Il mondo di Guatri
2026/19
III. I tre filoni di ricerca che prevalgono negli anni ’80: politiche finanziarie, valutazione delle aziende, crisi e risanamento delle imprese
17-18. In realtà, il quasi ventennio dedicato al Marketing presenta alcuni rilevanti intermezzi: innanzitutto due notevoli lavori pubblicati nel 1966 (Le aziende industriali, vol. II; La produzione, i costi, i prezzi, Giuffrè, pagg. 296) e nel 1970 (Le politiche finanziarie, Giuffrè, pagg. 190, fig. 6).
Il primo lavoro, peraltro, si riallaccia idealmente alla produzione scientifica degli anni ’50, dalla quale l’Autore trae in buona parte ispirazione nella formazione di un testo destinato principalmente agli studenti dell’Università di Parma, per il corso di Tecnica Industriale (anche se ebbe poi ben più vasta eco e diffusione).
Il secondo costituisce la più rilevante pausa pur nella costante attenzione dedicata, negli anni ’60 e ’70, ai temi del Marketing. Dei contenuti di questo libro ci occuperemo trattando di altro successivo lavoro (del 1982), che ne costituisce in sostanza una seconda edizione, anche se presenta un titolo diverso.
Negli anni ’60 e ’70, in realtà, l’attività professionale e di consulenza, svolta a livelli di crescente importanza, aveva portato ripetutamente Guatri a contatto coi problemi finanziari delle imprese, sui quali si era formato un’esperienza di grado elevato. Era naturale, per uno studioso, che tale abbondante materiale empirico in un certo senso esigesse d’essere tradotto in sistemazione dottrinale. L’occasione un po’ curiosa fu un lieve incidente di montagna, che immobilizzò Guatri per circa 20 giorni in un albergo di Courmayeur. In 20 giorni di agosto, senza alcuna disponibilità di testi o di materiale da consultare, furono stese le 190 pagine de Le politiche finanziarie (Giuffrè 1970): un’opera che segna, con il fondamento, come si è detto, di una vasta esperienza, alcune linee fondamentali nell’interpretazione delle politiche finanziarie delle aziende industriali.
Verso la fine degli anni ’60 Luigi Guatri e Giordano Dell’Amore (allora Rettore della Bocconi) ebbero l’idea di costituire un centro di studi sulla Programmazione a lungo termine nelle aziende: un tema molto sentito negli USA, ma ancora poco conosciuto in Europa e particolarmente in Italia. Fu allora fondato (nel 1967) il Pralt: un organismo che ebbe rilievo, nel nostro Paese, all’epoca, al fine della diffusione della Cultura delle Strategie aziendali (la sua sede di Milano era in via Mercanti, presso il Centro Internazionale di Studi e Documentazioni sulle comunità Europee, Presieduto da Giuseppe Pella). Tra l’altro, il Pralt promosse una collana di Studi sulle Strategie aziendali; nella quale apparvero – oltre al lavoro di Luigi Guatri sulle politiche finanziarie – pubblicazioni di M. Arcelli, A. Spranzi, R. Ruozi, S. Podestà, G. Bianchini.
Al Pralt ed al suo direttore Luigi Guatri si deve in non piccola misura la diffusione in Italia – a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 – dei temi del comportamento strategico. Temi che poi, specie negli anni ’80, strariparono nella letteratura economico-aziendale italiana. A tal punto che il Nostro, dopo essere stato uno dei principali artefici della affermazione di quelle concezioni, divenne un fiero oppositore degli eccessi e delle esagerazioni che ne seguirono.
Nell’Editoriale scritto per il n. 1/1986 di «Finanza, Marketing e Produzione», scrive ad esempio:
«ricordiamo come ai discorsi di strategia siano abbondantemente riferiti nelle ricerche economico-aziendali alcuni studiosi mancanti di conoscenze adeguate e di esperienze vissute dei problemi delle aziende. Risulta talvolta più agevole, per costoro, discutere astrattamente di grandi quanto vaghi obiettivi, di generiche linee di comportamento, di approssimativi scenari, piuttosto che di concreti (e sconosciuti) problemi. Ecco perché – salvo alcune eccezioni meritevoli del massimo rispetto – le strategie d’azienda sono divenute il pascolo preferito dei non aziendalisti o degli aziendalisti sprovveduti di conoscenze empiriche.
