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Il mondo di Guatri

2026/20

“Nella vita ci vuole fortuna…”

Finalmente in cattedra, e non solo

L’arrivo degli anni Cinquanta trova Guatri felice, impegnato nelle attività di cui aveva sognato di occuparsi: insegnare, studiare con Gino Zappa, il “Maestro dei Maestri”, e applicare le proprie conoscenze alla realtà operativa. Era questa la “nuova vita” per la quale aveva scelto di allontanarsi dalla sua amata Trezzo. Di questa felicità fa ovviamente parte anche il matrimonio con Lina, dopo dieci anni di fidanzamento!

«Nella vita ci vuole fortuna» scrive Guatri. «Non bastano l’impegno, la cultura e l’intelligenza. La fortuna e l’intelligenza sono doni che vengono elargiti, non te li puoi costruire. Io ho avuto la fortuna di avere, nella vita, Maestri (quelli che si designano con la M maiuscola) fra i più grandi: nell’accademia Gino Zappa e nella professione Luigi Antonelli. Come se non bastasse, ne ho avuto anche un terzo: mio padre Edmondo, che fu il mio Maestro (anche lui con la M maiuscola) nell’adolescenza e nella prima giovinezza. Mi ha insegnato soprattutto l’onestà e la dedizione al lavoro, ma anche fluidità e chiarezza nello scrivere»[23].

Nel corso della sua attività e della sua carriera, Guatri non mancherà di onorare del titolo di Maestro anche altri docenti e colleghi con cui stabilirà rapporti di profonda stima, Giovanni Demaria, e di profonda amicizia: Aldo Amaduzzi, Ugo Caprara, Giordano Dell’Amore, Carlo Masini, Pietro Onida, Giorgio Pivato. Ma Gino Zappa sarà sempre, per Guatri, il Maestro per definizione e l’Economia aziendale il suo campo di studio, approfondimento, ricerca e innovazione continua. Il suo punto di partenza è la teoria enunciata da Zappa nella celebre prolusione all’anno accademico 1926/1927, all’Università di Venezia “Ca’ Foscari”, con il titolo Tendenze nuove nello studio della ragioneria, secondo cui «lo studio dei metodi di rilevazione contabile dei fatti aziendali, tipico oggetto della ragioneria, risulta del tutto sterile se non è accompagnato, o meglio ancora preceduto, dalla conoscenza e dallo studio della realtà economica che sta dietro a quei fatti e dalle strette connessioni che legano tra loro quei fatti». Come sintetizza Pellegrino Capaldo[24], Zappa conduce a unità gli studi di ragioneria e quelli che allora si chiamavano di “tecnica”; li unifica nel segno dell’azienda, che viene posta al centro della nuova disciplina, fino a costituirne sostanzialmente l’oggetto. E su questo Guatri farà il suo primo esercizio di autore con la già citata tesi di laurea. Un autorevole testimone, Ugo Caprara, ha raccontato la seduta di laurea in un articolo sulla rivista dell’Università Bocconi Finanza, marketing e produzione: «L’elogio che ne fece Zappa, relatore (sempre così parco di elogi) apparve tanto inconsueto da stupire i membri della commissione, alla quale pure io partecipavo. Lo Zappa giudicò la tesi tale da poter essere presentata, non solo per il conseguimento della libera docenza, ma anche ad un concorso a cattedra universitario»[25].

Divenuto, come abbiamo visto in modo inaspettato, assistente effettivo di Ragioneria, Guatri va subito in aula: «A dicembre 1949 (avevo solo 22 anni) Zappa mi mandò in aula a insegnare Ragioneria al primo anno, al fianco di Napoleone Rossi. Girolamo Palazzina (l’onnipresente direttore della Segreteria), mi fece accompagnare in aula dal bidello Cavazza che arringò gli studenti con queste parole: “Ragazzi, guardate che questo è il professore”». Guatri comincia la lezione, e... tutti lo prendono assolutamente sul serio. Nel 1950/51 insegna anche agli studenti del secondo anno, a fianco di Carlo Masini: si crea così, nonostante la differenza di età, il forte rapporto di stima e amicizia che legherà in modo fruttuoso gli “aziendalisti” della scuola Bocconi negli anni.

Non manca qualche situazione di imbarazzo quando in sede di esame Guatri si trova, a fianco dello stesso Zappa, di fronte a qualche amico o amica; un episodio in particolare viene ricordato da Guatri: l’esame di Ragioneria del secondo anno di Tancredi Bianchi: «Conducevo la prima parte dell’esame, quella riservata agli assistenti, e proposi Tancredi Bianchi a Zappa con il voto, interno e riservato, come si usava, di 30/30, avvertendolo, per correttezza, che si trattava di un mio amico. Zappa lo esaminò a fondo, poi mi disse: “Questo Bianchi lo merita proprio il 30”. E il giorno successivo gli affidò la tesi di laurea su “Quantità economiche nelle banche di credito ordinario”». Da quel momento – ricorderà Tancredi più tardi – «eleggevo Zappa come mio Maestro».

