Il mondo di Guatri
2026/18
Amici per una vita
L’augurio del professor Tancredi Bianchi
Come potrei cominciare la storia de I miei primi 90 anni se non con il discorso che «l’amico di una vita», il professor Tancredi Bianchi, mi ha indirizzato la sera del 19 settembre 2017 davanti a 150 persone (anzi, in vari casi «personaggi») venuti da tutto il mondo, perfino da Washington.
Gentili Signore, Signori, Colleghi e Amici,
invito tutti, prima di essere «fiaccati» dalla «terribile colpa della gola», ad alzare con me il calice per rinnovati auguri a Luigi.
Carissimo Luigi,
finisci oggi novanta anni! Una cifra che sembrava irreale quando eravamo alle scuole elementari: ottanta anni fa, o poco più! Allora ci sembrava eccezionale giungere alla fine del millennio; per noi, poco più di settanta anni.
Novanta, negli anni trenta, erano i numeri del lotto e della tombola. I novantenni e ultra erano eccezioni rarissime. Poi la ricerca scientifica, il maggior benessere, i progressi nella farmacologia, le migliori condizioni igieniche, la maggiore attenzione alle cure mediche e via elencando, hanno concorso ad allungarci la vita. Da domani sarai nel club degli ultranovantenni. In Italia, conta, secondo le ultime rilevazioni, circa ottocentomila soci.
Da domani sarai uno di loro, con diritto di prenotare, per ora, l’iscrizione al circolo degli ultranovantacinquenni. La tua richiesta sarà accettata con riserva, giacché, al momento, l’associazione degli ultranovantenni ha struttura piramidale, con un numero di iscritti, viventi post iscrizione, in cammino verso il secolo di vita, di anno in anno in diminuzione, via via che ci si approssima alla nuova soglia. Un problema di tecnica della sopravvivenza, che non può essere risolto con l’arrivo di migranti. E poi, se quanto mi si dice è esatto, quando prenoterai un posto tra gli ultracentenari, vedrai che per quattro quinti sono donne. «Donne, donne, eterni guai» si cantava ai tempi della nostra adolescenza, in un’operetta!
Il primo augurio che Ti rivolgo stasera è di accaparrare un posto sicuro nel club degli ultranovantacinquenni, sì che Tu possa proseguire nella tradizione, ormai pluridecennale, di festeggiare, con riunione apposita di familiari e amici, la fine di ogni Tuo lustro di vita.
Come intendi, è un auspicio sincero ma che ridonda anche a nostro vantaggio. Salvo precedenti impegni con Nostro Signore, infatti, vorremmo tutti ricevere un Tuo invito per il 19 settembre 2022.
Abbiamo imparato, con Cicerone, che nessuno è così vecchio da non potere vivere un altro anno, e quindi, alla velocità di sessanta minuti all’ora, si può, di giorno in giorno, spostare in avanti la fiduciosa speranza di avere ancora dodici mesi prima della notte. L’importante è, perciò, restare giovani nello spirito, imparando una cosa nuova ogni giorno. Respingendo l’attacco, che quotidianamente si rinnova, di coloro che dando un nome nuovo (spesso in lingua inglese) a una cosa vecchia, credono di aver ideato una cosa nuova. Per costoro, il pensiero delle generazioni precedenti, nel campo della ricerca, ha ormai valore storico. Reputo che la saggezza della vecchiaia stia proprio nel correggere gli entusiasmi di chi valuta di avere pensato cose nuove, ignorando che si tratta di deduzioni già espresse in passato, dimenticando che scienza e conoscenza procedono, per norma, a piccoli passi.
Ti auguro, Ti auguriamo tutti, che, nel confronto delle idee, con persone che desiderano il Tuo giudizio, Tu abbia la possibilità di pacatamente insegnare, ancora a lungo, come molte idee antiche, cadute nell’oblio per la mancata lettura, da parte delle generazioni successive, dei testi in cui furono scritte, sono quelle che sembrano nuove, giacché catalogate sotto altro nome. Il passo della conoscenza, nel nostro campo di studi, procede di solito lento: la cadenza che si addice a coloro cui Iddio ha concesso di potere essere, tutta la vita, un docente.
