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Il mondo di Guatri

2026/20

“Una scelta obbligata ma sofferta”

Ragioneria alle superiori? Oh no!

La distanza da Treviglio a Milano non è di molti chilometri, ma nei primi anni ’40 sembrano molti di più. Comincia da qui il racconto che Guatri ripete, volentieri e con commozione, del suo passaggio dalle scuole elementari di Caravaggio all’Istituto Tecnico Commerciale “Oberdan” di Treviglio, dove passa quattro anni di “inferiori” («Ero il migliore studente ma distribuivo il tempo tra lo studio e il calcio, e non sempre lo studio prevaleva») e quattro anni di “superiori” («dove mi tornò la ragione: lo studio divenne, forse fino all’eccesso, protagonista della mia vita»). I quattro anni diventano tre: Guatri è veloce e “brucia” in un solo anno l’ultimo biennio. All’“Oberdan” studia ragioneria: «una scelta obbligata ma sofferta» la definirà, perché la sua aspirazione sarebbe il liceo classico, se non fosse impossibile uscire da Treviglio.

Per non perdere tempo, «nell’estate del 1944, dopo la fine dei grandi bombardamenti, iniziai ad andare in treno, ogni giorno, all’Orobia di Bergamo, per esercitarmi su come si tiene la contabilità». Nel tragitto Treviglio-Bergamo e viceversa «spesso i passeggeri dovevano scendere in gran fretta dalle carrozze in quanto un aereo delle forze “alleate”, da tutti confidenzialmente chiamato Pippo, si abbassava per mitragliarci. Era un mezzo usato dalle forze alleate anglo-americane per tenere sotto pressione la popolazione civile». Nel giugno del 1945 si presenta agli esami di Stato («che allora erano una cosa seria») che così rievoca: «trovai al mio fianco degli amici (due o tre anni più grandi di me) che erano reduci dalla guerra. Cercai di aiutarli, ma non era facile. Per me l’esame di Stato fu una passeggiata. Ne uscii con il massimo dei voti».

Ma l’estate, nonostante il clima ancora di guerra pesante, passa come quella di tutti i ragazzi che festeggiano la fine della scuola e l’attesa del dopo: giocando a calcio – «prima all’oratorio, poi sul campo della Trevigliese … anzi, giocavamo dappertutto, anche nel cortile della scuola, al termine delle esercitazioni, col fucile di latta del Sabato fascista (essendo nato nel 1927, nell’anno VI E. F., come allora obbligatoriamente si scriveva datando qualsiasi documento)» – e correndo in bicicletta perché «ai miei tempi, la bicicletta era lo strumento essenziale per i viaggi, e anche per il divertimento». Per il sedicenne Guatri è anche il momento delle prime esercitazioni letterarie, che affiancano poesie e articoli per Il Popolo Cattolico, il giornale di Treviglio che gli chiede editoriali su temi di attualità[11].

Luigi guarda le ragazze, ma soprattutto conosce Lina[12], sfollata per la guerra da Milano, che sarà accanto a lui per i successivi sessantasei anni della sua vita. E che, in qualche modo, influenza la sua fretta nell’iscriversi all’università un anno prima: «Volevo al più presto andare all’Università, a Milano, dove dal 1944 Lina si era trasferita con la famiglia». In realtà, reso il dovuto omaggio all’amatissima Lina, Guatri spiega che, avendo studiato e preso il diploma di ragioneria, Economia e commercio, secondo l’ordinamento scolastico del tempo, era una strada obbligata. E si chiede: «Perché mai avevo voluto andare a tutti i costi alla Bocconi? Semplice: vi cercavo Gino Zappa, che la mia insegnante di ragioneria all’Istituto “Oberdan” di Treviglio (Antonietta Bignami, già allieva di Zappa, tanto che, anni dopo, vinse anche il concorso per la cattedra universitaria) mi aveva fatto conoscere».

A fine estate dunque Guatri, con il fedele amico Rino Invernizzi («che mi accompagnò pur non dovendosi iscrivere») va da Treviglio a Milano «sui carri bestiame, dato che la guerra aveva distrutto tutte le carrozze passeggeri» e si trova davanti alle porte della mitica Bocconi, porte che peraltro si rivelano sbagliate perché l’università si è, nel frattempo, trasferita da via Statuto nella nuova sede di via Sarfatti, in quella che, allora, era ancora piena periferia. Si iscrive anche Ruggero Fratelli, compagno di classe all’“Oberdan”, a cui il padre impone la trasferta quotidiana da Treviglio a Milano, quindi pieno di invidia verso Guatri che ha trovato una sistemazione dalle parti di Lambrate: «Il primo anno di lezioni ci preoccupa: pare che si accaniscano sulle matricole. Ci presentiamo uniti, Guatri ed io, diciott’anni, aspetto da ragazzini. Due anziani ci bloccano: Luigi, pronto, estrae due pacchetti di nazionali, tutto fila liscio»[13].

