Il mondo di Guatri
2026/19
Il concorso a cattedra del 1951
Nel 1951 si tenne nel nostro Paese il primo concorso a cattedra di materie aziendali (ragioneria) dopo la guerra: non ve ne erano da otto, dieci anni. Al tempo, come ancora per alcuni decenni, i concorsi a cattedra erano basati solo su titoli e si svolgevano con un complesso meccanismo: ne uscivano vincitori tre concorrenti (la fatidica terna), che potevano essere poi chiamati a coprire una cattedra in una qualsiasi università italiana; gli altri riconosciuti meritevoli dalla commissione (composta da cinque membri, eletti da tutti i docenti di ruolo della materia e di materie affini) erano giudicati «maturi». Un titolo che era solo un giudizio, ma che ai tempi era considerato molto autorevole (ben superiore alla libera docenza: quest’ultima era una prova per titoli ed esami, che non necessariamente apriva una carriera accademica. Era spesso un titolo a valenza professionale). I concorsi a cattedra furono sempre in Italia anche una battaglia tra scuole: svolta con obiettività da quelle serie, con molta minore serietà dalle altre. In ogni caso, era consuetudine che i più noti professori ordinari compissero ogni sforzo per essere eletti nelle commissioni, per «sostenere» i propri allievi. Ebbene, quando fu indetto il concorso a cattedra nel 1951, Zappa mi chiamò e mi disse che:
- non si sarebbe presentato alle elezioni, in quanto intendeva che al concorso partecipassero tre suoi allievi e quindi, si sarebbe trovato in stato di «incompatibilità» (anche se tutti gli altri ordinari si comportavano in modo contrario: l’idea della «incompatibilità» non li sfiorava nemmeno);
- fra i tre allievi avrebbe presentato anche me. Gli feci presente che non avevo ancora 24 anni e mi ero laureato da meno di due. Rispose: «Questo che vuol dire? Contano le opere...».
Non ammise discussioni: dovetti presentarmi. E nella primavera del 1951 scrissi in due mesi il libretto La diversificazione dei prezzi, che poi risultò l’ultimo libro della collana bocconiana diretta dal Maestro.
Ripensandoci oggi, che ho raggiunto i 93 anni (e che nella mia vita ho portato alla cattedra 12 allievi), debbo dire che quella decisione del Maestro fu per me da un lato un bene in quanto mi consentì di raggiungere il premio della «maturità», con il voto favorevole dei tre massimi docenti dell’epoca dopo Zappa (Amaduzzi, Ceccherelli, Onida).
E questo mi aprì le porte all’incarico all’Università di Genova, dove mossi i primi passi come responsabile di un corso fondamentale (Tecnica industriale e commerciale) e accrebbe le mie quotazioni in Bocconi, l’università che non ho mai lasciato. Ma fu anche un male in quanto generò contro di me invidie e ostracismi per alcuni anni: ero ancora giovanissimo, ma ero «maturo», un abbinamento innaturale, che vissi con qualche difficoltà.