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Il mondo di Guatri

2026/20

Conclusioni

Quando “nostalgia” non è rimpianto, ma amore per la vita

Ho seguito le indicazioni di Guatri: ho letto tutto, ho seguito passo passo le segnalazioni dei post-it, le annotazioni con la matita rossa e blu, e anche gli altri libri da consultare per “completezza di informazione”. E ho ritrovato il Prof. Guatri (con la P maiuscola) con la sua totale devozione a ricerca, insegnamento e professione, le “stelle polari” della sua vita.

Accanto a queste, il susseguirsi di azioni e comportamenti che si declinano in poche, ricorrenti parole: coraggio, etica, dovere, responsabilità, rispetto. E si sintetizzano in poche ricorrenti frasi, in primis: «Si ricordi che le persone vengono prima dei budget» oppure «Io sono un uomo di pace, ricordatevelo».

Ma c’è di più. Emergono, dalla analisi puntigliosa di quanto lui ha scritto di sé:

  • il senso di serena sicurezza nell’affrontare prove (anche difficili) e vivere risultati (a volte anche insoddisfacenti);
  • la partecipazione sentita agli imprevisti più sconcertanti o dolorosi: la morte di Franceschi, l’arresto di Dell’Amore, le dimissioni di Baffi e l’arresto di Sarcinelli, la vicenda Calvi-Banco Ambrosiano;
  • il dolore per gli amici scomparsi senza poterli salutare: Antonelli, Dubini, Garagiola, Invernizzi, Scalfi;
  • l’atteggiamento positivo e accogliente verso le persone, le situazioni, le novità;
  • la fedeltà agli amici, anche “oltre ogni prova contraria”: che siano vecchi/e compagni/e di scuola, colleghi/e, collaboratori/trici o persone che hanno attraversato la sua vita anche per poco;
  • l’assenza di rancori, rimostranze, voglia di vendetta; al massimo, si concede un po’ di freddezza;
  • i piccoli piaceri (anche golosi) che ammette sorridendo: salire le scale di via Solferino già percorse da grandi Direttori; i pranzi a Parma («dove si mangia bene») con gli altri ordinari; le partite di golf; gli incontri una volta al mese in Banca d’Italia; la cittadinanza onoraria di Trezzo;
  • la testimonianza, chiara e appassionata, di chi ha vissuto molto da vicino vicende che hanno segnato la storia del nostro Paese, e non solo dal punto di vista economico.

Non ultimo ma certamente il più importante, il senso profondo della famiglia, prima fra tutti Lina, l’amatissima moglie, custode vigile del tempo libero (poco, per definizione!) del suo Prof e i cinque figli.

Così l’abbiamo conosciuto: intelligenza, volontà, sentimenti.

E possiamo rispondere alla domanda posta all’inizio: ne valeva la pena?

Sì, professore, ne valeva la pena. E grazie.