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Il mondo di Guatri

2026/20

“Una grande prova di sensibilità…”

L’impegno civile: ISPI, AIM, Oscar del Bilancio, Ordine dei Commercialisti, ACB-Accademics and C...

Insegnamento, ricerca, professione. È tutto?

No, non è tutto, anche se basterebbe a riempire due vite, non una. Eppure, in quel già citato «non molto tempo di cui disponevo», Guatri riesce a fare anche parecchie altre cose: affrontare temi che non conosce, studiarli, risolverli e lasciare il segno, oppure trasmettere esperienza e conoscenza per nobilitare una professione ancora in divenire, o ancora mettere a disposizione il suo nome e il suo sistema di relazioni per costruire prospettive a problemi civili e sociali. Si può parlare di una sua “seconda linea”, ma non in senso di minore importanza.

Possiamo cominciare a parlare dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale[159], fondato nel 1935 su iniziativa di Alberto Pirelli, per decenni punto di riferimento dell’Italia nei rapporti internazionali; la sua attività di analisi critica, documentazione e divulgazione attraverso la rivista Relazioni Internazionali ha rappresentato, anche nel periodo fascista, un baluardo della ricerca e dell’informazione aperta, raggiungendo una diffusione straordinaria di 40.000 copie: «L’attività svolta dall’Ispi costituiva all’epoca una situazione anomala rispetto alla cultura ufficiale, sostanzialmente tollerata dal Ministero degli Esteri e che comunque godeva della copertura derivante dalla prestigiosa figura di Alberto Pirellli (animatore e propulsore dell’Istituto )». Con il dopoguerra inizia una graduale fase di difficoltà dell’ISPI che viene commissariato, fino alla presa d’atto di una situazione di crisi vera e propria (coincidente, nel 1965, con l’abbandono della presidenza da parte di Alberto Pirelli) che «fu dapprima di natura culturale ma implicò in seguito anche un grave squilibrio di gestione finanziaria». Questo induce il Ministro degli Esteri dell’epoca, Giulio Andreotti, a intervenire, nel 1984, con la nomina di un commissario straordinario nella figura del prof. Guatri: «Le cortesi espressioni del Ministro, il caldo appello di amici (tra i quali Leopoldo Pirelli e Innocenzo Gasparini, mio predecessore al rettorato della Bocconi) e di varie istituzioni milanesi mi indussero ad accettare l’incarico. Devo peraltro precisare che, nella mia accettazione dell’incarico, svolse un ruolo importante la convinzione che per Milano, per le Università milanesi e lombarde, per le imprese industriali, per le banche, per le pubbliche amministrazioni fosse fondamentale disporre di un efficiente e qualificato centro di analisi dei problemi politici ed economici internazionali». A vario titolo, vengono coinvolti, alcuni direttamente dal Ministro ma molti dallo stesso prof. Guatri, studiosi ed esperti di economia e di politica internazionale, con i quali Guatri condivide il risultato della sua analisi:

La necessità di studiare scientificamente la problematica nei suoi aspetti interdipendenti di natura politica, economica, strategica e giuridica delle relazioni internazionali aumenta man mano che le realtà politiche, sociali, economiche e culturali dei singoli paesi risultano influenzate o addirittura determinate da fattori extra-nazionali. L’Italia è senza dubbio uno dei paesi per i quali le condizioni di interdipendenza globale – in termini di asimmetria e di rischio di vulnerabilità nei rapporti con l’estero – hanno particolare rilievo. Non può, inoltre, essere trascurato il fatto che l’Italia è anche inserita nel sistema “regionale” della Comunità europea e che, come ben sappiamo, ciò origina continue necessità di adattamento, a volte anche radicale, in una molteplicità di settori vitali, sia privati che pubblici.

