (1864-1926)

Sposa Francesca Mapelli (nel 1889)

1890

nasce a Trezzo

Severina

1893

nasce a Marsiglia

Giovanni

1896

nasce a Marsiglia

Maria Luisa

1900

nasce a Marsiglia

Edmondo

1907

nasce a Trezzo

Rinaldina (Dina)

1909

nasce a Trezzo

Mario

1913

nasce a Trezzo

Domenico

Periodi di permanenza a Marsiglia1883-1886 / 1807-1904

La casa dei Guatri a Trezzo fu, dal 1904, in via Giovine Italia 16 (la «curt del Duneda», dal nome della drogheria che stava al fianco dellentrata principale - vedi Quadri 2 e 3).

Edmondo rimane in via Giovine Italia 16 fino al 1926, quando sposa Rosa Cereda (nata a Trezzo nel 1903): la nuova abitazione è in via Santa Caterina 25. Qui nascono Luigi (1927) e Giuseppe (1930).

Nota: Questo appunto è tratto da un appunto manoscritto ritrovato tra le carte di papà Edmondo.

 

Quadro 2 La «curt del Duneda»

Nell’occasione, che fu per me commovente, del conferimento della cittadinanza onoraria di Trezzo sull’Adda (28 febbraio 2009, davanti all’intero Consiglio Comunale), un giovane a me sconosciuto, dopo la cerimonia, mentre la «banda» suonava, mi donò un libro in dialetto trezzese, scritto da Romano Tinelli (scoprii poi che si trattava di suo figlio Alberto, autore a sua volta di pregevoli disegni e fotografie di Trezzo).

Letto il libro, in dialetto trezzese, in cui Romano dava di sé la qualifica di «Bagai de la Mesaga», per me incomprensibile, gli scrissi per chiedergliene spiegazione. Intrecciammo una corrispondenza (su una di queste lettere tornerò più avanti) e finii per incontrarlo a Trezzo, dopo avergli dato appuntamento «sotto il campanile» (era l’8 ottobre 2009).

Romano Tinelli fu per me una vera scoperta. La prima ragione è che sapeva tutto (o molto) dei Guatri, grazie anche all’amicizia di una sua vecchia zia (Elvira, classe 1908, amica di una sorella, Dina, di Edmondo). Quel giorno mi portò a visitare la casa dove mio padre visse bambino (al ritorno di nonno Giuseppe da Marsiglia, dove alla fine dell’800 era emigrato per lavoro). Era la «curt del Duneda»: cioè il cortile (anzi i tre cortili), con entrata al n. 16 di via Giovine Italia, dove dal 1904 la famiglia di Giuseppe Guatri abitava (padre, madre, sette figli, di cui quattro maschi – Giovanni, Edmondo, Mario e Domenico – e tre femmine – Severina, Maria Luisa, Renaldina2. Via Giovine Italia 16 è una casa «civile» per l’epoca (non una «curt» di contadini, come ve n’erano molte a Trezzo, con fienili, stalle ecc.). Si divideva in tre cortiletti. Il primo «a ringhiera», come il secondo; il terzo (più piccolo in fondo), quello dei Guatri, era invece composto da due costruzioni autonome, due casette di 5-6 locali. Una di queste, a destra, era abitata dalla famiglia di Giuseppe Guatri.

L’ho visitata quell’8 ottobre 2009. Una signora milanese gentile mi attendeva sulla soglia (Romano aveva predisposto tutto...) e mi offrì di visitare la casa; il che feci, stanza per stanza. Non escluse che da quel 1904 fosse stata ristrutturata (com’è probabile): ma comunque me ne feci un’idea precisa. Insisté perché sedessi un poco in salotto: mi offrì un caffè e scambiai qualche parola: mi disse anche che conosceva bene me e la Bocconi. Le chiesi anche se avesse voluto vendermi la casa... (ma non raccolse).

Chi sia il mio interlocutore (e guida) Romano Tinelli risulta dal testo di una lettera del 24 aprile 2009, che è riportata parzialmente nel Quadro 3: egli spiega dove e come conobbe Edmondo Guatri, nostra madre Rosa e la giovane Graziella.

 

Quadro 3 Lettera di Romano Tinelli

27 aprile 2009 Egregio

Prof. Dott. Luigi Guatri

Via Massena 12/7

20145 Milano

Egregio Prof. Luigi,

convinto (non c’è certo necessità di dirlo) di farLe cosa gradita, Le voglio raccontare tutto quello che negli anni sono venuto a sapere dei Guatri. Alla fine ne verrà forse una esposizione cronologicamente un po’ così, così ed anche (qui senza forse) un po’ inesatta, però è quello che so...

Dunque: nel 1961 fui assunto all’Orobia e nel 1963 partecipai a una crociera organizzata dalla ditta. Su quella nave noi di Trezzo, fra «giovani» (ventiventicinquenni) e «vecchi (quaranta-quarantacinquenni) eravamo una decina circa e tutti monopolizzavamo la piscina coma fosse l’Adda. Ebbene, ben presto notammo che nei nostri paraggi stazionavano con discrezione, sempre sorridenti come se si trovassero bene vicino a noi nonostante il «casino» dentro e fuori dell’acqua, un signore e sua moglie, che potevano avere l’età dei miei genitori, più una loro figlia, una bella ragazza pressappoco della mia età, magrolina, seria, taciturna che forse s’annoiava un po’ per via del fatto che di ragazze con cui fare compagnia su quella nave ce n’erano piuttosto poche. Ecco, noi «giovani» quella ragazza l’avremmo invitata volentieri a far parte della nostra compagnia, anzi, io qualche parola con lei l’ho anche scambiata; quando poi i «vecchi», così nel parlare, dissero che quei signori erano i Guatri di Trezzo, ci sentimmo, come capita quando s’incontrano dei compaesani lontano da casa, vecchi amici, quali famigliari. Purtroppo però quando, sempre i «vecchi», ci dissero anche che «lui» era il Capo-zona di Treviglio, cademmo (non rida professore, erano tempi così...) in soggezione. «Alt!» – pensammo – Qui se sbagliamo a «comportarci» rischiamo «la carriera». Così, senza far finta, ci defilammo.

Dopo una trentina d’anni o forse più, mentre, solo soletto stavo facendo il periodico giretto al cimitero per mettere in mappa eventuali nuovi arrivi, m’imbattei in un gruppetto di persone ferme davanti alla cappella Guatri e fra loro, son sicuro, c’era quella bella ragazza. Purtroppo, timida lei e più timido io... non sono neanche stato capace di dire «eh» (professore, adesso che so che è Sua sorella, per favore, me la saluti Lei, anzi, ce la saluti).

Un giorno lessi sul Corriere che un certo Guatri era diventato Rettore della Boc- coni. «Toh! – pensai – che combinazione, si chiama come i Guatri di Trezzo... hissà se sono parenti?...».

Qualche tempo dopo però, sempre sul Corriere, trovai «Guatri» e tra parentesi «Trezzo sull’Adda». «Urca – pensai – ma allora è proprio uno dei nostri Guatri» e così, da quel giorno, quando capitava d’andare sull’argomento, con un certo orgoglio mi piaceva far notare a tutti la cosa.

Però, che Lei professore fosse anche figlio del Capo-zona di Treviglio di «quella volta là» sulla nave, l’ho saputo solo al conferimento della cittadinanza.

Caro professore io finisco qui anche perché mi sto commovendo perché... per- ché sì.

Intanto La saluto e spero di risentirLa presto.

Suo Romano Tinelli

 

Fu, come lavoro, la sua scelta per la vita; e a Trezzo lavorò fino al 1934. Come vedremo, se ne allontanò solo per ragioni di carriera.

Da via Santa Caterina, verso il 1931, ci trasferimmo in una casa più grande (era nato anche Beppe) ed un po’ più periferica (oggi, via Galli): della quale ho un ricordo chiaro. Una casa con una piccola campagna annessa, nella quale, con l’aiuto di qualche contadino, si coltivavano il frumento ed il mais, oltre agli ortaggi. Bisogna pur unire l’utile al dilettevole!

Di quegli anni ricordo benissimo la mia madrina di battesimo, la cara Nina (Giovannina Monzani), che gestiva un piccolo negozio di stoffe in via Jacopo da Trezzo 2-6. Un legame affettivo che merita di essere ricordato, anche per le sue singolari origini. La sorella minore di Nina, Luigia, era un’insegnante di Trezzo: anche lei, una delle poche persone ad avere studiato, in paese. Luigia fu la prima fidanzata di papà Edmondo: ma morì appena al di là dei vent’anni (nel 1925), lasciando nella famiglia un grande rimpianto. Nina ebbe sempre per la famiglia Guatri un amore senza fine, come fossimo la sua famiglia; e ne fu da tutti ricambiata. Io presi da Luigia il nome; e per Nina fui idealmente il nipote. Per sempre: fin che cessò di vivere nel 1951. Riposa nel cimitero di Trezzo.

Dopo qualche tempo dalla morte di Luigia papà, che voleva mettere su famiglia, adocchiò una delle più belle ragazze di Trezzo: Rosa Cereda, che aveva all’incirca 23 anni; e che sposò nel 1926.

Mamma Rosa veniva da una famiglia relativamente agiata di Trezzo, proprietaria di un po’ di terra e che esercitava un’attività di trasporti, mediante carri a cavallo, attorno all’inizio del secolo. Mamma Rosa ripeteva spesso, in età avanzata, che alla morte sarebbe tornata a casa: poiché l’area su cui sorgeva il Cimitero di Trezzo (proprio quello dov’è oggi la nostra Cappella di famiglia) era appartenuta ai Cereda.

Ma fu purtroppo sfortunata, poiché incidenti e malattie le tolsero, ancor bambina, i genitori. Ella rimase sola e fu allevata da una lontana parente, la zia Bambina3. Dopo la Nina, un’altra figura mitica (per lo straordinario affetto verso tutti noi) della mia infanzia.

A Trezzo vissi i primi 6/7 anni4. Lì fui iscritto alla prima elementare, dopo un paio d’anni d’asilo; lì ebbi molto affetto da papà e mamma, ma anche da Nina, dalla zia Bambina.

Le ricordo come due vecchiette: ma avevano dai 55 ai 60 anni! L’età è sempre una misura relativa…

Papà (questi sono solo ricordi dei suoi racconti) era, dopo la guerra, molto vicino agli ambienti cattolici; e quindi anche al «partito popolare». Solo più tardi si iscrisse al fascismo, quando tutti dovettero aderire, pena la possibilità di lavorare e, più tardi, anche di iscrivere i figli alle scuole medie pubbliche. In realtà da quando prevalse il fascismo, si estraniò del tutto dall’attività politica. Dobbiamo passare agli anni ’50 perché vi ritornasse molto brevemente e senza troppa convinzione, a Treviglio, candidandosi in una lista socialdemocratica per le elezioni comunali. Ma Edmondo non fu mai un socialista! Anzi, fu sempre all’opposizione, idealmente, di ogni atteggiamento politico che non fosse moderato e di centro: oggi si direbbe che fu un liberal-democratico. E tale modo di sentire instillò anche nei suoi figli (ricordo, del resto, che nella decisive elezioni del 18 aprile 1948 i socialdemocratici erano alleati della D.C. e in opposizione al social-comunismo di Nenni e Togliatti).

La nostra vita a Trezzo fu, dunque, quella di una normale e tranquilla famiglia: per noi figli fu un ambiente ideale, nel quale potemmo formarci senza alcun trauma o scossa.

Non posso scrivere molto di più su questo periodo. Ricordo solo che a Trezzo nacquero e vissero i primi loro anni le mie cugine Bianca e Giuseppina, figlie di zio Giovanni: due care e simpatiche figure, rimaste tali ancora oggi. E lì vivevano altre quattro mie cugine da parte di mamma: le sorelle Perego, figlie di Maria Cereda, sorella di Rosa: Lina, Ines, Anna, Erminia. Tra queste ultime, nei miei lontani ricordi, spicca Anna (poco più che coetanea): la cugina dolce e bellissima, la più amata compagna dell’infanzia e della prima giovinezza (non solo a Trezzo)5. Ma la stupenda Anna ebbe la sfortuna di un matrimonio sbagliato. E ciò la distrusse e la portò a morte prematura a 48 anni. Povera, cara Anna: non fui neppure informato della tua morte, non fui neppure al tuo funerale. So solo che la tua tomba è nel piccolo cimitero di Concesa… Così non ti ho visto ammalata e depressa: ciò mi consente di te il miglior ricordo, quello della tua bellezza giovanile, dei nostri giochi innocenti. Addio, Anna carissima!6

Valbondione, Caravaggio (1934-1940)

Il periodo di Valbondione comprende il triennio 1934-37: papà Edmondo divenne il vice direttore di una delle più grandi centrali idroelettriche dell’epoca: la centrale dei Dossi, dal nome di una frazione del paese di Valbondione, la parte terminale della Val Seriana, nel bergamasco. Nel triennio frequentai la parte finale della 1a classe elementare, la 2a, parte della 3a (con un parziale rientro a Trezzo, ospitato dalla Nina), parte della 4a.

