Il mondo di Guatri
2026/15
Armando Sapori
Armando Sapori è nato l’11 luglio 1892 a Siena, dove si è laureato in Giurisprudenza nel 1919. Coniugato con Giulia Bocci, ha avuto una figlia (Giuliana) nel 1926.
Il suo rettorato alla “Bocconi” è stato il più lungo di tutti i tempi (dal 26.10.1952 al 31.10.1967), cioè 15 anni, senza mai diventare professore ordinario in Bocconi (come del resto accadeva talvolta ai tempi).
Vi è stato tuttavia per molti anni docente “incaricato” e direttore dell’Istituto di Storia economica. Fu inoltre professore straordinario all’Università di Ferrara; e Ordinario all’Università di Firenze dall’1/12/1935.
Nel quinquennio ottobre 1948-1953 fu anche Senatore della Repubblica (Indipendente di sinistra – gruppo senatoriale democratici di sinistra). È inequivocabile, dunque, il suo orientamento politico.
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In quegli anni fui anch’io suo allievo ai corsi bocconiani, e ricordo nitidamente alcuni fatti accaduti quando, nel periodo del referendum monarchia-repubblica, Sapori manifestava con chiarezza il suo orientamento repubblicano. Giunse perfino a usare parole di scherno verso il Re Umberto II° di Savoia; e uno studente mio amico e di orientamento monarchico insorse protestando, così che nacque un’inconsueta e vivace discussione tra i due.
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I 15 anni del Rettorato Sapori si segnalarono anche per il suo scarso “peso”: in realtà chi faceva tutto erano altri (Palazzina, Cicogna, Dell’Amore, ecc.).
Nell’inaugurazione dell’a.a. ’58-’59 Sapori consegnò a Palazzina la medaglia d’oro dei benemeriti della “scuola della cultura e dell’arte” con queste parole:
“Se un Istituto potesse assumere l’aspetto di una persona fisica, vorrei dire che questo è avvenuto nel caso dell’Università Bocconi e del dott. Palazzina, tanto compenetrati uno nell’altro. Palazzina ha preso le redini amministrative dell’Ente fin dall’inizio, e le ha tenute con mano ferma; la sua competenza, la sua sensibilità, la sua dedizione lo hanno elevato, di fatto, dal grado di funzionario a collaboratore delle Presidenza e dei Rettori. Gli hanno guadagnato la stima del corpo insegnante. Gli hanno assicurato il rispetto e l’affetto degli studenti. Se la Bocconi è – come è – un grande istituto di cultura, il dott. Palazzina può portare con fierezza la medaglia dei benemeriti della scuola e del lavoro fecondo, plaudendo alla saggezza di un riconoscimento pienamente meritato.”
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Armando Sapori ha studiato la vita economica italiana del Duecento e del Trecento, analizzandone anche i risvolti morali, politici e culturali. Tra le opere: “La crisi delle compagnie mercantili dei Bardi e dei Peruzzi” (1926); “Una compagnia di Calimala ai primi del Trecento” (1932); la raccolta di “Studi di storia economica medioevale” (1940); “Mercatores” (1941); “Le marchand italien au Moyen Âge” (1952); “Compagnie e mercanti di Firenze antica” (1955); un’altra raccolta di “Studi di storia economica” (3 voll., 1955-67) e i due volumi autobiografici “Armando Sapori ricorda” (I, Mondo finito; II, Cose che capitano; 1971).
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Non rari furono però gli scontri in Consiglio di Facoltà: come quando il prof. Ariberto Mignoli vinse il concorso a Cattedra e fu proposto di chiamarlo direttamente alla “Bocconi”.
A quel punto sarebbe stato tecnicamente possibile concludere l’operazione; ma mai, nella storia della Bocconi, era accaduto che una chiamata mancasse dell’unanimità. A malincuore si deliberò allora di aderire alla richiesta di Demaria, “soppesando l’inopportunità di provvedere ad una decisione importante in assenza di un valoroso membro del Consiglio di facoltà, e tenuto conto dell’ora tarda”. Il tono pacato del verbale nascondeva, in realtà, uno scontro durissimo fra Armando Sapori e Giovanni Demaria: nella visione del Rettore il rinvio della votazione si traduceva, di fatto, in una vera e propria bocciatura della sua proposta, posto che il termine ultimo per la chiamata di Mignoli sarebbe scaduto prima che fosse tecnicamente possibile una nuova convocazione del Consiglio.
La questione ebbe ulteriori strascichi in Consiglio d’Amministrazione. Nella tornata del 27 febbraio Furio Cicogna comunicò che il Rettore aveva inteso quanto era accaduto come un atto di sfiducia nei suoi confronti e aveva presentato al presidente le sue dimissioni. Dimissione che, naturalmente, vennero immediatamente respinte.
Sapori aveva perso la battaglia, ma avrebbe vinto la guerra. Una guerra che, a onor del vero, neanche Demaria aveva intenzione di continuare: quello che gli importava era affermare il principio che, fatta salva l’eccezione proposta, la chiamata in Bocconi doveva essere un punto di arrivo, non di partenza, per i professori ordinari; il 10 maggio 1962 il Consiglio di Facoltà, unanime, decideva “di assegnare al Diritto commerciale la cattedra vacante del corso di laurea in Economia e commercio”, proponendone la copertura mediante trasferimento.
La chiamata di Mignoli, che mutava i delicati equilibri interni al Consiglio a favore degli economisti[11] pose le basi per un ulteriore ampliamento dell’organico. Sulla richiesta di una nuova cattedra di Ragioneria, patrocinata da Dell’Amore e da Pivato, ci si sarebbe mossi con grande accortezza per evitare i rischi che simile decisione avrebbe comportato. A chiusura della discussione, Demaria auspicò che non ci si limitasse a quella sola richiesta: tre nuovi professori ordinari avrebbero assicurato “il mantenimento di un sano equilibrio fra le varie cattedre di ruolo alla Bocconi” e garantito la perfetta armonia fra le due anime dell’Università[12]. Il suggerimento dell’economista incontrò, per la prima volta, il pieno accordo dei membri del C.d.A., che nella riunione del 9 luglio ratificarono la proposta.
In prospettiva, dunque, gli ordinari, sarebbero passati da sette a dieci e nell’immediato la decisione avrebbe portato in Bocconi Carlo Masini, uno dei più promettenti allievi di Gino Zappa.
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Per quanto riguarda allievi e rapporti familiari di Sapori si veda, in questo libro, il capitolo dedicato ad Aldo De Maddalena.
In “Storia di una libera Università”, vol. 3° pag. 99-101.
Le due “anime dell’Università”, erano all’epoca: da un primo lato gli aziendalisti; e da un secondo lato tutti gli altri (economisti più storici più statistici più matematici, ecc.).