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Il mondo di Guatri

2026/8

Innocenzo Gasparini

Fu Rettore in Bocconi per ben nove anni (quando i compensi erano simbolici). Ebbe un contrasto, mai sanato, col suo Maestro Giovanni Demaria. I bocconiani non dovrebbero dimenticarlo

Professor Guatri, oggi ci occuperemo di un personaggio che ha realizzato il record della permanenza nella carica di Rettore della Bocconi: Innocenzo Gasparini. Era molto attivo e oltre a numerosi incarichi “minori” fu: professore ordinario per vent’anni (dal settembre 1966 alla morte); preside della facoltà di Economia per nove anni (dal 1966 al 1975); direttore dell’Istituto di Politica Economica e Finanziaria per cinque anni (dal 1965 al 1970); direttore del Dipartimento di Economia Politica dal 1974 al 1985 (anno della sua scomparsa); Rettore bocconiano per nove anni (dal 1975 al 1984). Che uomo era Innocenzo Gasparini?

Le offrirò una sintesi che spero efficace: Innocenzo Gasparini era naturalmente portato al comando; aveva una notevolissima capacità di lavorare, elaborava idee e progetti – nei quali credeva fermamente – ed era disposto a impegnarsi, anche duramente, per realizzarli; dedicava generosamente il suo tempo agli enti e alle associazioni nelle quali ricopriva incarichi di responsabilità che, è opportuno ricordare, in quegli anni non erano certamente fonti di significativi compensi. È scomparso ancora relativamente giovane (a soli 65 anni) mentre lavorava.

Ma, caro Ermes, ho preparato anche una scheda in stile più tradizionale...

Che mi sembra utilissimo pubblicare per dare al lettore la possibilità di situare gli avvenimenti di cui ci occuperemo nei tempi (ben oltre mezzo secolo fa) e nei luoghi ove sono accaduti.

Innocenzo Gasparini (foto a p. 218) è nato a Milano il 19 agosto 1920 ed è deceduto a Milano il 28 gennaio 1985 a soli 65 anni. Ricordo – come fosse ieri – quando la dottoressa Andreina Levi (che fu mia prima segretaria all’Istituto delle Fonti di Energia) entrò disperata nel mio studio rettorale al primo piano dell’Università Bocconi e piangendo mi disse: «Aveva solo 65 anni!». L’abbracciai per calmarla. Accorse anche il dottor Resti, il direttore amministrativo: eravamo tutti sbigottiti; ne informammo subito il presidente Spadolini.

La notizia si era nel frattempo sparsa in tutto l’ateneo, suscitando tra i colleghi e i dipendenti grande costernazione. Decidemmo con Spadolini che una commemorazione si sarebbe svolta nell’atrio di via Sarfatti 25, alla presenza della famiglia, dei docenti e dei dipendenti dell’Università.

Innocenzo Gasparini si era laureato alla Bocconi nel febbraio 1944 (dopo aver svolto il servizio militare dal 1° marzo 1941 all’8 settembre 1943) raggiungendo il grado di caporalmaggiore. Quando l’esercito italiano, rimasto senza ordini superiori, si era disgregato dopo l’armistizio con gli Alleati, aveva potuto far ritorno a casa e all’università.

Il 9 giugno 1958 aveva sposato Valeria Salvatori, nata a Roma, e molto più giovane di lui, dalla quale aveva avuto due figli: Maria Alessandra nel 1959 e Federico nel 1961: una famiglia perfetta.

Ho visto Valeria Salvatori Gasparini per molti anni (e quando ho potuto l’ho salutata) alle cerimonie ufficiali bocconiane. Da qualche anno è scomparsa: non vorrei – com’è purtroppo accaduto in molti casi recenti – che avesse l’impressione che Innocenzo sia stato un po’ dimenticato.