Ricordo di quel periodo i lunghi inverni: per andare a scuola vi era un tragitto da compiere di un paio di chilometri. Nei miei ricordi (mi portava in bicicletta una ragazzotta locale, la Maria figlia di un operaio di nome Sperandio) ho in mente quella strada come fosse stata sempre innevata. La Maria ansimante per la salita, le cadute nella neve, lo studio approssimativo in un mondo incredibilmente arretrato, le «battaglie» coi ragazzi dei Dossi (noi della «centrale» eravamo dei privilegiati). Alla «Centrale» eravamo in cinque (tra ragazzi e ragazze), compresi me e Beppe. Ricordo le partite di calcio, cioè i primi tiri: eravamo troppo in pochi per fare una vera partita!

Per passare il tempo, la nostra fantasia di ragazzi era imbattibile: come quando, con Beppe, centrammo con un sasso il vetro della corriera che saliva ogni giorno da Clusone; o quando dall’alto di una lunga salita centrammo in pieno, con una grossa palla di neve, la testa della maestra Locatelli7, venuta a trovarci da Trezzo. Nel ricordo di ragazzo la neve è quanto di più mi è rimasto impresso, anche se lo sci non era allora un sport noto. Pochi metri di faticosa salita su prati ripidi, poi giù di corsa (noi con gli slittini).

Le insufficienti attrezzature scolastiche (se ben ricordo, con una sola maestra per le varie classi) erano colmate dalla paziente opera di papà Edmondo: in quegli anni fu lui il vero maestro… fu lui che m’insegnò a scrivere e a ragionare.

* * *

Nel 1937 il balzo a Caravaggio, dove papà fu trasferito come capo-zona delle «Forze idrauliche di Trezzo sull’Adda». Nel periodo di Caravaggio, di oltre tre anni (tra il 1937 ed il 1940), ricordo due case. La seconda, in particolare, con un bel cortile con vialetti dove cominciai a correre in bicicletta. A Caravaggio appresi anche a giocare al calcio. Non avevo mai fatto un vera partita, ma certo avevo un qualche talento naturale, poiché i miei compagni mi apprezzarono subito (anche se il vero periodo del calcio è, più tardi, quello di Treviglio).

Lì incontrai alcuni amici, che rimasero tali per tutta la vita e che ebbero anche grande successo professionale: Tancredi Bianchi, Giuseppe Banfi, Angelo Castelli.

Alla fine della 5a elementare, sostenni (a Treviglio, poiché a Caravaggio non v’erano scuole superiori) l’esame di ammissione alla scuola media. Una prova, ai tempi, non di poco conto, che decideva (a parte il censo, che tagliava fuori dagli studi l’80 per cento o il 90 per cento dei licenziati dalla scuola elementare) della possibilità o meno di continuare negli studi. Mi preparò alla prova (con 5 o 6 compagni, non di più) il maestro Castelli (papà di Angelo, quest’ultimo poi noto avvocato ed onorevole D.C., che fu anche sindaco di Caravaggio).

Del primo anno di scuola media (anzi di Istituto tecnico inferiore) a Treviglio ricordo solo che io ed Angelo eravamo gli allievi migliori, imbattibili in italiano ed in latino, pupilli della affezionata professoressa Rovetta. Io ero bravo anche in matematica: la professoressa Capelli non mancava di farlo notare a tutti!

A Caravaggio, per qualche anno (forse più a lungo di noi) abitò anche lo zio Mario, che era un tecnico molto qualificato nel campo delle ceramiche e lavorava in una fabbrica locale. Qui nacque il mio cugino Franco. Franco nacque nel 1937: dieci anni meno di me. Era il pupillo mio e di Beppe.

Di quel periodo ricordo come fosse oggi il tristissimo 10 ottobre del 1938: la morte, per sciagura sul lavoro, di zio Domenico, l’ultimo maschio tra i figli di nonno Giuseppe. Aveva 25 anni; una volontà ferrea; un’intelligenza acuta. Si diplomò perito elettrotecnico studiando di sera, poiché di giorno lavorava. Cadde fulminato a San Marino mentre verificava un lavoro appena compiuto: un’immane fatalità, che piombò terribile sulla nostra famiglia. La lapide a Trezzo di Domenico Guatri, «di anni 25», reca il ricordo dettato da papà Edmondo, che dice tra l’altro «lavoro e studio furono il suo vanto».

Da lui prese il nome il nipote Domenico (fratello di Franco), nato a Canonica d’Adda nel 1941.

1.2 Dal 1943 al 1971

Il periodo di Treviglio: 1940-1960

La nascita di Graziella (1943)

Nel 1940, col trasferimento di papà a Treviglio (l’Orobia incorporò le «Forze idrauliche di Trezzo sull’Adda») ebbe inizio uno dei periodi più felici ed indimenticabili della nostra vita familiare e anche della mia esistenza. Questo periodo è per la famiglia compreso tra il 1940 ed il 1961; per me tra il 1940 ed il 1949, quando mi trasferii a Milano per iniziare l’attività lavorativa (aprile 1949, due mesi prima della laurea) presso l’Ufficio Studi economici della «Montecatini».

Certo il fatto più importante del periodo trevigliese è la nascita di Graziella (1943), l’amata sorellina, la gioia di tutta la famiglia. Anche mamma Rosa, che l’ebbe a quarant’anni (13/14 anni dopo la nascita di Beppe), ne fu ringiovanita. Io avevo 16 anni, già «vedevo» (cioè guardavo) le prime ragazze: Graziella fu perciò un po’ la sorellina e un po’ la figlia. E tale sentimento è rimasto nel tempo.

Graziella nacque nel pieno della guerra. Ricordo, durante la gravidanza di mamma Rosa (peraltro condotta senza difficoltà), le notti dell’estate ’43 passate nelle campagne o nei fossati, mentre centinaia di aerei giravano sulle nostre teste. Erano i durissimi bombardamenti di Milano, cui noi assistevamo a trenta chilometri di distanza. A ogni violenta esplosione si levavano da tutti frasi di dolore: «Poveretti!», «Povera gente!» (si pensava ai milanesi sotto quella tempesta). Dopo una-due ore di ansie, si rientrava in casa; e la vita riprendeva dal punto in cui la si era lasciata. A tutto ci si abitua, anche alla guerra.

Per papà Edmondo il periodo trevigliese è quello della maturità vigorosa: dai 40 anni in avanti. Salvo il periodo della guerra, una vita tranquilla, trascorsa nel lavoro all’«Orobia», stimato e benvoluto da tutti; capace di guidare i suoi uomini, ma a essi anche affezionato. Mi diceva dopo alcuni decenni l’ingegner Curami (che dell’Orobia fu il consigliere delegato), col quale ebbi relazioni professionali negli anni ’70, di ricordare papà per il suo equilibrio e la sua serenità in tutte le circostanze, anche le più difficili. In quei tempi ancora un poco avventurosi per la produzione e distribuzione dell’elettricità, accadevano anche episodi di infortunio mortale per gli addetti ai lavori (si ricordi lo zio Domenico!): quando due o tre fatti del genere si verificarono nella «sua» zona, tra i «suoi» collaboratori ed operai, papà ne rimase sconvolto. Quelli sono gli unici momenti in cui l’ho visto disperato (come per Domenico!).

Anche mamma Rosa fu nel periodo aureo della sua vita: sempre laboriosa e serena (quando ci trasferimmo a Treviglio aveva 37 anni), come del resto la ricordo bene a Trezzo, a Valbondione, a Caravaggio. La sua vita si svolgeva in casa. Sbrigava le faccende con l’aiuto in giornata di una ragazza (tutte rimanevano per molti anni), curava personalmente la cucina: non so se in questo entri l’affetto, ma io la ricordo eccellente. La sua vita fu interamente dedicata ai familiari: il viaggio più lungo ed il massimo svago era la gita domenicale a Trezzo (10-12 chilometri) con la «Balilla» di papà. Tutti insieme, noi quattro (poi venne Graziella), per «trovare» («venimm a truvà») la Nina e la zia Bambina…

Cogli occhi di oggi, un mondo non esaltante: ma quanti affetti, quanta serenità!

Anche se poi l’uso andò decrescendo, papà e mamma (come era all’epoca assai diffuso) usavano tra di loro (ma non con noi figli, se non occasionalmente) il dialetto milanese, ovviamente nella versione brianzolo-trezzese. Al mattino: «Mondo (sta per Edmondo) cusa femm de mangià?» ed ai figli, con traduzione simultanea, «ragazzi cosa facciamo oggi per pranzo»? Ed Edmondo: «Ranges ti!» (fa come vuoi). Coi figli – questo era un comune pregiudizio dei tempi – non bisognava parlare in dialetto, altrimenti non avrebbero appreso a esprimersi correttamente in italiano (anche a scuola si confermava questo pregiudizio). Comunque io e Beppe dominavamo sia il dialetto milanese sia quello bergamasco: anche se papà e mamma ci ammonivano spesso che «noi siamo milanesi, perché veniamo da Trezzo» (esattamente al confine del bergamasco: ricordate il Renzo manzoniano cha a Trezzo attraversa l’Adda, fuggendo nella Repubblica di Venezia)?

«El padru de la lüs»

A seguito della fusione delle «Forze Idrauliche di Trezzo» Spa (Gruppo Edison) con l’«Orobia» con sede a Bergamo (pure del Gruppo Edison: epoca dell’ingegner Valerio) ci trasferimmo tutti a Treviglio. Lo ricordo come uno dei periodi più felici della mia vita (forse anche perché i periodi della giovinezza si ricordano come i più belli della vita…).

Papà Edmondo era conosciutissimo a Treviglio, come capo-zona dell’«Orobia»: in bergamasco era detto «el padru de la lüs», il padrone dell’elettricità. Aveva una Fiat «Balilla» a disposizione per il lavoro (un servizio di interesse pubblico, quindi con diritto alla benzina o al metano anche in tempo di guerra: ciò che gli consentì anche di non essere «richiamato»).

Nell’estate del 1944 avviene, proprio a Treviglio, l’incontro con Lina (si veda al punto…: «l’alfa»). Ma io già da qualche anno guardavo le ragazze, tuttavia (come era consueto a quei tempi) solo con qualche romantica passeggiata in bicicletta, quasi sempre in una più o meno numerosa compagnia.

L’anno scolastico 1944-45 svolsi in un solo anno gli ultimi due anni dell’Istituto «Oberdan»: quando mi presentai, nel giugno 1945, per gli esami di Stato (che allora erano una cosa seria), mi trovai al fianco, del tutto impreparati, i reduci della guerra (richiamati nel 1942 e 1943: s’intende quelli che ne avevano fatto ritorno, poiché alcuni non c’erano più). Cercai anche di aiutarli: ma non era facile. Per me l’esame di Stato fu «una passeggiata»; ne uscii con un trionfo.

Perché mai tutta questa fretta? È facile da spiegare: volevo al più presto andare all’«Università Bocconi» a Milano, dove dal 1944 Lina era tornata con la famiglia. Purtroppo solo due dei tre fratelli erano rientrati dalla guerra; di Letiziano fin dal 1941 non si avevano più notizie: era scomparso durante la disastrosa ritirata della divisione alpina Julia in Ucraina. Era una delle «cento gavette di ghiaccio».