Nel 1951 si tiene, dopo dieci anni, il primo concorso a cattedre di Economia aziendale (Ragioneria) del dopoguerra e Zappa decide che Guatri deve partecipare: decide altresì di non candidarsi a far parte delle Commissioni giudicatrici per essere libero di candidare tre suoi allievi senza essere accusato di incompatibilità[26]. Guatri nel frattempo aveva già pubblicato, nel 1950, due libri: prima I rendimenti e poi La produzione ed il mercato nelle ricerche e nelle rilevazioni di impresa. Nel 1951, con la prospettiva del concorso, scrive “di corsa”, in due mesi, il libro La diversificazione dei prezzi, che sarebbe stato l’ultimo libro della collana bocconiana diretta dal Maestro.

I concorsi a cattedra, allora e per diversi decenni ancora, erano basati solo su titoli e, attraverso un complesso meccanismo, ne uscivano vincitori tre concorrenti che potevano poi essere chiamati a coprire una cattedra in una qualunque università del Paese. Guatri non vince la cattedra di Ragioneria ma, come si usava allora, ottiene il riconoscimento della “maturità scientifica”. In sostanza, solo un giudizio favorevole ma molto autorevole, considerato ben superiore alla libera docenza; «giudizio forse prematuro» come afferma lo stesso Guatri «che pesò su di me come una cappa di piombo. Quella decisione del Maestro da un lato fu per me un bene perché mi consentì di raggiungere il premio della “maturità” col voto favorevole dei tre massimi docenti dell’epoca dopo Zappa, e cioè Amaduzzi, Ceccarelli e Onida. Ma fu pure un male, in quanto generò contro di me invidie e ostracismi per alcuni anni: ero ancora giovanissimo (neanche 24 anni) ma ero “maturo”, un abbinamento innaturale, che vissi con qualche difficoltà»[27].

A toglierlo da questa situazione ambigua (che lo imbarazza e contribuisce a spingerlo a un maggiore impegno verso la professione) arriva, nel 1953, la proposta di Aldo Amaduzzi per un ruolo di professore incaricato dell’insegnamento di Tecnica industriale e commerciale all’Università di Genova. Da qui il passaggio a questa disciplina, che rimase la sua anche ai fini della carriera accademica: «La tecnica industriale era una delle quattro-cinque discipline dell’Economia aziendale: prima che intervenissero le specializzazioni spinte (dagli anni ’70 in poi) noi docenti aziendalisti eravamo, senza particolari problemi, in grado di coprire tutte le aree dell’Economia aziendale»[28].

Si preparano intanto in Bocconi importanti cambiamenti: Zappa, l’indiscusso fondatore dell’economia aziendale in Italia, ormai cieco e non più in grado di viaggiare da Venezia a Milano per le sue lezioni, lascia la Bocconi, rivendicando peraltro il diritto di dire l’ultima parola sulla scelta del successore che, nell’opinione comune, doveva essere «un aziendalista puro»; quindi, un aziendalista che, attraverso l’insegnamento della ragioneria, si facesse portatore del «verbo e dell’eredità immateriale del Maestro».

A Palazzina, preoccupatissimo per le sue dimissioni, Zappa rispose con indicazioni che, di fatto, avrebbero ipotecato il futuro delle discipline aziendali in Bocconi e che vale la pena di riportare per intero[29]:

Nella difficoltà grande di avere oggi professori di ragioneria degni di occupare una cattedra universitaria, credo mio dovere designare per la mia successione al secondo corso l’unico docente che, per ingegno e per titoli, mi sembra atto a coprire degnamente l’incarico senza allontanarsi dalle tendenze che forse sole possono rendere fruttuoso l’insegnamento delle nostre discipline. Per questo unico motivo faccio a te, in via riservata, la designazione del prof. Carlo Masini. L’assistente più indicato per svolgere esercitazioni efficaci all’eventuale corso di Masini è il dott. Guatri il quale, anche nelle sue ultime pubblicazioni, ha dato prova di alto ingegno. Per quanto riguarda l’insegnamento della Ragioneria, io credo che in nessuna università sia svolto un corso così elevato come quello dettato da Masini, Rossi e Guatri (in ordine di anzianità).

E in questa citazione si può leggere un riferimento alla posizione di Zappa (poi fatta propria da Dell’Amore, che ha sempre attivamente mantenuto la linea del Maestro) circa la necessaria severità degli studi, la rigorosa selezione delle prove d’esame e il riconoscimento del solo merito nei giudizi di nomina e di carriera dei docenti, battendosi anche duramente contro le ingiustizie e i favoritismi nei concorsi, specialmente contro le cosiddette “mafie universitarie”.