Un altro augurio, mentre sei vicinissimo a iniziare il novantunesimo tratto della vita, è che non Ti abbandoni mai la freschezza del pensiero e dell’intelligenza. Quando mio padre finì novanta anni, essendo stupido l’augurio «cento di questi giorni!», gli dissi, ancor più banalmente «ne mancano solo dieci ai cento». Mi replicò «sono i più difficili!» Ne visse i tre quarti. L’augurio è che l’inevitabile decadimento fisico non impedisca di leggere e di scrivere. In tal modo non si è mai soli; si cerca di imparare una cosa nuova ogni giorno; si ama la vita; si ringrazia Dio che ce l’ha donata; non si perde la speranza di finire con dignità il passaggio sulla terra. Si allontanano i pericoli neuro-psichici.
Platone afferma che la vecchiezza ci porta in dono la libertà del potere pensare e agire senza il condizionamento, tirannico, delle passioni e degli entusiasmi giovanili. Papa Francesco ci ricorda che simili tirannie ci fanno diventare, spesso, turisti della vita. Mi pare anche giusto che il tempo del turismo della vita possa essere considerato, nella vecchiezza, con equilibrio di giudizio e serenità d’animo, in quanto segno delle nostre fragilità. Nella vecchiezza, appunto, quando il nostro cuore volge verso il tesoro del significato della vita interiore, riconoscendo che «la gloria del mondo passa». Mentre, l’amore che si è donato, con il pensiero e con il ragionamento, resterà a lungo, oltre la vita terrena.
Invero, mi avvedo di augurare un traguardo da Te già da tempo raggiunto, solo da confermare ogni giorno: negli anni a venire!
L’auspicio è che Tu possa insegnare, di presenza, fino alla fine della vita terrena e poi ancora attraverso l’attenta lettura di quanto hai scritto. Sì che molti possano saviamente imparare, nella certezza che la vecchiezza non impedisce la novità del progresso nella ricerca scientifica, almeno nella nostra disciplina. Anche perché con l’età si torna alla meditazione intelligente di un tempo trascorso, che merita di essere considerato in aspetti forse non sempre esaminati con la giusta ponderazione. In quel passato sono le radici della nostra conoscenza.
Domandiamoci: perché non rinunciamo alla filosofia? Perché continuiamo a leggere i pensatori, che per la lingua scelta per tramandarci il proprio amore per la verità, classifichiamo come greci e latini? Perché le vicende della vita ci hanno portato a cercare la verità nella carriera accademica, consapevoli di raggiungere una conoscenza rapportata a un’area di ignoranza percepita crescente?
Il dubbio che ogni progresso scientifico possa essere smentito da ricerche successive è compagno di strada del saggio, tanto più sapiente quanto più consapevole di tale eventualità.
Insomma, i presenti, e io per primo, esprimono, in sintesi, l’auspicio che Tu possa, innanzitutto, avere a lungo come compagne ragionevoli buone condizioni di salute sia nel 2022 sia nel 2027. E, credo di interpretare bene, questa sala Ti fa altresì l’augurio, anche a proprio vantaggio, che Tu sia destinato a vivere ancora con l’elevatezza d’animo e dei modi che ha caratterizzato i Tuoi primi novanta anni; con la signorilità, la distinzione e la gentilezza che tutti Ti riconoscono. Infine: tutti abbiamo bisogno della nobiltà della Tua intelligenza, e ti diciamo, non disinteressati: «Auguri di cuore. Abbiamo bisogno del Tuo savio consiglio: resta, fin che ti sarà possibile, con noi!».
Carissimo Luigi, la nostra personale amicizia dura da più di ottanta anni, è sempre stata sincera, costante ed esperta. Ossia: ha avuto le caratteristiche che, come la sapienza orientale (Confucio) afferma, ridondano a vantaggio. Non è mai stata un’amicizia con falsità, adulazioni e fra chiacchieroni. Non abbiamo mai avuto un diverbio. Ognuno ha gioito dei successi dell’altro. E così è per tutti gli invitati questa sera presenti.
Con questi sentimenti, invito di nuovo tutti ad alzare il calice per il Tuo novantesimo compleanno, insieme con l’auspicio di un sereno lungo cammino verso la sera.
A Luigi!