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Il mondo di Guatri

2026/15

Aldo De Maddalena

Il 6 maggio 2009 si tenne, nella piccola sala riunioni annessa al mio ufficio di vicepresidente (al secondo piano di via Sarfatti 25 dell’Università Bocconi), il Consiglio dell’Istituto Javotte Bocconi-Associazione Amici della Bocconi. Erano presenti, recita il verbale: «i Consiglieri: il professor Luigi Guatri (presidente), il dottor Gavino Manca, i professori: Mario Monti, Tancredi Bianchi, Aldo De Maddalena, Angelo Provasoli. Assente giustificato il dottor Enrico Tomaso Cucchiani».

Nell’ufficio di segreteria a fianco, dove lavorava la mia segretaria Anna Gigante, sedeva in attesa la signora Mariele (Maria Adele Buccellati), moglie affettuosa di Aldo. Da tempo lo seguiva ovunque, non lo lasciava mai solo.

La riunione si svolse regolarmente. Alla fine, Aldo scoppiò inaspettatamente in un pianto dirotto e ci disse: «Devo dimettermi: ho 89 anni, non posso più fare nulla». Noi tutti, sbigottiti e addolorati, cercammo per qualche minuto di confortarlo e rassicurarlo. Poi, con alcuni amici, andammo nel mio studio dove, un poco alla volta, Aldo si riprese. Lo accompagnammo, sostenuto dalla moglie, all’ascensore e lo salutammo affettuosamente: non lo vedemmo più.

Il 2 agosto, mentre ero ad Arenzano, mi giunse la ferale notizia: Aldo era deceduto. Con mia moglie Lina chiamammo un autista e corremmo a Milano. Le esequie si celebrarono alla basilica di San Nazario Maggiore, alle ore 9 del 5 agosto. Trovammo posto a fatica in una chiesa colma di amici, allievi, colleghi ai quali ci unimmo per un ultimo doloroso addio. All’amico di una vita: addio!

* * *

Aldo nacque a Cocquio Trevisago (in provincia di Milano) il 10 novembre 1920 da Federico e da Piera Bentivoglio e, a conclusione del ciclo di studi primari e secondari, nell’ottobre del 1939, si iscrisse alla Bocconi, l’università commerciale milanese che avrebbe contribuito non poco a esaltarne le doti di “primo della classe”.

In quell’ateneo, allora estremamente selettivo, egli completò i suoi studi con una media di poco inferiore al 30, nonostante il periodo 1941/43 lo vedesse militare in zona di guerra e di operazioni e l’inverno del 1944 rifugiato politico in Svizzera. Si sarebbe laureato nel giugno del 1944 col massimo dei voti e la lode, con una tesi dal titolo: Il mercato d’arte in Firenze nel Quattrocento.

Due documenti di fonti ufficiali dell’Università Bocconi (lo stato di servizio e l’annesso curriculum vitae) consentono di ricostruire con esattezza la sua vita accademica, che lo vide docente a Genova dal 1951 al 1956, a Parma dal 1956 al 1967, a Torino dal 1967 al 1969, a Milano, facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale, dal 1969 al 1971 e, infine, alla Bocconi dal 1971 fino all’uscita dai ruoli, nel 1994.

In quegli anni ci incontrammo più volte:

  • all’Università di Genova, facoltà di Economia, dove dal 1954 al 1959 fui professore incaricato di varie materie;
  • all’Università di Parma, dove fui chiamato come vincitore di cattedra nell’anno accademico 1960/61 e rimasi fino alla chiamata in Bocconi nel 1969.

Con Aldo ci incontrammo negli angusti spazi riservati alla neonata facoltà di Economia e Commercio presso la sede centrale dell’Università: eravamo in 7 titolari di cattedra.

Nel corso di quegli anni fu costruita la nuova sede della facoltà di Economia a 600-700 metri di distanza, appena al di là degli storici giardini della Pilotta (la reggia di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza). Con l’ausilio di Giovanni Ferrero mi occupai, in ogni dettaglio, dei tre Istituti aziendali, che rappresentano una parte importante di quel nuovo edificio. Aldo vi ebbe una parte marginale...

I guai cominciarono quando il grande matematico Eugenio Levi (pure bocconiano), che era il preside della facoltà di Economia all’Università di Parma, morì a soli 53 anni e Aldo (nel 1964) fu pregato di assumere la presidenza della facoltà.

Il suo temperamento focoso rese tutto più difficile. Ricordo – come fosse ieri – che il giorno dell’inaugurazione ufficiale della nuova sede della facoltà urlava con forza di non volere la partecipazione del presidente dei dottori commercialisti di Parma (che credeva – senza farlo – di scrivere di storia economica).

Dovetti faticare per calmarlo (e non fu impresa agevole) ricordandogli che costui rappresentava un ordine professionale e non se stesso. Da quel momento ogni riunione del Consiglio di facoltà divenne problematica. Con Levi non ci rendevamo conto che vi fossero problemi; con Aldo tutto diventava drammatico.

* * *

Quando nel 1967 Aldo De Maddalena lascia l’Università di Parma, non viene chiamato (com’era di rito) alla Bocconi, ma passa all’Università di Torino. Quale ne è mai la ragione? Questo fatto Marzio Romani, nella sua mirabile narrazione della “figura” del Maestro, ha il pudore di non spiegarlo. Ma molti di noi, amici e colleghi di Aldo, conosciamo la verità.

Nel 1967 era ancora Rettore della Bocconi (sin dal 1952) Armando Sapori, il grande storico senese, che era stato il Maestro di Aldo. Sapori s’illude che Aldo sposi la sua unica figlia, ch’egli adora, ma della quale Aldo non è per nulla innamorato. Perciò lo delude, pur senza alcuna colpa (so bene – direttamente da lui – che non s’è mai impegnato, né ha generato equivoci). Ma il Rettore Sapori gli sbarra la strada: è per questa ragione che Aldo, da Parma, si trasferisce a Torino e alla “sua” Bocconi arriva solo nel 1969, prima con un incarico e poco dopo (1972) come ordinario e direttore dell’Istituto di Storia Economica. Anche i grandi Maestri (leggi: Armando Sapori) hanno, evidentemente, debolezze umane.

Nel 1958 Aldo sposa – come scrive Marzio Romani nel suo ricordo del “Maestro” – «la donna della sua vita»: Maria Adele Buccellati, che ha otto anni meno di lui. Il loro è un rapporto “ideale”, ma soprattutto la dolce Mariele lo amerà profondamente tutta la vita, fino alla scomparsa nel 2009. Anche il rapporto tra le età ha il suo “peso”: Aldo cessa di vivere con Mariele che l’assiste amorevolmente.