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Il mondo di Guatri

2026/19

Enrico Valdani

Per chi conosce la storia della Bocconi, il Prof. Guatri è la Bocconi. A volte mi viene spontaneo pensare che fosse già al fianco di Ferdinando Bocconi per consigliarlo saggiamente quando decise, per onorare la memoria del figlio, di dar vita a quello straordinario progetto che portò alla fondazione della nostra Università. Faccio questa considerazione perché quando ero matricola, il Professore vi insegnava già da tempo e oggi è ancora qui, con tutti noi, a occuparsi della nostra – ma in particolare della sua – amata Bocconi.

Il Prof. Guatri ho potuto «vederlo» in tre diversi momenti della mia vita. All’inizio, da studente, poi da ricercatore e infine da docente. Il primo incontro ravvicinato con il Professore l’ho avuto come studente del terzo anno. Ebbi allora la fortuna di sperimentare sulla mia pelle la prima vera e fondamentale riforma del piano di studi della Bocconi. Nel 1970 la Facoltà ortodossa di Economia e Commercio fu riformulata radicalmente, introducendo il corso di laurea in Economia Aziendale e quello in Economia Politica. Qualcuno nelle pagine di questo libro di ricordi dedicato al Prof. Guatri, ricorderà le tensioni di quei tempi e le decisioni coraggiose che portarono alla sua rifondazione. Il bilancio della Bocconi, allora, soffriva gravemente. L’Università pur essendo «privata» richiedeva agli studenti le stesse rette delle università «pubbliche», e ciò non garantiva la sostenibilità economica dell’Istituzione. Nel 1968/69 venne anche deciso, per risanare le perdite, di chiudere la Facoltà di Lingue Straniere.

Noi studenti di allora non lo sapevamo, ma alcuni professori – e Luigi Guatri, in particolare – stavano decidendo il futuro della nostra Università introducendo delle innovazioni che sarebbero divenute, negli anni a seguire, lo standard, riconosciuto e apprezzato dal Ministero della Pubblica istruzione e da tutte le università che si sono cimentate nella riforma dei loro piani di studio. Nella storia delle innovazioni universitarie, in Italia, il cambiamento impresso alla Bocconi nelle scienze economico-sociali fu rivoluzionario, e fece quindi scalpore. Furono introdotti prima i due corsi di laurea in Economia Aziendale e in Economia Politica e poi un terzo in Discipline Economico Sociali (DES).

Ero al secondo anno quando fu annunciato il cambiamento e invitati tutti gli studenti a esprimere una scelta al momento dell’iscrizione al terzo. Iniziai a frequentare il corso di Marketing, camuffato dall’etichetta di Economia delle Aziende Commerciali, tenuto dal Prof. Guatri. Il Ministero, allora, non avrebbe mai permesso l’utilizzo di una parola inglese. Il Professore aveva però scritto un libro con il titolo Marketing per affermare i contenuti di una disciplina non riconosciuta dall’Accademia e non presente negli organigrammi di molte imprese italiane.

Fu, come si usa dire, amore a prima vista per il Professore e per le sue lezioni. Il Prof. Guatri non era certo un docente esuberante, ma parlava di «cose» affascinanti: le imprese e le loro strategie di mercato.

Era la prima volta che, in Bocconi, ascoltavo principi economici ricondotti alla vita reale delle aziende. Iniziai ad apprendere che esisteva un mondo che non mi era mai stato spiegato sino a quel momento. Un mondo meno astratto dell’incrocio della domanda con l’offerta. Il Prof. Guatri in modo diretto, senza leziosità di linguaggio e con molta concretezza lo raccontava e noi lo ascoltavamo, forse un po’ infantilmente, a bocca aperta.

Nel corso di laurea in Economia Aziendale furono introdotti degli indirizzi di qualificazione, tra questi quello di Marketing, diretto dal Prof. Guatri. Non ebbi dubbi e lo scelsi. Il Prof. Guatri ci illustrò l’indirizzo, i suoi corsi innovativi e ci presentò gli «assistenti» che lo avrebbero aiutato. Tra questi Stefano Podestà e Pietro Gennaro che introdussero nuove modalità di apprendimento quale l’utilizzo di case history che avevano il pregio di farci veramente toccare con la mente e il cuore il piacere della gestione aziendale. Non so se il Professore se lo ricorda ma ci fece anche sperimentare l’emozione della simulazione dei processi di problem solving e decision making di marketing attraverso un business game. Tutte cose un po’ fantascientifiche per quei tempi. Dopo la frequenza di quei corsi non ebbi più occasioni di «vedere» il Professor Guatri. Mi laureai e partii, nel novembre del 1972, per assolvere i miei doveri militari.

L’occasione si verificò più tardi, nella primavera del 1974.