Non può di certo essere dimenticato: per la Bocconi ha fatto moltissimo come dimostrano i numerosi incarichi di primaria importanza ricoperti e che Lei ha elencato nella sua prima domanda. Aggiungerò che la sua attività non si esauriva in Bocconi: agli inizi degli anni Sessanta, per esempio, assunse anche un incarico all’Università di Trento. In quel periodo si occupava molto di temi riguardanti l’economia veneta e riteneva, come ho sempre fatto io, che fosse utilissimo lavorare “sul campo” così da poter effettuare una concreta verifica di quanto insegnavamo ai nostri studenti.

Di lui hanno scritto Mario Monti e Aldo Predetti nella presentazione di Scritti in onore di Innocenzo Gasparini[28]:

Dal magistero bocconiano, Innocenzo Gasparini ha costantemente irradiato il proprio impegno verso ambiti più vasti, con iniziative numerose, ben note alla comunità degli economisti.

Ne vogliamo richiamare qui soltanto tre aspetti: la direzione del Giornale degli Economisti e Annali di Economia, la Presidenza della Società Italiana degli Economisti (1974/76), la promozione di una fitta rete di scambi internazionali.

Con la prima, Gasparini indirizza la più prestigiosa rivista italiana nell’alimentare e nel dibattere il pensiero economico del nostro Paese. Con l’impulso dato alla “Società”, egli ha contribuito notevolmente alla creazione di più stretti legami fra gli economisti italiani e allo sviluppo di una maggior partecipazione alle iniziative della “Società”. La costante attenzione ai rapporti scientifici e didattici sul piano internazionale – di cui è espressione significativa, ma non l’unica, l’iniziativa delle “Lezioni Raffaele Mattioli” – amplia in una direzione cruciale le occasioni di stimolo intellettuale, con particolare beneficio per la formazione dei giovani.

La Bocconi ha dedicato a Gasparini l’IGIER (Innocenzo Gasparini Institute for Economic Research) dal quale proviene anche il Rettore Guido Tabellini.

Quando ha conosciuto Innocenzo Gasparini? Da studente?

Ero studente di secondo anno quando ho incrociato Gasparini alla Bocconi, nell’anno accademico 1946/47. Insegnava la seconda parte del noto libro La logica economica (al primo anno insegnata da Armando Frumento) che suscitava nei professori bocconiani dell’epoca entusiasmi e perplessità. Tra i “perplessi” c’era Ferdinando Di Fenizio che, nei mesi da me trascorsi nel 1949 all’Ufficio Studi Economici della Montecatini, mi disse più volte di nutrire notevoli riserve sulle tesi sostenute da Demaria.

Gasparini spiegava la logica economica diligentemente, anche se a volte mi faceva sorgere il dubbio che non vi credesse pienamente (cosa che, al contrario, non accadeva a Frumento).

Anch’egli, col suo voto, contribuì al 30 e lode che, per la seconda volta, Demaria mi vergò sul libretto.

Ancor oggi ricordo le notti, tante, che in quegli anni passai a studiare su quel libro nel mio piccolo studio di Treviglio in via Crivelli 2[29]!

Durante la sua lunga permanenza nella allora non troppo comoda poltrona rettorale, Gasparini dovette ingoiare qualche boccone amaro: per esempio la decisione, presa a sua insaputa, di chiudere la facoltà di Lingue...

La sua presidenza alla facoltà di Economia (dal 1966 al 1974: un anno dopo essere stato chiamato come ordinario alla Bocconi) durò per otto anni. In questo periodo visse occasioni non facili, che spesso lo irritarono molto. La più aspra credo sia stata dover leggere sul Corriere della Sera l’annuncio dell’abolizione della facoltà di Lingue divenuta, dal 1968, il covo della contestazione studentesca.

Egli scrisse al Rettore Dell’Amore (che aveva assunto quella decisione in stretta intesa con il presidente Furio Cicogna in sede di Consiglio di Amministrazione) che «avrebbe desiderato un dibattito preventivo davanti al Senato Accademico»[30].

