Il mondo di Guatri
2026/14
La politica rincorre i progressi scientifici, ma non li governa...
Umberto Veronesi
Oncologo di fama mondiale, è stato Direttore generale dell’Istituto Nazionali dei tumori e tra i fondadori di AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro). Senatore dal 2008 al 2011, ha ricoperto l’incarico di Ministro della Sanità nel secondo Governo Amato. Direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, ha costituito la Fondazione Umberto Veronesi che è stata, su suo impulso, tra le promotrici del progetto Science for Peace.
Difficile per un «milanese doc», come me, non essere affascinato dalla figura di Luigi Guatri. Per noi rappresenta la grandezza dell’Università Bocconi, la promozione dell’economia aziendale come scienza sociale, la visione del valore delle aziende basata sul valore delle persone, la centralità della cultura accademica per i giovani. Un insieme di princìpi che, unito ai suoi interessi culturali profondi, fanno di lui un protagonista esemplare della borghesia illuminata che di Milano incarna l’anima e il motore.
Le nostre vite si sono incrociate grazie a un libro uscito nel 2013, da lui curato e significativamente intitolato L’Italia che abbiamo trovato, quella che lasciamo, in cui dieci autori raccontano, ognuno dal suo punto di vista, la storia dell’Italia a partire dagli anni Trenta-Quaranta fino ai giorni nostri. Guatri scelse persone che avessero vissuto gli ultimi decenni del nostro Paese in maniera intensa e con responsabilità significative in settori diversi. A me chiese una valutazione dei progressi della medicina da quando iniziai la mia professione a oggi; mi sono ritrovato così fra i «primi della classe», come dice Cesare de Carlo nella prefazione al testo, insieme a Piergaetano Marchetti, Victor Uckmar, Vittorio Gregotti, Tancredi Bianchi, Roberto Artoni, Francesco Billari e Guatri stesso.
Sono felice di essere stato coinvolto in questo progetto perché mi ha condotto a riflessioni che autonomamente forse non avrei mai pensato, e mi ha fatto scoprire aspetti inediti della storia italiana che pur ho vissuto in prima persona. Il gioco di sguardi ha funzionato, dal mio punto di vista, e mi sono sentito arricchito dall’esperienza del leggere i contributi dei miei coautori, e dello scrivere il mio.
Ripensare agli ultimi 60 anni vissuti nella Sanità mi ha profondamente colpito. Raccontandoli, ho preso coscienza dello sviluppo straordinario della medicina in questo periodo, grazie alle cinque rivoluzioni che hanno cambiato il volto dell’intero settore: l’esplosione della diagnostica per immagini che progressivamente ci ha introdotto all’esplorazione virtuale del corpo umano, dall’organo fino alla singola molecola; la decodifica del DNA, che ci ha fornito la chiave per entrare nella struttura più segreta della vita, capirla e, ove necessario, modificarla a favore della vita stessa; la trapiantologia, che ha superato i confini della chirurgia oltre ogni prospettiva; le cellule staminali, che renderanno prima o poi reale il sogno di riparare i tessuti e gli organi danneggiati con le nostre stesse cellule; e infine, la rivoluzione etica che ha trasformato l’individuo malato in una persona titolare di diritti, primo fra tutti il diritto all’autodeterminazione.
Ho anche realizzato, d’altra parte, che la società civile non ha tenuto il passo di questa rapida e profonda evoluzione e che la cultura – e soprattutto la politica – si trovano a rincorrere i progressi scientifici e mai a governarli. Il nostro Sistema Sanitario, per esempio, non ha mantenuto le sue promesse e, pur essendo comunque fra i migliori al mondo, fa fatica ad adeguarsi ai cambiamenti concreti nell’assistenza che le cinque rivoluzioni comportano. L’Italia che lasciamo, in Sanità come in altri àmbiti, è un Paese che ha bisogno ancora di tante battaglie culturali e di civiltà, che dobbiamo avere l’energia di promuovere.
Questo ho imparato collaborando con Luigi Guatri e gliene sono infinitamente grato.