Il mondo di Guatri
2026/19
Pellegrino Capaldo
Di lui mi parlò, per primo, in termini a dir poco molto elogiativi, Pietro Onida, di cui stavo per diventare assistente di ruolo. Era il 1960. Luigi Guatri aveva appena vinto il concorso. A parere di Onida la cattedra per Guatri, nonostante la giovane età, era arrivata con un ritardo di alcuni anni rispetto alle sue qualità e ai suoi meriti eccezionali. Ad ogni modo, concludeva Onida con una punta di amarezza – probabilmente perché insoddisfatto dei lavori della Commissione giudicatrice – «tutto è bene quel che finisce bene». Mi raccomandò di leggere con attenzione le sue opere, cosa che feci subito cominciando da quelle composte nel periodo che io chiamo il triennio magico di Guatri (dal ’49 al ’52). E così lessi tre volumi in materia di costi di produzione e di rendimento dei fattori.
A me apparve subito chiaro che Guatri si muoveva con intelligente continuità e autonomia nel solco di Zappa di cui, dal canto mio, avevo appena letto Il reddito d’impresa. Confesso che ho fatto sempre un po’ di fatica a capire quelli che hanno voluto vedere, soprattutto nelle pagine in materia di costi, un allontanamento di Guatri dalle linee tracciate dal Maestro.
Luigi Guatri ha dato all’Economia Aziendale quel che le mancava; vale a dire l’orientamento a trarre conclusioni operative dall’analisi scientifica e uno spiccato senso del quantitativo.
Nella sua tendenza alla quantificazione, Guatri non è stato mai avventuroso ma ha sempre dimostrato di saper cogliere perfettamente – nella cristallina conoscenza dei princìpi generali – i suoi limiti e i suoi rischi. In tutti i suoi scritti, egli ha sempre mostrato un inesauribile desiderio (forse sarebbe meglio dire un’ansia) di proporre cose utili, che potessero effettivamente servire a coloro che, nelle concrete aziende, sono chiamati a decidere.
Quando rifletto su questo aspetto, mi rendo conto che il ruolo di Guatri è stato fondamentale per lo sviluppo dell’Economia aziendale.
Senza di lui avremmo avuto un vistoso iato tra teoria e pratica, tra dottrina e prassi, che probabilmente avrebbe esaurito in breve tempo il pur grande e pregevolissimo lavoro di analisi di Zappa. Guatri ha studiato con questo metodo pressoché tutti i temi dell’Economia Aziendale. Un richiamo particolare, tuttavia, credo che vada riservato a quello che ha fatto nel campo della valutazione delle imprese in funzionamento.
Questa sua vocazione a trovare, se così mi posso esprimere, soluzioni pratiche gli ha consentito di fare scuola anche in campo professionale: Guatri ha cambiato il modo di fare la nostra professione e le ha dato dignità e prestigio. Ho sempre pensato che se non avesse fatto lo studioso, egli sarebbe stato un grande imprenditore del quale ha tutte le caratteristiche: visione, fantasia, senso pratico, tensione continua verso il risultato.
Tutte queste qualità egli le ha mostrate in pieno negli incarichi direttivi di alto livello che ha ricoperto in Bocconi. Il rapporto tra Guatri e la Bocconi offre ampia materia di studio a coloro che vorranno fare la storia di quella università. Egli è sempre stato legato alla Bocconi nella quale, come ama dire, è entrato da studente nel 1945. Ricordo che negli anni Sessanta Gianni Ferrero, quando erano entrambi professori nella giovane Facoltà di Parma, mi parlava spesso di lui, delle sue grandi qualità di studioso e docente, e di quanto avrebbe potuto fare per lo sviluppo della neonata Facoltà. Purtroppo, aggiungeva Ferrero con un po’ di rassegnazione, il futuro di Guatri non è a Parma, ma è alla Bocconi dove tutti lo aspettano.
La Bocconi ha certamente rappresentato per Guatri un ambiente stimolante, di grande e indiscusso prestigio. Ma sono convinto che Guatri abbia dato ancor di più con il suo rigore, il suo prestigio, la sua capacità di trovare soluzioni per ogni problema.
Se la Bocconi è oggi quella che è, e che tutti apprezziamo, credo che un merito non piccolo vada riconosciuto a Guatri.
Con il suo stile e il suo metodo di lavoro, Luigi Guatri ha contribuito molto al superamento di quelle laceranti divisioni che negli anni passati hanno avvelenato la nostra disciplina. Lo ha fatto innanzi tutto con l’esempio, perché si è sempre concentrato sui problemi e mai su sterili questioni nominalistiche; lo ha fatto aprendo nuovi filoni di ricerca e additandoli soprattutto ai giovani studiosi. Credo che tutti coloro che amano davvero l’Economia aziendale non possano che essere grati a Luigi Guatri per tutto quello che ha fatto e per la grande dedizione con cui continua a lavorare.