È forte l’impatto con Milano, nel bene e nel male: il sistema dei trasporti post-guerra, la scelta tra pendolarismo o abitazioni più o meno fortunose per non perdere lezioni e momenti di studio, in una severa autodisciplina di autonomia economica: «Sono stato sempre molto orgoglioso, da quando raggiunsi la maggiore età non volli più dipendere economicamente da nessuno. Sono giunto al punto di rifiutare che mio padre mi aiutasse economicamente anche nel corso degli studi bocconiani (borse di studio, lavoretti ecc.). E, fin dal secondo anno, grazie ai mei risultati accademici, percepivo la borsa di studio (l’unica borsa di studio che la Bocconi assegnava in quegli anni) che riversavo a mio padre».

In parallelo, non manca di ripetere: «Vengo da una famiglia modesta, mio padre era un capo-zona dell’Orobia, non era ricco. Feci perciò tutto il possibile per aiutarlo: per orgoglio, non perché ne fossi richiesto». Ruggero Fratelli, a sua volta, ricorda: «Abbiamo deciso di acquistare i testi in comune. Spesa metà per uno. Un bel risparmio. Cominciamo con Lo Stato sociale moderno del rettore prof. Demaria. 900 lire. Per primo lo usa Guatri, me lo passa pieno di annotazioni e tanti bigliettini. Confesso di non averlo mai letto. Dalle prime pagine, un mattone. Terribile! Mi rendo conto che non ce la faccio. In inglese, danno per scontata una buona preparazione della lingua. Io ho studiato il tedesco. In matematica bisogna sapere la trigonometria. Non era nei programmi. Guatri ne era al corrente e si era preparato. Io invece mi arrendo»[14]. E decide di lasciare la Bocconi.

Ma per Luigi, la Bocconi è la scoperta di tante meraviglie, tutto quello che sognava di raggiungere: i grandi docenti da ascoltare e conoscere da vicino, quelli che diventeranno i Maestri per tutta la vita.

Il primo incontro è con Giovanni Demaria, «importante e noto economista del 900 dalle teorie originali e audaci, fermo nelle sue opinioni fino a sfidare la dittatura. Un grande docente amato da generazioni di bocconiani»[15]. Racconta Guatri, non senza emozione: «Avevo l’impressione che, dopo l’esame del primo anno, Demaria mi riconoscesse: mi chiese infatti di svolgere la presentazione di un articolo del prof. Umberto Ricci sull’elasticità della domanda per il primo seminario periodico. Mi lasciò esporre il testo dall’a alla z. Intervenne brevemente nella discussione e alla fine commentò: “Che ne dite? Ha dimostrato sicurezza e chiarezza e i commenti sono corretti. Ha fatto molto bene”. Fu così che mi notò: e da quel momento non erano rare le occasioni in cui, nel corso di una lezione, si rivolgesse a me chiedendo: “Guatri, cosa ne pensa?”»[16].

Accanto a Giovanni Demaria si impone subito la figura di Gino Zappa[17], anche se Guatri dovrà aspettare l’anno successivo per incontrarlo perché Zappa insegna Ragioneria al secondo anno: due personaggi «autorevoli e carismatici» di cui Luigi subisce il fascino. Demaria insegna Economia politica al primo e al secondo anno; Gino Zappa arriva da Venezia (dove abita) una volta al mese e fa lezione di Ragioneria per cinque giorni di seguito: «Due ore filate di argomentazioni che per me passavano in un lampo. Fin da allora decisi che, al momeno opportuno, gli avrei chiesto la tesi. Cosa che feci l’anno successivo. Fra gli insegnamenti di questi due personaggi, alla fine, quando decisi di orientarmi verso una vita di studio, rimasi lungamente incerto, poi la scelta della tesi mi indirizzò definitivamente verso l’economia aziendale».

I quattro anni da studente alla Bocconi sono una corsa senza difficoltà, seguito passo passo dal padre Edmondo[18] «sempre più felice» dei progressi del figlio e, naturalmente, presente alla discussione della tesi di laurea, nel luglio 1949, dedicata a “L’economia delle imprese cotoniere”. La tesi, pubblicata con il medesimo titolo dall’editore Giuffrè nello stesso anno, tra la sorpresa di papà Edmondo e di Luigi stesso, è una trattazione di economia settoriale, con «frequenti richiami ad ampie impostazioni dottrinali che appaiono talvolta in bilico tra gli insegnamenti zappiani e quelli di Giovanni Demaria, ai quali Guatri attribuisce il ruolo di supremi suoi Maestri»[19]. Gino Zappa giudicò la tesi tale da poter essere presentata, non solo per il conseguimento della libera docenza, ma anche ad un concorso a cattedra universitario.