Il mio parere è diverso. Ho vissuto personalmente (dal 1969) quegli anni e ho ancor adesso ben chiaro che in quasi tutti noi c’era in quel momento una sola preoccupazione: salvare la Bocconi. Dell’Amore e Cicogna si assunsero tutte le responsabilità. Anche a distanza di decenni sono convinto che la decisione fosse necessaria. In sintesi: ci fu un comportamento insolito, ma fu preso in una situazione di emergenza, che certamente non consentiva di aprire un dibattito. Ricordo comunque benissimo che la maggior parte (quanto meno) degli aziendalisti era assolutamente solidale con Dell’Amore del quale, inoltre, apprezzava il coraggio (il che, in quei tempi, non era da tutti)[31].

Furono tuttavia momenti di tensione, più che comprensibili fra persone che ragionano con la loro testa, che non incrinarono mai l’unità d’intenti del gruppo dirigente e non diminuirono in alcun modo l’apporto positivo della gestione Gasparini...

Il lungo rettorato di Gasparini fu, lo dico con piena convinzione, molto proficuo. Dopo la breve parentesi di Gianguido Scalfi, che aveva affrontato con coraggio e intransigenza la contestazione studentesca diventata in Italia nei primi anni Settanta sempre più dura, Furio Cicogna si era reso conto della necessità di assegnare la carica e la responsabilità del rettorato a una “figura” più duttile e meglio disposta alla trattativa e l’aveva individuata in Gasparini. Ancora una volta aveva visto bene!

Nell’anno precedente io ero stato nominato consigliere delegato (carica che tenni per 25 anni) e Spadolini alla morte di Cicogna era diventato presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Università (il 26 gennaio 1976). Si costituì in tal modo ai vertici dell’Università una terna (Spadolini, Guatri, Gasparini), che per molti anni collaborò con unità d’intenti, dedizione e tenacia alla gestione dell’ateneo. Specialmente i primi anni furono particolarmente difficili: la Bocconi era in gravi difficoltà economiche e Cicogna dovette ricorrere all’aiuto di Roberto Calvi, divenuto vicepresidente. I contributi di Calvi (500 milioni di lire: tre volte gli incassi delle tasse accademiche dell’epoca!) furono determinanti. Per contro, il “nuovo prodotto” (il DES, il corso di laurea in Discipline Economico Sociali), molto valido per la qualità dei contenuti, dal punto di vista economico e finanziario non serviva a nulla.

Fu a questo punto che Lei mise a punto un piano pluriennale di interventi che aveva come obiettivo principale il superamento della stretta finanziaria in cui si dibatteva da tempo la Bocconi e, di conseguenza, lo sganciamento da elargizioni generose (come quella del banchiere Calvi) ma in qualche modo potenzialmente limitatrici della autonomia dell’ateneo...

Con Spadolini ebbi subito un discorso franco: gli illustrai un piano di quattro-cinque anni (che discussi, con incontri riservati in casa mia, con alcuni più giovani colleghi, tra i quali ricordo Ruozi, Coda, Demattè). La linea strategica si articolava in due punti:

  1. ripristinare un graduale ma sensibile aumento dei contributi accademici richiesti agli studenti (con il supporto di un’adeguata comunicazione, di un miglioramento di tutti i nostri “prodotti culturali”, dell’introduzione del “numero chiuso” ecc.) sino a raggiungere l’equilibrio del bilancio;
  2. conservare i contributi dei privati, ma renderli in quattro-cinque anni “non più necessari”.

Il presidente Spadolini accettò con entusiasmo: non vedeva l’ora che potessimo contare solo su noi stessi.

Spadolini fu attento al bilancio dell’Università fin quando (poco prima della misteriosa scomparsa di Roberto Calvi) gli annunciai che quei contributi non erano più necessari: da quel momento non gli interessò più nulla! Ebbe solo un “ritorno di fiamma” quando – dopo la prematura morte di Gasparini – lo informai, con cautela, di una visita della Guardia di Finanza che, forse, collegava il nostro successo economico (ottenuto alla luce del sole) alla sparizione dei molti miliardi di Calvi (che certo avevano preso altre strade) e a tal fine stava interrogando Vincenzo Petiti, il povero ex autista di Gasparini, che non poteva saperne nulla (e che fu assistito da Umberto Dubini durante l’interrogatorio). Ma tutto finì in una “bolla di sapone” (tuttavia con Enrico Resti e Umberto Dubini passai, per l’ultima volta, giorni difficili...).