Da qui, la convinzione che «le principali condizioni perché l’interdipendenza internazionale dell’Italia non si traduca di fatto in una vera e propria “dipendenza passiva” sembrano essere, da un lato, la volontà delle forze politiche e sociali di impegnarsi nella elaborazione e gestione di una politica estera adeguata; dall’altro, la professionalizzazione e, prima ancora, la preparazione internazionalistica non solo della classe politica ma anche della pubblica amministrazione e di quanti altri sono coinvolti, a diverso titolo, nel sistema di relazioni internazionali». Far nascere un nuovo ISPI, prosegue Guatri, significa

destinare le risorse all’approfondimento delle aree funzionali e geopolitiche di diretto interesse dell’Italia. ISPI dovrebbe quindi configurarsi come un istituto di servizio, prevalentemente finalizzato al raggiungimento di specifici obiettivi di conoscenza, di carattere sia generale che particolare … Sembra conveniente pertanto che vengano privilegiate le problematiche derivanti dalla circostanza che l’Italia è un tipico paese di economia di trasformazione, destinato ad esportare, oltre che ad importare e, quindi, naturalmente interessato ad un clima di pace e di espansione del commercio mondiale. In quanto potenza di secondo rango e regionale, rispetto alle due potenze globali, il nostro paese appare costantemente chiamato ad adattare la propria strategia all’ambiente in cui opera, al fine di recitare un ruolo attivo e, per quanto possibile, rilevante sia nell’ambito complessivo delle nazioni sia all’interno delle sue storiche alleanze … Le finalità generali dell’Istituto potrebbero essere essenzialmente individuate nel contribuire ad accrescere e quantificare la dimensione internazionale della cultura politica del nostro paese, al fine di facilitare una strategia di presenza attiva nell’articolato panorama mondiale.

Non meno impegnativo è stato il lavoro di risanamento gestionale:

La gestione straordinaria che mi venne affidata ha fatto ordine nei conti, ha dotato l’ISPI di un nuovo Statuto, ha in definitiva creato le basi per il suo futuro operare. E Andreotti, dopo avermi espresso, con una cortesia che ancora ricordo, il ringraziamento per l’opera decisiva svolta, ottenne con fermezza la conferma dei contributi annuali dai gruppi presenti. In tal modo, la crisi dell’ISPI si concluse.

A corredo della felice conclusione della crisi, Guatri commenta: «Anch’io volli parteciparvi rinunciando ad ogni compenso» e Leopoldo Pirelli più volte «volle ripetermi che considerava il mio impegno, in quegli anni, una prova di grande sensibilità».

Tra i risultati degli oltre due anni di lavoro, è da annoverare anche «la decisione dell’Istituto Javotte Bocconi di appoggiare finanziariamente l’ISPI e, nel contempo, realizzare una forte collaborazione con l’Università: decisione che io conservai e sviluppai ulteriormente quando divenni presidente dell’Istituto Javotte».

Il racconto dell’intervento sull’ISPI, necessariamente sintetizzato[160], illumina alcune caratteristiche nascoste dell’uomo Guatri: l’economia aziendale non sarà tutto, ma è una preziosa chiave di lettura di fenomeni più ampi (umani, sociali e civili, sempre in un’ottica strategica) che, con il suo occhio apparentemente distratto ma sempre curioso, Guatri non perde mai di vista, e che accomuna i tre poli della sua vita, e cioè insegnamento, ricerca e professione. Inoltre, il coinvolgimento di persone esperte e sensibili alla materia è fattore di successo se la componente tecnica rimane strumento di maggior comprensione e approfondimento e non prevale sulla componente umana. Terzo: coordinare più di quaranta persone in funzione di un risultato che ottiene il pieno consenso di tutti dimostra quello che lo stesso Guatri aveva chiamato le sue «insospettate doti manageriali», capaci di valorizzare i singoli rendendoli coautori dei risultati. E, non ultima notazione, su un progetto di tale rilevanza culturale e strategica, la rinuncia di Guatri a ogni compenso per gli oltre due anni di lavoro è dimostrazione non frequente di responsabilità civile.