A Castione della Presolana

Nell’estate del 1945 mi recai con la famiglia, per la prima vacanza estiva dopo-guerra, a Castione della Presolana (Val Seriana), nei pressi della più nota Bratto: qui noi ragazzi (e ragazze) ci recavamo in compagnia alla sera: erano 2 chilometri a piedi. Ma qui ci divertivamo. Per una di queste ragazze sentivo perfino qualche «attrazione»… fisica (peraltro mai manifestata): avevo 18 anni! La dolce Maria, un poco più grande di me, voleva perfino trascinarmi al ballo serale a Bratto. Ma se vi è una cosa che non imparai mai è proprio il ballo: non sentivo neppure il tempo…

Mi trascinò allora (era studentessa di lingue) nello studio del russo, partendo dall’alfabeto cirillico.

Per lunghe ore studiavamo insieme, a casa sua, seduti fianco a fianco. Ella si attendeva… una mia iniziativa; e lo faceva chiaramente capire. Fin che un giorno le dissi che a Milano mi attendeva una fidanzata, cui ero fedele. Qui finì lo studio dell’alfabeto cirillico, di cui peraltro conservo un… dolce ricordo.

Mio padre Edmondo arrivava a Castione della Presolana il sabato pomeriggio (non faceva mai le «ferie»), per trovare mia madre Rosa e noi tre figli (con me era mio fratello Giuseppe – detto «Beppe» – e la sorellina Graziella); e ritornava a Treviglio la domenica sera.

Di quella estate ricordo anche le lunghe ascese sulle montagne: sia sulle prime rocce della «Presolana»; sia – e soprattutto – le meno pesanti ascese verso le montagne a est, dove mi atteggiavo a «comandante» di tutte le gite. Un giorno – partendo alle 7 del mattino – trascinai un gruppo di ragazzi e ragazze a una lunga ascesa attraverso montagne sconosciute: dopo 6-7 ore ci apparve lontano il lago d’Iseo: scendemmo fino a Lovere. Qui prendemmo una «corriera» che ci portò a Bergamo; appena in tempo per salire sull’ultima «corriera» che risaliva a Castione della Presolana: dove i nostri genitori ci attendevano in ansia. Erano ormai le 22! Una ascesa – camminata – viaggio durata 15 ore: ma noi eravamo giovani e non sentivamo la fatica! Il «comandante», infine, riconsegnò… felice le sue truppe ai genitori in ansia: «missione compiuta». Ma non tutti furono dello stesso parere: e mi invitarono a «guidare» ascese più brevi, pur senza togliermi il comando.

Gli studi dei figli alla «Bocconi»

Mio padre Edmondo fu ben felice che a fine estate 1945 mi iscrivessi all’Università «Bocconi». Vi andai con l’amico fidato Rino Invernizzi, che mi accompagnò, pur non dovendosi iscrivere, nell’«impresa». Ci recammo a Milano sui «carri bestiame» (le carrozze dei treni, come sappiamo, erano state distrutte dalla guerra) e, guardando le mappe, andammo in largo Notari. Qui un commesso comunale ci disse: «ragazzi, guardate che la Bocconi non sta più qui; si trova a Porta Ludovica, in via Sarfatti».

Nei quattro anni che passai come studente alla «Bocconi», Edmondo mi seguiva sempre più felice: da me si aspettava molto, ma superai le sue «attese». Nel 1948 lesse con meraviglia la lettera che mi scrisse (a mano) Gino Zappa dopo la lettura del primo dei dieci capitoli della tesi di laura sull’«Economia delle aziende cotoniere»: «Questo capitolo è sufficiente per la Lode. D’ora in avanti scriva per la libera docenza».

Nel luglio del 1949 Edmondo era presente nell’Aula dove si discuteva la mia tesi di laurea. E udì le incredibili parole di Gino Zappa: «Questa tesi di laurea potrebbe essere titolo per partecipare positivamente non dico a un Concorso per Libera docenza, ma a una Cattedra universitaria»8.

* * *

Anche mio fratello Beppe, sia pure con un più lungo tragitto, fu un ottimo studente della «Bocconi». Come secondo figlio, Edmondo credette di facilitargli la vita avvicinandolo a un’altra professione: lo fece assumere all’«Orobia» dopo gli studi di «perito industriale» all’ottimo Istituto Esperia di Bergamo.

Ma Beppe manifestò ben presto, giustamente, maggiori ambizioni; e anch’egli si iscrisse alla «Bocconi» (dove io già insegnavo come assistente di Zappa). Nei quattro anni regolamentari si laureò con una buona media in «Scienze delle finanze e diritto tributario». Il collega professor Aldo Scotto, suo relatore (che conoscevo anche da Genova, dove nel 1952 avevo avuto il primo incarico accademico), mi chiese se aveva ambizioni di «carriera accademica», o solo «professionali». Nel secondo caso, non avrebbe chiesto un ulteriore approfondimento della tesi di laurea. Gli dissi che Beppe – dopo il lungo percorso – aveva fretta di laurearsi: così si laureò a pieni voti assoluti (110/110), ma senza la Lode, all’epoca (quasi) necessaria per la «carriera accademica». Ma questo a Beppe non interessava; e subito iniziò la professione presso lo studio di commercialista del dottor Ernesto Cattaneo in via Rugabella a Milano.

Anche di questo Edmondo fu felice: i figli erano «sistemati».

1949-52: Luigi tra Milano e Treviglio. L’orgoglio dell’ indipendenza

Ho sempre fatto in modo di non gravare sulla mia famiglia. Mio padre Edmondo era un capo-zona dell’«Orobia», non era ricco. Feci perciò tutto il possibile per aiutarlo: per orgoglio, non perché ne fossi richiesto. Fin dal secondo anno da studente della Bocconi, grazie ai miei risultati accademici, percepivo una borsa di studio, che riversavo a mio padre.

Dall’aprile 1949 (3 mesi prima della laurea) fui assunto all’«Ufficio studi economici» della Montecatini, dove percepivo un buono stipendio: detratti gli oneri per il mio mantenimento (a Milano presi in affitto una camera prima in via Morganti, nei pressi di Porta Venezia; e poi in viale Lombardia, più vicino a Lina la cui casa era prossima a piazzale Loreto), riversavo tutto «in famiglia».

Ma tutto il tempo libero lo trascorrevo a Treviglio.

Nel mio piccolo studio di via Crivelli 2 (situato proprio dinnanzi al mercato ortofrutticolo di Treviglio) ho passato giornate (e serate) a leggere e studiare. Dal periodo della tesi, alla stesura dei primi libri.

Ricordo come nelle notti di capo d’anno (quando mio padre e Beppe uscivano per la cena offerta a impiegati e operai dell’«Orobia»), festeggiavamo con un brindisi con mia madre Rosa. La quale, in qualche frangente, si confidava con me dei suoi (piccoli) problemi.

Nel febbraio 1952 mi trasferii definitivamente a Milano, e presi una casa in affitto in via Paolo Diacono 6, alla città degli Studi, nei pressi di viale Romagna. Mi stavo preparando al matrimonio con Lina; e questa fu la nostra prima casa. A Treviglio ritornavo solo per il fine settimana (che al tempo significava la domenica), viaggiando prima sulla «Fiat 500» e poi sulla Fiat «1100».

1954: le nozze con Lina

Il 24 aprile 1954 mi sposai con Lina, nella chiesa di San Babila a Milano, che all’epoca era ancora accessibile alle macchine. Mio padre Edmondo mi chiese se potesse darmi il suo aiuto. «Papà – gli risposi – lasciami l’orgoglio di pensare a me stesso. Ce la faccio con le mie forze».

Lina giunse alla cerimonia con oltre mezz’ora di ritardo (non fu mai puntuale!). Il parroco di San Babila attendeva sempre più impaziente; ma coi nostri «importanti» testimoni (tra i quali alcuni noti professori della Bocconi) riuscimmo a calmarlo. Quando, alfine, la bellissima sposa – vestita di bianco col velo – apparve, tutto si calmò; e la cerimonia ebbe inizio. In breve pronunciammo il fatidico «sì» (che avevamo atteso per 10 lunghi anni) e andammo per il pranzo nuziale alla «Famiglia meneghina», di cui mi ero fatto socio per l’occasione (non ho mai avuto il tempo di frequentare associazioni di qualsiasi genere; neppure il «Rotary», dal quale un giorno dovetti cancellarmi, prima – come era in uso – di essere invitato a farlo).

All’altare di San Babila Lina si recò al braccio di mio padre, poiché suo padre Luigi era già infermo (così come, molti anni dopo, mia sorella Graziella si recò all’altare al mio braccio, in quanto Edmondo era scomparso: parallelismi dolorosi, che non si dimenticano mai nella vita…).

Il ricovero a Treviglio dei genitori di Lina: opera di Edmondo

A poco più di 60 anni i genitori di Lina (nati nel vicentino del 1890) erano, per ragioni diverse, entrambi infermi. Dovettero presto essere ricoverati.

Mio padre Edmondo, che a Treviglio era conosciuto e benvoluto da tutti, convinse il direttore dell’importante Ospedale della città a ricoverarli entrambi, per curarli e (almeno) alleviarne le sofferenze. Fu la soluzione ideale. La madre Italia, in grado di muoversi, poteva visitare il marito Luigi infermo. Questa fu per entrambi una grande consolazione e non finirono mai di ringraziare Edmondo (e indirettamente anche me).

Lina in quel periodo aveva avuto le prime nostre figlie: ma i suoi viaggi a Treviglio (con una delle nostre macchine veloci) avvenivano ogni settimana.

Un giorno estivo (mentre Lina con le nostre figlie era già in vacanza estiva in Versilia, a Fiumetto) mio padre mi chiamò d’urgenza al telefono a Milano: la madre di Lina era gravissima…! Corsi a Treviglio, mi consultai coi medici, che non mi diedero speranze: partii subito direttamente per la Versilia; speravo che Lina giungesse in tempo per salutare la madre.

Giunsi a Fiumetto sul fare della sera, ci consultammo: insieme decidemmo di ripartire dopo un paio d’ore, quando mi fossi riposato un poco.

Ripartimmo al mattino di buon’ora, lasciando le bambine in mani fidatissime (come sempre furono le nostre collaboratrici specializzate: nel caso l’ex ostetrica altoatesina Agathe).

Giungemmo a Treviglio prima di mezzogiorno: mio padre ci attendeva, per confortare Lina. Ma l’incontro col padre Luigi al letto della madre Italia fu straziante…

* * *

Come sempre accade in queste situazioni, non bisogna perdere tempo, pensare a cose ancora tristi: i funerali, la sepoltura (il tutto in poche ore). Alle porte già premevano, come accade ancora oggi, gli «avvoltoi» delle pompe funebri.

Con papà Edmondo decisi risolutamente: avremmo organizzato tutto a Treviglio. Io non avevo difficoltà a sostenerne gli oneri; Edmondo si avvalse delle sue conoscenze in Comune per ottenere l’assegnazione immediata al Cimitero di un colombario privato (abbastanza grande affinché potesse un giorno accogliere anche il marito infermo Luigi Fusa).

Lina acconsentì subito, ne fu contenta. I suoi genitori sarebbero tornati nei luoghi dove ci eravamo conosciuti nel 1944, a meno di 2 chilometri da Vidalengo, lungo la strada delle nostre prime passeggiate in bicicletta.

1955-1960 Gli ultimi anni all’«Orobia». Le visite ai figli, le vacanze insieme

Gli ultimi anni a Treviglio (fino al 60° anno, quando ai tempi si «andava in pensione») passarono tranquilli. Mio padre poteva contare su una squadra affiatata, sia pure fatta di poche decine di persone (che dopo la nazionalizzazione, con l’Enel, dal 1963 divennero – chissà perché? – diverse centinaia). Nella cittadina era conosciuto e benvoluto da tutti. Da uomo colto, ma semplice e modesto com’era, non disdegnava la compagnia delle persone modeste: qualche volta s’intratteneva con loro in un bar per un buon bicchiere di vino, per giocare alle carte (lo «scopone») ecc.

Ma, a parte la moglie e la giovane Graziella che erano sempre in casa con lui, amava rimanere il più spesso possibile coi suoi due figli (Luigi e Beppe).

Questo accadeva, sia andando spesso a Milano a trovarli (e viceversa) alla domenica; sia organizzando le ferie insieme. Ricordo, per esempio, un periodo passato insieme a Selvino, a Gromo (sempre nel bergamasco, in Val Seriana).

A Gromo ricordo una estate felice passata anche con Beppe: questi da giovane era divertente, allegro, qualche volta spericolato; anche Lina si divertiva molto; e a lui si affezionò (così che nelle scelte difficili della vita, che per Beppe non furono rare, si schierò sempre generosamente dalla sua parte).