Al contrario, a discorsi seri sulle strategie si può pervenire solo dopo avere acquisito un adeguato bagaglio di conoscenze e di esperienze sulla gestione e sull’organizzazione. Così come, nel campo operativo, ha senso dedicare attenzione alla formalizzazione delle strategie future quando si siano prima assicurate alcune condizioni elementari di efficiente conduzione delle aziende».
Come si vede, il ventennio del Marketing non mancò di notevoli inserimenti di altri tipi d’interesse. Importanti, in particolare, sono alcune prese di posizione su problemi professionali d’attualità.
Sul tema della formazione del bilancio si segnala per l’acutezza delle osservazioni l’articolo Illiceità ed inopportunità del conto «Profitti e Perdite» sintetico (in Rivista dei dottori Commercialisti, n. 5 del 1972). È un rigoroso contributo al mutamento di pensiero che, dopo qualche anno, determinò la revisione delle norme sulla formazione dei bilanci. Vi si legge, tra l’altro:
«Le forme del conto «Profitti e Perdite» largamente invalse nella pratica del nostro Paese, con riguardo beninteso ai bilanci destinati a pubblicazione, sono spesso caratterizzate da massicce compensazioni di valori, che hanno la loro espressione tipica nel «risultato lordo» (sintesi, ad esempio, dei ricavi di vendita, dei costi industriali e delle rimanenze iniziali e finali). Bisogna, in proposito, francamente ammettere che tale modo di agire è per lo più dettato proprio dall’intento di togliere chiarezza al conto economico, per impedire la diffusione di notizie giudicate riservate o per altri motivi per nulla raccomandabili».
Di notevole rilievo anche le tesi espresse nell’articolo Il bilancio d’esercizio e la valutazione del capitale aziendale (compreso nella pubblicazione, curata da Luigi Guatri, Scritti in memoria di Luigi Antonelli, Giuffrè, 1974).
19. Tornando ad esaminare i lavori più recenti che segnano il Terzo periodo della produzione scientifica di Guatri, notiamo che nel 1982 appare il volume Investimenti e politiche finanziarie delle aziende industriali, (Giuffrè, pagg. 169).
Com’è già stato chiarito, esso è il completamento e l’aggiornamento del lavoro di 12 anni prima; e rappresenta il primo dei tre filoni di ricerca seguiti da Luigi Guatri negli anni ’80. Non è, probabilmente, il più importante dei tre, in quanto Valutazioni e Crisi si riveleranno essere i temi dominanti, come fra poco vedremo. Ma non si tratta, peraltro, neppure di un lavoro minore, in quanto alcune tesi che vi sono sostenute lasciano una traccia profonda nello sviluppo della materia.
In primo luogo, domina nel lavoro l’idea di fondo che tutti gli investimenti dell’impresa industriale siano in realtà duraturi; poiché – almeno fin che essa è viva e vitale – le due classi essenziali d’investimento (investimenti fissi e di “rapido rigiro”) tendono ad espandersi correlativamente allo sviluppo dell’attività produttiva. Anzi, mentre alcuni degli investimenti fissi (impianti) tendono ad essere finanziariamente recuperati nel mediolungo termine, mediante gli ammortamenti, gli investimenti «a rapido rigiro» (scorte e crediti, in primo luogo) non si recuperano affatto. Questi ultimi sono appunto legati da complesse ma evidenti relazioni di proporzionalità allo sviluppo del giro d’affari.
Gli investimenti considerati sono inoltre tutti difficilmente recuperabili, se per qualsiasi ragione la vita dell’impresa cessa improvvisamente. Quei valori attivi, in realtà, si svalutano pesantemente in quanto siano destinati al realizzo al di fuori della normale logica produttiva; ed a tale sorte non si sottraggono, fatte le debite proporzioni, neppure scorte e crediti.