A succedere a Zappa, con il consenso generale, è Giordano Dell’Amore, in quel momento l’unico ordinario di materie aziendali in Bocconi ma anche l’allievo prediletto del Maestro: studioso di alta qualità, personaggio rilevante nel mondo politico e, successivamente (con la presidenza della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde), anche banchiere potente. «Alle capacità indiscusse di studioso e all’impegno assiduo nella ricerca, con una lunga serie di pubblicazioni che si susseguono per decenni senza sosta, e nella docenza (non mancò mai ad una lezione, alle 8 del mattino) univa indiscusse capacità di guida degli uomini». Così, chiosa Guatri, «Dell’Amore diventò il leader indiscusso degli aziendalisti bocconiani con il ruolo, sul piano formale, di Direttore dell’Istituto di Economia aziendale».

La presenza forte di Dell’Amore movimenta l’ateneo e porta al coinvolgimento di Guatri in diversi progetti che rappresentano le più importanti innovazioni degli anni Cinquanta, del tutto nuovi non solo per la Bocconi ma anche per il clima culturale e sociale del tempo; progetti che Guatri affronta con la velocità e la profondità che lo contraddistinguono, affiancandoli all’incarico di segretario dell’Istituto di Studi sulle Borse Valori “A. Lorenzetti”, creato da Giorgio Pivato, che lo individua subito come collaboratore anche per la rivista La Borsa Valori.

Già nel 1954, appena arrivato da Venezia dove aveva insegnato per quasi vent’anni, Dell’Amore propone il Corso biennale di specializzazione per la preparazione dei quadri direttivi di azienda (Corso biennale per dirigenti), la prima scuola universitaria di management in Italia, anche se ancorata alle forme più tradizionali di insegnamento ex cathedra. Guatri partecipa con un corso sui costi di produzione e distribuzione[30].

A ruota, nel 1957, nasce lo IEFE, Istituto di Economia delle Fonti di Energia, che risponde a un problema centrale nel mondo moderno, quello dell’energia[31]. Allo IEFE sono dedicati mezzi, spazi e dotazioni straordinarie per quei tempi di ristrettezze, e senza gravare sul bilancio dell’Università grazie anche al supporto dei massimi operatori dell’energia, tra cui società elettriche e petrolifere. Guatri viene chiamato prima come segretario generale poi come direttore. E diventa direttore anche della rivista bimestrale Economia delle fonti di energia, il cui primo numero, nell’autunno 1957, gli richiede un «duro impegno» per superare la poca conoscenza del settore, tra cui, per esempio, il costo dell’energia nucleare[32] (si veda il successivo capitolo 5).

C’è poi la collaborazione continua con la rivista Il risparmio, fondata e diretta dallo stesso Dell’Amore. In questa linea verrà chiesto a Guatri, qualche anno più tardi, di assumere la direzione scientifica del PRALT, Organismo permanente di studio della programmazione a lungo termine delle aziende, con particolare riferimento al mercato comune. Obiettivo: dare un contenuto concreto, sfrondato da equivoci, ai termini “programmazione a lungo termine”, così come essi informeranno il futuro lavoro di ricerca e di documentazione del PRALT[33].

Nel 1959 la decisione, fortemente sollecitata da Dell’Amore, di ripresentarsi a un concorso a cattedre, con la presenza in commissione di Giorgio Pivato («più duttile nella gestione dei rapporti rispetto alle rigidità di Dell’Amore», da tempo impegnato in una ruvida battaglia con il mondo accademico in generale per la gestione dei concorsi): questa volta la candidatura di Guatri, che si presenta con il libro Introduzione alla teoria delle ricerche di mercato, raccoglie il consenso unanime dei presenti. Le regole dei tempi prevedono però che, dopo aver vinto un concorso, i vincitori dovessero andare a “farsi le ossa” presso università minori, da dove poi i più meritevoli venivano richiamati. Ed è così che, nel 1961, a Guatri viene proposta la cattedra di Tecnica industriale e commerciale all’Università di Parma, dove «passai nove bellissimi anni». E, a leggere gli appunti di Guatri, si percepisce effettivamente un clima di solidarietà e di cameratismo tra i sei professori ordinari dell’ateneo, a cui si aggiunge, su proposta di Guatri, anche Giovanni Ferrero (allievo di Onida): «Lavoravamo gomito a gomito, pochissime aule e pochissimi uffici; arrivavo ogni martedì da Milano con macchine velocissime [una costante nella vita di Guatri!], pernottavo a Parma e dopo le due ore di lezione del mercoledì, ripartivo subito; ci trovavamo alla sera con Ferrero a pranzare al Jolly Hotel, dove parlavamo a lungo; a mezzogiorno facevamo (tutta la facoltà) colazione in un piccolo ristorante dove un solo e sveltissimo cameriere serviva tutti. Come ben si sa, a Parma si mangia bene. Anche le inaugurazioni degli anni accademici finivano con un pranzo … In pochi anni la Facoltà di Economia e commercio si era fatta un buon nome, così che il numero degli allievi era cresciuto rapidamente, e fu deciso che si costruisse una sede propria. Si cominciò dal progetto e (naturalmente) ci fu battaglia per la destinazione degli spazi. Chiedemmo che ci fossero assegnati spazi adeguati per tre istituti. Oltre ai nostri, Economia aziendale e Tecnica industriale e delle ricerche di mercato, ottenemmo anche gli spazi per Tecnica bancaria e professionale … e con l’aiuto degli architetti, distribuimmo gli spazi (aule, uffici ecc.) fissandone anche le dimensioni. Una fatica non da poco»[34].