* * *

Nella stessa logica è l’adesione ad AIM - Associazione Interessi Metropolitani, di cui Guatri è stato presidente fin dalla nascita dell’associazione (1987).

Si tratta di una associazione no-profit sorta con l’obiettivo di «studiare Milano e formulare proposte per realizzare qualcosa di utile e di nuovo che vada a beneficio di tutti: dai servizi pubblici alle proposte ambientali e di infrastrutture, alle richieste di adeguamento sociale, culturale e scientifico della città». E a sostegno della missione indicata da Guatri, un metodo preciso: la collaborazione tra impegno privato e interesse collettivo. Tra i soci di AIM, molti dei nomi più significativi della business community milanese, come Montedison, Fiat, Italcementi; gruppi pubblici come Snam e SIP, una multinazionale come IBM o grandi banche come Comit, Cariplo e Credito Italiano.

Sulla responsabilità di impegno collettivo degli imprenditori e della buona finanza di Milano, AIM può essere un esempio, e i programmi ne sono la testimonianza: il concorso internazionale di idee per la progettazione dell’area Garibaldi-Repubblica, là dove dovrebbe sorgere la “città finanziaria”; o l’idea di un parco scientifico-tecnologico dedicato alla bioindustria, allo sviluppo delle biotecnolgie. Idee che costituiscono il primo annuncio ufficiale di Guatri presidente: «Il prossimo impegno del Comitato sarà la redazione di un progetto di fattibilità cui parteciperanno anche industrie private e sulla cui base potranno essere chiesti finanziamenti statali».

Guatri manterrà la presidenza per dieci anni, sostenendo l’Associazione nello sviluppo della sua missione.

* * *

Con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili si è trattato di un impegno che potremmo definire “derivato”, al seguito del Maestro Luigi Antonelli che per dieci anni è stato presidente della sezione milanese dell’Ordine e per otto presidente dell’Ordine nazionale, plebiscitariamente rieletto più volte per la sua autorevolezza e la sua dedizione.

L’Ordine, con una sua lunga storia di cui fa parte la Rivista dei dottori commercialisti, creata nel 1949 e con circa 120.000 iscritti in Italia, si è evoluto negli anni aggiungendo alle tradizionali competenze finanziarie, fiscali e contabili anche l’amministrazione e la liquidazione di aziende, la consulenza patrimoniale e contrattuale nonché le funzioni di sindaco e revisore in società ed enti. L’ampliamento delle funzioni e la qualità delle prestazioni, che posizionano l’ordine anche a livello internazionale, è il frutto dell’impegno di Giordano Dell’Amore prima (incisivo presidente dell’Ordine milanese per diversi anni), di Luigi Antonelli poi e, efficace ma quasi controvoglia, dello stesso Guatri.

Guatri è iscritto all’Ordine dal 1950, ed è sempre stato troppo occupato per interessarsene direttamente; non se la sente però di opporsi ad Antonelli quando questi lo trascina ai convegni nazionali e insiste per mandarlo sul palco a esprimere il suo parere. Cosa che Guatri fa, con la solita chiarezza e, quando lo ritiene opportuno, durezza, senza timore di esprimere posizioni molto controcorrente; a Palermo non ancora trentenne, di fronte a una platea di commercialisti provenienti da tutta Italia, dimostra per filo e per segno «come il bilancio annuale non si dovesse fare e comunque non si potesse fare senza conoscere bene quei valori esclusi dal bilancio, che poi furono chiamati intangibili e che allora indicavamo con denominazioni più o meno improvvisate»[161]. Senza remore, infierisce indicando come «finiti i tempi in cui i commercialisti dovevano occuparsi solo di fisco e di bilanci azzoppati, se non artefatti». Antonelli qualche volta gli suggerisce di non eccedere, «ma capivo bene che tutto questo gli provocava compiacimento»; e comunque, nonostante le sferzate, arriva il pieno consenso della platea.

