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Il mondo di Guatri

2026/14

Indice

Il mondo di Guatri - 2026/14

Introduzione

Ermes Zampollo

Diventa giornalista professionista a Il Lavoro Nuovo, quotidiano dello PSI genovese, diretto, tra gli altri, da Sandro Pertini e Umberto Merani. Quando nasce Il Giornale di Indro Montanelli ne segue l’edizione genovese, poi si occupa di cronaca bianca, di politica regionale e diventa inviato speciale. Infine, a Il sole 24 Ore, torna a fare il cronista per gli «Speciali», occupandosi di inchieste sul territorio e imprese. Ha curato le interviste al Prof. Guatri dei tre volumi di Li ho visti così.

Chi di spada ferisce...! Il Professor Guatri si è divertito – pur con lo stile e l’attenzione dello scienziato – a ricordare, anche agli eventuali lettori, con ben tre volumi, come aveva visto mezzo centinaio di personaggi con cui ha avuto rapporti nel corso della sua attività accademica e professionale, personaggi che hanno primeggiato, a vario titolo, nel nostro Paese. Così, ora, si «invertono le parti» e tocca a noi, amici, autorevoli colleghi, conoscenti, raccontare come è lui, il Prof. Guatri, visto da vicino, che cosa ci ha colpito della sua personalità. Ebbi il piacere e la fortuna – e non è un modo di dire – di frequentare la sua casa a Casa de Campo (Repubblica Dominicana) come ospite, per cinque anni, nei mesi invernali, ma fu il racconto dell’insolita prova di onestà e correttezza del commendatore Antonio Ratti – noto industriale-artista della seta del Comasco – a offrirmi la possibilità di diventare, per qualche tempo, uno stretto collaboratore del Professore.

Accadde otto anni or sono, qualche giorno prima di Natale del 2007. Terminata la cena, la conversazione – ancora una volta concentrata sulla sempre più pesante situazione economica del nostro Paese – finì per diventare una filippica nei confronti, allo stesso tempo, di sindacati e imprenditori. E si concluse con una amara constatazione di uno dei commensali: «non ci sono più gli uomini retti di una volta; ormai tutti gli imprenditori pensano solo a far soldi senza alcun rispetto per gli altri e per la comunità».

La generalizzazione di questa affermazione toccò nel vivo il Professor Guatri che, pescando nei suoi ricordi, trovò il modo di ristabilire l’equilibrio della discussione raccontando un episodio davvero sorprendente.

Il commendatore Ratti – disse il Professore – acquistò a nome della sua società, senza preventivi accordi con gli azionisti, un consistente pacchetto di azioni di RCS-Rizzoli Corriere della Sera). Nel 1984 quando si verificò il crac del Gruppo editoriale, Ratti si assunse ogni responsabilità e, per evitare ogni perdita ai suoi soci, acquistò personalmente (per 4,8 miliardi di lire) le azioni, ormai prive di valore.

L’episodio Ratti mi colpì profondamente e buttai lì una proposta al Professore: «perché non scrive questa storia, e altre di questo segno che certamente ha conosciuto, e magari vissuto, per renderle note e contribuire così a creare un ambiente sociale più informato e obiettivo?».

Bisogna tenere presente che otto anni or sono i giornali davano più spazio alla «cronaca nera» (delitti, truffe, imbrogli, incidenti, infortuni) e alla «giudiziaria» (inchieste dei magistrati, processi) ed erano molto meno ospitali di oggi nei confronti delle vicende «positive». Ci volle molto più di un anno e molte mie sollecitazioni (sempre sopportate con paziente cortesia e, per mia fortuna, caldeggiate dalla moglie del Professore, signora Lina) per arrivare, dopo il deciso no iniziale, ad ammettere la possibilità di lavorare (tutti e due: io come intervistatore) a un libro di ricordi.

E ci vollero poi alcune laboriose settimane per stabilire (e divennero precise condizioni) come lavorare: avremmo scritto di persone scomparse, di personaggi non solo della sua amata Bocconi ma anche dei mondi che aveva frequentato come affermato commercialista, cioè quello delle banche, delle grandi aziende industriali, delle libere professioni.

E non avremmo scritto biografie ma raccontato come lui – Luigi Guatri, volta a volta nella veste di Professore o Rettore o libero professionista – aveva avuto occasione di vedere questi personaggi all’opera. Perciò il titolo del libro fu Li ho visti così. Il risultato, a dar retta ai numeri, è stato notevole: i volumi sono diventati tre e i personaggi «raccontati» 47.

Ma, al di là dei numeri, devo confessare che fu non solo interessante ma anche piacevole lavorare con il Professor Guatri. Innanzi tutto, il metodo di lavoro. Per prima cosa, il reperimento negli archivi milanesi dei faldoni riguardanti ogni personaggio. Indi, lo studio del materiale e la ricerca dei particolari mancanti (o la conferma di ogni elemento che il Professore estraeva dalla sua prodigiosa memoria). Infine una o più chiacchierate su ogni nome per impostare il racconto. Occasioni teoricamente preziose per me, vecchio cronista, di strappare qualche particolare non dico «piccante» ma almeno «succoso» su personaggi di primo piano nella vita del nostro Paese come Giordano Dell’Amore o Leopoldo Pirelli, Roberto Calvi o Enrico Cuccia o Carlo Pesenti e via di questo passo.