Gli undici anni a Milano (1960-1971)

1960: a Milano, in via Dall’Ongaro

Quando, raggiunto il 60° anno, andò in pensione, il primo pensiero di Edmondo (sempre seguito dalla moglie Rosa e dalla piccola Graziella) fu di venire ad abitare a Milano. Io e Lina – con le nostre figlie, che divennero via via quattro – abitavamo una casa, per i tempi, di grande pregio in via Sismondi 6: due appartamenti riuniti, per oltre 200 mq, che si affacciavano sul «Tennis Club Lombardo» (di cui divenni socio), e una grande terrazza dove le figlie potevano liberamente giocare (oltre a due box dove si ricoveravano le nostre macchine sempre più veloci).

Comperare una casa a Milano per mio padre sarebbe stato difficile: ma io, precedendolo, dissi (anche per non umiliarlo) che avevo da poco comprato un appartamento (di circa 100 mq) nella vicina via Francesco Dall’Ongaro 9 (a 100-150 m da casa mia, vedi caso), che lo pregai di occupare. Egli ne fu felice: disse però, per orgoglio, che voleva corrispondermi un affitto… Io tirai per «le lunghe» (vedremo, mi informerò, ecc.); e naturalmente non ne feci mai nulla.

Poco dopo, purtroppo, mia madre Rosa si ammalò seriamente e tutti i nostri pensieri dovettero concentrarsi su questo. Lei, sempre così attiva, divenne sempre più apatica, svogliata: fino al punto di non poter più badare a sé stessa e abbisognare di assistenza. Si dovette ricoverarla, per brevi periodi, in cliniche specializzate: ma i risultati furono – salvo momentanei intervalli – assai modesti… Non si riprese più.

1960-68: la piccola azienda di «viterie»

Mio padre Edmondo, al contrario, e nonostante i dispiaceri che l’assillavano, era voglioso di continuare a lavorare. Divenne così un piccolo imprenditore di «viterie»: con poche persone seppe organizzarsi e ottenne risultati – sia pur modesti – positivi. Purtroppo anche per lui, ancora giovane e intraprendente, un amaro destino era in agguato.

1968: il primo infarto

Nel 1968, in un fine settimana che passavo nella mia casa in Liguria (nella «Pineta» di Arenzano), mi giunse una notizia ferale: Edmondo era stato colpito da una grave infarto e ricoverato d’urgenza a Milano, all’Ospedale San Carlo. Me lo telefonò Beppe, che abitava non lontano, in via Zurigo 2: tutti i miei familiari erano riuniti a casa sua, in attesa di notizie e di essere ammessi a visitare Edmondo.

Con Lina (lasciando i figli in mani fide) ci precipitammo a Milano, in casa di Beppe. Qui stava anche mia madre (che volle, poverina, da me essere rassicurata che Edmondo sarebbe tornato vivo).

Sennonché l’infarto si rivelò assai grave: si era formato – si seppe dopo qualche giorno – un aneurisma, con rischio (permanente) di un’emorragia mortale. Per lui era – purtroppo – la fine della vita attiva. Consultai un cardiologo dell’Ospedale Niguarda (che abitava e aveva uno studio privato in via Massena 12/7), il professor Castoldi, che mi confermò la gravità dell’evento. Lo accolse, dopo che fu dimesso dal San Carlo, come paziente, seguendolo con grande sollecitudine negli anni seguenti.

Nell’estate del 1968 (o 1969) venne a trovarlo dall’Argentina sua sorella maggiore – per noi «la zia Maria». La portammo in visita in una villetta dell’Alta Brianza, verso Como, dove Edmondo passava l’estate. Gli parlò a lungo, poi mi prese da parte e mi disse: «Luigi sta attento, perché Edmondo è una carta velina». Queste parole le ricordo ancora dopo oltre 40 anni! Erano, purtroppo, la realtà.

Marzo 1971: il secondo infarto

Ai primi di marzo del 1971 Edmondo si trovava, con mamma Rosa molto malata e in compagnia di Graziella (e di una badante), nella vecchia casetta di Beppe in via della Pineta 59 ad Arenzano.

Una telefonata mi raggiunse nella casa di via del Quadrifoglio: era Graziella: «Papà è caduto in giardino, mentre cercava di alzare un ramo d’albero caduto: sembra grave…». Chiamai d’urgenza il medico nostro vicino di casa (il dottor Savioli che abitava in una villa prossima alla nostra). Tutti ci precipitammo.

Il medico non ebbe dubbi: «È un infarto, chiamo d’urgenza l’autoambulanza». Dopo pochi minuti questa giunge sul luogo: su di essa salgono Graziella e Lina, mentre io li seguo in una corsa disperata con la mia macchina.

L’autoambulanza si dirige (come sempre) nel più vicino ospedale: quello di Voltri, a 4-5 chilometri da Arenzano, dove mio padre viene sottoposto d’urgenza a esami (non si saprà mai quali…). Dopo qualche tempo un medico appare con un viso rassicurante: non è nulla; è un falso allarme. Potete tornare a casa; per la notte, tutt’al più rimanga una sola persona…

Graziella si offre subito, e si mette su di una sedia ai piedi del letto. Noi, rassicurati, torniamo a casa: «papà, tornerò domattina, andando a Milano, a salutarti; stai tranquillo…».

Alle 8 del mattino sono all’Ospedale di Voltri: mio padre sta leggendo «Il Corriere della Sera»; mi convince del falso allarme, felice: «ci rivedremo la settimana prossima». Graziella, stanca, è invitata dai medici a tornare tranquilla ad Arenzano. «In caso di qualche esigenza la chiamiamo…». Anche lei ritorna ad Arenzano, dove sta mamma Rosa con la badante.

Verso le 21 ci giunge a Milano in via Massena 18 una telefonata urgente di Rosita e Beppe: «venite subito, dobbiamo andare a Voltri; papà Edmondo sta male…». Corriamo con Lina subito in via Zurigo, dove mi metto al volante e parto di gran carriera per Voltri. Ma Beppe e Rosita (Lina è taciturna, non osa parlare) mi fermano subito. «Gigi, non correre così, è pericoloso…».

Non avevo capito bene, nell’ansia e nell’estrema urgenza, quanto fosse accaduto: e Beppe, tra le lacrime, mi dice «sì, purtroppo è già morto…». Ci abbracciamo con Beppe e Lina: tutti siamo sconvolti… Rosita prende il volante e si avvia per Voltri. Per un poco sto in silenzio, domando lo sconforto. Poi mi assale gradualmente, quando riprendo il dominio di me stesso, il furore verso gli incapaci medici dell’Ospedale di Voltri.

Giunto sul luogo, mentre mio padre è già ricoverato nella camera mortuaria (dove posso solo vederlo per un momento, baciarlo sul viso, tagliargli una ciocca dei suoi capelli bianchi per ricordo), chiedo di incontrare il direttore dell’Ospedale. Sennonché, mentre attendo, posso scambiare qualche parola con i suoi vicini di letto: li trovo anch’essi stupefatti. Uno mi dice che si trovava solo con mio padre al momento della morte: tutti, compresi medici e infermieri, erano alla televisione – in una stanza vicina – per assistere a un grande incontro di box (il campionato mondiale dei pesi massimi).

A questo punto il mio furore si trasforma in ira: entro nello studio del direttore dell’Ospedale e gli annuncio che denuncerò il tutto alla Procura della Repubblica. «Qui è stato commesso un reato, non è solo incapacità e incuria». Lo vedo impressionato (conosce, evidentemente, quanto è accaduto; anche se forse non ha colpe personali: ma quella di medici e infermieri sono fin troppo evidenti). «Sentirò – concludo – il cardiologo di Milano, che da tempo lo ha in cura; poi avrà nostre notizie».

* * *

Torniamo ad Arenzano. Innanzitutto, con l’accordo di tutti, diciamo a mamma Rosa che tutto va per il meglio e che Edmondo tornerà presto. Una versione – anche per lo stato di mia madre – che mantenemmo per tutta la vita.

Poi passammo a organizzare la cerimonia funebre, esigenza dolorosa quanto necessaria. Ci rivolgemmo all’unica casa di pompe funebri di Arenzano (che conoscevamo bene, in quanto disponevano anche di auto per lunghi viaggi, che avevamo usato più volte). Ci consigliarono una cerimonia pubblica nel Cimitero Monumentale di Milano, in ora stabilita (affinché potessi avvertire i molti nostri amici); e successivamente il trasferimento nella Cappella di famiglia a Trezzo sull’Adda (che Beppe ed io avevamo costruito, col concorso del noto artista trevigliese Trento Longaretti, direttore dell’Accademia Carrara di Bergamo). Fu mio padre Edmondo che vi entrò per primo; ed io (lo scrittore di famiglia) gli dedicai questa epigrafe:

«Ebbe unanime riconoscimento

di elette virtù intellettuali,

di serenità di giudizio,

di capacità realizzatrice nel lavoro.

Il suo spirito rimase giovanilmente vivo

fino all’età estrema

Fu marito e padre indimenticabile»9

1.3 Luigi dal 1971 al 2000

La storia di Edmondo si ferma, disgraziatamente, nel 1971 nell’infausto ospedale di Voltri (GE). Ma per giungere a fine secolo mancano 29 anni.

Alla morte di Edmondo, mi ero già sposato con Lina da circa 17 anni (1954-1971) e già avevo avuto cinque figli: Fiorella (1955), Elisabetta (1957), Elena (1958), Anna (1962) e Giorgio (1965), l’unico maschio: tutti nati a Milano.

Fiorella era nata nella prima casa in affitto, in via Diacono 6 (nei pressi del Politecnico di Milano, la cosiddetta città degli Studi); Elisabetta – detta Betty – come Elena ed Anna erano nate nella bella casa di via Sismondi 6, nei pressi di Viale Campania; Giorgio era nato in via Massena 18, sul bel giardino dove vivo ancora oggi.

Il quadro di Fiorella (riferito al 1997) per la celebrazione dei 70 anni di Lina ne fa sostanzialmente il punto.

Nel quadro si notano, oltre a noi e ai figli, in ordine di tempo il marito di Anna, Dario Piazzi; la moglie di Giorgio, Francesca Benucci (sua compagna all’Università Bocconi e coetanea); l’unica giovane nipote (figlia di Betty, reduce da divorzio): Roberta Giorgi (oggi psicologa professionista, laureata al San Raffaele di Milano).

Nella fotografia della famiglia di Luigi Guatri si notano, oltre a noi, ai figli e ai ragazzi, in ordine: il marito di Anna, Dario Piazzi; la moglie di Giorgio, Francesca Benucci (sua compagna all’Università Bocconi e coetanea); la figlia di Betty (reduce da divorzio) Roberta Giorgi, psicologa professionista, laureata al San Raffaele di Milano.

Oltre a Giorgio, come già detto, anche Betty e Anna si sono laureate alla «mia» Bocconi (3 su 5: non posso lamentarmi!)

Solo Giorgio – è chiaro – ha un’unica moglie (condizione che, fortunatamente, perdura ancora oggi e sono certo che durerà sempre: in questo mi assomiglia).

Da Giorgio nasce l’unico figlio maschio della mia famiglia, il «discendente diretto»: Federico, 1995 (oltre a Valentina, 1998), ma il nome Guatri conservano orgogliosamente Fiorella, Betty, Elena e anche Anna, com’è in uso oggi10.

Col passare degli anni si delineano anche gli impegni lavorativi dei miei figli (o della grande parte di essi). Infatti, in ordine di età:

Fiorella. Ha tendenze artistiche, che si manifestano fin dalla gioventù (il suo sogno era perciò l’Accademia di Brera (o similmente). Sennonché questo accadeva nel periodo più duro (in Italia) della contestazione studentesca e noi non volevamo vi fosse immischiata). Perciò dopo un periodo (breve) dedito alla pubblicità, si adattò a divenire la mia fiduciaria di studio (dirigere il personale, seguire la contabilità bancaria, tenere rapporti con la clientela, ecc.). Un poco alla volta diventa rispettata e temuta da tutti, grazie al suo carattere forte, la propensione naturale al comando.

