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Il mondo di Guatri

2026/19

Fabrizio Onida

Quando Penso a Luigi Guatri, per molti anni Consigliere delegato della mia Alma Mater Bocconi, non posso sfuggire a una sensazione di «intreccio generazionale». Infatti, come ricorda lo stesso Guatri in un capitolo dedicato a mio padre Pietro Onida del suo volume Vite vissute: «Con Onida e la moglie Franca non giungemmo mai, Lina e io, a diventare veri amici: una generazione ci separava (1902 contro 1927 tra di noi... professori).

Ci davamo del lei. Si tenevano insomma, come in uso a quei tempi, le distanze».

Ma quella generazione di professori bocconiani nati agli inizi dello scorso secolo, che ho avuto come insegnanti quando ero studente nei miei anni universitari 1959-64, nella mia memoria di bambino e ragazzino erano e restano amici di famiglia: Giordano e Jolanda Dell’Amore (miei padrini di battesimo, nella casa austera di via Saffi e poi in piazza Tommaseo); Giorgio e Giuliana Pivato con i due figli (venivano a trovarci in Val Vigezzo, Sergio era più giovane di me e non potevo certo prevedere che parecchi anni dopo ci saremmo trovati colleghi in Bocconi sotto l’ala benevolente di Innocenzo Gasparini e Luigi Guatri); Ugo Caprara col figlio Giordano e con l’orchestrina jazz in cui il sanguigno e sorprendente professor Ugo suonava la fisarmonica...

Così s’intrecciavano le generazioni, le «vite vissute» nella Milano del dopoguerra, del miracolo economico, dell’autunno caldo, della contestazione studentesca e i drammatici anni Settanta di piombo, della discussa e fortunatamente tramontata «Milano da bere» degli anni Ottanta, della progressiva terziarizzazione (o de-industrializzazione in senso buono) degli ultimi 30 anni, compreso il doloroso impatto della Grande Recessione da cui l’intero Paese sta lentamente uscendo. Ma anche le vite vissute della Bocconi, che con la mano prudente e lungimirante del duo Gasparini-Guatri (posso chiamarlo così?) in pochi lustri quadruplicava i propri iscritti con la forza dell’innovazione didattica e organizzativa: il DES nella sua mai dimenticata edizione originale in cinque anni, la SDA con la forza dirompente di Claudio Dematté in testa alla sua squadra di colleghi dedicati a rinnovare la formazione dei managers, la decisa proiezione internazionale di studenti e docenti sotto la spinta dell’allora giovane Rettore Mario Monti e dei suoi giovani e meno giovani successori.

A proposito di Monti-Guatri conservo un ricordo particolare: all’inaugurazione dell’anno accademico in cui Mario iniziava il suo Rettorato – ed era ancora lontano dalle prestigiose responsabilità di Commissario europeo – nel suo intervento in qualità di Consigliere delegato, Guatri ebbe la lucidità di unire alle lodi di circostanza del giovane Rettore un profetico «farà molta strada!». E Mario ha sempre ricambiato la stima e l’affetto per Guatri quando, ormai Presidente della Bocconi, all’apertura di ogni anno accademico non mancava di ringraziare Guatri per il suo prezioso ruolo nella crescita della nostra Università, prima come Consigliere delegato, poi come Presidente vicario.

Un’ultima notazione, senza nascondere una punta di invidia: le buche da golf di Santo Domingo devono essere state un potente motore psicofisico per Luigi, quando con grande regolarità partoriva pagine immortali sulla creazione di valore!