Fatica sprecata. Il Professore non ha mai avuto cedimenti.

Ecco perché posso dire la mia: perché ho visto proprio da vicino il Professore al lavoro. Ed ho visto, mano a mano che prendevano forma i primi capitoli, svilupparsi in lui la voglia di riandare con la memoria alla sua lunga vita attiva, per ricordare e scriverne. Ha scoperto di divertirsi – aiutato dai documenti d’archivio – a rivivere le esperienze nel mondo accademico e professionale e ha completamente dimenticato il suo iniziale rifiuto a raccontare dei suoi contatti con alcuni dei più importanti personaggi italiani della cultura, delle banche, dell’industria, durante sessanta anni di attività.

Con questo risultato: buona parte della stesura dei 47 capitoli dei tre volumi di Li ho visti così è opera sua. Armato di carta e di penna stilografica (con il serbatoio di inchiostro verde) ha vergato pagine su pagine. Ciò nonostante – e colgo l’occasione per ringraziarlo – ha avuto la generosità di iscrivermi come coautore dei tre volumi.

Debbo rilevare, a questo punto, che passare dai libri impegnativi dello scienziato e ricercatore – una settantina in 60 anni, in media un libro e qualche capitolo all’anno – a una produzione forse più rilassante ma non meno attenta e curata non è stato un problema per il Professor Guatri. Si è tuffato nella nuova esperienza letteraria con vigore e passione crescente arrivando, per settimane, a trascurarla solo per fare qualche partita a golf: l’unica attività ludica capace di distoglierlo da qualsiasi occupazione (e di dargli somme soddisfazioni!).

E qui è il Guatri visto da vicino nelle attività e nei comportamenti dell’uomo di studio e di lavoro, maestro nel valutare e quindi nel dare un valore a ogni aspetto di una azienda, anche – a volte soprattutto – ai «beni intangibili». Come quando scoprì che nei bilanci della Rizzoli Corsera, a rischio di fallimento, erano iscritte per somme simboliche, malgrado valessero milioni, decine di testate di giornali e riviste. O come quando eseguì, nell’arco di venti anni, il «salvataggio industriale» del Gruppo Redaelli in amministrazione controllata. Come, infine, accadde a Parma, quando ottenne l’amministrazione controllata della Elettrodomestici Salamini puntando sul marchio aziendale valorizzato da imponenti investimenti pubblicitari.

Ma in questa collaborazione ho potuto conoscere un Professor Guatri a sua volta ricco, ricchissimo, di «valori intangibili» (uno dei suoi cavalli di battaglia nella professione). Tra i molti, ne ricordo tre:

  1. Nella sua vita di docente e di scienziato, creatore e divulgatore di teorie economiche che hanno fatto storia, Luigi Guatri ha sempre esplorato vie nuove, ponendosi costantemente obiettivi più avanzati. Ma si è sempre espresso, con gli scritti o con la parola, usando un lessico asciutto, essenziale, capace di esprimere concetti, anche complessi, in modo chiaro e comprensibile. La chiarezza di idee non ha bisogno di aggettivi!
  2. Quando è stato chiamato (ed è accaduto molto spesso) a gestire la fase finale di una vita aziendale, non ha mai dato niente per scontato e quindi non si è mai limitato a gestire tecnicamente al meglio la minaccia di un crac. In prima battuta ha sempre puntato a verificare le possibilità di salvare il bene in crisi e i posti di lavoro. Si è quindi preoccupato di sviscerare, coinvolgendo di volta in volta uno o più collaboratori, tutti gli aspetti della vita dell’impresa sull’orlo del fallimento eseguendo di essa – come farebbe un buon medico – una «anamnesi patologica» per individuare i punti forti e, soprattutto, i punti deboli. Così facendo ha scoperto di frequente inattese risorse che gli hanno consentito di salvare la situazione.
  1. Nella sua veste di consulente o di membro di Consigli di amministrazione – soprattutto nei settori industriali e del credito – ha seguito, a volte per anni, l’attività di aziende di ogni tipo avendo verificato che chi gli conferiva l’incarico era degno di stima o addirittura di amicizia.

E stima e amicizia ha sempre cercato, e trovato, nella sua sessantennale esperienza di docente universitario e di libero professionista, perché sa ascoltare gli altri; pensa molto e parla poco, anzi, pochissimo; non alza (praticamente) mai la voce; è totalmente estraneo a chiacchere, pettegolezzi, voci di corridoio; essenziale, generoso e lungimirante, preferisce occuparsi delle sfide sul piano concreto del fare e dei risultati.

Professore: è stato un piacere!

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Qui gladio ferit, gladio perit (Vangelo di Matteo, 26, 52): le azioni che commettiamo, nel bene e nel male si ripercuotono sempre su di noi, nel bene e nel male.