Elisabetta. Ha sempre diligentemente lavorato, dopo il divorzio, in materia finanziaria («Studio Finanziario» Srl, di cui ero socio minoritario; e soprattutto in «Centrobanca» Spa – oggi gruppo UBI). Il suo sogno: portare la figlia Roberta alla laurea (in Psicologia, al S. Raffaele), che consegue infatti con successo. Oggi ha da pochissimo iniziato la professione, per la quale le ho fornito un idoneo studio all’ottavo piano di via Massena 18.

Elena. Ha avuto spesso incertezze nella vita; e non ha mai trovato una autentica collocazione operativa. Ma come mi scrive il mio amico-giornalista Cesare De Carlo, anche lei un giorno troverà il suo «ubi consistam». (Nel senso del «suo equilibrio»). È ciò che mi auguro di tutto cuore…

Anna. Laureata con «110 e Lode» alla Bocconi (con medaglia d’oro conferita dal Presidente Spadolini) è stata la più dolce e operativa di tutte. Dopo un brillante inizio in Mediaset da giovanissima, è divenuta madre di tre figli (Ilaria, Marco, Edoardo Piazzi). E dopo una lunga interruzione – dedicata alla cura dei figli e della casa – ha avuto la forza di riprendere il lavoro, con una posizione non secondaria alla «Fondazione Umberto Veronesi». Della quale è fiera. Io la trovo la più dolce delle mie figlie; la sua apparente fragilità significa solo dolcezza.

Giorgio. È l’unico figlio, nato in via Massena 18 (quando la famiglia era diventata «agiata»). Si è laureato alla Bocconi con risultati positivi; ha escluso (col mio pieno consenso) la carriera accademica; ha dimostrato fin da subito sicure attitudini alla professione, divenendo in tal modo il mio successore (nulla di più commovente, per un padre, che sentirsi dire dai clienti: «Grazie professore, per avermi affidato a suo figlio»).

Le cariche ai «Vertici» dell’«Università Bocconi»

Tra il 1971 e il 2000 si sviluppa, ai vertici della «Bocconi», grande parte della mia vita accademica (dove – ricordo – come «professore ordinario» ero già stato chiamato nel 1969): e questa, purtroppo, mio padre Edmondo non la può più vedere (chissà quanto ne avrebbe gioito: ma la malasorte glielo ha impedito!).

Nel 1974 il Presidente Furio Cicogna (che già aiutavo per gli aspetti di «bilancio» dall’anno precedente) mi chiama come «Consigliere Delegato» (carica che tenni per 25 anni!); nel 1982 divengo «Direttore dell’Istituto delle aziende industriali e Commerciali» (carica che, anche sotto diverse denominazioni, terrò per tutto il secolo XX e oltre), nel quale si «formano» i miei allievi accademici (ben 11 ne porterò «in cattedra»!); nel 1984 divengo «Rettore» (per 5 anni: 1985-1989); nel 1975 entro nel Consiglio d’Amministrazione dell’«Istituto Javotte Bocconi – Amici della Bocconi», prima come «membro a vita» e poi come Vice Presidente del dottor Emanuele Dubini (dal 1993 in avanti)11; dal 1999 Vice Presidente del Consiglio dell’Università Bocconi12.

La ricerca scientifica

Tra il 1971 e il 2000 i libri da me pubblicati sono 2613. Ne presento l’elenco:

  1. Il Marketing, Giuffrè, 1974
  1. Il Marketing (seconda edizione), Giuffrè, 1977
  2. Costi e prezzi nelle politiche di marketing, Giuffrè, 1979
  3. La valutazione delle aziende, Giuffrè, 1981
  4. Investimenti e politiche finanziarie delle aziende industriali, Giuffrè, 1982
  5. La valutazione delle aziende (seconda edizione), Giuffrè, 1984
  6. Crisi e risanamento delle imprese, Giuffrè, 1986
  7. Il Marketing (terza edizione), Giuffrè, 1986 (in collaborazione con S. Vicari)
  8. La valutazione delle aziende (terza edizione), Giuffrè, 1987
  9. Trattato di Economia delle aziende industriali (curatore), Egea, 1988
  10. La valutazione delle aziende. Teoria e pratica a confronto, Egea, 1990
  11. La teoria di creazione del valore. Una via europea, Egea, 1991
  12. La diffusione del valore, Egea, 1992 (in collaborazione con M. Massari)
  13. Economia delle aziende industriali e commerciali (curatore), Egea, 1992
  14. Valuacion de la Empresas, UADE, Buenos Aires, 1992
  15. Modelli d’ impresa a confronto. Diverse strategie per la creazione del valore nelle imprese dei Paesi avanzati (in collaborazione con S. Vicari), Egea, 1994
  16. The Valuation of Firm, Blackwell New York, Londra, 1994
  17. Die Theorie der Unternehmenswertsteigerung. Ein europäisher Weg, Glaber Wiesbaden, 1994
  18. La valutazione delle aziende. Teoria e pratica dei Paesi avanzati a confronto, Egea, 1994
  19. Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, Egea, 1995
  20. Il metodo reddituale per la valutazione delle aziende, Egea, 1996
  21. Valore e «Intangibles» nella misura della performance aziendale, Egea, 1997
  22. Trattato sulla valutazione delle aziende (Egea, 1998)
  23. Marketing, McGraw-Hill Libri Italia Srl, 1999 (in collaborazione con S. Vicari e R. Fiocca)
  24. Informazione e valore (in collaborazione con R.G. Eccles), Egea, 2000
  25. Il Giudizio Integrato di valutazione. Dalle formule al processo valutativo, Egea, 2000

Gli articoli scritti su riviste sono innumerevoli. Una rivista viene da me fondata: la trimestrale «La valutazione delle aziende» edita da ClassEditore (il 1° scritto nel giugno 1996)14. Una rivista specialistica – come necessario ai tempi – che oggi ha un largo seguito anche nel campo professionale. Continuo per molti anni la pubblicazione «Finanza, Marketing e Produzione», fin che – con la mia cessazione, andando «fuori ruolo» – ne lascio la direzione a un mio allievo (il professor Stefano Podestà). Fin che ne sono Direttore, la rivista non costa nulla alla «Bocconi»; poi ne viene mutata la forma e i contenuti (questi con pretese di internazionalità, ma che di fatto l’allontanano dal mondo professionale). Oggi alla Casa editrice Egea (e per essa, alla «Bocconi») costa cifre enormi; e la leggono in pochi.

L’attività professionale

a. Incarichi in Consigli d’Amministrazione e Collegi Sindacali

Tra il 1971 e il 2000 sono numerosi: ben 24, tra cui dieci anni in Banca d’Italia. Ne presento l’elenco:

 

ABB TECNOMASIO, POI ABB (ASEA BRON BOVERI)

Consigliere d’amministrazione

1977-2002

AKROS

Consigliere d’amministrazione

1986-1995

BANCA BRIGNONE

Presidente collegio sindacale

1996-1999

BANCA D’ITALIA

Sindaco revisore

1980-1990

BANCA POPOLARE DI BERGAMO, POI BPU (Q)

Presidente collegio sindacale

1981-2007

BANCO DI DESIO E DELLA BRIANZA (Q)

Consigliere d’amministrazione

1988/

in carica

BASTOGI-IRBS (Q)

Presidente collegio sindacale

fino al 1989

BI-INVEST (Q)

Consigliere d’amministrazione

1983-1985

BPB LEASING

Presidente consiglio d’amministrazione

1980-1992

BULL/HN INFORMATION, POI BULL ITALIA

Presidente collegio sindacale

1980-2003

CENTROBANCA

Presidente collegio sindacale

2000/

in carica

COGEFAR, POI COGEFAR INPRESIT (FIAT) (Q)

Presidente collegio sindacale

1982-1992

CREDITO VARESINO (Q)

Presidente del collegio sindacale, poi presidente

del consiglio d’amministrazione

1984-1992

DELCHI CARRIER

Consigliere d’amministrazione

1984-1992

DUCA VISCONTI DI MODRONE - VELVIS

Vicepresidente consiglio d’amministrazione

1973-1982

EDITORIALE «CORRIERE DELLA SERA» (MI)

Consigliere d’amministrazione

1985-1991

ENIMONT (MI)

Presidente del collegio sindacale (nominato congiuntamente da ENI e Montedison)

1986-1990

FIDIS (FIAT)

Consigliere d’amministrazione

1984-1992

FREEDOMLAND (Q)

Presidente consiglio d’amministrazione

2000-2001

GEMINA (Q)

Presidente collegio sindacale

1977-1997

IGNIS (Comerio VA)

Consigliere d’amministrazione

1969-1975

IRE (INDUSTRIE RIUNITE ELETTRODOMESTICI - IGNIS E PHILIPS)

Presidente del collegio sindacale

1975-1978

INTERBANCA

Presidente collegio sindacale

1988-2000

ITALCEMENTI (Q)

Consigliere d’amministrazione 1995-1997 e presidente

collegio sindacale 1997-2006

1995-2006

ITALMOBILIARE (Q)

Presidente collegio sindacale 1999-2008

1999-2008

MAFFEI (Q)

Presidente collegio sindacale

1985-2007

MEDIOCREDITO LOMBARDO

Consigliere d’amministrazione

1992-1998

MONTEDISON (Q)

Presidente del collegio sindacale, poi consigliere d’amministrazione

1977-1993

PIRELLI & C. (prima Industrie Pirelli e Pirelli Spa) (MI) (Q)

Presidente del collegio sindacale

1986-2007

PRIME

Consigliere

1987-1996

RATTI Spa (Guanzate - Como) (Q)

Presidente del collegio sindacale

1989-1996

RHIAG

Presidente collegio sindacale

1990-1998

S.M.I. (Società Metallurgica Italiana) (Q)

Sindaco

1980-1992

SELM – MONTEDISON

(Società elettrica montedison), presidente collegio sindacale, poi consigliere d’amministrazione

 

SIMMENTHAL

Consigliere d’amministrazione

1973-1983

SMITHKLINE BEECHAM (Q)

Consigliere d’amministrazione

1986-1998

SOPAF (Q)

Consigliere d’amministrazione e presidente del collegio sindacale

1975-1999

VITTORIA ASSICURAZIONI (Q)

Presidente

1978-2007

ZAMBELETTI (Q)

Consigliere d’amministrazione

1975-1984

 

(Q) = società quotate

b. Procedure giudiziarie e «sistemazioni aziendali»

Sono 6 e ne presento l’elenco:

 

«Facchin & Gianni» (Milano) Società di costruzioni

Sistemazione extra giudiziale e concordato preventivo

1974-1978

Distillerie «E. Isolabella & F.»

Amministrazione controllata e concordato preventivo

1978-1980

Gruppo Giuseppe & Fratello Redaelli

Commissario ex Legge Prodi (L. 3/4/1979)

1980-1981

Editoriale Rizzoli/Corriere della Sera

Commissario giudiziale dell’Amministrazione Controllata

1982-1984

IFL (Istituto Fiduciario Lombardo) di Cultrera

Commissario della liquidazione coatta amministrativa

1986-1980

Eurogest/Scotti Finanziaria (Milano)

Sistemazione di 15.000 risparmiatori (certificati immobiliari)

1986-1996

Freedomland

Presidente di garanzia

2000-2001

 

Tra questo un successo clamoroso, per i tempi difficili, è stata l’Ammi- nistrazione Controllata «Rizzoli Corriere della Sera», sulla quale sono stati scritti «casi», libri e fatti «Convegni» (anche in Sede accademica).

c. Valutazioni aziendali

A partire dal 1971 al 2000 sono ben 191! Ne presento l’elenco:

 

1

TRIPLEX - ACCORDO LA CENTRALE - ZOPPAS

Parere pro-veritate sulla situazione patrimoniale

1971

2

IGNIS (G. BORGHI)

