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Il mondo di Guatri

2026/14

Indice

Il mondo di Guatri - 2026/14

I «moltiplicatori» del Professore

Mauro Bini

Laureato nel 1981 alla Bocconi, vi diventa professore ordinario di Finanza aziendale presso il Dipartimento di Accounting, dove insegna Fair Value Accounting and Valuation. è membro del Comitato di redazione della rivista La Valutazione delle Aziende e della Società Italiana degli Economisti di Impresa. è Presidente del Consiglio di gestione di OIV (Organismo Italiano di Valutazione) e membro del Professional Board dell’IVSC (International Valuation Standard Council).

Corrono fra il Professore e me trent’anni di differenza anagrafica: avrei potuto essere un suo allievo, ma non lo sono stato perché il mio percorso accademico era partito dalla finanza aziendale e non invece dalla economia delle aziende industriali. Ho iniziato a frequentare il Prof. Guatri qualche anno dopo essere stato chiamato in Bocconi come professore ordinario di Finanza aziendale. Nel 2001 ero appena tornato dagli Stati Uniti dove ero stato visiting professor per un semestre a insegnare valutazione d’azienda. Negli USA avevo avuto occasione di allacciare i primi contatti con un altro grande accademico studioso di valutazione d’azienda (Stephen Penman), di cui avevo potuto apprezzare l’approccio così vicino a quello del Prof. Guatri. Al ritorno dagli Stati Uniti il Professore mi contattò per coadiuvarlo in alcuni incarichi professionali che aveva ricevuto. Il mio compito era prevalentemente legato alla stima dei valori attraverso il cd. criterio di mercato, ovvero l’utilizzo dei multipli. Avevo potuto approfondire lo studio dei multipli molti anni prima svolgendo una ricerca finanziata dal Comitato Direttivo degli Agenti di Cambio di Milano: ricerca che anche in quel caso mi aveva portato all’estero (a Londra, per la precisione) e mi aveva consentito il confronto con il Prof. Modigliani, invitato d’onore al convegno di presentazione dei risultati della ricerca.

Le occasioni di collaborazione professionale con il Prof. Guatri furono anche l’occasione di un confronto sulle metodologie di valutazione, avendo io un approccio più quantitativo rispetto a quello prevalentemente in uso nel nostro Paese. Il Professore – il cui tratto distintivo principale per me è sempre stata la curiosità scientifica alimentata dalla capacità di scindere ciò che è importante da ciò che non lo è, la sostanza dalla forma – individuò in quell’approccio la occasione per propormi di scrivere insieme un libro proprio sui multipli (i moltiplicatori, così li definiva) di valutazione delle aziende. Iniziai così con molta lena a scrivere il libro e il Professore, che non aveva consuetudine a lavorare con me, decise di optare per una soluzione editoriale innovativa: dividere l’opera in due parti, una più tecnica e l’altra più di principi e d’impostazione. Io avrei scritto la bozza della parte più tecnica e poi, sulla base del confronto intorno a quella bozza, il Professore avrebbe scritto la parte dei principi e di impostazione. La collaborazione fu perfetta: inviavo al Professore i capitoli della parte tecnica, ricevevo suggerimenti, integrazioni, modifiche e andavo avanti. L’obiettivo del volume era far comprendere che l’uso dei multipli richiedeva una rigorosa base di conoscenza di bilancio, di finanza e di economia d’azienda. Oggi può sembrare naturale, ma allora stavamo vivendo tempi in cui si erano visti i multipli più fantasiosi (eravamo appena usciti dallo scoppio della «bolla Internet») privi di ogni razionalità economica. Era anche un’opera di attacco allo strapotere delle banche d’affari in tema di multipli. Senza teoria economica, i multipli erano semplici indicatori di mercato, e chi meglio degli intermediari era in grado di disporre di misure di mercato? Così le valutazioni d’azienda stavano scivolando lungo la pericolosa china delle «moltiplicazioni» e delle valutazioni «fai da te». I multipli erano assimilati al prezzo al metro quadro medio delle transazioni immobiliari; le valutazioni erano ottenute semplicemente moltiplicando il numero di metri quadri per il prezzo al metro quadro. Con buona pace dei differenti profili di rischio, di prospettive di crescita, di dotazioni di attività, di struttura finanziaria ecc.