La stima di Guatri verso Antonelli è altissima e glielo fa indicare come il suo Maestro (maiuscolo!) per la professione[162]: lo considera «uno dei pionieri in Italia» e gli riconosce di aver svolto «un ruolo fondamentale per il suo sviluppo». Alle doti essenziali per essere un grande professionista, cioè intelligenza, cultura e preparazione specifica, Antonelli univa «il senso profondo del dovere, l’onestà scrupolosa, senza compromessi; e una visione del mondo professionale che teneva conto di elementi di profonda umanità, di larga comprensione del prossimo, escludendo i giudizi assoluti e senza appello». Con queste stesse parole si può riscrivere il racconto della vita di Guatri, e sono queste caratteristiche che lo inducono a farsi a sua volta promotore della qualità della professione, raccogliendo l’eredità di Antonelli, dedicando articoli su quotidiani e riviste per trasferire gli studi dell’accademia sui temi principali della professione, e viceversa[163]:

I dottori commercialisti da diversi anni hanno messo in atto un apprezzabile sforzo per modificare la loro immagine, dalla figura limitata di tecnico fiscale e dei bilanci a quella ben più prestigiosa dell’economista d’impresa. L’obiettivo è ambizioso e forse anche eccessivo: ma è bene che sia così, poiché solo i traguardi difficili sono suscitatori di tensioni morali e di impegno che portano spesso a risultati di rilievo. Un esempio significativo di questa aspirazione l’ho avuto quando ho proposto al presidente nazionale Rosina di far partecipare ufficialmente i dottori commercialisti a una commissione mista composta da accademici ed esperti professionali di varia provenienza, intesa a definire criteri e regole di comportamento per valutare le aziende. La risposta è stata pronta e la partecipazione attiva e efficace.

La relazione conclusiva della commissione ha evidenziato uno dei concetti cari a Guatri, e cioè che la valutazione del capitale economico dell’impresa debba essere considerata il tema centrale dell’economia aziendale. Convinzione progressivamente rafforzata dalla letteratura internazionale secondo cui «l’obiettivo primario dell’opera dei manager è l’incremento dell’investimento azionario, meglio espresso con riferimento alla massimizzazione del valore del capitale, non riferibile solo alle società quotate, come sottolinea Alfred Rappaport nei suoi lavori».

Prosegue Guatri: «Se l’obiettivo viene accettato, ne deriva la necessaria ridefinizione delle strategie aziendali, in quanto muta l’obiettivo primario a esse assegnato. Obiettivo che sposta dall’ottica del profitto immediato (espresso dai tradizionali canoni contabili e considerato come misura più significativa delle performance) all’ottica dei risultati a lungo termine». Il panorama è cambiato rapidamente e si sono moltiplicati eventi finanziari, ristrutturazioni settoriali, processi di internazionalizzazione che hanno costretto il mondo operativo a una crescente attenzione al tema. E Guatri, che inizialmente non pensava proprio di dedicare più che tanto tempo all’Ordine dei Dottori Commercialisti, se ne fa carico e ne diventa un propulsore: «I dottori commercialisti sono e debbono essere sempre più parte attiva in questo nuovo ramo di attività professionale: questo, anche per l’importanza dottrinale che il tema riveste, è un modo significativo per accreditare la desiderata immagine di economisti di impresa». Si chiude un cerchio importante: dalla ragioneria, che nei primi decenni del secolo era l’unico approccio ai problemi delle aziende, alla ridefinizione delle strategie aziendali, in un’ottica di lungo periodo per la quale il commercialista può diventare consulente privilegiato e interlocutore attivo, senza dimenticare l’etica della professione.