Valutazione

1971

3

CHATILLON - POLYMER - RHODIATOCE

Perizia per la determinazione dei rapporti di cambio delle azioni

1972

4

MALERBA CALZE

Relazione di stima

1972

5

F.LLI FELTRINELLI

Osservazioni sulla consulenza tecnica

1975

6

ESERCIZIO GAS DI FAENZA

Determinazione del valore degli impianti

1976

7

ITALIA ASSICURAZIONI SPA

Valutazione del capitale

1977

8

CARLO ERBA / FARMITALIA

Stima del rapporto di concambio

1977

9

BASTOGI - BENI STABILI

Rapporti di cambio

1905

10

ITALCEMENTI – ITALMOBILIARE

Inversione del controllo

1905

11

IL PIEMONTE FINANZIARIO SPA E FISCAMBI SPA

Determinazione del rapporto di concambio

1978

12

SETEMER SPA

Relazione di stima

1979

13

ISTITUTO BANCARIO ITALIANO - IBI

Valutazione del capitale economico

1979

14

CREDITO LODIGIANO

Valutazione

1979

15

CRED. ROMAGN. - BANCA VONWILLER E CRED. ROMAGNOLO -

IMMOBILIARE OREFICI

Parere sul rapporto di concambio

1979

16

SUBALPIANA INVESTIMENTI/COGE

Parere sulla determinazione del rapporto di cambio

1980

17

COLGATE/PALMOLIVE

Parere pro-veritate

1980

18

TECI TRAFILERIE E CORDERIE ITALIANE SPA

Valutazione del capitale economico

1980

19

VETRERIA BORMIOLI ROCCO E FIGLIO

Perizia d’apporto ex art. 2343 Codice Civile

1980

20

BASTOGI - IRBS

Valutazione delle partecipazioni Bastogi Sistemi Spa, Cogefar Spa, Magrini Galileo Spa, Peraro For Spa, Nuova Multedo Spa, Pierrel Spa

1980

21

BANCA PASSADORE

Valutazione del capitale economico

1980

22

RAS - ASSICURATRICE ITALIANA

Perizia per la stima del rapporto di cambio

1980

23

FISCAMBI LEASING SPA

Valutazione del capitale economico

1981

24

LA CENTRALE E CONTROLLATE

Valutazione del capitale economico

1981

25

ITALGEL SPA

Valutazione del capitale economico

1981

26

FARMITALIA CARLO ERBA

Valutazione del capitale economico

1981

27

BANCA PASSADORE

Revisione perizia del 1980

1981

28

SELM (SOC. ELETTRICA MONTEDISON)

Valutazione del capitale economico

1981

29

LA CENTRALE

Valutazione del capitale economico

1981

30

ITALGEL

Stima del capitale economico

1981

31

MAGRINI GALILEO

Valutazione del capitale economico

1982

32

NUOVA PIGNONE

Valutazione del capitale economico

1982

33

SNAMPROGETTI

Valutazione del capitale economico

1982

34

SAIPEM

Valutazione del capitale economico

1982

35

INIZIATIVA EDILIZIA/IMMOBILIARE MONTEDISON

Relazione sulla progettata fusione

1982

36

LA CENTRALE SPA E CONTROLLATE

Valore del capitale economico

1982

37

BASTOGI (epoca Romagnoli)

Introduzione metodologica alla perizia di stima del capitale

economico di società del gruppo

1982

38

SI.EL. SPA

Valutazione del capitale economico

1983

39

GONDRAD DERRATE

Valutazione del capitale economico

1983

40

ITALMOBILIARE

Note sull’operazione di offerta in vendita di azioni Italmobiliare marzo-aprile ’79

1983

42

COGEFAR

Valutazione del capitale economico

1984

43

EUROPLEASING FINANZIARIA SPA

Perizia di valutazione

1984

44

MIRA LANZA SPA

Perizia di valutazione

1984

45

POLIGRAFICI EDITORIALE SPA

Valutazione del capitale economico

1985

46

CIBA GEIGY SPA

Valutazione di brevetto

1985

47

PIRELLI E C. SPA - CABOTO MILANO CENTRALE SPA

Concambio

1985

48

UDINESE CALCIO SPA

Valutazione valore

del pacchetto azionario

di controllo

1985

49

AGRICOLA FINANZIARIA SPA

Perizia di stima ex art. 2343

C.C. dei beni conferiti

1985

50

INIZIATIVA META/BI - INVEST

Fusione iniziativa Meta/ Bi-Invest

1985

51

STAR - STARLUX - AUTOGRILL - ALIVAR

Nota sulla valutazione delle società Star, Starlux, Autogrill, Alivar

1985

52

SIDALM (Gelati Alemagna e Motta)

Valutazione del capitale economico

1985

53

LLOYD NAZIONALE ITALIANO

Valutazione del capitale economico della Spa LLOYD Nazionale Italiano

1985

54

F.LLI DOMENICHELLI SPA M.T.N. SPA - STRACCIARI & C. MAZZONI SPA

TRASPORTI)

Valutazione del capitale economico

1986

55

FRUGONE E PREVE SPA

Valutazione del capitale economico

1986

56

COLATA CONTINUA ITALIANA SPA CARLO COLOMBO SPA

Valutazione del capitale economico

1986

57

LA METALLI INDUSTRIALE ILSSA VIOLA

Determinazione del rapporto di concambio

1986

58

SOCIETà ITALIANA PER IL GAS (ITALGAS)

Valutazione del capitale economico

1986

59

IMMOBILIARE VIA TAMBURINI 13 SPA/ IMM.RE MAGGIO SRL

Perizia sul valore economico

1986

60

LA NOTTE

Determinazione del valore

del contratto per l’utilizzazione della testata

1986

61

FRANCO TOSI SPA

Valutazione del capitale economico

1986

62

GRAZIANO E C. SPA

Determinazione del valore economico di un ramo d’azienda

1986

63

SAMET SPA

Determinazione del valore di cessione di un ramo d’azienda

1986

64

IMPRESA EDILE METRON SPA

Valutazione del capitale economico

1986

65

STERZI SPA

Determinazione del valore economico

1986

66

ROTOCALCOGRAFIA INT.LE SPA

Determinazione del valore economico

1986

67

MERLONI FINANZIARIA SPA

Stima del valore della concessione dei marchi

1986

68

LA PROVINCIALE SPA

Valutazione del capitale economico

1987

69

COSTA SMERALDA HOTELS SPA

Valutazione del pacchetto di maggioranza

1987

70

FIMU SPA

Determinazione del valore economico di un ramo d’azienda

1987

71

MAGUS SPA

Valutazione del capitale economico

1987

72

GESTILEASING SPA

Relazione di stima sul valore di un pacchetto di azioni

1987

73

GRAZIANO ARCO SPA

Determinazione del valore economico di un ramo d’azienda

1987

74

SPE SPA

Valutazione del capitale economico

1987

75

FINEGIL SPA/EDITORIALE LE GAZZETTE

Valutazione del capitale economico

1987

76

TRAFILERIE E LAMINATOI DI METALLI SPA/LMI LA METALLI INDUSTRIALI SPA

Determinazione dei valori del capitale economico

e dei rapporti di concambio

1987

77

TREFIMETAUX SA

Valutazione del capitale economico

1987

78

COMPAGNIA MOBILIARE DI MILANO

Determinazione di una quota del capitale sociale

1987

79

SAFFA SPA

Perizia di stima del ramo cartario

1987

80

CARTIERE DI VERONA SPA

Stima del capitale economico

1987

81

FIT FERROTUBI SPA

Determinazione del valore economico del ramo d’azienda

1987

82

AUTOGRILL SPA

Stima dei marchi «Amico»,

«Magic» e «Down Town»

1987

83

CASSA DI RISPARMIO DI ALESSANDRIA

Valutazione dei possibili prezzi di emissione di «quote di partecipazione» e di «quote di risparmio»

1988

84

DUCA VISCONTI DI MODRONE VELVIS SPA

Valutazione del capitale economico

1988

85

MIRA LANZA RAMO CARTARIO

Valutazione del capitale economico complessivo per singole unità

1988

86

SOCIETÈ INTERNATIONALE PIRELLI SA

Stima del capitale economico

1988

87

PIRELLI SPA/ SOCIETÈ

INTERNATIONALE PIRELLI SA

Il rapporto di concambio

1988

88

SANDOZ SPA

Valutazione del complesso dei beni immateriali della società MAC Spa

1988

89

BANCA BRIGNONE

Valutazione

1988

90

ATHESIS SPA

Valutazione del capitale economico

1988

91

SAE / SADELMI COGEPI

Determinazione del rapporto di concambio

1988

92

COTONIFICIO CANTONI IN.PRO.DI SPA

Determinazione del rapporto di concambio

1988

93

OCEAN

Valutazione del capitale economico

1988

94

FARMITALIA CARLO ERBA

Valutazione della linea OTC

1989

95

ALISARDA LINEE AEREE DELLA SARDEGNA SPA

Valutazione del capitale economico

1989

96

BULL HN INFORMATION SYSTEMS ITALIA SPA

Perizia di stima della società ai sensi dell’art. 2343 C.C.

1989

97

CAMUZZI GAZOMETRI SPA SODIGAS SPA

Determinazione del rapporto di concambio

1989

98

BANCA ROSEMBERG COLORNI & C.

Stima dell’avviamento alla data del 30.6.1985

1989

99

SODIGAS SPA / COMUNE DI TRECATE

Lodo arbitrale (note sulle relazioni tecniche)

1989

100

RUMIANCA SPA IN LIQUIDAZIONE

Valutazione dei beni immobili e del marchio «Rumianca»

1989

101

RAGGIO DI SOLE SPA

Perizia di stima di un ramo d’azienda

1989

102

ERG E GARRONE

Valutazione dei pacchetti azionari

1989

103

BRIONVEGA SPA

Valutazione del capitale economico

1989

104

IMPERIAL HOTELS AUSTRIA A.G.

Valutazione di una partecipazione

1989

105

SIGSMONDO PIVA SPA

Valutazione del marchio Primizia

1989

106

MANDELLI SPA

Valutazione del capitale economico

1989

107

VISET SPA

Valutazione del capitale economico

1989

108

SVAMA

Valutazione del capitale economico

1990

109

MONDADORI

Parere sulle proposte

di aumento del capitale sociale della Arnoldo Mondadori Editore

Spa

1990

110

FERRERO (Alba TO)

Valutazione del capitale economico

1990

111

LATINA VITA - AUSONIA VITA

Relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 C.C.

1990

112

SIREA SPA

Perizia del ramo d’azienda della Sirea Spa costituito

da negozi e unità di ristorazione

1990

113

SIA FINANZIARIA SPA

Valutazione del capitale economico

1990

114

CASSA DI RISPARMIO DI ALESSANDRIA

Valutazione dei possibili prezzi di emissione di «quote di partecipazione» e di «quote di risparmio» da parte

della Cassa di Risparmio

di Alessandria

1990

115

IL SOLE ASSICURAZIONI SPA

Valutazione del capitale economico e di una quota

di controllo assoluto del capitale

1990

116

NORDSTERN

Perizia di stima delle rappresentanze generali

in Italia delle società Nordstern Allgemeine Versicherung AG/ Colonia Versicherung AG

ai sensi dell’art. 2343 C.C.

1990

117

ALCATEL FACE SPA

Valutazione del capitale economico di Alcatel Face Spa

1990

118

CONTI EDITORE

Parere sulle valutazioni delle società Conti Editore, Poligrafici il Borgo Spa

1991

119

BPCI - BPV FUSIONE

Fusione tra Banca Pop. Commercio e Industria e Banca Pop. Vigevano

1991

120

LATINA ASSICURAZIONI

Fusione «Compagnia Latina Assicurazioni Spa» e «Ausonia Assicurazioni Spa» determinazione del rapporto di cambio

1991

121

BANCO DI NAPOLI

Valutazione dei capitali economici delle società: Mediterranea Spa - Sem Società Editrice Meridionale Spa

1991

122

ARNOLDO MONDADORI SPA

Fusione «Arnoldo Mondadori Editore Spa» e «Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria Spa»: determinazione

del rapporto di cambio

1991

123

GESTIRAS

Fusione Gestiras Spa

e Adriatica Gestione Spa. Parere di congruità sul rapporto di cambio a norma dell’art.

2501 quinquies C.C.

1991

124

CANTONI SATILAI

Fusione «Cantoni Satilai Spa» e Textiloses et Textiles Spa» determinazione del rapporto di cambio

1991

125

FABIO INGHIRAMI

Stima del marchio «Fabio Inghirami»

1991

126

CASSA RISPARMIO BOLOGNA

Relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 Comma 1° del C.C. dei titoli azionari rappresentativi del capitale sociale della Cassa

di Risparmio in Bologna

1992

127

CASSA DI RISPARMIO DI IMOLA

Relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 Comma 1° del C.C. dei titoli azionari rappresentativi del capitale sociale della Cassa

di Risparmio di Imola

1992

128

CASSA DI RISPARMIO DI LUGO

Relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 Comma 1° del C.C. dei titoli azionari rappresentativi del capitale sociale della Cassa

di Risparmio di Lugo

1992

129

CASSA DI RISPARMIO PIACENZA E VIGEVANO

Relazione di stima ai sensi dell’art. 2343 Comma 1° del C.C. dei titoli azionari rappresentativi del capitale sociale della Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano

1992

130

BANCA NAZIONALE DEL LAVORO

Relazione di stima ai sensi dell’art. 5 del D.L. 20.11.1990

1992

131

EUROP ASSISTANCE

Valutazione del capitale economico dei rami d’azienda:

Europ Assistance Trade

e Service (perizia ai sensi dell’art. 2343 C.C.)

