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Il mondo di Guatri

2026/19

Salvatore Vicari

Ho conosciuto Il Professor Guatri nel 1973, anno in cui frequentai nell’Università Bocconi il corso di Economia delle Aziende Commerciali, poi chiamato Marketing.

L’anno successivo, da giovane borsista ebbi l’occasione di conoscere più da vicino il Professor Guatri, pur vedendolo in rare occasioni, specialmente nelle riunioni d’Istituto e agli esami.

Da allora ho avuto l’opportunità e il piacere di collaborare con il «Professore», come lo chiamavamo noi giovani assistenti. Ripensando agli oltre quarant’anni della nostra frequentazione, mi sono venuti in mente decine di episodi che avrei potuto raccontare in questo omaggio. Ne ho scelti tre per le emozioni che ho provato, e per il ruolo che hanno avuto nella mia crescita professionale.

Il primo episodio risale al 1977, anno in cui mi fu affidato l’insegnamento di Economia delle Aziende della Grande Distribuzione in qualità di Professore Incaricato (allora si chiamava così il Docente a contratto). Ricordo l’emozione con cui cominciai la mia prima lezione; avevo iniziato da poco a parlare quando la porta dell’aula si aprì ed entrò il Professor Guatri accompagnato da un suo allievo «anziano», Stefano Podestà. Si sedettero nell’ultima fila dei banchi e si misero ad ascoltare. Tutta la sicurezza che mi ero costruito per la mia prima lezione fu messa a dura prova e mi bloccai per un istante. La mia prima lezione era diventata un vero e proprio esame; cercai di dimenticare che di fronte avevo il Professore, e continuai la mia esposizione. Dopo una ventina di minuti il Prof. Guatri lasciò l’aula. Non ho mai chiesto, né mai saputo, quale sia stata l’impressione che avevo suscitato. Voglio tuttavia sperare di aver superato quell’esame, considerando che da allora non ho mai cessato di collaborare con il Professore.

Il secondo episodio è della fine del 1984. Il Professore, nel suo ufficio di Via Massena a Milano, mi chiese se ero disponibile ad aggiornare il suo libro Il Marketing, che era all’epoca il testo più completo ed esauriente su una disciplina che muoveva i primi passi nel panorama accademico italiano. Il libro era stato redatto in due versioni, del 1974 e del 1977, ed era ormai datato, per la rapida evoluzione che la materia stava avendo in quegli anni. Mi sentii onorato per quella richiesta e risposi immediatamente in modo affermativo. In quella circostanza, il Professore mi raccomandò di non utilizzare un approccio eccessivamente specialistico, ma di mantenere una visione ampia, in quanto il marketing non poteva essere disgiunto dal contesto unitario dell’economia dell’azienda. Mi accinsi all’opera con grande impegno, scrivendo capitoli nuovi e modificando il testo in tutte le sue parti. Quando il lavoro fu terminato all’inizio del 1986, il Prof. Guatri, nel comunicarmi che aveva inviato all’editore le bozze per la stampa, mi disse: «Caro Vicari, lei non ha fatto solo una revisione del testo ma ha dato un contributo significativo al nuovo libro, che uscirà con il suo nome in veste di coautore». Il mio nome a fianco di quello del Professore!

Non potevo pensare a un riconoscimento e a un premio maggiore di quello...

Il terzo e ultimo episodio è del 1993, anno in cui l’allora Presidente della SDA Bocconi, il Prof. Coda, mi affidò l’incarico di progettare un nuovo Corso di Dottorato di Economia aziendale per la Facoltà e per la SDA. Il dottorato di ricerca era stato introdotto in Italia da una quindicina di anni e in Bocconi esisteva un’iniziativa che, come in tutte le altre facoltà italiane, consisteva in alcuni seminari che erano sporadicamente erogati a giovani laureati, senza un reale impegno né dell’Università né degli studenti. Avendo avuto un’esperienza di studio negli Stati Uniti, e avendo apprezzato la qualità e la profondità degli studiosi americani, pensai a un corso che ricalcasse le esperienze più avanzate d’oltreoceano: un programma della durata di tre anni, a tempo pieno, con processi di selezione all’ingresso, corsi strutturati, prove di esame e una tesi finale. Si trattava di un progetto rivoluzionario per l’epoca, che richiedeva soprattutto un impegno di risorse umane e finanziarie senza precedenti per questo tipo di attività.

Dovevo presentare il progetto al Professor Guatri, che all’epoca era Consigliere delegato dell’Università, consapevole del fatto che stavo per chiedere alla Bocconi di sostenere il costo, enorme per l’epoca, di quasi un miliardo e mezzo di lire per il primo anno, e in crescita negli anni successivi, a fronte di ricavi sostanzialmente pari a zero. Si trattava evidentemente di un investimento che non avrebbe avuto alcun ritorno monetario per l’Università, ma «solo» di conoscenza e d’immagine. Mi aspettavo di dover superare decine di obiezioni e non ero affatto sicuro di riuscire a convincere il Consigliere delegato, che aveva fama di essere un oculato amministratore, per niente propenso a sprecare i denari dell’Università.

Ricordo che dopo aver illustrato il progetto, nel momento in cui parlai delle somme in gioco, il Professore alzò leggermente le sopracciglia e commentò semplicemente con un «si tratta di una grossa cifra». Fui molto sorpreso da questa reazione e temetti una risposta negativa. Non aggiunse altro. Seppi dopo qualche settimana che aveva ottenuto dal Consiglio di amministrazione l’approvazione per il corso, che sarebbe poi divenuto un tassello importante nella vita della nostra Università. Ricordo sempre lo stupore di quel momento: il Professore aveva immediatamente riconosciuto l’importanza del programma e non era stato necessario da parte mia alcuno sforzo di convincimento. Ma questo è il Professore, capace di cogliere immediatamente il senso e l’importanza di qualunque concetto, attività o progetto.

Grazie di cuore, Professore, per il privilegio della nostra collaborazione in questi quarant’anni.