Il mondo di Guatri
2026/14
Una giornata con papà
Fiorella Guatri
È la maggiore dei cinque figli del Professore. Pittrice e disegnatrice, ha ereditato, come dice il Professore (che ne è molto orgoglioso), «la vena artistica e creativa di mamma Lina». A lei ha abbiamo chiesto un contributo, come portavoce della famiglia.
Ecco il mio contributo. Non potevo certo raccontare del passato: dei suoi successi, delle sue gioie e dei suoi dolori, avranno parlato molti altri. Io li ho vissuti quasi tutti, sia in casa che in ufficio, e più di tutti (a parte la mamma) ho sofferto e gioito con lui; e quello a cui non ho assistito mi è stato riferito.
Vi voglio raccontare di com’è adesso il mio leone acciaccato dall’età. Acciaccato mica tanto, qualche disturbo, qualche malattia alla pelle (le «bolle»: il suo supplizio), qualche disturbo dovuto ai suoi 88 anni e tanto bisogno di avere tutti vicini e in ansia (vicini, ma non troppo: caso mai dessimo fastidio!).
Oggi, 29 settembre 2015. Siamo ad Arenzano, alla casa al mare, dove cerco di portarlo appena possibile per fargli respirare aria più pulita di Milano, visto che non può più svernare a Santo Domingo. Casa che io amo moltissimo (ho passato qui le vacanze dei miei ultimi quarant’anni), dove abbiamo due custodi affezionati e pronti a tutto... anche a servire un 88enne un po’ irascibile e criticone, e me che ogni anno cambio idea e voglio ridipingere quello che è bianco in rosa, quello che è rosa in turchese, quello che è turchese in bianco, ecc... Roba da matti, lo riconosco, ma Pinterest è una miniera di idee. Lui non vede niente, ma io sono felice e mi lascia fare. Gli altri della famiglia non dicono niente, anzi, forse approvano. Gli amici (i rari che sono ammessi) dicono tutti le stesse frasi: «Che coraggio con i colori!»; oppure: «Lo voglio anch’io!» (... solo i più affezionati). Ma la frase magica è: «A tua mamma sarebbe piaciuto!». Perché tutto quello che sarebbe piaciuto a lei è convenzionalmente accettato e gradito da tutti. E io e lui sappiamo quello che le piaceva! Furbi!!!
Svegli alle 8.30. Più o meno dipende dalla notte, sia per il boss che per tutti quelli che stanno in casa. Dipende nell’ordine: dai bruciori notturni delle «bolle» del suddetto boss, dal ghiaccio che si è scaldato, dal cuscino storto e altro, dall’allarme se ha suonato più di due volte (con relativo sopralluogo della security e con sveglia sicura per me e Andres: gli altri fanno sempre finta di non sentire), e infine dai cani, se hanno chiesto di uscire per bisogni vari (sveglia tutta per me). Colazione e lettura dei giornali: i necrologi sono importantissimi, siamo sempre informati di tutti i decessi soprattutto e, per fortuna, degli sconosciuti, ma ci dispiace sempre. Comunque siamo sempre tra i primi a fare i necrologi del Corsera!
Ore 9.30: l’ora della prima passeggiata. Conciati come pochi usciamo, tanto speriamo non ci veda nessuno. Uno di noi due esce anche senza denti, indovinate chi dei due! Non sbagliate che mi offendo! Primo stop al belvedere piccolo, dove finalmente vediamo il mare e qualche barchetta, e sempre ricordiamo di quando era affondata la Haven proprio qui davanti, con tutto quel disastro che ne era seguito, e forse ci piacerebbe vedere ancora qualche petroliera in fiamme. Così, tanto per movimentare la giornata! Lo pensiamo, ma non lo diciamo! Secondo appuntamento il condominio Albatros, proprio sul golf, un tempo anche abitazione del suo dentista arenzanese, purtroppo mancato due anni fa. Sempre nei suoi ricordi, non so quanto belli.
Questo tempo della passeggiata a me serve per le varie petizioni familiari, i programmi giornalieri e a lui, naturalmente, per i suoi ricordi di gioventù trezzesi, per i suoi passati trionfi golfistici e per i ricordi in generale, a volte anche delle sue avventure amorose che io stronco sempre sul nascere, un po’ per rispetto di mia mamma, un po’ perché col passare degli anni diventano sempre più romanzesche e romantiche. Quindi rientriamo a casa, festeggiati soprattutto dai cani con abbaiate forsennate che mandano fuori di senno la vicina, che da quarant’anni tutte le mattine ci urla tutte le cattiverie che può. Noi non le rispondiamo mai (ordine di nostro padre), la guardiamo e rientriamo in casa e lei perde la testa completamente: una volta ha anche accusato il papà di avere rubato la casa!