1992

132

CASSA RISPARMIO PIACENZA E VIGEVANO

Analisi per la determinazione del rapporto di concambio nella fusione Cassa

di Risparmio di Parma/Cassa di Risparmio di Piacenza

e Vigevano Spa

1992

133

«LA PIAZZA», «LA PIAZZA CAFFÈ RISTORANTE»

Valutazione dei rami d’azienda costituiti da talune unità

di ristorazione della catena

«La Piazza», «La Piazza Caffè Ristorante»

1992

134

CANTONI ITC SPA - MARCHIO

Stima del marchio Fabio Inghirami

1992

135

OCEAN -C.G.A.

Determinazione del valore del capitale economico

della società GGA - Compagnia Generale Alluminio Spa

1993

136

ALISARDA MERIDIANA SPA

Valutazione del capitale economico della società Meridiana Spa

1993

137

ARNOLDO MONDADORI EDITORE SPA

Valutazione del capitale economico della Arnoldo Mondadori Editore Spa ai sensi dell’art. 2343 C.C.

1993

138

CANTONI ITC - KERNEL ITALIANA

Parere tecnico sulla determinazione del rapporto di cambio

1993

139

GESTIRAS SPA PREVICOMMERCIO SPA

Parere di congruità sul rapporto di cambio art. 2501 quinquies C.C.

1993

140

PAF/MAXFIN

Fusione «Partecipazioni Finanziarie ed Industriali Spa» e «Maxfin Spa» parere

di congruità sul rapporto

di cambio

1993

141

AUTOSTRADA TO/MI SPA (SATAP)

La valutazione del capitale economico della società Finmilano srl e Autostrada

1994

142

ARNOLDO MONDADORI EDITORE SPA

Parere sulla determinazione del valore dell’azienda AME

ai fini dell’art. 2441 6° Comma

del C.C.

1994

143

BANCA D’AMERICA E D’ITALIA / BANCA POP LECCO

Rapporto di concambio per fusione e parere di congruità sul rapporto di cambio a norma dell’art. 2501 quinquies C.C.

1994

144

SITAV

Nota in merito al probabile valore dei beni immateriali

1994

145

UNICEM

Determinazione del valore del capitale economico

e del valore unitario dell’azione ordinaria

1994

146

NUOVA SIDERCAMUNA

Valutazione del complesso produttivo costituito

dallo stabilimento di Sellero

1994

147

ITINERA

Determinazione del valore del capitale economico

1994

148

SIBEC SPA

Determinazione del valore del capitale economico

1994

149

INTERLEASING SPA

Valori di riferimento

1994

150

GRUPPO OCEAN: CGA

Determinazione del capitale economico della società

1995

151

GRUPPO OCEAN: IDROCLIMA

Determinazione del capitale economico del ramo d’azienda

1995

152

BONIFICHE SIELE FINANZIARIA SPA

Determinazione del valore del capitale economico

1995

153

SOCIMI SPA IN A.S.

Valutazione in ipotesi di funzionamento e di

liquidazione del ramo aziendale

«Binasco»

1995

154

DUERRE VITA SPA - REALE MUTUA ASSICURAZIONI

Il valore di capitale economico

1995

155

BAS - AZIENDA MUNICIPALIZZATA DI BERGAMO

Valore del capitale economico

1995

156

SSB - IL BORSELLINO ELETTRONICO

Determinazione valore potenziale di un nuovo prodotto

1995

157

PIAGGIO AEREI

Determinazione del valore del capitale economico

del ramo aziendale «shelters»

1995

158

GRUPPO ODOLINI

Valutazione del capitale economico

1995

159

IAM RINALDO PIAGGIO SPA

Valutazione dei rami d’impresa

1995

160

B.CA NAZIONALE AGRICOLTURA

Valore del capitale economico

1996

161

SPIZZICO

Valore del marchio

e del know-how commerciale

1996

162

ITALCEMENTI SPA

Fusioni «Italcementi», «Cem. Siciliane», «Cem. di Sardegna» Concambio

1996

163

BANCO DI NAPOLI

Valutazione del capitale economico della Mediterranea (a sensi DL 28.1.91 n. 27)

1996

164

GRUPPO EDITORIALE «IL SECOLO XIX»

Valutazione del capitale economico

1996

165

ITALCEMENTI SPA

Nota sul «Valore normale» di Soficem Spa

1996

166

IPA FERROVIARIA SPA

Parere sulla valutazione

del ramo d’azienda «Materiale ferroviario» dell’IPA

1996

167

GRUPPO ODOLINI

Valutazione Imm.re Arezzo 87 Srl

1997

168

FINMECCANICA SPA

Parere sui metodi per la val. delle imprese del comparto Difesa ex-Efim

1997

169

FADIS SPA

Valutazione di azienda

1997

170

MERIDIANA SPA

Valutazione della società

1997

171

GRUPPO YOMO

Analisi di possibili alternative strategiche e valori

1997

172

BONAPARTE HOTEL GROUP

Stima del val. econ. e del val. potenziale

1997

173

I.A.M. RINALDO PIAGGIO IN A.S.

Aggiornamento della perizia di valutazione

1997

174

PAVESI SPA

Nota sull’iscrizione dell’avviamento

1997

175

CAMUZZI GAZOMETRI SPA

Valore di capitale economico al 31 dicembre 1996

1997

176

RICCHETTI CERAMICHE

Nota sulla valututazione

del ramo d’azienda conferito

1998

177

LUIGI LAVAZZA SPA

Il valore del capitale economico al 31.12.1997

1998

178

LUIGI LAVAZZA SPA

Il valore del capitale economico al 28.1.1991

1998

179

GRUPPO EL.FI ELETTROFIN. (OCEAN)

Valutazione del capitale economico

1998

180

GRUPPO BRANDT (Francia)

Valutazione del capitale economico

1998

181

GRUPPO EL.FI COLD

Valutazione del capitale economico

1998

182

FOLONARI CHIANTI RUFFINO

Valutazione del capitale economico

1998

183

SOLBIATI

Fairness Opinion sul valore del marchio Solbiati

2000

184

SELECO/BRIONVEGA

Fairness Opinion sul valore economico Marchi Seleco

e Brionvega

2000

185

PIAZZA SEMPIONE

Stima del capitale economico del valore potenziale

2000

186

FRETTE

Valutazione del marchio

«Frette»

2000

187

TECNOEUDOSIA

Fairness Opinion rapporto di concambio fusione

Tecneudosia Spa - Tecnosistemi Spa

2000

188

SILVERSEA CRUISE HOLDING LTD

Fariness Opinion sul valore del marchio

2000

189

CIRIO HOLDING

Valutazione del capitale sociale di Cirio Holding Spa

2000

190

PEPPER INDUSTRIES Spa

Fairness Opinion su Pepper Industries e Maska Spa

2000

191

JAKALA SPA

Fairness Opinion sul valore societario al 30/6/2000

2000

192

JAKALA SPA

Fairness Opinion sul valore societario al 31/12/2000

2001

 

Qualche volta (anche di recente) mi sono detto che, se avessi rigidamente applicato le tariffe professionali, sarei ricchissimo (come non sono…). Mi glorio di non essere mai stato avido: mio padre Edmondo avrebbe condiviso questo principio, che lui stesso – con la sua educazione – ha inculcato nella mia mente. (Qualche volta ce lo eravamo anche detti, nelle nostre passeggiate domenicali nei giardini di via Massena).

Le «propaggini»

Il «premio Invernizzi» per l’Economia aziendale (2003)

Nel 2003 conseguo il «premio Invernizzi»: è il massimo premio italiano in campo scientifico. Era un premio cospicuo (il cosiddetto Nobel italiano): 500 milioni di lire. Non l’avevo conseguito prima di allora, in quanto per molti anni ero stato «Presidente della Commissione Premi»: il che mi escludeva automaticamente (per ovvia incompatibilità). I precedenti due premi per l’«Economia aziendale» erano stati assegnati:

        ex-equo a Tancredi Bianchi e Sergio Vaccà;

        a Vittorio Coda.

Dopo la «Presidenza della Commissione Premi» vi era un periodo «neutralizzato» di altri tre anni. Perciò vi giungo nel 2003.

La «Cittadinanza onoraria» di Trezzo sull’Adda (2009)

Il 28 febbraio del 2009 mi viene conferita, dal Consiglio Comunale di Trezzo, la «cittadinanza onoraria» di Trezzo sull’Adda (da poco divenuta «Città»). In All. 1 la lettera di accettazione indirizzata al Sindaco. Il tutto è illustrato da alcune fotografie.

Già vent’anni prima, ricordo nel ringraziamento letto in quell’occasione (v. foto a p. …) di avere conseguito l’«Ambrogino d’oro» della Città di Milano (nel 1999 dalle mani del sindaco Pillitteri, in una sala del Castello Sforzesco). «Nulla mi commuove più di questo ambito premio in questa che sento come la “mia terra”, dove riposano i miei genitori, i miei nonni ecc.».

Ad un certo punto sento di commuovermi (ho già quasi 82 anni): la fida Anna Gigante, pronta, mi porta un bicchiere d’acqua, fin che mi tranquillizzo. «Questo le fa onore!» tuona un Consigliere Comunale dai banchi dell’opposizione della Lega.

Al termine della cerimonia, la banda di Trezzo diretta dal «maestro» locale che l’ha ben istruita, suona a «tutto spiano» per almeno mezz’ora. In quell’atmosfera anche alcuni miei figli e nipoti presenti (Fiorella, Betty, Giorgio, Roberta) e la mia cugina materna Erminia Perego (a Trezzo «la maestra Perego») rimangono commossi: è una vera «festa».

È assente, in quanto si trova ancora a Casa de Campo, mia moglie Lina, che poi se ne rammaricherà molto. Ma la teniamo informata di tutto.

In quei frangenti mi si avvicina un certo Tinelli (fino ad allora per me un nome sconosciuto), che si rivelerà poi essere il figlio di Romano Tinelli, lo scrittore trezzese; quest’ultimo diverrà mio amico, dedicandomi sui giornali locali (sia in dialetto trezzese, sia in lingua italiana) diversi articoli, sempre commoventi (v. All. 2). Quando lo chiamo lo scrittore-falegname (questo era il suo lavoro) più di una volta l’ho visto commuoversi.

Quel giorno si fa riconoscere da me anche la giovane dottoressa Elena Carrera che teneva le «pubbliche relazioni» (PR) per il Comune: mi dice di essere stata in «Bocconi» con la dottoressa Giacoletto. Diverrà una mia collaboratrice; quando la incontro la chiamo «la mia trezzese». Il suo «attivismo» è giunto al punto di portare nella Chiesa di San Ferdinando (in occasione del ricordo di mia moglie Lina, il 14 marzo 2011) il nuovo Sindaco di Trezzo, che viene a salutarmi al termine della messa celebrata da don Norberto. Anche se quel giorno lo ricordo «come un sogno» (quasi quanto in occasione delle esequie celebrate a Trezzo il 27 dicembre 2010). Qui ho salutato tutti (o quasi) sorridendo e confortando i piangenti, ma – con alcune eccezioni – non saprei ricordarli. In quella giornata gelida (e col terreno ancora gelato scivoloso) mi incamminai di buon passo, davanti a tutti, a piedi lungo i 200 metri del Viale del Cimitero, giungendovi prima dell’urna delle ceneri di Lina. Dietro di me procedevano Mario e Elsa Monti, amici preziosi.

Il recente rinnovo delle «cariche» bocconiane (2010-2011)

Dal 2011 ho assunto la decisione «irrevocabile» di rinunciare a tutte le cariche assunte in società «non bocconiane» (portando peraltro alla scadenza quelle in corso). Solo alla «Vittoria Assicurazioni» resterò Presidente Onorario: carica onorifica. Infatti, il 23 novembre 2010 ho accettato di far parte per altri 4 anni del «Comitato esecutivo» e di mantenere la carica di «Vice Presidente dell’Università Bocconi» (2010- 2014).

