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Il mondo di Guatri

2026/14

Indice

Il mondo di Guatri - 2026/14

È tutto vero (ma quasi non ci credo)

Romano Tinelli

Bagaj da la Mesaga, è autore di diversi testi in dialetto trezzese e risiede con la famiglia a Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, paese natale del Professor Luigi Guatri.

Quando nel 2008 pubblicai il libro in dialetto trezzese Stori da Trèss [Storie di Trezzo, ndr], mai avrei immaginato che, per via del capitolo a pagina 115, sarebbe diventato come la «scarpetta di Cenerentola».

Il capitolo raccontava come Giuseppe Guatri, il bidello della Scuola di piazza Crivelli nel primo Novecento, avesse dato inizio a una dinastia di uomini molto intelligenti e studiosi, al punto che uno di loro, di nome Luigi, era diventato addirittura Rettore dell’Università Bocconi di Milano.

Leggendolo, i trezzesi – che fino ad allora ne ignoravano la storia, poiché i Guatri mancavano da Trezzo da prima della Seconda guerra mondiale, quando si trasferirono a Treviglio – inorgoglitisi di tanta scienza, subito si misero a cercarlo, lo trovarono, e lo riportarono a casa. In cambio del prestigio e della notorietà che avrebbe regalato alla città, l’Amministrazione comunale gli conferì, in pompa magna, prima la cittadinanza (persa quando, dopo le elementari, si era trasferito al seguito del padre «in carriera») e, a seguire, l’onorificenza civica con la «Situla d’oro».

Ma non solo. Incredibilmente, quel libro sarebbe stato anche per me l’inizio d’una bellissima storia d’amicizia, che mi avrebbe galvanizzato il morale, restituendomi quella fiducia e speranza nell’avvenire che la vecchiaia, a poco a poco, mi stava portando via... Oltre a farmi provare l’ebbrezza di avvicinare un mondo intellettualmente, e non solo, al top; quindi lontano da me anni luce. Il mio primo incontro col Professore, però, lo considero tuttora come uno dei più temuti «esami» della mia vita. Sì, perché io ero (e non me ne vanto) semplicemente un bagaj da paes[28] verso il Professore che per fama (insigne cattedratico), incarichi prestigiosi (dall’Università Bocconi alla Banca d’Italia) e frequentazioni e amicizie (Primi ministri, grandi capitani d’industria, di finanza, di editoria ecc.) «si trovava» dove io non riuscivo neanche a immaginare. Certo, già c’era stata fra di noi della corrispondenza, però un conto è esprimere bene i concetti e correggere i verbi a tavolino, e un conto è stare a tu per tu.

L’appuntamento era fissato a Trezzo per le 10, sotto lo stesso campanile che a suo tempo aveva fatto sentire i rintocchi del suo orologio a Renzo in fuga verso il cugino Bortolo (citato dal capitolo 17 de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni).

Ebbene, ancora una volta, incredibilmente, dopo appena una decina di minuti mi ero sentito a perfetto mio agio, perché il Professore, sapendo che non avrei mai potuto adeguarmi a lui, s’era adeguato lui a me, come del resto fa tutt’ora quando c’incontriamo.

Avevo così, senza alcun patema d’animo, passato alla grande un paio d’ore in sua compagnia, rivisitando insieme i luoghi a lui cari, dall’asilo alla scuola elementare, dalla casa del nonno alla sua casa natale, per poi passare dalla libreria «Il Gabbiano» a comprare tutti i libri riguardanti Trezzo e il suo fiume Adda, e infine fare una sosta al bar «Tre Re» per l’immancabile caffè. Insomma, al ritorno in piazza Crivelli (dove lo attendevano la segretaria e l’autista) mi ero sentito «promosso» a pieni voti.

E così, oggi, posso dire che non solo con la mente ho sempre per lui il grande riguardo che avevo «sotto l’orologio» la prima volta che lo incontrai, ma nell’animo ho anche l’affetto per un caro amico.

1

Ragazzo di paese. [ndr]