Fino alle 12.15 il Prof. lavora! Soprattutto appunti dei bei tempi passati. Ha ampiamente finito la sua biografia (sono almeno alla 16ma bozza) e adesso sta scrivendo un nuovo testo: Nostalgia. Ma, come dico io, la nostalgia buona, quella che non dà tristezza ma che ti fa compagnia. Mi piace vederlo occupato; mi piace vederlo scrivere come una volta: era e sarà per sempre la sua passione. Non so se posso farvi capire la marea di sentimenti che sommergono un figlio che vede invecchiare un genitore, un genitore forte e potente che sembrava sempre invincibile, sempre con la soluzione giusta, sempre tranquillo e occupato in qualcosa di importante, e che ora sembra così fragile fuori (non dentro, quello mai!), ma che, finalmente, forse posso aiutare.
Adesso cerco di ricambiare quello che mi ha dato: aiutarlo a godere ogni giorno di tutto quello che si può vedere e amare e fare. Se solo fosse un po’ più arrendevole, se solo non fosse così ostinatamente caparbio, se solo capisse che fare cose nuove è eccitante, che le regole e gli orari si possono infrangere (anzi è così divertente!) forse perfino si divertirebbe! Forse ogni tanto sorriderebbe, forse tutto sarebbe più lieve e semplice, forse sarebbe un poco più il ragazzo semplice di Trezzo sull’Adda e non l’Esimio Prof. già Rettore della Bocconi.
Della Bocconi parlerò poco: siamo tutti un po’ gelosi, ci ha rubato buona parte del tempo di nostro padre. E d’accordo che gli ha dato enormi soddisfazioni, e che per noi è un avversario difficile da battere, ma in fondo si tratta sempre di quattro mura (sempre più grandi, lo riconosco) e di qualche centinaio di persone... Ma noi siamo la sua famiglia, in carne e ossa! Sempre più carne, ora che stiamo per diventare bisnonno, nonna e biszie del primo figlio di Roberta: ci sentiamo tutti un po’ incinti! Comunque questa notizia è stata proprio manna dal cielo: finalmente si riparte coi giochi e la confusione che porta un neonato. Anche papà avrà qualcuno di nuovo da amare e a cui insegnare le cinque parole – cinque al massimo – che sa del dialetto trezzese, e magari anche qualcosa di più importante! Per ora dalla futura mamma ci è stato severamente vietato qualunque acquisto, però mi sto portando avanti e ho già fatto cintare la piscina, comprato tinte di vari colori pastello per la futura nursery, preparato qualche bel quadretto infantile e scaricato da Internet valanghe di idee di abbigliamento. Lui mi guarda sempre con fare sospettoso, forse ha paura di perdere i suoi spazi e la sua tranquillità, e come al solito borbotta, ma lascia fare. Su una cosa, però, non ha ceduto: presa dal mio solito delirio creativo avevo pensato di rendere per il bambino più allegri la facciata e le mura della casa con una bella riga turchese, ma è stato tutto bocciato, mi sono dovuta accontentare di colorare la casetta del giardiniere!
Ore 12.30 il pranzo. Lui vorrebbe mangiare sempre con la «massima puntualità» esattamente alle 12.30, non alle 12.29 o alle 12.31, ma proprio alla mezz’ora spaccata! Penso che in 88 anni gli sia riuscito solo un paio di volte! E poi attacca con le lamentele: «Cosa hai fatto fare?». Papà, come sempre un primo, un secondo, formaggio e frutta. «Sì ma che cosa?» Questo non lo so con certezza, dipende da quello che la cuoca ha avuto voglia di fare, da ciò che aveva in casa, se non si è bruciato, o se la ricetta che le ho dato da sperimentare era giusta... Alla fine, però, mangia sempre tutto, soprattutto il suo bel pezzo di gorgonzola. Per questo formaggio potrebbe uccidere: le uniche volte che ha veramente perso le staffe sono state quando il suddetto formaggio era finito e noi figli, fannulloni e ingrati, non ci siamo scapicollati all’istante in paese a comperarlo; o peggio quando suo genero Dario glielo ha mangiato sotto il naso!
Pausa di riposo. Al pranzo segue sempre la pausa di riposo, durante la quale nessuno deve far rumore. Soprattutto sono vietate le partite di calcio dei nipoti (anche perché la porta è posizionata proprio davanti al suo finestrone, e a volte arrivano delle vere e proprie cannonate); i cani (poveri loro) non possono stare fuori ad abbaiare; si può stare in piscina ma senza tuffarsi, e la musica è totalmente proibita. In questa casa del mare – per tutti la casa della vacanza e dell’ozio – facciamo fatica a non darci fastidio l’uno con l’altro; siamo tanti e di età molto diverse. Perciò da quando è mancata la mamma che dirigeva tutto, io, molto meno capace e casalinga, ma che amo avere tutti qui, ho scritto le «Regole di villa Lina» con grande gioia del papà, che come me pensava ingenuamente di avere tutto sotto controllo. Tutta la famiglia ha letto, annuito con favore, sottoscritto... e beatamente se ne è fregata! Invece, incredibilmente, tutti rispettano la pausa del riposo pomeridiano: speriamo che anche il futuro bebè si adegui a non piangere dalle 13 alle 15.
