Il mondo di Guatri
2026/14
50 anni fa, un indimenticabile apprendistato
Roberto Antonelli
Laureato in Economia Aziendale alla Bocconi nel 1966, è commercialista in Milano, dove svolge l’attività professionale nello studio fondato dal padre Dr. Luigi Antonelli. Si occupa prevalentemente di procedure concorsuali e di patologia aziendale.
Conosco il Prof. Guatri dal 1952. Eravamo infinitamente più giovani: lui aveva 25 anni e si affacciava allora alla professione, e io ero solo un bambino di 10 anni che aveva appena iniziato le scuole medie. Come ricorda lo stesso Prof. Guatri nel suo libro Li ho visti così /2[1], dal febbraio del 1952 era iniziata una vita di lavoro con mio padre che doveva protrarsi sino all’agosto del 1964, quando si separarono per andare nei nuovi studi di Via Borgonuovo e di Via F. Ferruccio.
Non è stato un periodo particolarmente lungo di vita professionale vissuta fianco a fianco, ma più che sufficiente per far nascere e far diventare fortissimo un rapporto di reciproca stima, di considerazione per le rispettive capacità professionali, di riconoscimento delle doti di dirittura morale e... soprattutto di grande affetto.
Non posso ricordare la data precisa del nostro incontro, ma per certo è avvenuto in Via dei Bossi al n. 4, di pomeriggio. Succedeva talvolta che, quando si doveva passare dal centro per qualche incombenza, mia madre portava mia sorella e me a salutare papà in ufficio. In una di quelle occasioni, papà ci aveva presentato il giovane collaboratore che era uscito dalla sua stanza che dava sul cortile e che era l’unica cui si accedeva dalla destra del corridoio.
Allora sicuramente nessuno di noi sapeva che l’edificio di Via dei Bossi n. 4 – che appariva vetusto, ma di origini prestigiose – risaliva al 1400 e che fosse stato la sede del Banco dei Medici. Lo splendido portale di marmo era stato da tempo spostato e viene ora conservato nel Castello Sforzesco. Un restauro di qualche decennio fa ha portato alla luce tratti della struttura quattrocentesca del cortile. Immagino che al Prof. Guatri farebbe piacere affacciarsi oggi alla finestra del suo studio e goderne il cambiamento di vista.
Fino al 1967 non ho avuto che sporadiche occasioni di frequentare il Prof. Guatri; mi farebbe piacere ricordare qui quello che di lui raccontava in famiglia mio padre – pure così restio a parlare di questioni di ufficio in casa – o quello che percepivo del suo pensiero, ancorché non espresso esplicitamente. Sarebbe un poco come se fosse mio padre a raccontare «io l’ho visto così».
Purtroppo non ho documenti dell’epoca che siano stati conservati: da allora sono passati 51 anni, e devo basarmi solo sui miei ricordi. Mi aveva colpito come da subito ponesse il Prof. Guatri allo stesso livello dei Colleghi e degli avvocati di cui aveva la massima considerazione dal punto di vista professionale. Nomi ormai mitici delle rispettive professioni quali il Prof. Dal Martello, il Dr. Chiaraviglio, l’Avv. De Caro e di altri di cui ora non ho più memoria.
Ciò che forse impressionava di più mio padre era constatare a quale giovanissima età fosse riuscito a raccogliere riconoscimenti e successi nei campi professionale e accademico; non lo invidiava certo per questo, ma provava forse una punta di rammarico perché lui non era riuscito a fare altrettanto.
Il Prof. Guatri si è laureato il 5 luglio 1949 a 21 anni, mentre mio padre si era laureato il 7 luglio 1927 a 26 anni. Probabilmente un ragazzo di Isernia, arrivato in una città come Milano, si era lasciato affascinare dalla vita spensierata della gioventù studentesca di allora e non si era dedicato allo studio con la tenacia che pure era tra le sue doti precipue. Per certo l’episodio che lo ha poi radicalmente cambiato – votandolo a una vita di dedizione al lavoro – è stato la morte del padre che gli ha fatto assumere tutte le responsabilità nei confronti della famiglia che gli aveva consentito di seguire studi impossibili – ai livelli della Bocconi – in tutto il resto d’Italia.
