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Il mondo di Guatri

2026/15

Ferdinando Di Fenizio

Alla fine del 1948, mentre frequentavo l’ultimo anno di Università, incontrai in aula il prof. Ferdinando Di Fenizio, uno dei maestri della “vecchia Bocconi”. Ancor prima che l’anno accademico terminasse e io mi laureassi (e sostenendo l’esame con lui), un giorno egli chiese a Palazzina d’indicargli il migliore studente dell’anno.

Il dott. Palazzina indicò me.

È così che nel marzo di quell’anno fui assunto all’“Ufficio Studi Economici” della “Montecatini” spa a Milano, in via Turati (la maggiore industria chimica italiana). Quell’estate mi trovai benissimo: stavo in un ufficio con tre bellissime ragazze; nelle sale accanto stavano la dott.ssa Sanvisenti, capo dell’ufficio[9] e tre dattilografe.

In quell’epoca, con compiti contabili, lì stavano le due cugine Bianca e Giuseppina, oltre a Edgardo Costanzi, futuro marito di Bianca. Giuseppina mi ricorda che nell’intervallo di mezzogiorno io non scendevo, come quasi tutti, alla mensa, ma andavo a nuotare in piscina con le mie amiche.

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Ferdinando Di Fenizio è nato a Torino nel 1906 ed è morto a Milano nel 1974 (dunque a 68 anni). Si è coniugato con Marina Venturi, dalla quale ha avuto (nel 1942) una figlia: Myriam.

Ma non a caso la sua attività si ferma almeno un anno prima: Di Fenizio cade in una cupa depressione, è assalito gradualmente da demenza senile. Qualche volta lo incontravo per la strada e non mi riconosceva…

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Di Fenizio è stato professore ordinario nelle Università di Palermo, Ferrara, Parma, Pavia e (dal 1958) all’Università “Bocconi”, dove quando l’incontrai da studente era professore “incaricato”.

Le sue opere principali: Questioni monetarie (1933, 1938-39); L’opera di Keynes (1946); Economia politica (1949; 2a ed. 1951); Commenti congiunturali (1955); Le leggi dell’economia: I – Il metodo dell’economia politica e della politica economica (1958; 2a ed. 1966); II – Il sistema economico (1958; 2a ed., 2 voll., 1966-72); III – La funzione del consumo (1958; 2a ed. 1970); IV – Diagnosi, previsioni, politiche congiunturali in Italia (2 voll., 1960-61); V – La programmazione globale in Italia (1962); La programmazione economica 1946-1962 (1965); Lezioni di finanza pubblica (2a ed. 1966).

Nei miei anni da studente, dunque, il tema che domina i suoi studi (e le sue lezioni) è quello di Keynes.

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Ricordo bene quanto più volte mi confidò: era in disaccordo con la “Logica Economica” di Giovanni Demaria. La considerava un lavoro illeggibile. Egli era invece (si vedano i suoi articoli di fondo sul quotidiano “La Stampa” di Torino) di una chiarezza cristallina. Confesso di non saper dire con sicurezza chi dei due avesse ragione!

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Alla domanda di un giornalista del “Corriere della Sera”: “Qual è stato l’incontro che ha mutato il corso delle sue scelte”, Mario Monti risponde:

«È stato l’incontro, al terzo anno di Bocconi, col professore Ferdinando Di Fenizio, un docente di politica economica che ha di colpo acceso il mio interesse nei confronti delle questioni macro-economiche, della gestione del sistema economico anziché delle aziende. Mi ero iscritto alla Bocconi senza una particolare vocazione, forse in parte perché vi aveva studiato mio padre. Al primo e secondo anno davo per scontato che un giorno sarei entrato in un’azienda o in una banca; e che avrei lavorato per tanti anni sotto le istruzioni di un superiore. E invece al terzo anno ho incontrato il professor Di Fenizio, uno dei rari keynesiani d’Italia, che mi ha veramente fatto innamorare dei grandi temi dell’economia: come combattere l’inflazione, come creare la crescita. E allora ho deciso di scrivere una tesi in politica economica sulla Comunità Europea e ho fatto uno stage a Bruxelles su quei temi che di fatto avrebbero orientato la mia vita. Di Fenizio era un uomo geniale, forse balzano, ma che di colpo mi ha aperto una prospettiva nuova».

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Per concludere, scrive Renata Targetti Lenti (la figlia di Libero Lenti, uno dei personaggi di questo libretto[10]):

“Se si leggono gli scritti keynesiani di Ferdinando di Fenizio sullo sfondo uniforme della manualistica d’importazione, risalta l’intelligenza dell’autore e la ricchezza intellettuale di quei tempi. Rileggere da vecchi gli scritti dei propri maestri, d’altra parte, ha una funzione terapeutica. L’aria di sufficienza che i giovani hanno spesso verso il maestro nasconde il complesso di Edipo. Può servire a emanciparsi, ma almeno a una certa età è bene liberarsene.”

1

Figlia del professore di lingua spagnola all’Università Bocconi.

2

Vedi in questo stesso volume, pp. 9-12.