Difficile non vedere in queste brevi note il gusto del Guatri ancora giovane (33 anni) per la concretezza delle cose (dalla buona tavola all’organizzazione pratica delle modalità di vita propria e altrui, quasi una esercitazione per gli impegni gestionali del futuro!).

A Parma, dice Guatri, evita di farsi coinvolgere in impegni professionali, ma in qualche modo viene trascinato nella «avventura dell’amministrazione controllata della Elettrodomestici Salamini», che costituirà un rammarico nella sua vita professionale.

Con il libro Introduzione alla teoria delle ricerche di mercato comincia quello che Guatri chiama il «periodo del marketing» (termine che allora il Ministero dell’istruzione non consentiva di usare in quanto parola non italiana), che occuperà tre lustri di studi e ricerche; a questo seguirà un nuovo libro, La pubblicità nell’economia dell’azienda industriale, che presenta nel 1964 per la cosiddetta “conferma a cattedra”. All’impegno istituzionale all’Università di Parma si affiancano le altre attività che Guatri ha in corso al Politecnico di Milano e, per breve tempo, all’Università Cattolica, dove Tommaso Zerbi lo voleva come ordinario. Ma, su questo, Dell’Amore aveva alzato una barriera invalicabile: una collaborazione temporanea sì, ma una cattedra no perché avrebbe significato chiudere ogni rapporto con la Bocconi. E Guatri è, tutto sommato, contento di accettare il diktat perché la Bocconi è la scelta della sua vita! Ed è in Bocconi che, nel 1963/1964, gli viene affidato un insegnamento complementare: le ricerche di mercato, che, sotto mentite spoglie, preludono allo sviluppo degli studi di marketing veri e propri con i quali sarà impegnato almeno fino al 1979, quando riprenderà in mano gli amati studi sul valore delle aziende, che comunque non aveva mai abbandonato.

Finalmente nel 1969 Guatri viene chiamato in Bocconi, come ordinario, alla cattedra di Tecnica industriale e commerciale, denominazione che, nel 1971, verrà modificata in Economia delle aziende commerciali: «Per me,» conclude Guatri «voleva dire marketing!».

Con la chiamata in Bocconi, Guatri prende servizio nell’Istituto di Economia delle Aziende Industriali e Commerciali, succedendo come direttore, nel 1981, a Giorgio Pivato. L’istituto verrà successivamente accorpato nel nuovo Istituto di Amministrazione, Finanza e Controllo, con la direzione di Guatri, «proprio in extremis, quando stavo per uscire dai ruoli!».

Gli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzati da un clima di frenetica rincorsa al lavoro per il recupero di un benessere di base che la guerra aveva distrutto e, soprattutto, dalla ricerca di stabilità in riconquistate forme di democrazia istituzionale e di pace sociale, vengono tramandati come gli anni del boom economico: dal Piano Marshall alla costituzione dei nuovi organismi europei, in un contesto positivo dell’economia mondiale, si creano nel Paese le condizioni per un significativo sviluppo economico, strutturale e demografico, e trova spazio l’iniziativa individuale in tutti quei settori in cui l’intelligenza, la buona volontà e la fiducia in se stessi possono diventare premianti. È significativo come Guatri commenta la storia di Giovanni Borghi[35] e della sua Ignis: «L’affascinante avventura, la fantastica galoppata era durata poco più di vent’anni. Ma quanto è stata bella l’Italia rampante degli anni ’60, quando nel mondo si contava ancora qualcosa!».

Sono gli anni in cui si modificano le abitudini di vita da un lato e, dall’altro, si creano le premesse per ampie tensioni sociali: l’emigrazione dal Sud povero al Nord industrializzato; l’abbandono delle campagne in assenza di una politica per il mondo agricolo, a favore di una urbanizzazione senza controllo; una domanda di lavoro che supera l’offerta con conseguente problema di salari; la pressione sociale di nuove categorie di interlocutori, dai sindacati alle giovani generazioni che rivendicano spazio di dialogo e partecipazione. Il settore istruzione ai suoi vari livelli, ancorato ai principi della scuola gentiliana, è oggetto di dibattito e contestazione ma non di soluzioni che rispondano alle nuove esigenze di cultura per tutti e libertà di espressione.

