Il mondo di Guatri
2026/14
Gli anni più belli della nostra vita
Roberto Ruozi
Si è laureato nel 1961 in Bocconi, dove è stato professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari fino al 2002 e Rettore dal 1995 al 2000. Ha ricoperto e ricopre cariche in Consigli di amministrazione e Organi di Controllo in importanti società. è professore emerito dal 2003.
I miei rapporti con Luigi Guatri furono a lungo assai intensi. Provavo nei suoi confronti grande rispetto e stima. Penso che egli apprezzasse alcune mie doti personali, che potevano anche essere utili alla nostra Università. Collaborai in veste di Prorettore durante il suo Rettorato e, alcuni anni dopo, come Rettore che con lui dialogava in quanto Consigliere delegato. La separazione di poteri, tipica della nostra Università, non solo non impedì il dialogo e la collaborazione, ma anzi li favorì applicando un principio che portava necessariamente a decisioni comuni e condivise.
Alle suddette decisioni si perveniva secondo un iter relativamente standardizzato, composto da una proposta fatta dall’una o dall’altra parte, dal suo esame approfondito, da una simulazione della sua applicazione e dei potenziali risultati, per giungere infine alla decisione effettiva nelle sedi opportune e competenti, come il Consiglio di amministrazione, il Consigliere delegato, la Direzione o il Consiglio di Facoltà.
L’origine delle proposte era diversa. Talvolta era Luigi Guatri che mi sottoponeva un’idea. In altre occasioni ero io che gli proponevo qualcosa. Nessuna di tali proposte, se ben ricordo, venne scartata a priori, anche perché entrambi conoscevamo bene le regole del gioco e le tradizioni bocconiane. Ciascuna di esse veniva quindi sottoposta a un’istruttoria cui seguiva la discussione da farsi in Università, oppure a casa di Luigi Guatri e anche, in un caso eccezionale molto piacevole che non posso dimenticare, presso il suo buen retiro di Casa De Campo a Santo Domingo.
Pur avendo solo qualche anno di differenza appartenevamo di fatto a generazioni diverse. Lui incarnava la saggezza, la conoscenza e la tradizione. Io ero più portato all’innovazione e alla volontà di mantenere il nostro Ateneo all’avanguardia negli studi economici e nella loro organizzazione anche pratica. M’impressionò la sua capacità di entrare subito nel vivo delle questioni, di prendere atto che era necessario fare determinate cose anche quando erano impopolari, di arrivare velocemente alla conclusione delle istruttorie e alla presa delle decisioni.
In questo senso credo abbia apprezzato la mia smania di fare e l’attitudine a decidere sugli aspetti essenziali delle questioni, lasciando per ultima la trattazione dei relativi aspetti marginali. Immagino quindi che abbia apprezzato la sintesi che gli consentiva di non perdere troppo tempo e di arrivare velocemente al raggiungimento degli obiettivi prefissati, anche se su qualsiasi problema consultava una serie di persone che godevano della sua fiducia e di cui riteneva di conoscere bene le competenze professionali sui temi via via trattati.
A tal proposito gli è certamente servita la sua esperienza di profondo conoscitore delle regole di governo e gestione delle imprese, che anche con il mio aiuto riuscì a far entrare in Bocconi, che così si differenziò sempre più dal resto del mondo universitario italiano riuscendo a mantenere (pur con i mutamenti necessari, imposti dal passare degli anni) livelli di eccellenza che mi auguro possano continuare anche quando né Luigi Guatri né il sottoscritto si occuperanno più dell’Università in cui hanno speso gli anni più belli della loro vita.