* * *

Il tema etico emerge con forza in termini di riforma del diritto societario, affrontato dalla cosiddetta “Commissione Vietti”[164]: Guatri presiede la sottocommissione incaricata del bilancio d’esercizio, di cui facevano parte anche Angelo Provasoli (Bocconi), Bartolomeo Quatraro (magistrato) ed Enzo Parisotto (dirigente del Credito Varesino). Nella nota introduttiva, Guatri scrive:

Alcuni eventi storici hanno mutato negli ultimi decenni gli obiettivi e i contenuti del bilancio:

1.da strumento di rendiconto (per gli azionisti) e di garanzia (per i creditori), il bilancio diventa strumento di comunicazione economico-finanziaria (per i mercati e per tutti gli stake-holders);

2.i beni intangibili assumono nell’impresa peso crescente rispetto ai beni materiali, che fino a vent’anni or sono erano ancora le risorse dominanti, e delle quali, perciò, il bilancio massimamente si preoccupava. Vi sono in proposito preconcetti e comportamenti secolari da vincere: nella storia della società industriale e pre-industriale i beni, per definizione, sono collegati alla materialità. I beni intangibili sono, inoltre, difficilmente misurabili nel loro valore e la loro durata è spesso indefinita nel tempo;

3.il risultato contabile d’esercizio (utile netto) è solo una parte del vero risultato economico: infatti sfugge, ai conti, la creazione o distruzione dei beni intangibili; sfugge la dinamica dei rischi; sfugge la dinamica dei costi di mercato... Come conseguenza di questi fenomeni, l’utile contabile (quello oggi espresso dal bilancio) è spesso da rettificare e da integrare per conoscere e per esprimere i veri risultati dell’impresa.

Commenta ancora Guatri:

L’aggiornamento dei principi contabili è il modo tipico con cui si cerca di reagire alle trasformazioni incombenti sulla formazione dei bilanci. In un periodo di profonde trasformazioni del sistema dell’impresa e dei sistemi capitalistici, l’occasione della revisione delle norme che regolano la formazione dei bilanci dovrebbe essere pienamente colta. Ma la revisione delle norme civilistiche italiane ha trovato, e trova, un limite nelle norme europee, per cui occorre confrontarsi permanentemente con la loro evoluzione, di fronte alle nuove esigenze poste dal mercato internazionale, dalla competizione con i concorrenti stranieri e soprattutto da un pubblico di azionisti e di investitori che richiede qualità.

Raccomandazione che rafforza quanto già segnalato ai commercialisti in più occasioni in termini di competenze necessarie per assicurare qualità al ruolo che sono chiamati a svolgere, sempre più insidiato da forti nuovi concorrenti, che Guatri elenca con precisione:

In prima linea, le grandi società della revisione e della consulenza, e le grandi e medie banche d’affari internazionali. Hanno fatturati rilevanti, usano tutti gli strumenti del marketing, presentano organizzazioni funzionali che puntano all’efficienza guardando talvolta più alla standardizzazione dei prodotti che alla qualità, sono presenti sul mercato a livello globale e così via. In alcuni settori della consulenza, sono poche le società italiane rilevanti, non derivate da studi di commercialisti, ma spesso costituite da soggetti che si sono staccati da gruppi internazionali o da banche e hanno pure avuto considerevole successo.

Il confronto tra quello che chiedono le imprese, sempre più disposte a cercare l’assistenza di professionisti nei loro processi decisionali e gestionali, e quello che i commercialisti italiani offrono, è impari[165]. Spiega Guatri:

Sul mercato italiano i commercialisti operano prevalentemente a livello artigianale, con forte individualismo, con rapporto personale e diretto con il cliente, in un prevalente ruolo di “medico generico dell’impresa”. Con poche esclusioni, il campo d’azione caratteristico è rimasto solo quello tradizionale dell’assistenza societaria e fiscale. I commercialisti sono consapevoli di dover rilanciare il proprio ruolo di consulente economico di impresa, divenuto troppo generico e sono consapevoli che, per migliorare l’immagine, devono dare sostanza e contenuti alla loro offerta.