Tornando a Gasparini, quando, in quegli anni (dal 1975 in avanti) mi incontravo annualmente con le rappresentanze studentesche (all’epoca ancora potenti) per discutere dell’aggiornamento delle tasse, chiedevo sempre al Rettore di partecipare all’incontro. Ed egli aveva la pazienza di prepararlo molto diligentemente, trattando per ore e ore con gli studenti; in tal modo “spianava la strada” a decisioni condivisibili. A questa sua fatica credo che la Bocconi debba molto. E anche per ciò non possa e non debba dimenticarlo!

Avviene spesso che un accademico venga a trovarsi in grave contrasto con il suo Maestro? Che cosa accadde fra Demaria (il Maestro) e Gasparini (l’allievo)? Ha forse le sue radici nascoste nel contenzioso aperto da Demaria nei confronti del presidente Cicogna e del Consiglio di Amministrazione dell’Università?

È inutile nasconderlo: con Demaria, il Rettore Gasparini ebbe un contrasto. Quali ne fossero le ragioni posso solo supporlo. Forse è derivato – come Lei ipotizza – dal lungo dissenso di Demaria col presidente Cicogna e con il Consiglio di Amministrazione della Bocconi.

La conseguenza più spiacevole di questo invero troppo lungo contrasto fra i due fu che il dissenso divenne astio e insofferenza, in altre parole un “fatto personale”: tant’è che il Rettore Gasparini non propose mai Demaria per la nomina a professore emerito dell’Università Bocconi.

Sentii, come Rettore, il dovere di porvi rimedio. In proposito riprendo dal secondo volume[32] un episodio che mi ha dato molta soddisfazione:

Dal novembre 1984 ero diventato Rettore; il direttore dell’Istituto di Economia politica era Mario Monti; il direttore del Dipartimento di Economia era Adalberto Predetti. Un giorno eravamo riuniti nell’ufficio rettorale e chiesi a tutti una franca risposta alla domanda: può la Bocconi (dopo 11-12 anni, cosa che mi sembra impossibile!) esitare oltre nel proporre la nomina di Giovanni Demaria a professore emerito? La risposta fu pronta e unanime: siamo assolutamente d’accordo – no. Mi riservai solo d’informarne il presidente del Consiglio, Giovanni Spadolini ed egli non vide alcun problema.

Il vero problema, feci a questo punto presente a Monti e a Predetti, sarà riuscire a convincerlo ad accettare la nostra iniziativa; dovremo tutti impegnarci. Il primo segno positivo giunse allorché, alla richiesta di un incontro presso la sua abitazione di via Melchiorre Gioia a Milano, l’appuntamento ci venne dato.

Nel giorno stabilito, ci presentammo puntualissimi all’ingresso. Salendo le scale, ricordo di aver detto agli amici: «Speriamo, queste scale, di non rifarle tra poco di corsa, o a ruzzoloni...». Non fu ovviamente così. Il Maestro ci accolse sorridente sulla porta e ci salutò con cordialità. Ancora un po’ timoroso illustrai il nostro proposito. Non esitò nemmeno un attimo: si disse grato della proposta e di accettarla ben volentieri.

Ci intrattenemmo ancora un quarto d’ora a conversare con lui. Infine gli chiesi (ancora con un po’ di timore) se, concluse le procedure ministeriali, ci avrebbe fatto l’onore di intervenire alla prossima inaugurazione dell’anno accademico (in quel momento ricordavo come, nel 1968, a quella cerimonia aveva rifiutato di tenervi la prolusione e non era nemmeno intervenuto; e dopo d’allora non era più apparso in Bocconi). Accettò anche questo!

