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Il mondo di Guatri

2026/17

Lo sport

Modestamente, sono sempre stato uno sportivo. Non di quelli che lo sport lo vedono per televisione, ma di quelli che lo praticano. Quand’ero un ragazzo giocavo al calcio: prima all’oratorio di Treviglio, poi sul campo della Trevigliese nelle partite dei dilettanti. Anzi, giocavamo dappertutto, anche nel cortile della scuola al termine delle esercitazioni (col fucile di latta) del “Sabato fascista” essendo nato nel 1927, anno VI E.F., come allora obbligatoriamente si scriveva datando qualsiasi documento (compito, lettera ecc.).

Il calcio lo abbandonai presto: quando nel 1945 (a 18 anni) mi iscrissi alla Bocconi.

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Più a lungo durò il ciclismo: la bicicletta era, ai miei tempi, lo strumento essenziale per i viaggi (e anche per il divertimento: le corse). Le automobili allora erano pochissime: solo due a Treviglio, una città di 20-25.000 abitanti.

La bicicletta era con noi sempre quando uscivamo di casa; al ritorno la riportavo “in spalla” fino al primo piano di via Crivelli 2, dove abitavo con la mia famiglia.

I miei amici di Caravaggio  dopo le elementari  percorrevano in bicicletta, tranne in inverno quando cadeva la neve, 5 km per venire a scuola a Treviglio (per due anni tra loro vi fui anch’io).

Come ho detto, vi erano le corse, le sfide tra noi ragazzi. Tipico era il tragitto Treviglio-Cassano d’Adda, con volata finale nell’ultimo tratto: qui eravamo sempre io e il mio amico Tresoldi a disputarci il primo posto. Treviglio-Selvino (a circa 1.000 m di altezza) era una dura corsa in salita.

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Lo sport che ho esercitato più a lungo è stato il golf. Non l’ho appreso da giovane, come si dovrebbe, ma dopo i 35 anni. Non sono un campione, ma sono diventato un buon giocatore (il mio miglior handicap è stato 14; punto dove molti non arrivano mai nella vita).

Scrive Giovanni Pavese in Luigi Guatri, visto da vicino:

Nel pomeriggio Guatri, io e un altro amico ci cimentavamo su nove buche di golf, sport per il quale Guatri ha una grande predilezione, se non proprio una passione. È un buon giocatore, con un piccolo vizio: se non vince non si diverte. Gioca quindi con grande attenzione, molto determinato, senza mai rischiare nulla, privilegiando la precisione, come se si stesse esercitando sull’impairment di un avviamento o di una partecipazione. Tutto il mio contrario: allora avevo appena cominciato a giocare e sparacchiavo palline ovunque, con visibile disapprovazione di Guatri, ma con invece malcelato compiacimento perché trascinavo alla sconfitta la mia compagna e sua avversaria Anna. I miei progetti golfistici prevedevano traguardi ambiziosi, perché ritenevo che un allenamento intensivo mi avrebbe fatto migliorare in tempi brevi; tutto crollò quando una comune amica mi riferì che Guatri diceva di me: “È un buon manager ma non diventerà mai un buon golfista”. Fu una grande delusione che mi demoralizzò. Ancora oggi considero Guatri il maggior responsabile del mio vergognoso handicap 36.

Ho lasciato la pratica del golf a 86 anni (non vincerò più!). I campi sui quali ho più giocato sono: il Golf Club della Pineta di Arenzano (GE); il Golf della “Pinetina” ad Appiano Gentile (CO); il Golf Club “Le Robinie” nei pressi di Busto Arsizio. Questi ultimi in prossimità di Milano. Solo occasionalmente ho giocato su altri campi: a Varese, a Garlenda e perfino a Buenos Aires.

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La prima compagna di golf è stata mia moglie Lina. Pur fragile nelle ossa (il che le impedì troppo presto di non essere efficiente nel gioco) aveva quello che i golfisti chiamano il time, cioè un movimento perfetto e sincronizzato. Conservo ancora nella mia casa di Milano le due coppe vinte in una gara di “doppio misto”, il Jaguar Golf Trophy del 1990, una della più rilevanti del golf di Arenzano.

Un’altra mia amica di golf è stata Anita Crepaldi. La foto a pag. 292 mostra una vittoria a 4 ottenuta nel 1983 al Golf Club Garlenda, con Benedetto Giordano e Mauro Cargiaghe, una vittoria di grande prestigio, anche se (devo pur dirlo...) il merito va attribuito in gran parte a Giordano e Cargiaghe, massimi sostenitori della squadra.

Le foto a pag. 293 mostrano altre due vittorie del 1982 nel “doppio misto”: con Mara Fincato (moglie del caro amico medico-chirurgo Marcello Fincato) e Simone Merini (francese, sposata in Italia).

Ricordo con piacere anche la vittoria nel “singolo” ad Arenzano dell’8 maggio 1990: la foto a pag. 294 mostra la presidente del golf, Fiammetta Preti, che mi premia sorridente.

Non conservo, invece, le foto della molte coppe vinte al Golf Club “La Pinetina” di Appiano Gentile: il luogo (incontrandovi un maestro di classe come Alberto Croce) dove veramente imparai a giocare a golf. Le coppe che conservo nella mia casa di Milano sono oltre 150.

Due sono le coppe vinte al Golf Club l’Albenza di Bergamo: la foto a pag. 294 mostra una vittoria in singolo: mi premia il presidente Emilio Zanetti; la foto a pag. 295 una vittoria in una cosiddetta “gara pro-am” (tre giocatori dilettanti e un maestro (nel caso il maestro Mori di Arenzano): i due dilettanti, oltre a me, sono mio figlio Giorgio e Valerio Devalle.

Abbiamo, infine, le coppe “Amici della Bocconi”, sponsorizzate dall’ALUB (Associazione Laureati della Bocconi), tenute su diversi campi (Milano, Varese ecc.). La foto a pag. 295 mi ritrae con Giorgio Palumbo e una laureata bocconiana.