Il pomeriggio. Cerca sempre di proseguire i suoi libri di memorie e mi chiede di stampargli foto in continuazione dei Guatri e dei suoi amici: così i ricordi gli vengono meglio! Soprattutto non smette di parlare del periodo della sua infanzia e gioventù a Trezzo e a Treviglio. Devo riconoscere che anche Milano gli ha dato tanto: tanto lavoro, tanti premi, tanta fama. Ma l’accoglienza che gli fanno i Trezzesi è un’altra cosa. Da vera star arriva per ritirare un premio o per un evento e gli fanno trovare anche la banda che suona! Gli piace moltissimo perché è orgoglioso della strada che ha fatto: lui, il nipote del bidello della scuola di Trezzo, di famiglia modesta, che nel ’45 andava a studiare in Bocconi col carro merci, adesso ha ricevuto la cittadinanza onoraria e vinto la «Situla d’oro»! Gli piace così tanto rivedere quei luoghi, dove respira ancora l’aria della sua gioventù e dove riposano i suoi cari, che per poco non ricompra la casetta dove era nato. Per fortuna non era in vendita!
Ultimamente, nel pomeriggio è spesso disturbato da un’infermiera che viene a medicargli le gambe per una noiosa forma di bollosi. Non è una medicazione complicata, ma abbiamo dovuto chiamare una professionista: il primo tentativo fatto da mia sorella Anna è finito in tragedia. Lui diceva addirittura di essere stato spellato vivo! Comunque quest’estate, ovviamente a rotazione, tutta la famiglia sdraiata accanto a lui sul letto ha assistito al suo eroismo durante quella che viene chiamata «la tortura»!
Come premio, basta lavoro e si apre la cineteca. Ha una notevole raccolta di film in cassetta e dvd, peccato che di quelle centinaia di film lui ha fatto una sua selezione personale di solo 10. Sempre quelli, solo quelli e a volume altissimo. A noi anche se stiamo in piscina sembra di essere al cinema in prima fila, e quando attacca la musica del Dottor Zivago (il best seller dei best sellers) mio nipote Edo batte i suoi record di apnea! Ma abbiamo raggiunto l’accordo che il pomeriggio lui ha il diritto di scelta (tanto nessuno di noi guarda la tv), la sera si discute: ma siamo buoni e di solito lui vede i suoi preferiti, mentre tutti gli altri che sono in casa stanno al computer o giocano a carte.
La sera. Così arriviamo all’ora di cena, che da quest’estate (per il gran caldo e adesso perché si è rassegnato) è servita dopo le ore 20. La cosa ha meravigliato moltissimo i suoi amici più stretti, da sempre abituati a correre per sedersi a tavola alle 19.30. Poi segue la passeggiata serale, «la digestiva» come la chiamo io. Stasera dovreste proprio vederci: d’accordo che c’è un vento micidiale, ma siamo combinati come Totò e Peppino in quel film famoso (vestiti da siberiani per venire a Milano in agosto). Quando mi ha visto mi ha chiesto «cosa fai così conciata?». È vero: io ho solo le caviglie scoperte perché non ho portato le calze, tre maglioni da «omino Michelin», e un berretto in testa antivento che lascia fuori solo il naso. Ma dovreste vedere lui... Nell’ordine: maglietta polo rossa, vecchi pantaloni scozzesi verdi da golf, maglione azzurro comodo ma un po’ stinto, giaccone di montone marrone super imbottito, fatto resuscitare da qualche vecchio armadio, scarpe nere moda comoda e, immancabile, coppola a righine grigie. Due veri maestri di eleganza!
Comunque, qui in pineta non passeggia mai nessuno, e peraltro dopo le nove è buio pesto perché le strade sono poco illuminate... ma si sa i genovesi risparmiano su tutto! Mio padre dice che siamo a rischio rapina, ma io invece penso che, così vestiti, al massimo ci fanno l’elemosina! Il tragitto serale è più divertente: arriviamo fino a casa di zio Beppe e passiamo davanti alle ville di tanti conoscenti. Così sappiamo i movimenti di tutti e controlliamo tutto meglio della Security. E poi si spettegola: ti ricordi l’amante di quello..., e quella che non si capisce che mestiere faccia, ... e quella che gli è morto il marito ricchissimo e avarissimo e che adesso si gode la vita, ... e quella cara amica (anche mia) che non viene più!
Quanti ricordi e che gioia essere ancora qui, ancora in forze e ancora a braccetto padre e figlia. A proposito, papà, tu mi dici che sono «il bastone della tua vecchiaia», ma ti sbagli: da quando ho avuto l’incidente alla schiena, non alzo neppure un sacchetto... Tu non lo sai, ma sei tu il mio bastone!