Ciò significa, in sostanza, che tutte o gran parte delle attività aziendali (e non solo quelle fisse) sono durature e di realizzo difficile ed oneroso se considerate al di fuori dell’ipotesi di continuazione della vita produttiva dell’impresa.
Solo poche attività cosiddette transitorie (titoli a largo mercato non di controllo, scorte speculative, ecc.) si sottraggono a questa regola: ma essi sono in realtà investimenti estranei alla gestione tipica dell’impresa.
Di riflesso, le fonti finanziarie aziendali devono, come prima caratteristica, essere durature correlativamente agli investimenti. E ciò riguarda non solo il capitale proprio ed il passivo a medio-lungo termine: ma anche il cosiddetto passivo a breve. Anzi, quest’ultimo è spesso solo formalmente a breve, poiché è in realtà il tipo di debito, come classe se non per singole voci, destinato a durare di più.
Simili considerazioni generano effetti sconvolgenti in talune diffuse opinioni attinenti all’equilibrio finanziario delle imprese. Ne escono, in particolare, privati di significato alcuni tradizionali indici di liquidità (quali sono quegli indici che vorrebbero costituire relazioni definite tra attività realizzabili e passività a breve). Gli equilibri finanziari dell’impresa, sostiene giustamente Guatri, hanno invece una formulazione realisticamente assai più complessa.
Un altro concetto innovativo, espresso dal Guatri nel lavoro in esame, riguarda l’esigenza di una riserva di liquidità per tutte le imprese. Riserva, peraltro, costituita non solo e non tanto dai mezzi liquidi immediatamente disponibili quanto dalle potenziali disponibilità di crediti e di affidamenti non sfruttati (affidamenti bancari definiti e definibili, potenziale credito di fornitura, ecc.). Questa riserva diventa uno dei perni della politica finanziaria, rispondendo ad esigenze di sicurezza cui non si dovrebbe mai rinunciare, pena il rischio di avvitamento dell’impresa su se stessa. Dall’opera di Luigi Guatri emergono con chiarezza i rischi ed i limiti di manovre finanziarie troppo audaci e nel contempo il rallentamento dell’espansione determinato da politiche troppo conservative o prive di fantasia. La ricerca di un corretto equilibrio in un contesto finanziario difficile e per certi aspetti ancora primitivo, qual è quello italiano degli anni ’70, è il motivo dominante dell’opera.
Chi redige queste note, per avere avuto la fortuna di partecipare, per diversi anni, a molti lavori professionali condotti da Luigi Guatri, ben sa come il testo sia spesso il distillato, la sintesi e la generalizzazione di casi concreti. I paragrafi sulla valutazione delle aziende in perdita, aggiunti nella terza edizione, ad esempio, sono legati a numerose esperienze dei primi anni ’80, attinenti a smobilizzi di partecipazioni con risultati economici negativi da grandi gruppi privati e pubblici, nonché al realizzo di imprese funzionanti da parte di società in difficoltà o dissestate (amministrazioni controllate, amministrazioni straordinarie, concordati preventivi).
Altro esempio: l’enfasi crescente attribuita, nelle tre successive edizioni, al metodo misto patrimoniale-reddituale.
Essa è anche la conseguenza dell’inaffidabilità delle attese reddituali a lungo termine, che le turbolenze ambientali vanno accentuando; e che innumerevoli esperienze hanno confermato (anche se, beninteso, rimane valida e ben salda la tesi di fondo che nessun metodo di stima merita l’esclusiva; e che ogni metodo può concorrere a fornire utili informazioni al fine di un complessivo giudizio finale di valore).
Ancora: la grande inflazione dei primi anni ’80 richiama l’attenzione (particolarmente evidente nella 2a e 3a edizione del volume) sui problemi che essa determina per le valutazioni delle aziende. Con riguardo a materie quali i tassi di capitalizzazione e di attualizzazione; la necessaria depurazione dei redditi dagli effetti distorcenti dell’inflazione; la richiesta compatibilità tra tassi e redditi; e gli esempi potrebbero continuare.