Era necessario intervenire «scientificamente» e bisognava farlo partendo dai fondamenti della valutazione d’azienda. Naturalmente l’idea di scrivere il libro era del Professore, come tutte le scelte editoriali che hanno caratterizzato la nostra collaborazione come co-autori (con una eccezione di cui parlerò più avanti). E quelle idee rispondevano sempre a un’esigenza di progresso scientifico e, contemporaneamente, di divulgazione: la Scuola del Valore doveva stimolare la professione ad avanzare nelle conoscenze, e il motore della Scuola è stato sempre il Professore. In quel caso, il messaggio era quello di porre fine all’applicazione di medie di multipli dispersi fra loro: occorreva risalire al paradigma valutativo di mercato finanziario, capito il quale si sarebbe potuto stimare – attraverso un’adeguata analisi fondamentale – il multiplo appropriato per la specifica impresa (tenuto conto dei suoi rischi, delle prospettive di crescita ecc.). Perché il messaggio fosse compreso era necessario fornire gli strumenti operativi – gli stessi che il Professore aveva apprezzato nei casi professionali affrontati insieme – con un’impostazione che fosse in grado di veicolare il messaggio nuovo contenuto nel libro, in forme adatte a essere assimilate e comprese.

Mentre collaboravo con il Professore al libro e ad alcuni lavori professionali, mi invitò a colazione durante le vacanze di Pasqua nella sua bella casa di Arenzano Pineta. Dopo pranzo avemmo un confronto su un problema valutativo complesso, che riguardava una consulenza tecnica d’ufficio, per la quale avevo letto centinaia e centinaia di pagine di documenti con un crescendo di preoccupazione per non essere riuscito a identificarne la soluzione: il Professore mi mostrò in breve la soluzione che aveva già individuato leggendo un decimo di ciò che io avevo letto, e rimasi a bocca aperta. Capii di essere di fronte a un gigante della valutazione, che in quel momento mi offriva l’occasione di salire sulle sue spalle per vedere lontano... Chiusa rapidamente la parentesi professionale, il Professore iniziò a descrivermi la sua passione per il gioco del golf. E mi diede un avviso: «Bini, se intende giocare deve iniziare subito, ha da poco superato i 40 anni che sono una età soglia, prima della quale si ha ancora speranza di riuscire a diventare un buon giocatore e oltre la quale le possibilità sono ridotte». Io ne avevo 45 e sono sempre stato poco portato per gli sport. Tornai da quell’incontro consapevole che non avrei mai giocato a golf, ma che avevo il privilegio di confrontarmi con un vero gigante della valutazione.

L’esperienza del libro sui moltiplicatori fu così felice per me e per il Professore che subito mi propose di affrontare insieme la revisione del Trattato di valutazione delle aziende (l’opera che più di ogni altra identificava il Prof. Guatri nel mondo accademico e professionale). La proposta fu per me una grande gioia: avevo trovato nell’esperienza precedente una forma di confronto e di crescita senza eguali. Il Professore portava il suo enorme bagaglio di esperienza e di cultura economico-aziendale, io la novità delle tecniche e l’approccio proprio della finanza; insieme riuscivamo – quasi in modo naturale – a trovare un equilibrato mix. A rafforzare il sodalizio scientifico era stata l’occasione dei convegni per il centenario della Bocconi (2002). Il Professore mi aveva chiesto di invitare uno studioso statunitense vicino per impostazione alla sua Scuola. Il pensiero corse subito a Stephen Penman che proprio quell’anno aveva pubblicato il suo volume Financial Statement Analysis and Security Valuation, destinato a divenire un riferimento nel campo della valutazione.

La relazione di Penman colpì così favorevolmente il Prof. Guatri che volle approfondirne la conoscenza attraverso la lettura delle principali opere. Anagraficamente Penman si posiziona fra me (ha 11 anni più della mia età) e il Professore e per questo forse era il catalizzatore contemporaneamente della mia ammirazione e di quella del Professore. Da quell’anno le partecipazioni di Penman ai convegni della Bocconi furono frequenti e tra lui e me è nata un’amicizia.

Mentre stavamo lavorando al nuovo Trattato, il Professore individuò nelle valutazioni a fini di bilancio – che si sarebbero moltiplicate con l’adozione dei Principi Contabili internazionali IAS/IFRS – un nuovo importante ambito di analisi e di studio. Così al ritorno dalle vacanze del Natale 2002, trascorse a Santo Domingo, il Professore mi inviò la bozza di un piccolo volume che sarebbe poi diventato il primo della collana che curammo insieme per i tipi di Egea, intitolata Impairment. Il volume era estremamente innovativo e affrontava con grande anticipo quello che sarebbe stato il principale problema valutativo negli anni successivi: la riconciliazione fra il prezzo pagato per l’acquisizione del controllo con la stima in forma attendibile del valore recuperabile. Il libro era esclusivo frutto dell’ingegno del Prof. Guatri (io mi ero limitato ad alcune osservazioni di contorno), ma il Professore volle che uscisse a doppia firma. Avrebbe dovuto essere il primo di una serie di contributi dedicati al tema. Ed in effetti negli anni successivi pubblicammo altri due volumi dedicati alle valutazioni a fini di bilancio: uno sulla valutazione delle risorse intangibili, l’altro sulla stima del tasso di sconto differenziato per cash generating unit.