In questo solco, la Bocconi si prepara ad affrontare anni difficili con la forza delle personalità illuminate che ne hanno la guida (Furio Cicogna, Giordano Dell’Amore, Girolamo Palazzina), mentre il corpo «dei bocconiani per vocazione o per affezione» (docenti, ricercatori, dirigenti, laureati…) si impegna per trasformarla in ateneo nazionale, con tendenza all’internazionale, in linea con gli studi più avanzati delle università straniere.

Pur continuando nella sua attività di ricerca, che lo porterà a pubblicare oltre 70 libri nel corso della sua carriera accademica, sviluppando una attività professionale a tutto campo e gestendo incarichi di responsabilità crescente in Bocconi, Guatri non lascerà mai l’insegnamento, che lo vedrà in carica fino al 1999, data della sua uscita dai ruoli, anche mantenendo la carica di direttore dell’Istituto di Amministrazione, Finanza e Controllo. A maggio dello stesso anno, svolgerà la sua ultima lezione, come riporta il Corriere della Sera: «Inizia la lezione come se niente fosse. Unico indizio una frase buttata lì a metà dell’ora: “Alla fine vorrei riservarmi dieci minuti per parlarvi di altre cose”. Di lì a poco, riordina i fogli, sorride ai ragazzi seduti davanti a lui: “Non posso chiudere la lezione di oggi senza ricordare che questa è la mia ultima lezione…”»[36].

Il suo Istituto di Amministrazione, Finanza e Controllo, che ha diretto per vent’anni, nel Consiglio di facoltà del 28 gennaio 2003 delibera che venga proposta al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca la nomina del prof. Luigi Guatri a “Professore emerito” con la seguente motivazione[37]:

Luigi Guatri per oltre cinquant’anni ha rappresentato un punto di riferimento degli studi economici aziendali, portando un contributo essenziale alla affermazione di nuovi filoni di ricerca e di nuove discipline.

Giovanissimo (è nato nel 1927), dopo essersi laureato con Gino Zappa ed essere stato assistente alla Cattedra di Ragioneria generale ed applicata dell’Università Bocconi, ha insegnato a Genova, dapprima come incaricato. Nel 1960 è nominato professore straordinario nell’Università di Parma e nel 1969 è chiamato come professore ordinario nell’Università Bocconi, dove ha ricoperto per molti anni le più importanti cariche, portando un contributo significativo all’affermazione dell’ateneo; dall’81 al 2001 è Direttore dell’Istituto di Amministrazione, Finanza e Controllo; dal 1984 al 1989 è Rettore; dal 1974 al 1999 è Amministratore Delegato; il 1° novembre 1999 assume la carica di vicepresidente. È direttore di importanti riviste economico aziendali e membro di numerose Istituzioni e Centri di ricerca.

Il periodo formativo dell’attività di studioso di Luigi Guatri è contraddistinto da approfondimenti sui temi dell’economia d’Azienda, che lo portano a formulare una nitida, e per quei tempi avanzatissima, impostazione del passaggio dell’Economia aziendale da disciplina meramente descrittiva a scienza a base quantitativa.

Il periodo successivo (dagli anni sessanta alla fine degli anni settanta) è segnato da una serie di studi originali e incisivi in materia di marketing. L’opera di Guatri, in questo campo, è sempre stata caratterizzata dall’anticipazione di temi che sarebbero emersi nella loro rilevanza solo dopo alcuni anni di ulteriore riflessione teorica da parte di studiosi e cultori delle materie aziendalistiche; in particolare, Guatri accentua il ricorso ad un approccio multidisciplinare nello studio dell’ambiente concorrenziale e della domanda.

A partire dagli anni ottanta, Luigi Guatri è impegnato in nuovi rilevanti campi di ricerca: le politiche finanziarie delle imprese, le crisi aziendali, la valutazione delle imprese. Le riflessioni sulle politiche finanziarie rappresentano un richiamo alla concretezza e alle peculiarità del sistema finanziario italiano a fronte della astrazione tipica degli studi finanziari di matrice anglosassone. Le crisi finanziarie vengono studiate in chiave originale di analisi dei fenomeni di cambiamento e delle conseguenze degli stessi fenomeni sui settori e sulle imprese. Gli studi in materia di valutazione, per i quali a Luigi Guatri viene unanimemente riconosciuto il primato nella comunità accademica e degli affari, non solo a livello nazionale, rappresentano un originale compromesso tra rigore scientifico ed esigenze di comprensione dei comportamenti concreti degli operatori. In questo campo Luigi Guatri ha portato un contributo determinante alla affermazione nel nostro paese di filoni di studi che vanno dal “value management” alla comunicazione finanziaria finalizzata alla “diffusione del valore” e alle misure innovative di performance delle imprese.

