Il mondo di Guatri
2026/19
Achille Marzio Romani
Luigi Guatri e io abbiamo percorso strade parallele a partire dal 1960, quando fui suo studente a Parma e poi suo collega alla Bocconi dagli anni Ottanta sino a oggi. Parallele dunque – e quindi separate – sino all’inizio degli anni 2000, quando la decisione di concludere la storia della Bocconi all’inizio degli anni Settanta mi indussero – su suggerimento di Mirka Daniela Giacoletto – a completare la stessa attraverso una lunga intervista a uno dei più eminenti protagonisti della vita dell’Università milanese: a Luigi Guatri appunto.
L’intervista durò un intero pomeriggio e la lunga chiacchierata ci fece conoscere e probabilmente fece nascere fra di noi una corrente di simpatia che andò rafforzandosi nei tre lustri seguenti sino a divenire amicizia. Il termine – me ne rendo conto – è molto impegnativo e spero che Luigi mi perdonerà se ho equivocato e lo uso a sproposito.
Quel che mi stupì nel corso di quel primo incontro – e che avrebbe continuato a colpirmi anche nei numerosi altri che, nel tempo, lo seguirono – fu la capacità del Prof. Guatri di pensare il futuro, di elaborare strategie di lungo periodo, nonché la sua grande semplicità, che lo induceva a presentare anche le più difficili battaglie da lui condotte a salvaguardia dell’Ateneo milanese, come eventi del tutto ovvi, quasi banali direi. E su questo tema sarei probabilmente in grado di portare significative testimonianze. Ma in questo – che vorrebbe essere un omaggio che allievi e amici gli dedicano – mi è sembrato più opportuno fare uso del mio «mestiere di storico» per guardarlo da vicino attraverso gli occhi del suo Maestro nel momento in cui, laureato di fresco, venne accolto, come assistente, in una istituzione che d’allora in poi non avrebbe più abbandonato.
Gino Zappa a Girolamo Palazzina 14/11/49
«Illustre e caro dott. Palazzina, la decisione di Zerbi non mi sorprende. Già da undici anni ha dimenticato i nostri studi. Non capisco come, diminuendo le ore d’insegnamento, egli possa mantenere le ore d’incarico, e non vedo come altri possa sostituirlo senza funzioni ben definite. Rossi è già sovraffaticato e deve lavorare per la definitiva elaborazione di un’opera per la libera docenza, da tempo in corso. Egli potrebbe, lasciando le esercitazioni, svolgere le lezioni teoriche finora tenute da Zerbi.
Guatri dovrebbe allora essere nominato assistente ordinario di I° corso. Nominalmente il corso sarebbe tenuto da Zerbi, libero docente, o da Masini, o da me, s’intende senza rimunerazioni.
Si eviterebbe così il pericolo di probabili domande di liberi docenti disoccupati. [...]»
Gino Zappa a Giovanni Demaria 21 agosto 1950
«Illustre e caro Rettore, solo ora mi giunge notizia di una circolare del Ministero che vieta anche alle Università libere l’assegnazione di incarichi ai professori fuori ruolo. Ti esprimo il mio dolore nel lasciare dopo trent’anni la cattedra già a me affidata dalla Bocconi e la direzione del Laboratorio. Nella difficoltà grande di avere oggi professori di ragioneria degni di occupare una cattedra universitaria, credo mio dovere designare per la mia successione al secondo corso l’unico docente che per ingegno e per titoli mi sembra atto a coprire degnamente l’incarico senza allontanarsi dalle tendenze che forse sole possono rendere fruttuoso l’insegnamento delle nostre discipline.
Per questo unico motivo faccio a Te, in via riservata, la designazione del prof. Carlo Masini. L’assistente più indicato per svolgere esercitazioni efficaci all’eventuale corso di Masini è il dottor Guatri, il quale anche nelle sue ultime pubblicazioni ha dato prova di alto ingegno. Perdonami se con queste designazioni ho troppo osato. [...]»
Giovanni Demaria a Gino Zappa, 27 agosto 1950
«Carissimo Zappa, rispondendo alla tua del 21 corrente mi affretto ad assicurarti tutta la nostra simpatia e riconoscenza per l’opera altamente meritoria da te prestata in tanti anni alla Bocconi.
Non voglio dirti di più perché la presente è personale e non ufficiale e perché questo non è ancora tempo di onoranze, pensando noi tutti di averti ancora per gli anni a venire nostro collega in piena attività di servizio. Così a primo sguardo ritengo la tua carica di direttore dell’Istituto possa conservarsi e conservarsi sostanzialmente immutata l’impostazione dei corsi, pur ricorrendo per la parte formale ai nominativi da te suggeriti. [...]»
Gino Zappa a Girolamo Palazzina 26/2/51
«Caro e Illustre Dott. Palazzina, i miei acciacchi abituali si sono in questi ultimi tempi abbastanza aggravati. Mi è sempre dato di lavorare con fervore; ma, malgrado le assicurazioni del medico, credo che le difficoltà presenti si prolungheranno e che ormai non mi sarà più concesso di venire a Milano. Debbo dunque prendere congedo dalla Bocconi. Io curerò ancora alcuni lavori in corso di Masini, Rossi e Guatri. La Biblioteca, nella sua prima serie, avrà così una degna conclusione. Poi il Laboratorio e la Biblioteca passeranno ad altri, e forse potranno seguire utilmente un nuovo indirizzo. La mia lunga fatica è ormai quasi compiuta. [...]»
Gino Zappa a Girolamo Palazzina 21/4/51
«Illustre e caro dott. Palazzina, mi perdoni se rispondo in ritardo alle Sue ultime lettere. Consiglio Superiore: il nome di Demaria è stato qui favorevolmente accolto. Gli altri candidati prescelti sono Luzzatto e Milone. Insegnamento di ragioneria: non ripeto quanto le ha riferito Masini. Se si vuole che il mio successore immediato sia un professore ordinario, non vi è possibilità di scelta. Onida è l’unico che per intelligenza, sapere, rettitudine anche professionale, potrebbe coprire la cattedra. Io voglio bene a Onida e Lei sa quanto mi rincrebbe separarmi da lui or sono forse più di vent’anni.
Io credo che in nessuna Università italiana sia svolto un corso di ragioneria così elevato come quello dettato da Masini, Rossi e Guatri (ordine di anzianità). Essi spingono gli allievi allo studio e hanno scritto e scrivono opere, in parte di prossima pubblicazione e già da me conosciute, che certamente sono tra le migliori uscite in questi anni in Italia e fuori. Spero, malgrado le recenti esperienze, che in breve essi occupino, forse con altri dei nostri, cattedre universitarie. Se la Bocconi potesse avvincerli a sé, sarebbe opera utile per gli allievi e per gli studi. Posso aggiungere che in questo momento, date alcune troppo note aspirazioni, sarebbe bene «queta non movere». [...]»
AA.VV., Storia di una libera Università, 3 volumi, 1992, 1997, 2002, Egea, Milano; l’ultimo volume tratta gli anni dal 1945 ai primi anni Settanta.