Con Mario Monti e Adalberto Predetti, salutato il Maestro, scendemmo quelle scale felici. Il Maestro tornava, dopo 16 o 17 anni, alla più sacra delle cerimonie bocconiane; tornava alla “sua” università! Nel mio quinquennio rettorale ho avuto giornate di gioia e di soddisfazione (e viceversa, naturalmente): ma questa fu ineguagliabile!

E ancora[33]:

Ma le sorprese non erano finite. Dopo che il Consiglio di facoltà ebbe approvato il 5 dicembre 1986, con voto unanime, la proposta al ministro per la nomina di Giovanni Demaria con una relazione degna di lui, il giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico 1987/88 ebbi la gioia di vederlo apparire (88enne) in toga e tocco. Mi alzai per farlo sedere in una posizione di massimo riguardo, in prima fila tra il corpo accademico; accettò con piacere.

Durante il mio discorso giunsi al punto in cui comunicai all’aula gremita la nomina a professore emerito di Giovanni Demaria. E qui avvenne puntualmente quanto attendevo: l’intera sala si alzò e si sciolse in un interminabile applauso. Anche il Maestro si alzò, s’inchinò e salutò più volte. Era commosso, e più di lui lo ero io, lo eravamo tutti. Giovanni Spadolini quel giorno mi disse che avevo fatto per la Bocconi il massimo che potessi fare; e aggiunse che la cancellazione di una pagina, per noi pressoché incomprensibile della sua storia, fosse assolutamente doverosa!

È difficile credere che i professori della Bocconi (non quelli di oggi, ma quelli di un tempo) lavorassero – magari duramente – con compensi (specie per le cariche importanti) praticamente simbolici. Com’era in realtà la situazione?

Dallo stato di servizio del professor Gasparini si deducono i compensi che venivano attribuiti alla principali cariche dell’Università. Quale differenza rispetto a oggi! Faccio qualche esempio[34]:

  • nel 1965 il compenso di professore ordinario era di 3,3 milioni di lire all’anno (pari a € 27.000);
  • nello stesso anno l’indennità di direttore d’Istituto era di
  • 449.000 lire all’anno (pari a € 4.000);
  • l’indennità di preside era nulla;
  • nel 1975 l’indennità di Rettore era di 250.000 lire all’anno (pari a € 1.033).

Come si vede, anche l’indennità di Rettore era simbolica pur comprendendo impegni (e, all’epoca, rischi) stressanti.

C’è ben poco da aggiungere a cifre tanto eloquenti. Direi solo che galvanizza, e quindi diventa più produttivo, lavorare non tanto e non solo per i soldi ma per l’orgoglio, la passione, l’entusiasmo, la soddisfazione di costruire qualcosa. Risultato che solo raramente ottengono remunerazioni troppo laute (soprattutto quando non derivano dai meriti).

Per chiudere il nostro lavoro di oggi, professore, possiamo fare una panoramica sulla più che ragguardevole ricerca scientifica che il professor Gasparini è riuscito a sviluppare – con i suoi entusiasmi un po’ stakanovistici – malgrado i costanti e a volte pesanti impegni a favore della comunità accademica e degli studenti della Bocconi?

Negli Scritti in onore di Innocenzo Gasparini è contenuta l’ampia bibliografia dei suoi scritti. Tra questi si notano tre libri: Sviluppo economico e ruolo dell’agricoltura (Giuffrè, 1953), Elementi di economia (Edisonvolta, Giunta tecnica, 1957), L’impresa: problemi di breve e di lungo periodo, in L’impresa nell’economia italiana (Angeli, 1976).

A cui si aggiungono moltissimi articoli (come in uso tra gli economisti), tra cui quelli scritti sulla rivista bocconiana Economia internazionale delle fonti di energia, da me diretta per molti anni (Riquadro 1).