La costruzione scientifica di Luigi Guatri sulla valutazione dei capitali economici delle aziende è dunque il frutto contemporaneo di una lunga riflessione di studioso (si ricordi il lavoro sull’Avviamento de11957) e dell’elaborazione professionale di un grandissimo numero di casi, riferiti alle situazioni più varie e distribuiti su di un arco di tempo di 25-30 anni. La base empirica straordinariamente estesa e le particolari capacità di teorizzazione e sintesi proprie dell’Autore fanno del volume La valutazione delle aziende un testo di assoluto valore.
Proprio per queste sue connotazioni, infatti, il lavoro contiene innumerevoli spunti di contenuto innovativo; alcuni dei quali segnano vere e proprie svolte nell’impostazione teorica e pratica dei problemi.
Ma la 3a edizione del volume non segna certamente un punto d’arrivo. L’elaborazione ed il travaglio continuano. Già alcuni articoli di stampa apparsi successivamente dimostrano che una ulteriore evoluzione è in atto. Assai significativi sono, ad esempio, gli articoli pubblicati in maggio-giugno del 1987 su
«Milano Finanza», che adombrano la necessità di nuovi metodi di stima per le imprese assicurative (intravedendo precisi motivi di superamento dei metodi tradizionali) e che stabiliscono i criteri generali per la determinazione dei rapporti di cambio tra società che si fondono. Perciò: a quando la 4a edizione?
20. Nel 1981 appare la prima edizione del lavoro La valutazione delle aziende, che viene notevolmente rinnovato nelle successive edizioni (1984 e 1987): le prime due inserite nella collana del Dipartimento di Economia aziendale della Bocconi; la terza, edita da Giuffrè (fig. 7).
Il libro, oltre a un pregevole risultato di ricerca accademica, è in realtà divenuto negli anni il più noto ed il più autorevole testo di riferimento in Italia, nelle attività professionali collegate alle valutazioni di aziende.
E questo successo ben si spiega alla luce delle considerazioni che l’Autore svolge nella prefazione all’ultima edizione.
«La terza edizione di questo libro si propone non solo il completamento e l’aggiornamento della materia basati sulla crescente esperienza nel nostro Paese di scambi di aziende e di fusioni, ma anche e soprattutto la ricerca di più rigorose basi logiche su cui fondare i comportamenti pratici nelle valutazioni di aziende.
Tale settore di studi dell’Economia aziendale è stato per molto tempo caratterizzato dal rispetto formale, in dottrina, di pochi assiomi (del tipo: il valore dell’azienda dipende dalla sua capacità di reddito, oppure dai flussi di cassa che essa genererà in futuro); e dalla sostanziale inettitudine della stessa teoria a mettere a disposizione dei pratici una serie di validi strumenti operativi. Tanto che la pratica ha dovuto spesso andare per proprie strade, costruendo procedimenti basati sull’intuito e sull’empirismo. Ma, proprio perché tali, privi di reale capacità di dimostrazione e di convincimento; e talvolta frutto di mere convenzioni. Fin dalla prima edizione (1981) il mio tentativo è stato di gettare un ponte tra le due opposte sponde, caratterizzate da scarsa reciproca comprensione, fino al punto dell’incomunicabilità. In questo sono stato per certo molto agevolato dalla condizione di aver potuto esaminare, con la mentalità di studioso, una grande mole di casi pratici. Ciò è accaduto specialmente in questi ultimi anni, in connessione all’intensificazione in Italia dei processi di acquisizione e fusione di imprese (piuttosto rari da noi fino a pochi anni or sono) ed all’affermarsi in campo finanziario di nuovi operatori, di nuovi prodotti, di nuovi modi di distribuzione, di nuovi mercati. Il che ha generato la crescente necessità di conoscere i più attendibili valori attribuibili al capitale delle imprese. Del resto, proprio per questi motivi, il tema, che per decenni restò confinato tra le curiosità di pochi ricercatori e di pochi professionisti, è divenuto di generale interesse. E ancor più lo sarà per il futuro».
