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Il mondo di Guatri

2026/19

La «quantificazione» dell’economia aziendale

Il Periodo, che si colloca temporalmente nella prima parte degli anni Cinquanta, contiene quelli che furono poi chiamati «i primi tentativi di quantificazione dell’economia aziendale». Com’è noto, Il Reddito (l’opera fondamentale zappiana, dalla quale nasce l’Economia aziendale) è un libro scritto senza una formula, un simbolo, una notazione quantitativa qualsivoglia. Il processo di quantificazione dell’economia aziendale dovette partire da qui: cioè dal ricorso alla simbologia, che apre la strada alle formule e ai modelli quantitativi.

E sul piano concettuale dovette contrastare inevitabilmente alcune idee quali: l’impossibilità di stimare i costi di prodotto, l’estrema indeterminatezza (al limite dell’arbitrarietà) del reddito annuale, la vaghezza del concetto di valore dell’azienda (che infatti non si può misurare senza formule).

Nella prima fase di questo necessario progresso (che è anche rivolgimento) verso la quantificazione, si partì dal costo di prodotto. Nel 1988 Sergio Vaccà mi mise in serio imbarazzo, durante un convegno in Bocconi, pronunciando, sul tema del costo di prodotto con la solita incontrollabile schiettezza, frasi come queste:

«La sua ricerca sui costi si colloca però in una prospettiva differente e tale da rappresentare una reazione critica a un’imperante esasperazione di tipo teologico fondata sull’indeterminazione dei costi, sull’impossibilità di una fondata misurazione. Recuperare una teoria del costo che consentisse di disporre di uno strumento concettuale necessario per l’economia aziendale, è stato l’obiettivo perseguito da Guatri.

A molti anni di distanza questa reazione (ben più articolata rispetto a questi brevi cenni) di Luigi Guatri al pensiero economico-aziendale dominante, può anche sembrare normale, cioè rispondente a uno dei tanti passaggi evolutivi che contrassegnano il progresso del pensiero scientifico. Sennonché le cose allora si presentavano meno semplici e la cautela usata dal Nostro nell’esporre le sue riflessioni senza dubbio rifletteva anche il fatto che Gino Zappa non condivideva le conclusioni raggiunte da Guatri nella sua ricerca».

Debbo tuttavia ricordare che I costi d’azienda furono letti pagina per pagina da Zappa e con lui discussi. Egli, pur non condividendone alcune conclusioni, non solo li accettò, ma li volle pubblicati nella collana bocconiana (allora diretta da Dell’Amore, suo successore).

Credo che questo chiaramente serva a sfatare la leggenda della rigida chiusura della scuola zappiana e dimostri quanto la critica, purché sostenuta da validi argomenti, vi fosse pienamente accettata. Il Maestro, lo ricordo con commozione, scrisse nel 1955 ad Aldo Amaduzzi:

«Appartengono alla mia scuola soltanto coloro che, avendo percorso con me i primi passi, sanno procedere oltre i limiti da me raggiunti».