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Il mondo di Guatri

2026/19

La «scuola del valore»

Proprio nella fedeltà alla cultura europea e nel riconoscimento delle nostre radici (che sono le radici zappiane), a partire dagli anni Ottanta nacque per gradi la «scuola del valore» bocconiana, i cui punti di riferimento furono (dal 1983) la rivista Finanza Marketing e Produzione e dal 1996 la rivista La Valutazione delle Aziende, oltre alla collana di libri di Egea, di Università Bocconi Editore e di Giuffrè Editore.

E nacque, specialmente nell’area delle cosiddette «garanzie societarie», il sostegno alla nostra cultura e l’affermazione di alcune peculiarità del nostro ambiente: con in prima linea la ferma opposizione, durata un quarto di secolo, ad alcuni eccessi e stravaganze, quali l’affermazione della dominanza dei «flussi di cassa attesi» sui «flussi di reddito attesi», l’uso di moltiplicatori «casuali» che vengono dal mondo anglosassone e che sono stati per lungo tempo acriticamente accolti.

Come scrive Rita Levi Montalcini, «la modestia si addice allo scienziato, ma non alle idee che sono in lui e che egli ha il dovere di difendere». Questo è il sentimento e la convinzione che mi hanno sempre sostenuto; e il cui punto di partenza storico sono state le idee che con il «valore del capitale economico» provengono (fin dagli anni Venti del secolo scorso) dal Maestro.

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Il prof. Mario Monti mi invita il 20 dicembre 2019 ad un incontro nell’Aula Magna della “Bocconi” per festeggiare i “pochi” bocconiani che compiono i 70 anni di laurea. Quando giungo sul posto mi accorgo di essere l’unico.

L’Aula Magna è strapiena e Monti si rivolge a me con parole che mi commuovono.

Salgo con un po’ di fatica sul palco, aiutato da mia figlia Anna (laureata bocconiana con 110 e lode; come lo è stato nel 2019 mio nipote Federico). Riesco a pronunciare, senza apparente fatica, queste parole:

«Sono sempre stato legatissimo alla “Bocconi”.

Qui mi sono iscritto nel 1945 alla fine dell’ultima guerra mondiale. Per alcuni anni abbiamo studiato al freddo, poiché non funzionava il riscaldamento. Eravamo perfino autorizzati a portare il cappello in aula.

Nel giugno 1949 mi sono laureato (110 e Lode) con Gino Zappa, che dopo pochi mesi mi chiese di diventare suo “assistente effettivo” (come allora si diceva). Ricordo ancora le lacrime di mio padre Edmondo quando udì le parole di Zappa. “Questa tesi è un titolo valido non solo per la Libera Docenza, ma per la Cattedra”. A dicembre 1949 (avevo 22 anni) Zappa mi mandò in aula a insegnare “Ragioneria”. Girolamo Palazzina – l’onnipresente “Direttore” della segreteria – mi fece accompagnare in aula dal bidello Cavazza che arringò gli studenti con queste parole: “ragazzi, guardate che questo è il professore”.

Da allora non ho mai lasciato la Bocconi, neppure quando ebbi il primo incarico all’Università di Genova (a 25 anni) e la mia prima cattedra all’Università di Parma a 33 anni.

In Bocconi ho fatto un po’ di tutto: ho insegnato per 50 anni (1949-99), ho fatto il direttore di più Istituti; il Rettore per 5 anni, il Consigliere Delegato per 25 anni, in tempi difficili (con Giovanni Spadolini Presidente e Roberto Calvi Vice-Presidente).

L’ultima cosa importante che ho fatto per la Bocconi è di portare (con l’aiuto di altri) Mario Monti alla Presidenza della Bocconi. Ora, cari amici, smetto: ho 92 anni!»

A questo punto accade un fatto che non dimenticherò mai: tutta l’Aula Magna si alza in piedi e mi applaude per 10 minuti. Io rimango lì in piedi commosso. Questo straordinario commiato e un premio che mi compensa di quanto in 70 anni ho fatto per la “Bocconi”.