Il mondo di Guatri
2026/19
Angelo Provasoli
Ho conosciuto Luigi Guatri quando, da giovane studente, frequentavo il corso di Marketing e Pubblicità.
Sono stato Docente della medesima Facoltà. Ho ampiamente condiviso le sue iniziative quando, da Amministratore delegato e Rettore, ha rafforzato le basi economiche e scientifiche dell’Università Bocconi e ne ha promosso l’intenso sviluppo. Ho collaborato con lui quando, con Mario Monti, mi ha proposto di assumere la responsabilità di Rettore. Ho inoltre avuto numerose occasioni per apprezzare la Sua competenza in campo professionale.
La figura poliedrica di Luigi Guatri, la Sua forte e ricca personalità, il carisma che ispira con stile garbato non si possono riassumere in poche righe. Questa breve nota richiama alcuni momenti di un ampio contatto intellettuale e personale. Altri momenti, molti altri, rimangono invero nella memoria e sono sicuramente descritti da Colleghi, Allievi, Amici e Professionisti che gli sono vicini.
Luigi Guatri è innovatore. La sua attitudine a innovare è innata e naturale. Nulla di forzato vi è nel suo comportamento verso il nuovo. Vi sono tratti del suo carattere che hanno concorso ad accrescere incisivamente la sua capacità di promuovere il cambiamento in ogni ambito in cui si è cimentato. Sa cogliere e ricondurre all’essenziale i problemi più complessi dell’economia e dell’esperienza aziendale e professionale. Dispone di un’attitudine quasi spontanea a identificare, con lungimirante concretezza, tendenze e opportunità, così nelle aree scientifiche come in quelle organizzative e aziendali, sempre valutando con equilibrio i vincoli posti da situazioni presenti e attese. Grazie a queste attitudini, ha realizzato progetti assai complessi senza imporre, apparentemente, la propria volontà, bensì mediando con stile ed efficacia i contrapposti interessi.
È agevole esemplificare nel concreto i tratti dominanti del suo carattere e del suo stile. Nel 1949, da giovane ricercatore, Allievo prediletto di Gino Zappa, colse con immediatezza l’esigenza di innovare gli strumenti informativi per la gestione delle imprese che, in quell’epoca, erano in profonda trasformazione e sviluppo. In particolare, comprese come nuove forme di calcolo dei costi di produzione potevano accrescere significativamente l’efficacia dei sistemi di controllo. L’impostazione zappiana era però agli antipodi. Luigi Guatri non ebbe tuttavia dubbi. Affermò da subito l’autonomia del suo pensiero. Con il suo stile, spiegò a Gino Zappa e agli altri Allievi che il cambiamento da lui proposto non negava il pensiero del Maestro ma in verità lo «affinava». V’è chi scrisse, in proposito, che Luigi Guatri aveva demolito le tesi zappiane «in pieno ossequio al Maestro».
La visione prospettica e le capacità progettuali e decisionali si rivelano con grande efficacia in Luigi Guatri negli anni Settanta, e in particolare a partire dal 1974. In quegli anni molto difficili per la Bocconi, assunse le cariche di Rettore e di Consigliere Delegato. L’Università usciva da un periodo di diffuse contestazioni studentesche e gravi tensioni sociali. Aveva inoltre smarrito le storiche condizioni di equilibrio economico e finanziario.
Gli interventi che assunse Guatri colsero nel segno. Avviò, in tempi brevi, significative trasformazioni nel reclutamento di studenti e docenti. Innovò l’assetto didattico. Creò, in contrappunto al rafforzamento imperioso della SDA, un nuovo corso di laurea in economia, il DES, che divenne col tempo internazionalmente famoso. La sua azione trasformò l’Università. Anche negli animi. La Bocconi riprese il suo ruolo di riferimento. I conti ritornarono rapidamente positivi.
Il segreto del successo di Luigi Guatri si deve anche alla visione sistemica e partecipata dei problemi aziendali ai quali si applica con logica prospettica. I Piani pluriennali, che hanno concorso al successo della Bocconi, sono gli strumenti della strategia ispirata e realizzata da Luigi Guatri. Il Piano decennale «Bocconi 2000», predisposto nel 1989, costituisce l’archetipo delle forme organizzative del «futuro» nella visione di Guatri: innovative nei contenuti e nell’idea stessa di immaginare programmi di azione con prospettive temporali di grande ampiezza.
Nel Piano «Bocconi 2000» si colgono una netta deviazione dal comune sentire dei massimi esponenti aziendali dell’epoca, e un ulteriore piccolo strappo alla dottrina zappiana.
I Piani, per Luigi Guatri, non sono costruzioni astratte, pensate e decise negli stretti ambiti dei Consigli di amministrazione.
Sono progetti articolati, pervasi di concretezza e costruiti con il contributo di tutti i principali esponenti dell’Organizzazione.
Nel pensiero di Luigi Guatri è centrale il consenso, promosso con stile e pari fermezza. Ne ho esperienza diretta.
Nel 2003, un anno prima della mia nomina a Rettore, Luigi Guatri mi chiese di partecipare al Comitato di Progettazione di un nuovo Piano pluriennale che doveva riallacciarsi agli esiti del Piano «Bocconi 2000», ormai realizzato. Ne fui il coordinatore e Luigi Guatri lo presiedette. La preparazione del nuovo Piano mobilitò le migliori risorse dell’Università, scientifiche e amministrative. La sua realizzazione promosse un ulteriore profondo cambiamento della Bocconi. Così incisivo da meritare l’attenzione dell’Università di Harvard che, nel 2008, dedicò a tale innovazione un Case Study: Università Bocconi: Transformation in the New Millennium. Strategy and Execution. Il Caso è ancora oggi discusso nell’università americana, e forse altrove.
Lo stile e la visione di Luigi Guatri non mutano nella Sua esperienza professionale.
Ho avuto numerose occasioni di incontro. Tra tutte, mi piace ricordarne una.
Nel lontano 1982, Luigi Guatri era Commissario giudiziale dell’amministrazione controllata del Gruppo Rizzoli. Nel periodo di crisi del Gruppo, purtroppo ricorrente, presiedevo il Consiglio di amministrazione dell’Editoriale Corriere della Sera, controllata di Rizzoli. Luigi Guatri fu attivamente presente.
Ispirò e assicurò un efficace confronto alle proposte considerate in tutti i principali momenti decisionali della Società e del Gruppo, specie per i riflessi che esse potevano avere lungo i più ampi orizzonti temporali.
Al momento della positiva conclusione dell’amministrazione controllata, il 17 ottobre 1984, scrisse: «Sembra doveroso rilevare che tale conclusione si è resa possibile in conseguenza del largo successo ottenuto dal Piano di risanamento, sviluppatosi con gradualità e con fermezza durante il biennio dell’amministrazione controllata».
Dunque il Piano, ancora il Piano, e la saggezza del Maestro.