E il 2 marzo 2003 il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca decreta la nomina di Luigi Guatri a “Professore Emerito”, riconoscendo il ruolo da lui svolto non solo nel campo dell’insegnamento ma, in parallelo, anche in quello della ricerca e nella trasposizione del risultato dei suoi studi nel mondo concreto della professione e della realtà operativa.

I GRANDI PERSONAGGI DELLA BOCCONI

Ugo Caprara, Giordano Dell’Amore, Claudio Demattè, Carlo Masini, Giorgio Pivato, Napoleone Rossi e Gino Zappa, per le caratteristiche del loro impegno e dei loro insegnamenti, compaiono anche nel box “I Maestri dell’economia aziendale” inserito nel capitolo 6 La fortuna di trovare un Maestro.

Francesco Brambilla

Amico e collega della Bocconi, con una dolorosa storia di partigiano, poi deportato in campo di concentramento, quindi attivo politicamente con ruoli importanti poi abbandonati per dedicarsi alla Bocconi: «La sua opera è come il diagramma di una avventura privata e originale nel mondo pubblico e rigoroso della scienza».

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 84-85.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Francesco Brambilla”, pp. 83-86.

Ugo Caprara

«Uno dei “veri” maestri della mia vita. E il simbolo del XX secolo: lo ha percorso quasi interamente.»

«È il testimone più sicuro dei primordi dell’economia aziendale, ma ne è stato uno dei più acuti e vivaci protagonisti. A Gino Zappa si rivolge chiamandolo Maestro: esempio di fedeltà intellettuale e di reverente attaccamento che oggi appare inusitato e sorprendente.»

«Aveva 94 anni … e mi inviò una “proposta personale”: comporre una storia dell’economia aziendale (che egli qualificava ancora, dopo 60 anni, nuova disciplina).»

Scritti in onore..., op. cit., capitolo “Intervento del Professor Ugo Caprara”, p. 11.

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Ugo Caprara”, pp. 33-43.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Ugo Caprara”, pp. 17-20.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 58-60.

Amarcord, op. cit., capitolo “Ugo Caprara”, pp. 23-32.

Giordano Dell’Amore

«È stato un Maestro con la M maiuscola in quanto, all’intensità e qualità delle sue ricerche lungo l’intero arco della vita, aggiunse la capacità di scoprire e crescere moltissimi allievi, tutti di alto o altissimo livello, che hanno per vari decenni dominato l’economia della aziende bancarie dell’intero paese…»

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Giordano Dell’Amore”, pp. 45-70.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Giordano Dell’Amore”, pp. 21-32.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 61-70.

Aldo De Maddalena

«Allievo di Armando Sapori, appassionato studioso della storia dell’economia, ebbe difficoltà a diventare ordinario della sua università per una storia di (non) amore.»

Li ho visti così 3, op. cit., capitolo “Aldo De Maddalena”, pp. 61-74.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Aldo De Maddalena”, pp. 61-64.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 105-107.

Giovanni Demaria

«Importante e noto economista del ’900 dalle teorie originali e audaci, fermo nelle sue opinioni fino a sfidare la dittatura. È stato uno dei grandi docenti della Bocconi, amato da generazioni di bocconiani, uno dei suoi massimi economisti, uno scienziato multiforme, un Maestro con la M maiuscola.»

Li ho visti così 2, op. cit., capitolo “Giovanni Demaria”, pp. 33-56.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Giovanni Demaria”, pp. 77-82.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 78-84.

Amarcord, op. cit., capitolo “I secondi cinquant’anni della ‘Bocconi’: l’intervista di Marzio A. Romani”, p. 187.

Claudio Demattè

«È stato, tra il 1970 e il 2003, uno dei più importanti personaggi bocconiani. Per la Bocconi ha fatto moltissimo e, se il destino non ce l’avesse tolto troppo presto, avrebbe fatto, ne sono sicuro, molto di più. Una sua lettera, scritta pochi mesi prima della scomparsa, ai vertici bocconiani, dimostra con tanta chiarezza che l’averlo avuto con noi “solo” per 33 anni è stata una perdita pesantissima.»

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Claudio Demattè”, pp. 65-70.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 86-90.

Ferdinando Di Fenizio

«Nei miei anni da studente, il tema che domina i suoi studi e le sue lezioni è quello di Keynes … Ricordo bene quanto più volte mi confidò: era in disaccordo con la Logica Economica di Giovanni Demaria. La considerava un lavoro illeggibile. Egli era invece (si vedano gli articoli di fondo sul quotidiano La Stampa di Torino) di una chiarezza cristallina. Confesso di non saper dire con sicurezza chi dei due avesse ragione!»