Riquadro 1 Pubblicazioni di Innocenzo Gasparini

1947 – «Gli indici jota di equilibrio monetario», Giornale degli economisti e Annali di economia, n. 5-8; «Nota critica sulla tesi hayekiana dell’effetto di Ricardo», Giornale degli economisti e Annali di economia, n. 1-2

1950 – con A.P. Giannini, «Giant in the West», Giornale degli economisti e Annali di economia, settembre-ottobre; «Alcune relazioni fra sviluppo agricolo e sviluppo economico generale», Rivista italiana di scienze commerciali, novembre-dicembre; «Aspetti della vita economica statunitense nel 1948», Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, Milano

1951 – «Costi di distribuzione e sviluppo economico», Rivista italiana di scienze commerciali, marzo-aprile; «Una valutazione critica del dopoguerra economico italiano», Rivista dei dottori commercialisti, n. 1

1952 – «Rischio crescente ed ingresso di capitale nello sviluppo economico», Giornale degli economisti e Annali di economia, gennaio-febbraio

1956 – «Condizioni obiettive di equilibrio e di stabilità per la convertibilità delle valute», Il risparmio, n. 12; «Moderne tendenze degli studi sulla programmazione regionale in Italia», Economia trentina, n. 1-2

1957 – «La posizione dell’industria italiana nella produzione mondiale», Il risparmio, n. 3; «La dinamica della domanda di energia nel prossimo ventennio ed una valutazione economica degli obiettivi per la produzione di energia da fissione», Economia internazionale delle fonti di energia, n. 1

1958 – «Le fonti di energia nello sviluppo economico», Economia internazionale delle fonti di energia, n. 4 e n. 6; «Il livello dei saggi di interesse dovrà aumentare?», Economia internazionale delle fonti di energia, n. 1

1960 – «Economia italiana di fronte al Mercato Comune Europeo», Università degli studi di Ferrara, Quaderni del Centro di documentazione sulle Comunità europee, n. 1

1961 – «Alcuni problemi della programmazione d’impresa di lungo andare», in Studi in memoria del prof. Gino Zappa, vol. II, Giuffrè, Milano; «Natura e limiti della programmazione locale», in Convegno di studio sulla pianificazione locale, Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, Trento

1963 – «L’artigianato delle province di Milano e Sondrio. Caratteristiche, problemi, prospettive», ministero dell’Industria e del Commercio, Roma

1976 – «Armando Sapori. Commemorazione tenuta dal m.e. Innocenzo Gasparini», Rendiconti dell’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere, parte generale e atti ufficiali, vol. 110, Milano; «Concluding Remarks», in M. Monti (ed.), The New Inflation and Monetary Policy, MacMilllan, London; «Discorso introduttivo e Conclusione», in L’orizzonte temporale delle decisioni economiche, Società Italiana degli Economisti, Atti della XVI Riunione Scientifica, Roma, Giuffrè, Milano

1978 – con F. Bruni, C. Filippini, A. Porta, C. Secchi, Il sistema economico. Una analisi introduttiva, Abete, Roma

1980 – «Tendenze e problemi del prevedibile sviluppo dell’economia internazionale nel prossimo decennio», in Scritti di economia in onore di Franco Ferold, Patron, Bologna

1981 – «Economic Trends and Problems in the 1980s», Giornale degli economisti e Annali di economia, n. 5-6

1982 – «Sviluppo del Polesine e proposta di localizzazione di un terminale carbonifero nel Delta del Po», Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, Rovigo; «Tendenze e problemi dello sviluppo economico e linee di politica commerciale», in Finanza aziendale e mercato finanziario. Studi in onore di Giorgio Pivato, vol. II, Giuffrè, Milano

1

AA.VV., Scritti in onore di Innocenzo Gasparini, Giuffrè, Milano, 1982, p. IV.

2

Il piccolo tavolo su cui passavo le notti a Treviglio è rimasto tra i più preziosi ricordi della mia famiglia paterna.

3

Si veda Li ho visti così 1, p. 57.

4

Ivi, p. 58.

5

Li ho visti così 2, pp. 45-46.

6

Ivi, p. 46.

7

La lira segue, nei calcoli, la svalutazione anno per anno (base anno 2001 = 1). La traduzione in euro è effettuata col noto rapporto 1.936,27 lire = 1 €. Si noti l’applicazione dei due coefficienti.