Nel 2003 è mancato mio padre. Il Professore partecipò al funerale, pur non avendolo mai conosciuto, e mi disse parole sincere di conforto. La cosa non era per nulla scontata per un uomo con i suoi impegni. Era arrivato sino a Cernobbio, aveva atteso che salutassi parenti, amici e conoscenti, poi mi era venuto vicino facendomi sentire che mi capiva. Collaboravamo insieme da non più di due anni, ma mi sembrava di aver sempre lavorato con lui. Ci ha sempre accomunati l’insofferenza del perder tempo: i nostri incontri sono sempre stati veloci, essenziali, mirati ai contenuti. Tanto da lì a poco ci saremmo letti. Finalmente nel 2005 uscì il nuovo Trattato sulla valutazione delle aziende. Aveva richiesto uno sforzo molto importante. In alcuni momenti abbiamo lavorato – grazie al fuso orario dei tropici – 24 ore al giorno: quando posavo la penna a Milano, il Professore la sollevava a Santo Domingo e, prima di coricarsi, mi inviava il lavoro dal quale io ripartivo. È stata un’esperienza incredibile. Più scrivevamo, più si rodava l’equilibrato mix già sperimentato nei precedenti volumi e più capivamo che si creavano sinergie ed eravamo soddisfatti. Con il Trattato eravamo al nostro quinto volume scritto insieme. Era necessaria una pausa. I libri della collana Impairment, che avevano anticipato di due anni l’adozione obbligatoria degli IAS/IFRS per le società quotate, ci avevano consentito di anticipare i problemi che la professione avrebbe affrontato da lì a poco.

Fu la crisi del 2008 a riaccendere i motori della collaborazione scientifica. Questa volta fui io a proporre al Professore di scrivere un libro sull’impairment test in periodo di crisi finanziaria e dei mercati reali. Occorreva dare una guida alla professione, alle autorità di vigilanza, alle società quotate: bisognava far capire che registrare impairment losses non era un disonore, ma anche che la prudenza non era un attributo degli IAS/IFRS. Scrivemmo il libro sulla base della collaudata esperienza delle 24 ore, sfruttando ancora una volta il décalage di fuso orario fra Milano e Santo Domingo.

Quel libro segnò una svolta nella mia collaborazione con il professore. Da quel momento capimmo entrambi che la professione era matura in Italia per qualcosa di più e di diverso dal semplice manuale. Il Prof. Guatri avviò con il Prof. Uckmar il progetto della Commissione di studio sulle linee guida per la valutazione delle aziende. Io ero fra i componenti di quella commissione, il cui contributo maggiore fu del Prof. Gualtiero Brugger. I lavori della Commissione portarono alla pubblicazione di un volume e alla realizzazione di un convegno alla presenza del Ministro della Giustizia.

Poco tempo dopo sottoposi al Professore l’idea di creare un nuovo organismo, l’OIV – Organismo Italiano di Valutazione. Il progetto era quello di riprodurre a livello nazionale la stessa struttura di standard setter contabile e valutativo che esisteva già a livello internazionale (IASB e IVSC). In Italia esisteva già lo standard setter contabile (OIC), ma mancava lo standard setter valutativo. Bisognava crearlo. Presentammo il Progetto ai regulators (Banca d’Italia, Consob e Isvap), alle principali associazioni professionali, alla Borsa Valori che aveva già attivamente partecipato alla commissione di studio precedente. Nel 2012 grazie al forte sostegno del Professore, che aveva promosso l’iniziativa in tutte le sedi, nasceva l’OIV[4] – Fondazione promossa da AIAF, Andaf, Assirevi, Borsa Italiana, CNDCEC e Università Bocconi. Il Prof. Guatri è Presidente dell’Organismo.

Nel 2015 dopo tre anni di lavoro, molte consultazioni e tavoli tecnici, l’OIV ha emanato i Principi Italiani di Valutazione[5]. Ho svolto il ruolo di coordinatore e di promotore dei principi. In questi tre anni ho avuto poche occasioni di confronto con il Professore, ma ho avuto la soddisfazione di aver portato a compimento un progetto da Lui così felicemente disegnato. Ancora una volta il gigante ha visto lontano!

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Il 29 novembre 2011 si è tenuta la prima riunione costitutiva dell’OIV, Organismo Italiano di Valutazione. Sono stati nominati i membri del Consiglio dei Garanti e del Consiglio di Gestione. Presidente e Vicepresidente dell’OIV sono il Prof. Luigi Guatri e il Prof. Piergaetano Marchetti. Presidente del Consiglio di Gestione – l’organo tecnico dell’OIV, cui è demandata la redazione delle bozze di principi e di guide tecniche da sottoporre per l’approvazione al Consiglio dei Garanti – è il Prof. Mauro Bini. [ndr]

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I PIV, Principi Italiani di Valutazione, varati dal Consiglio dei Garanti dell’OIV, sono pubblicati da Egea ed entreranno in vigore dal 1° gennaio 2016. [ndr]