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Ferdinando Di Fenizio”, pp. 95-97.

Innocenzo Gasparini

«La sua presidenza alla facoltà di Economia, un anno dopo essere stato chiamato come ordinario, durò 8 anni. In questo periodo visse occasioni non facili, che spesso lo irritarono molto. La più aspra credo sia stata dover leggere sul Corriere della Sera l’annuncio dell’abolizione della facoltà di lingue divenuta, dal 1968, il covo della contestazione studentesca.»

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Innocenzo Gasparini”, pp. 39-42.

Li ho visti così 3, op. cit., capitolo “Innocenzo Gasparini”, pp. 75-86.

Libero Lenti

«Quando scomparve, Giovanni Spadolini gli dedicò sul Corriere della Sera (9 maggio 1993) una testimonianza vivissima della sua attività non solo di studioso e di giornalista, ma anche del suo comportamento, da uomo libero e retto, sia durante il ventennio fascista sia nell’Italia repubblicana del dopoguerra … Economista che non si chiudeva mai nell’economia (e meno ancora nella statistica), che guardava alla storia, al diritto, alla scienza politica con una coscienza interdisciplinare che si collegava alla sua radice crociana.»

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Libero Lenti”, pp. 71-75.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 95-98.

Carlo Masini

«Una concezione dell’economia al servizio dell’uomo, in cui aziende e istituti di ogni tipo sono chiamati a ricercare e a perseguire il bene comune, una concezione molto vicina alla dottrina sociale della Chiesa, dottrina che gli era parimenti molto familiare. Per devozione verso il suo maestro portava sempre il cappello a tesa larga, in base al principio che, quando si impegna il cervello, è meglio avere la testa al caldo.»

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Carlo Masini”, pp. 99-112.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 108-111.

Fausto Pagliari

«Quando, nel 1953, scrissi un impegnativo libro sui “costi di azienda” (un tema serio, perché dovevo cercare di superare, ma senza contraddirli, gli insegnamenti della mia Scuola) dovetti fare incetta di tutti i libri in argomento nella biblioteca Bocconi. Allora il numero dei prestiti consentiti era di tre libri per volta … ma Pagliari mi accordò permessi più ampi per cui, dopo qualche mese, li avevo tutti, circa un centinaio. Quando gli dissi quanto mi fossero stati utili per capire la posizione di isolamento in cui la Scuola zappiana si era posta e per cercare di apportarvi le integrazioni richieste dai tempi, ne fu felice, come se gli avessi fatto un regalo.»

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Fausto Pagliari”, pp. 7-9.

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Fausto Pagliari”, pp. 133-142.

Girolamo Palazzina

«Lavora per dieci perché è del tipo degli accentratori, per scrupolo e non per gelosia, e si lamenta per venti per il gran daffare; ma a tutto quel tramenìo ci ha gusto tale che a stare un giorno a letto con il raffreddore ci farebbe una malattia sul serio e a levarlo dall’università sarebbe finito in ventiquattr’ore. Il giorno, Dio voglia lontano, che morirà, l’Università cambierà aspetto: perché è di quelli che confonde la propria vita con quella delle cose e, una volta scomparsi, le cose sopravvivono ma non le riconosci più.» (Armando Sapori)

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Girolamo Palazzina”, pp. 1-6.

Amarcord, op. cit., capitolo “Girolamo Palazzina”, pp. 33-44.

I miei primi…, op. cit., capitolo 9, p. 165.

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Girolamo Palazzina”, pp. 119-132.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 86-90.

Giorgio Pivato

«La differenza di età lasciò per qualche tempo il nostro sempre affettuoso rapporto a mezza strada tra la figura del Maestro (espressione che egli non volle mai sentir pronunciare) e quella dell’amico.»

Scritti in onore…, op. cit., capitolo “Intervento del professor Giorgio Pivato”, pp. 15-17.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Giorgio Pivato”, pp. 43-52.

Li ho visti così 3, pagg. 1-26.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 70-78.

Napoleone Rossi

«Era capace di essere dolce ma terribile: non era raro che, nel corso di un esame, non soddisfatto delle risposte date da uno studente, gli gettasse il libretto dalla finestra! ... È con grande dispiacere che vedo Napoleone Rossi completamente dimenticato dal mondo bocconiano. Anche se non è mai stato professore ordinario della nostra università (lo è stato a Venezia “Ca’ Foscari” e a Pavia), per noi ha fatto molto, ed ha lasciato tracce durature nei libri pubblicati».

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Napoleone Rossi”, pp. 87-94.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 86-90.

