Il mondo di Guatri
2026/20
Perché questo libro: guida alla lettura
Riscrivere Guatri con le parole di Guatri
Qualche mese fa, il prof. Guatri mi consegnò due borse piene di libri (ventitré, per la precisione) spiegandomi: «Ho messo dei segnalibri sulle parti che sento più significative e, tutte insieme, rappresentano il “bilancio della mia vita”. Ora si tratta di riorganizzarle in modo coerente. Può occuparsene?».
Al prof. Guatri non si dice di no, anche se non è chiarissimo “cosa” si debba fare, e come.
Così comincio sfogliando libri e segnalibri (che in realtà sono dei post-it di vario colore e dimensione) a cui si aggiungono marcature fatte, pagina per pagina, con la matita rossa e blu, con indicazioni specifiche di altri libri del professore da consultare o citare. Mi fermo qua e là, a leggere un pezzo che non conoscevo o un altro che non ricordavo, a cercare di capire perché una segnalazione è in rosso anziché in blu, ma finisco per rileggere tutto (anche se sono cose che conosco bene, essendone stata l’editore) perdendomi nei meandri di una vita vissuta con intensità, creatività e curiosità.
Non è facile perché, nel raccontarsi e nel ricordare, Guatri non si muove in linea retta, attenendosi al vissuto cronologico, ma segue le sue emozioni: il racconto indugia sull’incontro con un amico, un fatto accaduto a lui o ad altri, una situazione particolare, tutto rivissuto con compiacimento, quasi con tenerezza, per poi ripartire in direzione nuova, aprendo scenari inaspettati.
La domanda è: da che parte cominciare? Quale è la priorità in questo “bilancio sociale”? Quale è la parte più importante delle altre? Una scelta, il ricordo preferito, un rimpianto, un qualcosa che avrebbe voluto fare in più o in meno, o in modo diverso? O che non ha potuto fare? Meglio partire dalla ricerca, per la quale ha conquistato il titolo di grande innovatore, o dalla sua esperienza “manageriale” di Consigliere delegato, che rievoca con grande soddisfazione? O dall’insegnamento, che indica come la sua vera vocazione? O dalla professione, che risulta il compendio delle sue esperienze tra ricerca e insegnamento? E, soprattutto, la moglie, l’amatissima Lina, e la grande famiglia dei Guatri che, con discrezione, ritornano sempre, come la base solida che gli consente di fare tutto il resto.
Vi sono inoltre pagine che raccolgono quanto allievi, estimatori, amici, colleghi hanno scritto su di lui. Ed è stupefacente constatare come i sostantivi e gli aggettivi in positivo che i dizionari mettono a disposizione sono già stati usati tutti: con ammirazione, con rispetto, con affetto, con amicizia. Credo con sincerità.
Guatri raccoglie i commenti in silenzio, passando tra l’uno e l’altro ostentando indifferenza, ma si sente che è contento. E contraccambia colleghi, amici, interlocutori di altrettanta ammirazione e affetto. Difficile trovare critiche o commenti negativi: e quelle poche volte che lo fa, è educatamente tranchant.
Poi, in questa specie di caccia al tesoro, quasi per caso, in una pagina dove si parla d’altro, lo scopro ad ammirare un collega che, oltre che di ricerca e di insegnamento, si diletta (e anche bene) di pittura. E Guatri, un po’ malinconico, commenta: «Io nella vita non ho saputo fare altro che scrivere…». E, un paio di volte, riferito a situazioni particolari, medita: «Tanto tempo e tanto impegno. Ne valeva la pena?».
E qui mi sono detta: no, questo proprio non lo può dire. Tutti noi sappiamo bene quante cose ha fatto il prof. Guatri e quanto ha lasciato ad allievi, discenti, amici, colleghi, interlocutori, collaboratori, laureati, imprenditori e professionisti. E noi sappiamo che ne è sempre valsa la pena.
L’unico modo per confutare questi dubbi è riscrivere il racconto della sua vita, vista dalla nostra parte. E questo rimettendo in fila le sue parole, senza interpretare né commentare.
Un modo per dirgli grazie!
Mirka Daniela Giacoletto Papas
PS: Per me, il professor Guatri è sempre stato il Professore (maiuscolo). Nell’orientarmi in questo lungo cammino, mi sono permessa (per velocità) di chiamarlo più semplicemente Guatri (regola applicata anche per le altre persone citate). Chiedo scusa per la libertà. Spero non me ne voglia.