La frequentazione con il Prof. Guatri per me è cominciata alla fine del 1967 – terminato il servizio militare – quando ero ansioso di cominciare a far pratica professionale in attesa dell’esame di Stato. Mi accingevo a entrare nello studio di Via Borgonuovo dove avevo la mia stanza che mi aspettava (quella dove avevo scritto la tesi di laurea). Con mia sorpresa papà mi informò che il Prof. Guatri gli aveva voluto parlare e gli aveva detto che avrebbe avuto piacere di farmi fare pratica professionale nel suo studio per svolgere, nei miei confronti, quella stessa funzione di Maestro che mio padre aveva svolto per lui.
Io sono rimasto sorpreso: non mi aspettavo un segno di così grande affetto nei confronti di mio padre, e di riflesso nei miei. Anche mio padre ne fu commosso e felice, ma si rendeva conto che non avremmo potuto passare insieme molti anni di vita professionale, perché avvertiva che fra noi due esisteva una forte differenza di età: 41 anni, che a quei tempi erano tanti.
Capivo che non vedeva l’ora che mi trasferissi in studio da lui, e infatti colse l’occasione di una pratica importante (la consulenza tecnica nell’ambito della causa tra i membri della famiglia che aveva avuto la proprietà della Standa) per dire al Prof. Guatri che aveva bisogno del mio aiuto in studio.
Per una strana combinazione, in quella pratica il Prof. Guatri era C.T.U., mentre mio padre e il mio futuro suocero – il Prof. Giorgio Pivato – erano C.T.P. di una delle parti[2]. Solo per pochi mesi ho quindi frequentato l’ufficio di Via Massena 12/7, e di questo periodo conservo un ricordo stupendo, sia per l’entusiasmo e la gioia che accompagnano sempre l’inizio della professione, sia soprattutto per aver potuto vedere come lavorava il Prof. Guatri.
Quello che mi ha più impressionato è che, affrontando una nuova pratica (abbiamo visto insieme diverse procedure concorsuali), sapeva identificare in tempi brevissimi gli aspetti più importanti, o quelli che avrebbero potuto creare difficoltà successivamente; e così le scelte di impostazione del lavoro futuro venivano determinate velocemente e in modo estremamente naturale e semplice.
Quando arrivava una pratica nuova, che il Professore voleva che cominciassi a studiare, mi mettevo con entusiasmo al lavoro in vista dell’incontro che avremmo avuto di lì a qualche giorno, e mi sforzavo di prevedere quali decisioni avrebbe adottato. Qualche volta riuscivo ad arrivare alle sue stesse conclusioni, ma la differenza consisteva nel fatto che io mi ci ero impegnato per diversi giorni, mentre lui ci impiegava qualche decina di minuti.
Restando nel campo delle procedure concorsuali, quando si trattava di stendere una domanda di ammissione, si svolgeva un rituale fisso e del tutto particolare. Salivo nella sua stanza portando la documentazione necessaria; il Professore era seduto a quella stupenda scrivania avvolgente della Tekno che allora era una novità, e che ancora oggi è bellissima e appare moderna. Discutevamo per qualche minuto poi il Professore chiamava la fedelissima segretaria Laura che veniva reggendo la sua macchina da scrivere elettrica Olivetti e la appoggiava sulla parte sinistra della scrivania.
Il Professore cominciava a dettare lentamente e Laura riusciva a seguirlo senza apparente difficoltà. Dopo meno di due ore la relazione era finita: il Professore si faceva consegnare i fogli battuti e con grande attenzione li rileggeva scrivendo a penna non molte correzioni. Il lavoro era così terminato.
Negli anni successivi, ho predisposto anch’io numerose istanze di ammissione a procedure concorsuali; ma non sono mai riuscito neppure lontanamente ad avvicinarmi ai tempi del Prof. Guatri.
Luigi Guatri, Li ho visti così/2 – Protagonisti di università, industria, banca, professione nell’ultimo mezzo secolo, Egea, Milano 2010.
C.T.U. è l’acronimo di Consulente Tecnico d’Ufficio e si riferisce al perito che lavora a fianco del Giudice e presta la sua opera di consulenza sulla base di precise competenze stabilite dal Codice di Procedura Civile. Mentre il C.T.P. (acronimo di Consulente Tecnico di Parte) presta la propria consulenza alle parti in causa.