21. Il lavoro pubblicato nel 1986 con il titolo Crisi e risanamento delle imprese (Giuffrè, pagg. 339, fig. 8) è pur esso una sintesi, di alto valore accademico e professionale, di una prolungata riflessione e di una estesa esperienza diretta, che ha interessato anche casi di grande notorietà.
La riflessione, infatti, data da diversi anni, come dimostrano alcuni articoli su riviste specialistiche negli anni ’60 e ’70; e come, in tempi più recenti, dimostrano gli articoli apparsi ne1 1983 e ne1 1985 su «Finanza, Marketing, e Produzione», la rivista trimestrale che Luigi Guatri ha ideato e che dirige dal 1983. Proprio nella presentazione (n. 1, del marzo 1983, fig. 9), scrive Luigi Guatri che la nuova rivista «intende costituire un tramite tra gli operatori di azienda e della cultura economicoaziendale» e che essa «tratterà e svilupperà problemi originali ed a notevole contenuto innovativo, sui quali possono essere condotti ampi ed approfonditi dibattiti». E ciò nel rispetto dei seguenti essenziali principi: equilibrio fra rigore teorico e applicazione pratica, rispetto della linea storica della dottrina economico-aziendale italiana, accettazione delle specializzazioni pur nella visione dei problemi globali di azienda, considerazione primaria della realtà italiana, inquadramento della realtà aziendale nell’economia generale e del settore, chiarezza concettuale ed espositiva.
Sono questi i principi che trovano un’applicazione precisa e rigorosa in Crisi e risanamento delle imprese, il cui materiale documentale si rifà ad un’esperienza che ha ben pochi precedenti nel nostro Paese. Luigi Guatri, infatti, è stato, in varie vesti (commissario giudiziale, commissario straordinario, consulente, esperto di designazione pubblica e privata) ispiratore e guida di molti risanamenti di imprese e di gruppi. Si osserva che il libro che stiamo commentando reca in appendice alcuni documenti che sul piano professionale sono addirittura memorabili. Come il Piano di risanamento delle Acciaierie Redaelli (il primo piano, del 1980, nell’ambito della cosiddetta legge Prodi sul risanamento dei grandi gruppi in crisi); e come i vasti e documentati pareri espressi per l’amministrazione controllata della «Rizzoli Editore».
Una rivista americana «International Management» (dic. 1984) ebbe a commentare il lavoro che Luigi Guatri aveva svolto in Rizzoli con l’espressione: «... Guatri’s rescue mission was equivalent to scaling the west face of mt. Everest...».
Alcune riviste scrissero addirittura che il «caso» Rizzoli aveva riconciliato gli specialisti con il tanto criticato istituto dell’amministrazione controllata.
Con queste premesse, il lavoro in esame non poteva che risultare un fondamentale punto di riferimento, nella letteratura aziendale, per il problema assillante delle crisi aziendali. Ed è primo merito di Luigi Guatri di avere posto in chiara luce che:
«A partire dagli anni ’70, e con ritmo crescente, le crisi d’impresa hanno cessato di essere fenomeni episodici, legati all’incapacità di imprenditori e di managers, o addirittura a loro comportamenti colposi o delittuosi, e sono divenute fenomeni ricorrenti, segnalati ogni giorno dalle cronache. Le crisi d’impresa appaiono in tal modo una componente del sistema industriale, della quale occorre tenere conto come di un dato permanente...» (pag. 3).
I motivi-guida dell’opera sono chiaramente riassunti in questo stralcio:
«... In primo luogo la politica di protezione e di difesa a tutti i costi delle imprese esistenti, per sottrarle alle crisi e per conservare i posti di lavoro che esse rappresentano, è vana illusione. Il costo di simili interventi può rivelarsi del tutto sproporzionato rispetto ai vantaggi ottenibili. Occorre in realtà stabilire caso per caso, con attente valutazioni, se l’intervento sia conveniente o non lo sia. Si deve tenere presente che alcuni errati interventi di salvataggio di imprese marginali, inefficienti ed incapaci, oltre a comportare costi sproporzionati, significano il mantenimento di condizioni di difficoltà per interi comparti caratterizzati da eccesso di capacità o comunque bisognosi di alleggerimenti dell’offerta. Si mettono così a repentaglio aziende sane e vitali nell’inutile speranza di guarire aziende ormai condannate.
