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Il mondo di Guatri

2026/15

Francesco Brambilla

Scrive Donato Michele Cifarelli nella Premessa al primo volume degli “Scritti in Onore di Francesco Brambilla”[5]: “Francesco Brambilla ha sempre realizzato, con grande modestia, un’unità profonda di vita e pensiero: e la sua opera, forse, è proprio il diagramma di un’avventura privata e originale nel mondo pubblico e rigoroso della nostra scienza.”

Per tracciare il profilo di tale “avventura” bisogna tornare, com’è naturale, agli esordi della sua carriera accademica: è il 1936 e Francesco Brambilla, appena ventitreenne, allievo di Giorgio Mortara, si laurea all’Università “Luigi Bocconi” con 110 e lode, discutendo una tesi sulla teoria della correlazione, che meriterà la dignità di stampa.

Nel 1942 consegue la libera docenza in Statistica; proprio qualche anno prima che inizi anche per lui, come per altri, la Resistenza che lo vede militante al fianco di Ferruccio Parri, nelle file del movimento “Giustizia e Libertà”. Arrestato dalla Brigata Muti nel 1944, sarà in seguito deportato nel campo di concentramento di Gries. Liberato nel 1945, diverrà nello stesso anno, durante il governo Parri, segretario personale del Presidente.

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Ma, abbandonata l’attività politica tra il 1946 ed il 1947, ritorna al suo lavoro di studioso. Nel 1953 vince il concorso alla cattedra di Statistica; dal 1953 al 1966 insegna come professore straordinario e ordinario alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Genova e, come incaricato di Statistica, a Pavia, Ancona, Palermo e, già dal 1951, a Genova. Nel 1959 è chiamato alla “Bocconi”, ove sarà direttore dell’Istituto di Metodi Quantitativi fino all’anno accademico 1982-1983 quando, per raggiunti limiti di età, lascerà la cattedra.

Il lungo magistero bocconiano lo vede impegnato in un costante dialogo con tutte le forze culturali dell’Università, dai colleghi agli allievi, agli studenti. Saranno poi la sua spiccata indole interdisciplinare ed il suo gusto per la integralità del discorso scientifico, che lo guideranno, insieme al compianto professor Innocenzo Gasparini e altri illustri colleghi, nel difficile compito di fondazione del Corso di laurea in Discipline Economiche e Sociali (DES).

Nel 1958 e nel 1960 vince il “Premio Marzotto” rispettivamente per le opere “Statistica” e “La distribuzione dei redditi”. Sarà poi membro titolare dell’Istituto Internazionale di Statistica; socio dell’Accademia delle Scienze; socio corrispondente dell’Istituto Lombardo-Accademia di Scienze e Lettere e dell’Accademia Ligure delle Scienze. Tra le varie cariche sono certamente da ricordare anche quelle di Direttore della Rivista “Tecnica e Organizzazione” (1951-1959), di Direttore del Centro per la Ricerca Operativa dell’Università “L. Bocconi” e del “Bollettino” del Centro (1955-1962), attività cui egli attende con grande impegno e grazie alla quale riesce a diffondere i metodi della Ricerca Operativa nella cultura e nella prassi della nascente economia industriale.”

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Scrive Enrico Resti[6]: “Il 18 febbraio ci ha lasciati Francesco Brambilla. Anch’egli presso l’Università Bocconi ha percorso tutti i gradi della carriera universitaria, diventano titolare della cattedra di Statistica metodologica. Ricordiamo la vastità della sua cultura, il suo impegno civile e politico, la sua appartenenza alle più importanti istituzioni scientifiche e culturali, sia italiane che straniere”.

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Nel 1957 Brambilla collaborò ai primi numeri della rivista da me diretta “Economia internazionale delle fonti di energia” con due distinti articoli:

        Il bilancio energetico mondiale del 1952;

        Il Carbone.

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Vengo ora al Brambilla “privato”.

Ricordo Brambilla nella “Pineta” di Arenzano, dove ambedue avevamo una villa (che io ho ancora). La villa di Francesco era in una bella posizione, quasi a picco sul mare, prossima a quella di Victor Uckmar. Qui Francesco lo ricordo come un nuotatore agile e resistente: assai più di me, che pur ero più giovane.

Spesso nei trasferimenti Milano-Arenzano e viceversa mi chiedeva un passaggio in macchina, che io gli concedevo volentieri. Il divertimento, infatti, era assicurato: lungo il percorso parlava di ogni argomento (dalla bomba atomica ai problemi della Bocconi).

Francesco aveva moglie, dalla quale non ebbe figli: questo (anche se allora non l’avrebbe immaginato) gli preparava una vecchiaia triste. Quando rimase solo, dovetti – come Consigliere Delegato della “Bocconi” – recargli aiuto, anche materiale. Lo facemmo per tutto quello ch’egli aveva fatto per la nostra Università. Ma quanto è doloroso ricordarlo!

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Non voglio terminare con un ricordo triste, ma scherzoso. “Guarda Francesco, che agli esami non sai dare voti corretti”: gli dicevo.Spesso gli altri docenti quando leggono il libretto (prima di scrivere il voto) guardano al voto di “statistica”: e lo interpretano alla rovescia. Se è alto, lo studente è modesto; e se è basso, lo studente è spesso valido.”

1

Opera pubblicata da: Edizioni di “Bocconi Comunicazione”, Milano, 1986; 2 voll. (XXIV, 948 pp. complessive).

2

E. Resti “L’Università Bocconi. Memorie di un testimone” (Egea, 1999), pag. 106.