Così Guatri si confronta con colleghi dell’accademia ed esponenti della professione in lunghe discussioni («ci riunivamo in 15/20 persone in Sala consiglio e discutevamo animatamente per 2/3 giorni») su come far fare un salto di qualità al commercialista e «nell’estate del 2000 scrissi di impulso un documento di 150 cartelle» in cui imposta un esempio concreto di come tradurre in operatività le raccomandazioni fino ad allora elargite. La premessa di Guatri è precisa: «Il commercialista è consapevole di rilanciare il proprio ruolo di consulente economico dell’impresa, divenuto troppo generico; a tal fine, ha interesse a integrarsi con un gruppo prestigioso che garantisca un’ampia copertura delle necessità dell’impresa attraverso l’intervento di specialisti sicuramente eccellenti. Inoltre, il gruppo, se comprende alcuni studi di rinomanza nazionale, può fornire agli stessi commercialisti ulteriori non indifferenti benefici di servizi e di updating».

* * *

Nasce così ACB – Academics and Consultants for Business - Società italiana dei consulenti economico-aziendali, finalizzata a operare nell’area della consulenza alle imprese[166].

La mission di ACB è chiara:

Acquisire una quota significativa del mercato italiano della consulenza alle imprese, nell’intento di pervenire in breve a posizioni di rilievo almeno in alcune aree nelle quali già si disponga, direttamente o indirettamente, di alte qualificazioni professionali. La particolare struttura organizzativa di cui ACB intende dotarsi, aperta all’esterno in logica di business idea, impone peraltro il perseguimento naturale e coerente di una crescita sinergica con la rivalutazione (immagine, ampiezza e spessore delle competenze) della figura del commercialista in quanto consulente economico aziendale dell’imprenditore.

Il documento costitutivo di ACB pone le basi strategiche, organizzative ed economiche della struttura, a cui aderiranno centinaia di studi professionali anche di risonanza nazionale. Guatri manterrà la presidenza di ACB per i successivi quindici anni, con costante attenzione al tema della qualità, sia dal punto di vista del bilancio che delle competenze e dell’immagine. Il successo dell’iniziativa dovrà misurarsi, nel tempo, con la visione “provinciale” degli studi aderenti, gelosi ciascuno del proprio sistema di relazioni, incapaci di sviluppare quel «lavoro comune, di interscambio di competenze e di porzioni di mercato» che costituisce la premessa dell’iniziativa.

* * *

Si collega naturalmente a questo impegno l’Oscar del Bilancio[167] iniziativa voluta e promossa da Università Bocconi, FERPI, Borsa Italiana, che Guatri ha presieduto per oltre dieci anni. Istituito nel 1954, ha progressivamente assunto rilievo e prestigio, tanto che, nelle sue ultime edizioni (2024), si candidano al premio oltre trecento annual reports. Nel tempo l’attenzione dei promotori si è sempre più spostata a comprendere gli aspetti della sostenibilità, il rispetto dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) alla luce della nuova direttiva europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) fino alla responsabilità sociale dell’impresa e alla capacità delle organizzazioni di comunicare valori oltre ai numeri. I dubbi che l’iniziativa dell’Oscar affronta e si ripromette di chiarire riguardano la credibilità dei bilanci a fronte di ricorrenti scandali finanziari, dubbi che il settimanale Il Mondo sottopone a Guatri citando specificamente forti crisi finanziarie come quelle createsi con il crac Lombardfin, il caso BNL-Atlanta, o anche Federconsorzi o Dominion-Dumenil-Leblési. La domanda è: potevano essere previste? E i bilanci? Perché non hanno segnalato per tempo il pericolo? Chi doveva lanciare l’allarme? Sono tutte vicende che, oltre a mettere a dura prova il mercato finanziario, hanno contribuito a seminare dubbi sulla reale trasparenza dei conti societari e sulla qualità dell’informazione fornita dai bilanci annuali. Guatri, nel suo ruolo di presidente del Premio, risponde con cautela ma con la sua proverbiale franchezza anticonformista:

Negli ultimi vent’anni sono stati fatti molti passi avanti in materia di qualità dei rendiconti forniti dalle società. E oggi anche in Italia si è arrivati ad un livello medio soddisfacente in materia di informazione societaria. E questo è già un buon risultato, poiché siamo partiti da posizioni di retroguardia. Dal punto di vista contabile, nei bilanci in genere sono riportati tutti i dati fondamentali e più significativi. I casi citati (Federconsorzi, Dominion ecc.) si possono considerare come semplici infortuni. Spiacevoli quanto si vuole, ma pur sempre episodi circoscritti. Del resto, anche in passato accadevano fatti simili, sia in Italia che all’estero. Non escludo che possano esserci stati errori anche di superficialità, ma in generale penso che le società di revisione svolgano un lavoro molto utile. Quindi la certificazione delle aziende rimane un fatto positivo. Da parte mia, ho sempre consigliato anche alle aziende che non ne hanno l’obbligo di farsi certificare i bilanci.

In materia di informazione societaria, Guatri  sottolinea l’importanza svolta dal processo di «comunicazione-informazione, basata sul presupposto  che un’informazione  corretta, tempestiva, non manipolata può  contribuire a creare credibilità strategica e reddituale, quindi assicurare all’impresa un’alta trasferibilità del valore creato». Con molta attenzione al fatto che

spesso l’informazione verso l’esterno diventa difficile se entra in conflitto con esigenze di riservatezza, tuttavia è necessario trovare un equilibrio. Le imprese devono autoconvincersi che la strada giusta è quella della trasparenza, che è superiore ai rischi che pure essa comporta. Del resto, anche il mondo accademico deve maturare appieno questa convinzione. In sintesi, occorre diffondere l’idea che un’azienda vive soprattutto grazie a due elementi: il know how e la credibilità … Ebbene, proprio la credibilità è un bene difficile da costruire, ma si può perdere in un attimo. Ecco perché la comunicazione chiara e continua è necessaria.

* * *

Altro esempio concreto della necessità di competenze qualificate e trasparenza dei dati è il caso Rizzoli, che Guatri considera emblematico di ciò che potrebbe essere l’amministrazione controllata, e spesso non è. Dei dettagli dell’operazione, così come della gratitudine e dell’apprezzamento dei giudici del Tribunale di Milano per la prestazione gratuita offerta da Guatri si è già detto. E questo era stato, per lui, il riconoscimento di un impegno etico assolto mettendo a disposizione qualità e competenze. Sempre nella categoria dei riconoscimenti si può aggiungere «l’ondata di approvazioni» per il risultato economico e sociale della vicenda, commentato dalla rivista americana International Management, nel dicembre 1984, con queste parole: «Guatri’s rescue mission was equivalent to scaling the west face of mount Everest»[168].

* * *

Nell’impegno civile di Guatri si può ben inserire il suo ruolo di vicepresidente dell’Osservatorio “Giordano Dell’Amore”, costituito nel 1988 su iniziativa di alcuni magistrati di alto rango di Milano e sostenuto da Cariplo, dal Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale e dall’Università Bocconi, a ricordo e riparazione (se mai si può parlare di riparazione di fronte a un caso di simile gravità) dell’ingiustizia subita da Dell’Amore con l’arresto e la carcerazione (1980) insieme a tutto il consiglio dell’ICCRI. Come scrive Guatri, Dell’Amore fu oggetto di «un trattamento persecutorio e perfino pericoloso per un uomo della sua età» e morì nove mesi dopo la scarcerazione, nel gennaio 1981. Solo «dopo alcuni anni venne completamente assolto con formula piena»[169].

Guatri riserva uno spazio particolare alle parole con cui Spadolini commemorò Dell’Amore nel decennale della scomparsa:

Il giudizio della storia riparerà quest’uomo tanto devoto alla vita universitaria e alla vita degli studi dalle infinite amarezze degli ultimi anni, dagli abbandoni, dalle diserzioni e dai tradimenti cui dovette assistere.