La decisione in ordine all’opportunità di tentare il risanamento di un’azienda dev’essere fondata sul previo accertamento delle cause della crisi che l’ha colpita, degli strumenti idonei al risanamento e dei loro costi, della possibilità di successo in relazione ai risultati attesi dall’intervento. L’analisi della crisi ed il piano di risanamento sono i due momenti essenziali di questo necessario processo di accertamento.
L’esperienza del nostro Paese è ricca, purtroppo, di esempi d’intervento decisi senza alcuna indagine o con indagini superficiali o non imparziali. La frequente conseguenza sono ingenti sprechi a livello di nuovi capitali impiegati (non di rado di origine pubblica), di inutili sacrifici richiesti ai creditori, di illusioni vanamente suscitate nei dipendenti, di frustrazioni per i managers. Un’altra rilevante conseguenza è l’opportunità di rivedere la convinzione, da sempre dominante, che la crisi aziendale, specie nella sua clamorosa manifestazione finale (il dissesto) sia in stretta e necessaria correlazione con comportamenti almeno colposi dell’imprenditore...» (pag. 9).
Un aspetto di alta originalità del lavoro, fondato sul grande numero di esperienze concrete di cui Luigi Guatri ha potuto avvalersi, è la classificazione dei vari «tipi» di crisi, per ciascuno dei quali si mettono in evidenza i sintomi e le fondamentali caratteristiche (crisi da inefficienza, da sovracapacitàrigidità, da decadimento dei prodotti, da carenze di programmazione e/o innovazione, da squilibrio finanziario-patrimoniale). L’Autore sottolinea la necessità di distinguere tra cause apparenti delle crisi (quali sono spesso le difficoltà finanziarie) e cause reali, che quasi sempre affondano profondamente le radici nel tempo.
L’analisi del fenomeno «crisi» conduce Guatri a coglierne quattro stadi: il primo stadio, degli squilibri e delle inefficienze; il secondo, delle perdite; il terzo, della insolvenza; il quarto, del dissesto.
L’ampia analisi del fenomeno crisi apre il discorso, vero fulcro dell’opera, degli interventi risanatori, quando possibili ed opportuni: interventi che presentano caratteristiche diverse e difficoltà crescenti via via che la crisi progredisce.
* * *
L’analisi dei contributi scientifici del Prof. Guatri presentata in queste pagine non può certo ritenersi esaustiva. Nel delineare l’evoluzione del pensiero dell’Autore si è, per ragioni di opportunità scelta la via della estrema sintesi, in modo da poterne comprendere i risultati in un breve saggio.
A conclusione del nostro lavoro non possiamo che sottolineare che se la valutazione di un contributo scientifico deve provenire dall’analisi dei propositi dichiarati inizialmente dallo studioso, dagli strumenti adottati e dai risultati raggiunti, si può con convinzione affermare che Guatri ha individuato i temi più rilevanti, le metodologie più sofisticate e corrette ed ha raggiunto risultati scientifici che rimarranno a lungo nel nostro patrimonio culturale.
- L’Economia delle imprese cotoniere, 1949.
- I Rendimenti, 1950.
- I costi di azienda, 1954.
- Economia internazionale delle fonti di energia, 1957.
- Il Marketing, 1974.
- Le politiche finanziarie, 1970
- La valutazione delle aziende, 1981.
- Crisi e risanamento delle imprese, 1986.
- Finanza, Marketing, e Produzione, 1983.
Una prima parziale stesura di questo testo si ha con la pubblicazione del Corso di tecnica industriale (La Goliardica, 1962, di pagg. 518), sul quale per alcuni anni studiarono gli allievi di Parma e della «Cattolica».
Si segnalano, in particolare, gli articoli I Presupposti economici dell’amministrazione controllata (Rivista dei Dottori Commercialisti, n. 2 del 1964) e Indagine sulle caratteristiche economiche delle «sistemazioni stragiudiziali» (stessa rivista, n. 6 del 1975).