Il mondo di Guatri
2026/14
Il sorriso e la serenità lo hanno sempre caratterizzato
Umberto Dubini
Ha lavorato nell’Amministrazione dell’Università Bocconi dal 1971, diventandone poi Vicedirettore e Direttore dal 1995 al 1997.
Conosco il Professor Luigi Guatri da 69 anni, e da 50 lavoro con lui. Sono arrivato in Bocconi nel 1946 quando avevo solo 14 anni: cercavano un fattorino tuttofare, e io cercavo un lavoro mentre iniziavo le scuole superiori; ne sono uscito come Direttore amministrativo, dopo 51 anni di lavoro. In tutti questi anni alla Bocconi, oltre a Guatri, ho conosciuto tanti Rettori e Presidenti (Sapori, Dell’Amore, Scalfi, Gasparini, Cicogna, Spadolini, Monti e Ruozi), ma per me il Professore è sempre stato un prezioso punto di riferimento. Ed è stato proprio il Professor Guatri a non lasciarmi andare in pensione e a chiedermi di continuare a collaborare con lui per la gestione amministrativa dell’Istituto Javotte Bocconi.
Continuo a considerarlo il mio Maestro, anche se non è stato un mio professore durante i miei anni universitari (mi sono laureato a Pavia). Ma è stato lui a insegnarmi a lavorare con serietà, perseveranza e passione. Insieme a lui ho lavorato su tanti progetti per l’Ateneo, gli studenti, i docenti e il personale; insieme abbiamo vissuti gli anni difficili, e per certi versi pericolosi, della contestazione studentesca; insieme abbiamo visto la Bocconi aprire i suoi corsi agli studenti stranieri e sviluppare relazioni con tantissime università internazionali.
In tutti questi anni, quello che mi ha sempre impressionato del Professore era la Sua visione, il Suo pensiero lungo che – purtroppo per me – non è insegnabile o assorbibile per osmosi neanche dopo 50 anni ininterrotti di collaborazione. O lo si ha come talento innato, oppure niente. E il Professor Guatri la visione l’ha sempre avuta.
In qualità di Consigliere delegato gli sottoponevamo quasi quotidianamente questioni, problemi, criticità... e lui – con il sorriso e la serenità che lo hanno sempre caratterizzato – riusciva ad analizzarle e risolverle in un modo che tutti noi non avevamo minimamente preso in considerazione.
Due sono gli esempi che mi piace più di tutti ricordare. Il primo riguarda i primi anni Settanta, quando ci guidò nella transizione – non poco faticosa, ma necessaria per la Bocconi – da contabilità finanziaria dello Stato a contabilità del reddito. Per tutti noi dell’amministrazione, questo significò una vera rivoluzione copernicana. Eppure Guatri non aveva fatto altro che applicare la teoria del suo Maestro Zappa alla sua università...
Il secondo episodio, invece, è più che altro una lezione di vita: Dubini, mi diceva sempre, si ricordi che io sono per la pace e non per la guerra, e che le chiacchiere dei corridoi vanno lasciate nei corridoi.