E riporta che «uno dei grandi magistrati (che ricopriva all’epoca il ruolo di presidente della Corte d’Appello) mi disse che, partecipando a quell’iniziativa, sentiva di adempiere a un obbligo morale: “Sento che la nostra corporazione deve riparare a quanto a Dell’Amore è stato fatto”».

Anche questo, un impegno civile.

Alcuni degli articoli scritti da guatri su giornali, riviste e raccolte

Nella sua lunga vita Luigi Guatri ha scritto, oltre ai numerosi libri, una nutrita serie di articoli usciti, dal 1962 in avanti, su riviste periodiche e su giornali, nonché all’interno di volumi collettanei. È anche questo un aspetto del suo profondo impegno civile nella società. Qui sono elencati alcuni dei più significativi: ulteriori documenti e notizie sono disponibili nell’area web all’indirizzo mondodiguatri.egeaonline.it dove, nella sezione “Guatri e la stampa”, si possono consultare sia gli articoli scritti da lui, sia quelli che gli sono stati dedicati, sia una serie di testimonianze di chi l’ha conosciuto.

«Nota sui procedimenti di calcolo dei costi dei prodotti congiunti», Economia internazionale delle fonti di energia, n. 5, 1962.

«La programmazione a lungo termine nelle aziende. Alcuni concetti introduttivi», Rivista dei dottori commercialisti, nov/dic 1966.

«Nota sui possibili contributi delle discipline economiche allo studio dei problemi del fallimento e delle altre procedure concorsuali», TEMI, mag/giu 1967.

«Illeicità e inopportunità del conto “Profitti e Perdite” sintetico», Rivista dei dottori commercialisti, n. 5, 1972.

«Il bilancio di esercizio e le valutazioni del capitale azionario», in Studi in memoria di Luigi Antonelli, 1974.

«La perdurante validità del pensiero di Gino Zappa nelle soluzioni dei problemi professionali», in La determinazione del reddito delle imprese del nostro tempo alla luce del pensiero di Gino Zappa, Padova, CEDAM, 1982.

«La valutazione delle aziende in perdita», Finanza Marketing e Produzione, n. 1, 1983.

«Un nuovo management per le imprese in crisi», Il Sole 24 Ore, 18 novembre 1983.

«Il salvataggio non è un gioco», Il Giornale, 17 dicembre 1983.

«Utile apparente e utile reale», Il Giornale, 1 gennaio 1984.

«Bocconi. Qui si formano i manager», Il Giornale, 10 aprile 1985.

«Ecco cosa vuol dire diventare un bocconiano», Corriere della Sera, 7 agosto 1986.

«Commercialisti: obiettivo efficienza», Il Sole 24 Ore, 13 novembre 1986.

«La Bocconi sfida il mondo», Milano, settembre 1988.

«Per programmare l’ammissione ci comportiamo così», Il Tempo, 3 giugno 1987.

«I bilanci in bilico tra il patrimonio dei soci e quello dell’azienda», Il Sole 24 Ore, 19 marzo 1987.

«E anche la Bocconi diventa internazionale», Mondo Economico, 5 ottobre 1987.

Alcuni degli articoli scritti da guatri su giornali, riviste e raccolte

 

1

I miei primi…, capitolo 6, pp. 87-97.

2

I miei primi…, op. cit., capitolo 6, pp. 87-97.

3

Nostalgia, op. cit., capitolo 7, pp. 161-62.

4

I miei primi…, op. cit., capitolo 6, p. 110.

5

Ivi, capitolo 6, pp. 119-22.

6

Nostalgia, op. cit., capitolo 9, pp. 336-38.

7

Nostalgia, op. cit., capitolo 9, p. 335.

8

Amarcord, op. cit., capitolo “ACBGroup”, pp. 243-53.

9

I miei primi…, op. cit., capitolo 6, pp. 97-103.

10

I miei primi…, op. cit., capitolo 6, pp. 106-107.

11

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, p. 69.