Con questo viatico, Luigi Guatri può fare qualunque cosa: e, in effetti, la farà.

Ancora studente, pur determinato a continuare a studiare con Zappa in Bocconi, accetta nell’aprile del 1949 l’offerta di Ferdinando Di Fenizio (docente di Economia politica in Bocconi e direttore dell’Ufficio Studi della Montecatini, l’economista che portò in Italia le teorie keynesiane) di entrare nell’ufficio studi della Montecatini[20].

L’esperienza tuttavia non supera i nove mesi perché Zappa ottiene l’assunzione di un assistente effettivo di Ragioneria – fatto straordinario: a quell’epoca in Bocconi i posti da assistente effettivo erano in tutto cinque o sei – e offre il posto a Guatri, che ovviamente accetta, con grave nocumento economico tra l’ottimo stipendio della Montecatini e lo stipendio “minimo” che l’economicissimo Palazzina, segretario generale della Bocconi, dichiara di potergli garantire. Nel novembre 1949 Zappa lo manda in aula (si veda il prossimo capitolo), dove Guatri si trova a insegnare a studenti che hanno all’incirca la sua stessa età. Eppure, ricorda, «non ho mai avuto alcuna difficoltà a dominare l’aula. Se si sanno interessare i discenti, se si ha qualcosa di significativo da dire loro, ti ascoltano. E per me fu così fin dall’inizio».

Su insistenza di Palazzina, nel 1950 partecipa al concorso della Banca d’Italia per la borsa di studio “Bonaldo Stringher”, che vince e a cui rinuncia su richiesta di Zappa, «perché avrei dovuto presto presentarmi a un concorso a cattedre»[21].

Lo stipendio da assistente, come già ricordato, era ben inferiore a quello della Montecatini («nonostante un carico di lavoro notevole») e così il segretario generale della Bocconi Palazzina si dà da fare per procurare entrate alternative al giovane Guatri: quando il senatore Roda, all’epoca (1950) curatore del fallimento della Caproni, gli chiede un giovane docente per redigere le relazioni fallimentari, Palazzina propone immediatamente il nome di Guatri: «Lo fece in modo tale che il Senatore venne personalmente a pregarmi di passare mezza giornata, per alcuni mesi, negli uffici della Caproni. Lì trascorsi i miei pomeriggi per tre, quattro mesi, analizzando le cause del dissesto e, nel contempo, ponendo le basi empiriche del comportamento dei costi “costanti” per i libri che stavo preparando»[22].

Comincia così l’intreccio inestricabile tra vita accademica e vita professionale che caratterizzerà tutta l’esistenza di Luigi Guatri (si vedano i prossimi capitoli).

1

Nostalgia, op. cit., capitolo 2, pp. 18-19; I miei primi…, op. cit., capitolo 3, pp. 43 segg., 49-57; Amarcord, op. cit., capitolo “Lo sport”, pp. 277-80.

2

Luigi Guatri, Li ho visti così 3, Milano, Egea, 2012, capitolo “Lina Fusa Guatri”, pp. 193-212; Nostalgia, op. cit., capitolo 3, pp. 25-46; I miei primi…, op. cit., capitolo 3, pp. 45-47.

3

Vite vissute, op. cit., capitolo “Rino Invernizzi”, pp. 87-104.

4

Ruggero Fratelli, Amici, 2016; I miei primi…, op. cit. capitolo 4, pp. 61-70; Luigi Guatri, Luigi Guatri, visto da vicino, a cura di Daniela Giacoletto e Roberto Gamba, Milano, Egea, 2015.

5

Li ho visti così 2, op. cit., capitolo “Giovanni Demaria”, pp. 35-56; Luigi Guatri, Grandi personaggi della “Bocconi” d’altri tempi, Milano, Egea, 2013, capitolo “Giovanni Demaria”, pp. 77-82.

6

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 78-84; Amarcord, op. cit., capitolo “I secondi cinquant’anni della ‘Bocconi’: l’intervista di Marzio A. Romani”, p. 187.

7

Luigi Guatri, Li ho visti così 1, Milano, Egea, 2009, capitolo “Gino Zappa”, pp. 1-32; Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Gino Zappa”, pp. 11-15.

8

I Guatri del Novecento, op. cit., capitolo 1, pp. 1-23.

9

Scritti in onore…, op. cit., “Rilettura critica dei lavori e dei contributi scientifici di Luigi Guatri (periodo 1949-1987)”, pp. 69-70.

10

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Ferdinando Di Fenizio”, pp. 95-98.

11

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Girolamo Palazzina”, pp. 119-132; Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Girolamo Palazzina”, pp. 1-6.

12

Amarcord, op. cit., capitolo “Girolamo Palazzina”, p. 43.