Roberto Ruozi

«Con le sue eccezionali capacità decisionali e la sua franchezza, ha dato un contributo importante alla felice conclusione e attuazione del “Piano Bocconi 2000”. Non solo. Ha anche studiato e avviato, dando concreta dimostrazione di quella capacità di fare piani strategici, quindi di lungo periodo, la riforma universitaria, addirittura prima che essa prendesse corpo a livello ministeriale.»

Amarcord…, op. cit., capitolo “I secondi cinquant’anni della ‘Bocconi’: l’intervista di Marzio A. Romani”, p. 207.

Armando Sapori

«I 15 anni del Rettorato Sapori si segnalarono anche per il suo scarso “peso”: in realtà chi faceva tutto erano altri (Palazzina, Cicogna, Dell’Amore ecc.). Fu però protagonista di un durissimo scontro con Giovanni Demaria, per la chiamata come ordinario di Ariberto Mignoli che avrebbe alterato i delicati equilibri, in Consiglio di facoltà, tra gli aziendalisti e “tutti gli altri”».

I miei primi…, op. cit., capitolo 7, pp. 123-148.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Armando Sapori”, pp. 109-112.

Gianguido Scalfi

Collega e rettore della Bocconi, «è stato uno dei più grandi amici della mia vita … Ricordo il 3 giugno 1975 quando vidi Scalfi arrivare ansimante … Mezzo centinaio di giovani della cosiddetta sinistra extraparlamentare si erano stretti minacciosamente intono alla cattedra: volevano spiegazioni, ma le parole furono sostituite da calci e pugni. Ci stringemmo tutti attorno al Rettore, il nostro simbolo indomabile e coraggioso. Nessuno meglio di Gianguido Scalfi, nella sua fragilità fisica e nella sua fierezza, poteva rappresentarlo più degnamente.»

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Gianguido Scalfi”, pp. 33-39.

Li ho visti così 2, op. cit., capitolo “Gianguido Scalfi”, pp. 1-32.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 99-104.

Sergio Vaccà

«Amico di una vita e collega della Bocconi … partecipò attivamente alla guerra per i concorsi a cattedra … Noi ci occupavamo di concorsi e di elezioni dei commissari in prossimità dei concorsi poi, per anni, d’altro (fare ricerca, scrivere ecc.) ma altri nostri colleghi, specialmente al Centro-Sud, non si occupavano sostanzialmente d’altro che predisporre per tempo alleanze, in vista di reciproci favori.»

Scritti in onore…, op. cit., capitolo “Intervento del Professor Sergio Vaccà”, pp. 43-51.

Li ho visti così 3, op. cit., capitolo “Sergio Vaccà”, pp. 43-60.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Sergio Vaccà”, pp. 53-60.

Nostalgia, op. cit., capitolo 5, pp. 268-275.

Gino Zappa

«Maestro dei maestri, venne dall’800 e dominò il secolo XIX come fondatore dell’Economia aziendale.»

«Era un docente molto severo: credeva fermamente nella serietà degli studi e quindi i suoi esami erano durissimi: chi non sapeva, non li poteva superare. Implacabile, segnava sul libretto 10/30.»

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Gino Zappa”, pp. 1-32.

Grandi personaggi…, op. cit., capitolo “Gino Zappa”, pp. 11-16.

Amarcord, op. cit., capitolo “Gino Zappa”, pp. 3-21.

1

I miei primi…, op. cit., capitolo 6, p. 108.

2

Luigi Guatri (a cura di), Economia aziendale. Com’era e com’è, Milano, Egea, 2015, capitolo “L’economia aziendale oggi”, p. 103.

3

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Ugo Caprara”, p. 36.

4

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Gino Zappa”, p. 14.

5

Nostalgia, op. cit., capitolo 4, p. 57.

6

Amarcord, op. cit., capitolo “I secondi cinquant’anni della ‘Bocconi’: l’intervista di Marzio A. Romani”, p. 189.

7

Ivi, capitolo “Gino Zappa”, p. 21.

8

Li ho visti così 1, op. cit. capitolo “Giordano Dell’Amore”, p. 52; Luigi Guatri – Marzio A. Romani, Una vita in Bocconi, Milano, Egea, 2012, capitolo 2, pp. 7-8; Economia aziendale, op. cit., capitolo “L’economia aziendale italiana a una svolta”, pp. 95-97.

9

Li ho visti così 1, op. cit. capitolo “Giordano Dell’Amore”, p. 54; Una vita in Bocconi, op. cit., capitolo 2, p. 9; Nostalgia, op. cit., capitolo 5, p. 65.

10

I miei primi…, op. cit., capitolo 13, p 227.

11

Ivi, capitolo 13, pp. 236-43.

12

Nostalgia, op. cit., capitolo 4, pp.47-50.

13

Li ho visti così 1, op. cit., capitolo “Giovanni Borghi”, pp. 171-80.

14

Corriere della Sera, 8 maggio 1999.

15

Una vita in Bocconi, op. cit., capitolo 3, p. 17.