Il 21 giugno 2011 ho accettato la conferma per altri 3 anni (2011- 2014) della Presidenza dell’«Istituto Javotte Bocconi – Amici della Bocconi». Che Dio mi aiuti!

Mantengo la Presidenza di Egea, la casa editrice bocconiana.

1.4 Beppe dal 1971 al 2000

Sono Giuseppe Guatri, secondo figlio di Edmondo e Rosa Cereda, nato a Trezzo sull’Adda il 5 gennaio 1930.

Mi sono diplomato come perito elettrotecnico all’Istituto Esperia di Bergamo nel giugno 1948 ed ho fatto pratica per circa tre anni come operaio elettricista alla Società Elettrica Orobia in quel di Treviglio, dove mio padre era capo zona e successivamente a Merate, – per un anno – ed infine a Trezzo sull’Adda come impiegato tecnico.

Nel periodo post-bellico era difficilissimo trovare un posto di lavoro, per lo più riservato ai reduci della II guerra mondiale (che io ho evitato per pochi anni).

Avendo ancora desiderio di continuare gli studi, nel 1950 mi iscrissi all’Università Bocconi di Milano per frequentare la Facoltà di «Economia e Commercio» che mio fratello Luigi aveva da poco concluso.

Mi sono laureato nel giugno 1954 (votazione 110/110) e subito ho iniziato a esercitare la professione di dottore commercialista in Milano, professione che tuttora esercito (2011).

Ho conosciuto mia moglie, Rosita Mattei, nel 1956. Dalla nostra unione sono nati, in Milano, cinque figli:

        Edmondo (detto Dado) nel 1964 (laureato alla Bocconi)

        Raffaella nel 1965 (laureata alla Bocconi)

        Alida nel 1967 (diplomatasi in ragioneria e successivamente specializzatasi a operare nel campo socio assistenziale)

        Greta nel 1971 (laureata in scienze politiche)

        Guido nel 1973 (diplomato ragioniere e laureatosi poi in «scienze politiche») anche lui nato il 5 gennaio come me

Oggi sono tutti sposati e con figli.

Edmondo, Raffaella e Guido lavorano nello studio di commercialista in Milano, via Massena 12/7, nel quale, seppure a part-time, continuo anch’io a lavorare, molto vicini allo studio del celebre Luigi che per noi è sempre stato come un faro nella nostra professione.

Greta vive e lavora a Milano in un’importante agenzia di viaggi, mentre Alida vive e lavora a Parma nel campo socio assistenziale.

Le famiglie dei miei figli sono così composte:

        Edmondo, sposato con Valeria Jampaglia, milanese, ha due figli: Filippo (nato nel 1997) e Gaia (nata nel 2000)

        Raffaella, sposata con Elio Moschetta, abruzzese, ha tre figli: Nicolò (nato nel 1998), Francesco (nato nel 2000) e Vittorio (nato nel 2003)

        Alida, sposata con Gianluca Cattani, parmense, ha due figli: Benedetta (nata nel 1997) e Davide (nato nel 2000)

        Greta, sposata con Andrea Cisari, milanese, ha due figli: Viola (nata nel 2003) ed Edoardo (nato nel 2008)

        Guido, sposato con Cecilia Faudella, biellese, ha due figli: Giovanni (nato nel 2007) e Gabriele (nato nel 2008)

La mia vita con Rosita è stata, e lo è ancora oggi, molto felice ed i nostri cinque figli ci hanno dato tante soddisfazioni, così come i nostri undici nipoti che vediamo crescere di giorno in giorno.

Vita e attività di Giuseppe Guatri

Ho avuto un’infanzia assai felice. Sono nato a Trezzo sull’Adda il 5.1.1930, dove mio padre Edmondo lavorava nella centrale idroelettrica sul fiume Adda. Avevo circa quattro anni quando mio padre si trasferì a Valbondione (BG) dove la stessa società Elettrica Orobia (del gruppo Edison) aveva una centrale idroelettrica a circa 1000 metri di altitudine.

La neve qui abbondava ed io facevo circa tre chilometri al giorno per frequentare la scuola elementare di Gavazzo, frazione più vicina alla centrale.

Il sole, ai Dossi di Valbondione, si vedeva per pochissimi mesi all’anno, ma per noi bambini era una festa giocare nella neve o correre sui prati scoscesi vicino alle condotte forzate.

La maestra Poloni, che veniva dalla bergamasca (Ponte Nossa), aveva trovato sistemazione in una camera della nostra casa ed io iniziai la scuola elementare all’età di soli cinque anni. Fu così che fui sempre il più giovane (di un anno) in tutte le classi scolastiche frequentate negli anni successivi.

Nel frattempo mio padre faceva rapidamente carriera nel campo elettrotecnico e nel 1938 fu inviato nella «zona» di Caravaggio, dove finii le scuole elementari e poi a Treviglio (1940) dove frequentai la scuola media inferiore ed infine a Bergamo dove mi diplomai perito industriale elettrotecnico con ottimi voti, nel 1948, seguendo le orme del lavoro di mio padre.

Anche lui innamorato del suo lavoro, fu assai contento che io iniziassi la stessa attività, pur dovendo fare la pratica necessaria.

Così, per oltre due anni, feci l’operaio della Società Elettrica Orobia (dopo un esame specifico a Milano presso la direzione generale della società Edison) nella zona di Treviglio (BG) e poi passai alla sottostazione di Merate, in provincia di Como, per oltre un anno per completare la pratica. Infine passai a Trezzo sull’Adda dove fui promosso «impiegato» alle dirette dipendenze del capo-zona dell’Orobia.

Ma malgrado la materia (elettrotecnica) fosse molto interessante ed avessi anche imparato molto da mio padre (oltre che dalla scuola tecnica di Bergamo, considerata allora tra le migliori nel particolare settore) io cominciavo a essere attratto dagli studi universitari ed in particolare da quelli di mio fratello Luigi (tra l’altro i soli che potessi effettuare senza particolari esami, secondo le disposizioni scolastiche di allora – 1950 ).

Mi sembrava importante, dopo avere effettuato studi esclusivamente tecnici, continuare anche con gli studi di carattere economico.

Fu così che nel 1950 mi iscrissi, pur continuando a lavorare fino alla fine del 1951, all’Università Bocconi di Milano, nella facoltà di «Economia e Commercio», senza fare esami.

All’inizio del 1952 cominciai a frequentare assiduamente l’Università (venendo quasi tutti i giorni in treno da Treviglio) che finii nel giugno 1954 con i massimi voti (110/110). Tra la data del primo esame e quella dell’ultimo erano passati solo due anni e mezzo. Quasi un record.

Nel luglio 1954, mio fratello Luigi mi presentò a un dottore commercialista di Milano (dr. Ernesto Cattaneo) e cominciò così la mia pratica nel campo professionale.

Nel 1956 passai allo studio del dr. Luigi Antonelli, che fu il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano e d’Italia.

In questo studio già esercitava la sua attività di dottore commercialista mio fratello Luigi che, oltre all’attività professionale, svolgeva già anche l’attività di professore universitario.

Dopo una parentesi presso un altro studio di commercialisti, nel 1963 io e mio fratello Luigi ci mettemmo assieme nello studio di Milano, via F. Ferruccio n. 6.

Da qui ci spostammo infine in via Massena 12/7 (nel 1965) praticamente fino a oggi (2011).

Nota dell’Autore

Giuseppe Guatri, mio fratello, ha brillato per tutta la vita: operoso, attivo, viva- ce simpatico (in gioventù era anche a volte un poco sbarazzino). Da mia moglie Lina – quasi coetanea che gli è sempre stata vicina, con favore e affetto – mi sono sentito ripetere più volte (in frangenti anche difficili): «Beppe è una per- sona seria». E tale è stato. A mio favore, forse, ha pesato più la fortuna, che a lui in qualche caso (non molti) è mancata.

Di nostro padre Edmondo e di nostra madre Rosa, abbiamo avuto un’ammi- razione sconfinata; così come un affetto pieno ci lega alla nostra «piccola» sorella Graziella.

Assieme abbiamo costruito la «Cappella» dei Guatri nel Cimitero di Trezzo sull’Adda, dove i primi due posti, che attendono... saranno nostri.

Sic transit gloria mundi!

Note

1. I primi due §§ di questo documento sono stati scritti lungo 15 anni. Nel dicembre 2009 l’ho ripreso, completandolo nella parte finale (si vedano gli allegati): ma ho pensato di lasciarlo «tal quale» l’avevo scritto (salvo pochissime variazioni), per lo più nei primi inverni passati a Casa de Campo.

2. I sette figli non si ritrovano mai tutti insieme. Nel 1910 Severina (poi Madre Carmela) si era fatta suora «di clausura». Domenico nacque nel 1913.

3. Solo oggi 15 giugno 2011, passando per il cimitero di Trezzo, l’ho potuta ritrovare, in colombario a 50 metri da dove risposa Domenico. Li si legge che morì a 95 anni. Fino all’ultimo visse presso la casa dei Carminati (la sorella, maestra dell’asilo dei «scüri», fu anche la mia maestra).

4. Oggi, 8 settembre 2011 da un medico dentista che mi opera alla bocca, mi torna alla mente i ricordo di quando bambino di 6 o 7 anni, fui sottoposto a una estrazione dentaria (cogli strumenti del tempo!). Il dentista disse a mio padre: «Lei ha un figlio coraggioso, non gli è uscita nemmeno una lacrima!».

5. È ovvio che questi ricordi vanno ben oltre il periodo di Trezzo; si estendono al periodo di Caravaggio e di Treviglio, di cui è detto più avanti.

6. È trascorso quasi un anno da che scrissi (nel caldo inverno di Casa de Campo) queste righe. Oggi, 1 novembre 1995, cara Anna, ho potuto finalmente mettere un bianco fiore sulla tua tomba di Concesa! Dopo 15 anni! Qui sono tornato il 27 maggio 2011 dopo una visita, per trovare mia moglie Lina, al cimitero di Trezzo. Ho letto chiaramente, nella tua tomba, che sei nata nel 1923 e defunta, a soli 48 anni, nel 1971. E mio fratello Beppe mi ricorda che sei – forse – morta suicida, gettandoti dall’alto della clinica di Zingonia (BG) dov’eri ricoverata. Se questo corrisponde al vero, che Dio abbia pietà di te! La disperazione può indurre a un momento di follia…

7. Anche la maestra Angela Locatelli in Carminati, in quanto collega di Luigia Monzani, rimase sempre amica affezionata di Edmondo e di tutta la famiglia Guatri.

8. «Li ho visti così», vol. 1, p. 9 (Egea, Milano, 2009).

9. Nei giorni successivi il cardiologo curante prof. Castoldi mi confermò che erano, in effetti, stati commessi a Voltri errori grossolani, ma non vi era dolo e perciò avremmo avuto diritto solo a risarcimenti «per colpa», cioè in moneta per danni. Ma non era questo che cercavo. Perciò vi rinunziai, con l’accordo di Beppe.

10. Tra gli affetti trasmessi ai figli da Lina è quello per i cani: tra tutti eccelle Fiorella, cui Lina ha lasciato (conoscendo la mia scarsa dedizione) anche la sua giovane «Stella», dalla cui compagnia il prediletto «Holly», ormai diciottenne malato, sordo e cieco, ha tratto nuove energie. Vi è, naturalmente, un cane a «Casa de Campo» (Repubblica Dominicana), «Brill». Anch’egli vecchio che – dopo la tragica morte di Lina – vedevo sempre più triste. Al punto che nel dicembre-gennaio dovevo accompagnarlo personalmente ogni sera, alla «sua» ora sul giaciglio nell’appartamento di Lina, lasciandogli una luce accesa e la porta socchiusa, affinché all’ora desiderata, potesse andarsene per i fatti propri (di solito all’alba correndo per il campo di golf che sta davanti alla nostra casa).

11. Dal 2006, alla morte di E. Dubini, gli subentrerò come «Presidente dell’«Istituto, carica che ricopro tuttora.

12. Carica che ricopro tuttora.

13. Sul totale a oggi di 64.

14. Giunta oggi al 61° numero.