Portavo, con orgoglio, le stellette di S. Tenente quando ricevetti una telefonata di Stefano Podestà che mi chiedeva, a nome del Prof. Guatri, se fossi interessato a partecipare, quale «apprendista precario», al progetto di costituzione della SDA e al lancio del primo Master in Business Administration. Appresi in seguito che, anche in questo caso, il Prof. Guatri, con il supporto del Prof. Dell’Amore, con una prospettiva veramente lungimirante avevano deciso di sostenere il progetto di Claudio Dematté, di sviluppare le attività formative post graduate e post experience. Fu una decisione storica, coraggiosa e avveduta. Coraggiosa perché si scontrava contro la diffidenza e l’ostilità di molti professori, più ortodossi e conservatori. Avveduta perché è stato il trampolino che ha affermato la Bocconi nella business community nazionale e internazionale, sviluppando la sua identità e la sua brand equity di Università innovatrice. Storica perché introdusse una discontinuità nel modo di pensare e fare Università. Ritornando alla mia storia e ai miei sentimenti devo confessare che non sapevo nulla di cosa mi si stesse parlando e proponendo.

Accettai con entusiasmo, guidato dall’istinto e dal cuore più che dalla mente. Se avessi usato la mente avrei imitato i miei compagni di corso che iniziavano a lavorare nella prime «banche di affari» o nelle «multinazionali» di allora che offrivano remunerazioni più che doppie nonché assistenza previdenziale e sanitaria, non previste invece dalle nostre parche borse di «apprendimento didattico e tecnico scientifico».

Il Prof. Guatri chiese di andare a trovarlo perché desiderava conoscere i suoi nuovi «apprendisti». Lo raggiunsi, in un pomeriggio della tarda primavera, nel suo studio in Via Massena. Era l’incontro tipico tra il Professore con la P maiuscola e il pivello con la p minuscola.

Rimasi impressionato e ancor più intimidito quando, con un sorriso, mi domandò se desiderassi fare due passi con lui e andare a sorseggiare un caffè in un bar vicino.

Il Professore, come sapete, è uomo di poche parole ma fa spesso molte domande. Mi chiese chi fossi, quali fossero i miei interessi, le mie attese e prospettive. Su queste ultime mi mise in difficoltà perché in realtà non me le fece esprimere forse intuendo che non riuscivo a vedere molto più in là del quotidiano.

Il Professore mi raccontò invece del progetto SDA, della sfida che la Bocconi stava intraprendendo e delle barriere che avremmo incontrato dentro e fuori la nostra Università. Alla fine mi disse una frase che mi colpì, al punto da ricordarla bene ancor oggi. Non so se lo fece per prevenirmi o per rassicurarmi un po’: «Non mi chieda ora cosa succederà di lei fra uno o due anni ma se le fa piacere posso raccontarle cosa sarà tra vent’anni, sempre che si sia impegnato sino in fondo».

Da quel 1974 sono passati 41 anni e se guardo indietro non posso che riconoscere di essere stato fortunato di aver ricevuto quella telefonata e di aver passeggiato con il Prof. Guatri in Via Massena. Quei vent’anni sono stati straordinari al pari degli altri 21 che sono seguiti.

Il Professore è persona riservata e sobria. Quando ero ragazzo, ero affascinato dal suo carisma, da adulto, da docente ho avuto modo di conoscerlo meglio e di «vedere» la sua personalità e apprezzare i suoi modi.

Quando si incontra il Professore bisogna sempre prepararsi: è persona di poche parole ma attento ascoltatore è bene illustrare il «problema», concretamente e chiaramente. Il Professore chiede spesso all’interlocutore quale sia la sua opinione e sollecita le due o tre soluzioni che possono essere praticate. Poi le discute, approfondendone i pro e i contro e passa senza indugi alla decisione. Il Prof. Guatri è persona che sa decidere e ritengo lo faccia sempre bene. È il Professore che ha deciso all’inizio degli anni Settanta di trasformare radicalmente la Bocconi. Ha avuto il coraggio di chiedere, per la prima volta in Italia, alle famiglie di essere disposte a investire per l’apprendimento di qualità dei propri figli. Con tale decisione ha salvato la Bocconi.

Ha promosso la costituzione e lo sviluppo della SDA. Ha sollecitato il primo piano strategico per progettare il futuro della Bocconi. Si è sempre preoccupato di consolidare il patrimonio finanziario non solo per sostenere i tanti investimenti fatti quelli programmati per domani ma soprattutto per garantire l’indipendenza della Bocconi da ogni stakeholder.

Il Professore diceva spesso che è più facile e opportuno dire «no» piuttosto che «sì» se non si deve dipendere dagli altri. L’indipendenza finanziaria permette di perseguire velocemente e con determinazione nuove opzioni strategiche, disporre di libertà di manovra e trasferire fiducia perché riflette capacità di buon governo.

A volte mi chiedo se la Bocconi sarebbe quella che è oggi se non ci fosse stato il Prof. Guatri.

Il Professore l’ho visto così, in tre momenti della mia vita e posso solo essere riconoscente e orgoglioso di essere considerato un suo allievo. Gli devo, e gli dobbiamo tutti, molto.